lunedì, 12 Ottobre 2026

Ma cosa mangi?

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Gli alimenti non hanno più segreti: nella rubrica Ma cosa mangi la dott.ssa Fernanda Scala vi aiuta a scoprire cosa mangiate realmente

Dieta Lemme: la nuova dieta del momento

Credits photo: www.urbanpost.it

Ideata dal farmacista Alberico Lemme da Desiola, e da lui stesso definita come “filosofia alimentare”, dove “il cibo si usa come un farmaco”, la dieta Lemme rappresenta la moda del momento.

Molte le testimonianze di persone, anche appartenenti al mondo della televisione o del gossip, che approvano questo regime alimentare, così come sono numerosi coloro che la ritengono estremamente stravagante.

Lemme articola questo programma alimentare in due fasi: una prima fase di dimagrimento ed una seconda fase di mantenimento.
Non si parla mai di calorie bensì di alimenti ammessi ed alimenti totalmente vietati.

Come funziona la dieta Lemme

Lemme consiglia il suo metodo solo dopo una visita e il superamento di un test, volto a verificare l’attitudine del soggetto a seguire un regime alimentare completamente diverso dal comune.
Questo test viene condotto presso il centro di Filosofia Alimentare di Desio, al termine del quale se superato, è possibile accedere alla visita successiva, un semplice colloquio conoscitivo in cui viene consigliato il primo menù da seguire. Dopo un mese si ritornerà al centro.

Come premesso la dieta Lemme non prende in considerazione l’apporto calorico fornito dalla dieta, ma considera principalmente l’indice glicemico fornito dai cibi.
L’indice glicemico rappresenta l’unità di misura che calcola la velocità con cui, in seguito all’assunzione di un determinato alimento, la glicemia, ovvero il livello di glucosio nel sangue, aumenta.
Se l’indice glicemico di un alimento è alto avremo un innalzamento rapido dei livelli di glucosio nel sangue con conseguente rilascio di insulina da parte del pancreas in maniera elevata, se invece un alimento presenta un basso indice glicemico, questo provocherà un innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue più lentamente, con un conseguente rilascio insulinico graduale.

Secondo Lemme lo stesso alimento, consumato in orari diversi della giornata, può aumentare o diminuire la glicemia in maniera differente, con un conseguente effetto sul dimagrimento.
In base a questa osservazione consiglia di consumare la pasta al mattino, poiché in questa fascia della giornata il nostro metabolismo funzionerebbe meglio, facendo in modo che alcuni alimenti favoriscano il dimagrimento.

Il programma è articolato in due fasi: la prima del dimagrimento e la seconda del mantenimento.
Durante la fase del dimagrimento si pone l’obiettivo di peso che si vuole raggiungere, considerando che durante il primo mese è possibile perdere fino a 10Kg al mese. Ogni due giorni, la persona che sta seguendo il programma deve comunicare al dottore la variazione di peso e di centimetri registrata per poter passare ad un altro menù.

Durante la seconda fase del mantenimento viene seguito un percorso di educazione alimentare che dura tre mesi. Rappresenta quindi la fase in cui, mantenendo il risultato raggiunto, gli altri alimenti verranno inseriti nuovamente seguendo i proprio gusti personali. Terminata anche la seconda fase il soggetto potrà continuare il suo percorso in maniera autonoma avendo preso consapevolezza di quali sono gli alimenti che lo hanno portato in passato ad accumulare i chili di troppo.

Gli alimenti totalmente vietati

Il sale rappresenta il primo degli alimenti totalmente vietato. Non è consentito utilizzarlo neanche per salare l’acqua della pasta in quanto, secondo Lemme, determinerebbe un aumento dell’indice glicemico dei cibi, favorendo inoltre l’ipertensione.

Altro alimento bandito è lo zucchero, in grado di stimolare la produzione di insulina, ormone del corpo umano che favorisce l’amento dell’adiposità. Totalmente esclusi infatti biscotti, dolciumi e lo zucchero industriale in genere.

Bandito inoltre il pane, almeno nella fase iniziale del programma. I carboidrati concessi sono quelli della pasta, ed in parte quelli che derivano da frutta e verdura, evitando il consumo combinato di pane e pasta.

