lunedì, 12 Aprile 2021

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Attenzione: il sushi fa ingrassare

Il sushi? Un piatto amato da milioni e milioni di persone in tutto il mondo – sopratutto dalla generazione femminile – che sta sbancando in tutte le città del pianeta (preparatevi, perché tra poco arriverà anche la versione con la frutta).
Quello stesso sushi che è generalmente considerato un piatto light e sano – oltre che delizioso – proprio perché a base di riso, pesce ed alghe. Quello stesso sushi che, in realtà, contiene parecchie calorie, soprattutto quando si tratta di piatti elaborati dal gusto occidentale.
Il pericolo di mettere su chili è dietro l’angolo.

Secondo la dietista Rachel Beller, autrice del libro “Eat to lose, Eat to win”, un pranzo – ritenuto dai più – leggero, a base di sushi, può rappresentare un’overdose di calorie e carboidrati.
Con una media di 1000 calorie a pasto, oltre che una buona dose di carboidrati e sale, è uno dei piatti meno sani che ci siano, pari quasi al junk food.
Il problema sta proprio nell’eccessiva quantità di carboidrati, e quindi di zuccheri, nell’elevata presenza di sale, e nei troppi pochi grammi di pesce, alghe e verdure. Per non parlare, poi, delle salse come la maionese o dei formaggi che, in tutti i ristoranti giapponesi aperti in occidente, vengono aggiunti a sproposito, quasi per peggiorare la situazione.

“Un rotolo di sushi tipico contiene 290-350 calorie e parlando di carboidrati ha l’equivalente di quattro fette di pane – afferma la Dottoressa Beller – Un California roll (cioè del sushi arrotolato che contiene un piccolo pezzo di pesce, maionese e avocado) è uguale a due panini farciti con bastoncini di granchio, una scheggia di avocado e un po’ di verdura”.
Il principale colpevole è il riso, che compone il 75% del piatto: non è bollito in acqua e viene insaporito con aceto di riso; è dunque particolarmente ricco di carboidrati e zuccheri.
Quanto al pesce contenuto nei sushi roll, spesso si tratta di nient’altro che polpa di granchio, un composto di pesce pieno di coloranti e conservanti.
Si arriva al peggio, poi, quando si intinge il sushi nella salsa di soia, che praticamente equivale a sale liquido.
Un altro problema è che il sushi non sazia: le persone dotate di grande appetito non potranno trovare in queste piccole porzioni un riempimento per tutta la giornata.

Ma non è detto che chi è attento alla propria linea deve per forza di cose rinunciare al sushi. Può concederselo ogni tanto come ricompensa, oppure mangiarlo più spesso, ma con moderazione, e preferibilmente nelle sue varianti poco elaborate.

[Credit: ilMessaggero]

Nasce il primo “All you can eat” di pizzoccheri e sciatt

Credits photo: www.dailybest.it

La formula “All you can eat”, che ha sempre più successo per ristoranti giapponesi e cinesi e per il sushi, spopola anche per prodotti tipici della Valtellina, ossia per i pizzoccheri e per gli sciatt. L’idea è venuta a Fabio e Mauro, i gestori del ristorante “Crotto Quartino di Piuro“, in Valchiavenna, ristorante famosissimo del luogo da circa 70 anni.

Il locale è conosciuto soprattutto per i suoi super cibi, come salumi, costine, salsicce, polenta taragna e pizzoccheri bianchi della Valchiavenna che, come sottolinea Mauro, “sono diversi da quelli dei cugini Valtellinesi, di grano saraceno e verze, ma di un’altra versione, meno conosciuta, ma altrettanto valida, caratteristica della Valchiavenna, ossia quelli bianchi“. Questi ultimi, infatti, sono tra i piatti più gettonati dell’intero menù. Il tutto, ovviamente, accompagnato dal “Vin del Quartin”, il più scelto fra tutti quelli presenti.

Fabio e Mauro, i gestori del ristorante, hanno deciso di proporre questa formula innovativa nella sola serata del venerdì, che ha l’obiettivo di creare una festa ed un inno ai cibi tipici della Valchiavenna. Il costo è di 20 euro a persona e si può scegliere ciò che si preferisce dal menù, insieme ad acqua, vino – incluso nella promozione, però, solo il “Vin del Quartin” e non altre specialità – e caffè.

