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Perchè dopo una separazione si perde l’appetito?

Credit by: elitedaily.com

La separazione o la perdita di una persona amata può rappresentare una delle esperienze più dolorose della vita. Chiunque si sia trovato almeno una volta in questa situazione può confermarlo. Ma, mentre alcuni riescono a riprendersi in fretta, altri entrano in una vera e propria depressione. Ed ecco che queste persone non riescono neppure più a svolgere azioni normalissime e quotidiane, come mangiare e dormire.

Ma come mai succede? Cosa avviene dentro di noi?

Molte ricerche hanno confermato l’esistenza di un legame inscindibile tra cuore e stomaco. Le emozioni che proviamo, dallo stress al dolore, possono avere conseguenze anche sul nostro stato di salute.
Uno studio condotto dalla Rutgers University sostiene addirittura che una persona con il cuore spezzato abbia la stessa attività cerebrale di una persona che fa uso di cocaina.

Marina Pearson, esperta del settore relazioni, ci spiega cosa succede al corpo in seguito ad un dramma come quello della separazione. Il corpo comincia a creare più adrenalina, che aumenta il nostro livello di cortisolo; questo causa non pochi problemi, come la perdita di calcio nelle ossa, la pressione alta e la perdita di alcune funzioni cognitive.
Inoltre rallenterebbe anche i nostri processi digestivi, facendoci sentire così meno fame.

Il modo di reagire non è uguale per tutti. C’è chi dopo una separazione passa ore e ore sul divano a divorare barattoli di Nutella, magari in compagnia di uno di quei film strappalacrime, che di certo non aiutano a stare meglio. Altri invece perdono di colpo l’appetito e, come spiega la ricercatrice Debra Smouse, deglutire qualcosa diventa un vero e proprio dolore fisico.

Riflettiamo su questi rischi e chiediamoci: siamo sicuri che vale la pena soffrire in questo modo? Anche se non è affatto semplice, cerchiamo di non smettere mai di prenderci cura di noi stesse perché gli incontri sono sempre dietro l’angolo e una perdita spesso può anche rivelarsi una (nuova) conquista.

L’estetista, croce e delizia di ogni donna

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Pensate che fortuna sarebbe stata nascere solo qualche generazione fa, essere adolescenti o giovani donne negli anni’70 quando l’anticonformismo e la rivoluzione sessuale dominavano e le donne si sentivano libere di mostrarsi per quello che erano. Molto spesso questo significava esibire tutta la peluria che madre natura ci aveva donato, non solo sulle gambe, ma anche sotto le ascelle e nella zona bikini. La vera libertà. E invece no, a noi è toccato crescere nell’epoca della perfezione estetica, non che questo ci dispiaccia chiaro, è bello curarsi e sentirsi in ordine e rabbrividiamo solo all’idea di esibire una pelle non perfettamente liscia. Ma quanti sacrifici comporta andare dall’estetista?

Prima di tutto bisogna dire che le donne si dividono in due categorie, le amanti del fai da te e quelle che invece si lasciano toccare solo da un estetista professionista.
Le prime, anche per ragioni economiche, fanno tutto da sole o con l’aiuto di amiche, mamme o sorelle. Sono sicuramente da stimare perché come ben sappiamo lo strappo della ceretta è una di quelle torture che si augura solo alla peggior nemica, figurati avere il coraggio di farla ad una cara amica senza colpo ferire.

Io personalmente appartengo alla seconda categoria, solo dall’estetista.

Questo però comporta una pianificazione ad altissimi livelli, perché dall’estetista bisogna avere il tempo di andarci e soprattutto prendere appuntamento. Il periodo estivo è il peggiore come sappiamo, solo vestitini e costumi, e la ricrescita va costantemente monitorata per non rischiare di passare ore al telefono cercando un posto libero in un centro estetico proprio il giorno prima di partire per le vacanze.

Ma anche durante tutto l’anno abbiamo sempre bisogno di sottoporci a qualche seduta “riparatrice” perché ormai fa parte di noi, e anche se non li vedrà nessuno, i peli superflui proprio non li sopportiamo. Ma non c’è solo la ceretta, per essere impeccabili bisogna avere anche mani e piedi curati, e così le ore passate dall’estetista aumentano e il portafoglio si svuota. Di una cosa siamo sicure però, l’estetica è un settore che non conosce crisi. E poi ancora, che fortunati gli uomini che non hanno di questi problemi. E invece no, poveri uomini per cercare di assomigliarci sempre di più negli ultimi anni hanno deciso di iniziare a frequentare i centri estetici forse più di noi. Contenti loro, per me è una tortura a cui rinuncerei volentieri.

Matrimonio in agosto, perché?

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Ci sarà un motivo se un detto siciliano recita: ‘Spusa agustina lacrimi a lavina‘? Secondo me si. Dico secondo me per insinuare il dubbio nelle future sposine e per generare un po’ di ansia immotivata, esattamente come accade tra studenti prima di un esame importante. Bisogna fare assolutamente qualcosa per debellare il fenomeno dei matrimoni in agosto, che più che un piacere sono una pesante martellata sui coglioni. Ed è inutile che proviate ad elencarne gli aspetti positivi, perché non ce ne sono.
Noi meridionali adoriamo le feste in cui poter mangiare a sbafo e bere come la ciurma di Capitan Uncino, ma un invito che ci imponga la presenza a un evento il 18 di agosto ci piove addosso come la peggiore delle notizie.
I motivi? Non ci vuole troppa immaginazione.

Anzitutto il matrimonio, in particolare per chi viene dal sud dell’Italia come me, è una tangente. Nel senso che una partecipazione suscita in noi lo stesso sentimento di una multa per eccesso di velocità, ovvero una serie di bestemmie urlate in dialetto incomprensibile.
Da noi il regalo per un evento del genere si aggira intorno a qualche centinaio di euro, senza considerare le spese collaterali come abito, trucco e parrucco. E se gli sposi sono particolarmente stronzi ci toccherà sganciare altra moneta per raggiungere una struttura lontanissima. Ma mozzafiato si intende. Riflettendoci bene il problema reale non è la spesa, quanto il fatto che essa sopraggiunga in un periodo in cui di solito si va in vacanza e in cui, teoricamente, la situazione finanziaria non è così florida. Senza considerare il dover organizzare le vacanze in base a una giornata che, nella peggiore delle ipotesi, si colloca al centro del mese. Ma se anche Giulio Cesare andava in vacanza ad agosto, e stiamo parlando di più di 2 mila anni fa, perché sconvolgere la vita di almeno 100 persone? Senza considerare il fattore clima, particolarmente ostile per chi deve indossare i tacchi o la cravatta. E come la mettiamo con i parenti più anziani? E’davvero il caso di imporre una cattiveria del genere alle famiglie con figli e alla zia in carrozzina?

Ma la vera domanda è: ‘una sposa che scelga di farsi truccare e pettinare con 40 gradi cosa avrà nella testa?’ Io credo tanto egoismo. Ma forse anche la consapevolezza (o l’intenzione?) di ridurre al minimo il numero dei partecipanti alla festa.
Un invito nel cuore della stagione bollente presuppone la possibilità di assentarsi senza troppe scuse o imbarazzi; come se ci fosse quasi un tacito accordo tra le parti per cui dare forfait è quasi parte di un piano.
In altre parole è già difficile festeggiare i traguardi sociali degli altri, basterebbe un po’ di buonsenso per non trasformare un’occasione così bella in una trapanata pesante. Sempre sui coglioni ovviamente.