Non concessi, nell’arco della stessa giornata, neanche l‘abbinamento proteine e carboidrati. Si nota come il programma alimentare privilegia principalmente le proteine.

In una prima fase del programma sono da evitare anche molti tipi di frutta e verdura in quanto, secondo il dottor Lemme, anche pochi grammi di pomodori, carote o frutta possano produrre mezzo kg di tessuto adiposo in quanto determinerebbero un aumento dell’insulina.

Gli alimenti concessi

Via libera a carne e pesce, che possono essere cucinati e conditi con olio e spezie, pepe, prezzemolo, peperoncino, aglio, salvia, rosmarino, limone, basilico, timo, crusca e cipolla, ma senza sale.

Consentiti anche tè e caffè in quanto presenterebbero sostanze in grado di favorire la perdita del peso corporeo.

Anche per quanto riguarda la tipologia di cottura utilizzata non sono presenti particolari limitazioni. Qualsiasi tipo di cottura è consentita, anche la frittura.

Il parere dell’esperto

Il programma alimentare articolato da Lemme ha fatto subito scalpore. Perdere fino a 10 kg in un mese mangiando è del resto il sogno di tutti.

Ma rappresenta una dieta equilibrata?
Nel caso specifico se da una parte la dieta Lemme consente di perdere molto peso corporeo bisogna però evidenziare i rischi associati nel seguire un programma che tende a far assumere un quantitativo troppo alto di proteine (carne a pranzo e pesce a cena a volontà).
Questo consumo eccessivo può infatti comportare dei danni ai reni ed al fegato, sovraccaricandoli. Proprio per questo motivo Lemme consiglia infatti di bere tantissima acqua.

Al di là di come è organizzato il programma, e se questo possa essere più o meno corretto, bisogna evidenziare che Lemme è un farmacista, e non può elaborare delle diete.
Il farmacista infatti può fornire consulenze, in particolare nell’ambito delle proprie competenze professionali riguardanti la diffusione di informazioni e consigli nel settore dei medicinali (art. 1 DLgs 258/1991 nonché art. 51 DLgs 206/2007 e art. 96 DLgs 219/2006), ma non può prescrivere né elaborare diete.

Anche coloro che hanno conseguito una specializzazione in campo nutrizionistico, tali titoli avranno esclusivamente valore accademico, e non sono pertanto titoli abilitanti.

Del resto Lemme si difende sostenendo di fornire solo dei consigli e non di prescrivere diete, ma se si fornisce un menù da seguire è come elaborare una dieta.

Menù forniti senza effettuare, durante le visite, alcun controllo del peso, nessuna misurazione antropometrica, nessuna valutazione degli esami clinici e dello stato di salute generale del paziente, tutte valutazioni fondamentali ed indispensabili per poter fornire un programma alimentare senza arrecare seri danni alla salute dei pazienti.

Le diete infatti rappresentano un vero e proprio atto medico, che se non vengono elaborate considerando la condizione clinica del paziente, possono apportare importanti problematiche alla salute degli individui, peggiorare stati morbosi già preesistenti o favorire l’insorgenza di condizioni pericolose per la salute.
Proprio per questo motivo possono essere proposte ed elaborate unicamente dai medici, dai biologi nutrizionisti o dai dietisti sotto indicazione medica.

Inoltre un dimagrimento così veloce non porta mai solo alla perdita della massa grassa ma anche di quella magra, e perdere massa muscolare rappresenta un danno irreparabile.

Più che nuovo metodo scientifico o metodo geniale per contrastare sovrappeso ed obesità, il metodo Lemme sembra quindi essere solo l’applicazione di concetti ormai noti da tempo, quali l’indice glicemico, ma estremizzati in una forma che difficilmente può trasformarsi in uno stile di vita, e che inoltre potrebbe comportare dei gravi rischi per la salute.

Del resto iniziare la giornata con un piatto di pasta o una braciola di maiale, escludendo alimenti come frutta e verdura che invece hanno mostrato, attraverso evidenze scientifiche, essere ricchi di preziose sostanze in grado di contribuire nel preservare un corretto stato di salute, difficilmente può diventare un modello alimentare da seguire tutta la vita.

Una buona alimentazione è amica della salute.