L’unica regola che viene imposta ai clienti è quella di non lasciare avanzi nel piatto perché, come dicono i proprietari, “mangiare a volontà è ok, sprecare è peccato“. Se si lascia qualcosa, quindi, si è costretti a pagare una somma più alta di 20 euro.

Gluten free d’autore al Taste of Milano

Da tempo l’alimentazione senza glutine, entrata di diritto nella cucina italiana, è diventata sinonimo di creatività, sperimentazione e genuinità, e per questo Milano, già capitale della moda e del design divenendo anche centro del gusto col Taste of Milano fa spazio all’alta cucina gluten free.

La celiachia resta l’intolleranza alimentare che colpisce più persone a livello mondiale, si stima che solo in Italia questa intolleranza possa interessare almeno 600 mila persone, anche se sono solo 136 mila i celiaci diagnosticati.

Un’alimentazione senza glutine resta il principale alleato per evitare problemi e complicazioni. Per anni questo aspetto era un sinonimo di rinuncia forzata alle prelibatezze della cucina italiana ed internazionale.

Oggi però qualcosa sta cambiando, sono sempre più numerosi i ristoranti che propongono nel loro menù una sezione dedicata ai piatti gluten-free, e sono sempre di più gli chef che decidono di interpretare piatti d’alta cucina evitando la presenza di glutine nelle loro creazioni.

Da giovedì 8 a domenica 11 maggio, l’esclusivo festival gastronomico Taste of Milano vedrà alcuni degli chef protagonisti della manifestazione interpretare la cucina senza glutine nel temporary restaurant, allestito presso gli spazi di “Super Studio Più” di via Tortona 27.

Sono tre gli chef che prepareranno piatti d’autore per celiaci: Andrea Provenzani che presenterà la “tarte tatin di pomodori e origano, burrata di Andria e sorbetto al limone“, Andrea Aprea che proporrà l'”uovo parmigiano birra e pane di segale” e Misha Sukyas che invece offrirà la “caramella di pollo con farina di riso e gambero in gilet di barbabietola affumicata e terra di frolla con gocce di fondo bruno“.

La quinta edizione del Taste of Milano prevede un team di undici chef con capacità molto diverse: Andrea Provenzani (Il Liberty) che è presente sin dalla prima edizione, Andrea Aprea (Vun, Park Hyatt Milan), Daniel Canzian (Daniel), Andrea Migliaccio (L’arte), Roberto Okabe (Finger’s Garden), Wicky Priyan (Wicky’s), Marco Sacco (Piccolo Lago), le new entry Fabrizio Cadei (Acanto, Hotel Principe di Savoia) e Misha Sukyas (L’Alchimista), Matteo Torretta con un nuovo ristorante (Asola- Cucina Sartoriale) e Ilario Vinciguerra (Ilario Vinciguerra Restaurant). Questi proporranno 36 piatti e accanto a quelli privi di glutine ogni chef proporrà un piatto sostenibile ovvero realizzato con i prodotti locali, per entrare in sintonia con i temi dell’Expo 2015.

Insomma da qualche tempo a questa parte la dieta gluten free, oltre ad essere di moda, risulta più un piacere che un tormento per il palato.

Frutta e verdura simili agli organi del nostro corpo

Secondo la Signatura Rerum, cioè la Firma delle Cose, tutti i tipi di frutta e verdura seguono un modello che rispecchia gli organi del corpo umano: frutta e verdura corrispondono ad un organo a cui apportano benefici evidenti.

Questa dottrina può sembrarci antica, ma rispecchia perfettamente la realtà. Divenne popolare grazie agli studi del medico, alchimista e filosofo svizzero Paracelso, che notò come le qualità delle piante riflettessero, spesso nel loro aspetto, le loro caratteristiche nutritive.

Ormai acquistare prodotti biologici, non trattati, è davvero difficile, visto che siamo costantemente bombardati dalla pubblicità e dai mass media, che ci spingono ad acquistare prodotti dall’indubbia qualità. Essendo sempre super impegnati, non si ha il tempo di cucinare e il risultato è il consumo di cibo processato, ad alto contenuto calorico e a basso contenuto nutrizionale. Dobbiamo volerci bene, scongiurando in modo naturale la possibilità di sviluppare malattie cardiache, diabete, cancro ed altri fastidiosi disturbi cronici.

Bastano piccoli accorgimenti e facili regole nutrizionali da adattare alla dieta per stare bene e in armonia con il proprio corpo.

I fagioli ricordano tantissimo i reni umani in miniatura e tra le loro proprietà ci sono la cura delle funzioni renali.

credit: www.pianetablunews.it
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Le noci somigliano ad un piccolo cervello, con i vari emisferi e le tipiche “pieghe” o “rughette” che ricordano la neo-corteccia. Forse non sapevate che le noci sono molto utili nello sviluppo delle funzioni cerebrali.

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Se guardiamo una carota nella sua sezione trasversale, ci accorgeremo che somiglia all’occhio umano. La scienza ha dimostrato solo ora che le carote aumentano notevolmente il flusso di sangue agli occhi e apportano un beneficio generalizzato al sistema visivo umano.

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Il sedano ricorda le ossa ed è particolarmente indicato per fortificare le ossa, composte al 23% di sodio, che è esattamente la percentuale di sodio contenuta anche nel sedano. Gli alimenti come il sedano tendono a compensare le esigenze nutritive dell’apparato scheletrico, come ad esempio, la carenza di sale, che il corpo si procura dalle ossa, rendendole deboli, se la dieta ne è povera.

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L’avocado migliora le funzioni del seno e della cervice uterina, ed effettivamente ricorda questa parte del corpo. Le proprietà dell’avocado aiutano le donne a bilanciare gli ormoni, a perdere il peso acquisito in gravidanza e a scoraggiare la possibilità di carcinomi al collo dell’utero. Una curiosità davvero interessante: ci vogliono esattamente nove mesi per far crescere un avocado dal fiore al frutto maturato, proprio come un bambino.

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I fichi sono pieni di semi e penzolano in coppia d’albero quando maturi ericordano i testicoli maschili. Quindi, uomini mangiatene a volontà perchè aumentano la mobilità dello sperma maschile e il numero di spermatozoi.

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Se tagliamo un fungo a metà ci renderemo conto che somiglia ad un orecchio. È stato scoperto che i funghi migliorano l’udito, poichè contengono vitamina D. Questa particolare vitamina, presente in pochi alimenti, è importante per la salute delle ossa, anche per quelle piccole che trasmettono il suono al cervello.

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Per chi non lo sapesse, i nostri polmoni sono costituiti da cunicoli sempre più piccoli di vie aeree che vanno infine a formare gli alveoli polmonari. Queste strutture, che somigliano a grappoli d’uva, permettono il passaggio dell’ossigeno dai polmoni al flusso sanguigno. Una dieta ricca di frutta fresca, come l’uva, ha dimostrato di ridurre il rischio di cancro polmonare ed enfisema. I semi dell’uva contengono anche una sostanza chimica chiamata proanthocyanidine, che sembra ridurre la gravità dell’asma scatenato da allergia.

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La radice del zenzero, ci ricorda la forma dello stomaco. Ed è davvero interessante notare che uno dei suoi più grandi benefici sia quello di aiutare la digestione. I cinesi la utilizzano da circa 2.000 anni per calmare i fastidi allo stomaco e curare la nausea, inoltre è anche un rimedio popolare per la cinetosi, cioè quei disturbi che derivano dal mal di mare o dal mal d’auto.

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– Le patate dolci ricordano il pancreas ed effettivamente sono molto indicate per bilanciare l’indice glicemico nei diabetici.

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Le olive forniscono beneficio alle ovaie. Sappiamo tutti che l’olio extrevergine d’oliva, che sta alla base della dieta mediterranea, contiene molteplici fattori nutritivi, che portano grandi benefici alla salute, come la riduzione della comparsa di cancro, tra cui quello alle ovaie, grazie ai polifenoli, molecole antiossidanti.

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