Ma cosa mangi: come distinguere le diete?

Credits photo: www.meteoweb.eu

Basta inserire la parola “dieta” in qualsiasi motore di ricerca ed ecco comparire all’istante pagine e pagine di link che riportano a diete di tutti i tipi e per tutti i gusti.
Ogni mese (ed a volte anche molto meno) nasce una nuova dieta che promette miracoli senza troppi sacrifici e, soprattutto mangiando. Una vera e propria tendenza che rischia di creare anche troppa confusione tra chi è alle prese con l’ago della bilancia.

La dieta mediterranea

È sicuramente la più antica tra le diete ma, allo stesso tempo, moderna.
Dal 2013 considerata patrimonio dell’UNESCO, deve la sua nascita ad un medico nutrizionista americano che, nel secolo scorso, individuò il legame tra l’alimentazione e l’insorgenza di patologie coronariche. Dai suoi studi emerse infatti che le popolazioni che utilizzavano come condimento l’olio d’oliva invece del burro, mostravano un minore rischio di insorgenza delle malattie cardiache.

La dieta si basa sull’assunzione di tutti gli alimenti, secondo un semplice schema, la piramide alimentare, al cui vertice si trovano gli alimenti da consumare sporadicamente quali carni rosse e dolci, mentre la base è costituita da quegli alimenti che possono essere consumati anche tutti i giorni quali i cereali, la pasta, la frutta, la verdura e l’olio d’oliva.

È una dieta estremamente bilanciata, varia e completa, indicata anche per coloro che voglio perdere peso, vista la riduzione di zuccheri e grassi saturi, prediligendo le famose 5 porzioni al giorni di frutta e verdura.
I carboidrati dei cereali e della pasta non sono esclusi, come in molti schemi dietetici, in quanto sono nutrienti essenziali che, nelle giuste quantità, devono essere assunti dall’organismo.

La dieta Dukan

La dieta Dukan si basa su un programma articolato in 4 fasi, in cui sono inclusi alimenti ricchi in proteine e dal basso contenuto calorico.

Durante la prima fase, quella indicata come d’urto, la dieta concede solo proteine pure quali carne bianca, rossa, pesce, latticini. No a verdure, cereali e farinacei.

Le verdure sono introdotte nella fase successiva, indicata come fase alternativa, in cui restano vietati i farinacei ed i legumi.
Le prime due fasi vengono alternate fino ad ottenere il peso desiderato.

Raggiunto l’obiettivo si passa alla fase di consolidamento in cui, gli alimenti vietati fino a quel momento, vengono progressivamente reintrodotti, fino ad arrivare alla fase di mantenimento durante la quale è consentito mangiare “normalmente” tutti i giorni ad eccezione di un giorno che dovrà essere completamente proteico.

In realtà la dieta, con qualche piccola fantasiosa variazione, non si allontana di gran lunga dal classico schema iperproteico che, come è bene noto, non solo può comportare importanti carenze nutrizionali ma soprattutto, visto l’elevato consumo di carni e uova, può determinare l’innalzamento dei livelli di colesterolo nel sangue nonché una sofferenza a livello epatico e renale.

La dieta del gruppo sanguigno

La dieta del gruppo sanguigno non nasce principalmente per perdere peso.
Questa si basa sulla possibilità di distinguere l’alimentazione degli individui in base al loro gruppo sanguigno, concedendo o vietando determinati alimenti, al fine di preservare lo stato di salute dell’organismo.

La dieta si basa sul presupposto che i vari gruppi sanguigni si siano formati durante l’evoluzione della specie, riflettendo specifiche attitudini alimentari. In particolare alcuni alimenti conterrebbero specifiche sostanze note come lectine, delle proteine, in grado di influenzare i vari gruppi sanguigni, e determinando una sorta di intolleranza negli individui.
Le lectine infatti agirebbero a livello dei globuli rossi determinandone delle modifiche.

Sebbene dal punto di vista teorico estremamente affascinante, la dieta non ha alcun fondamento scientifico. Vari studi infatti hanno dimostrato che le varie tipologie di lectine possono essere contenute contemporaneamente nei diversi alimenti e quindi non in grado di attaccare lo specifico gruppo sanguigno. Inoltre molto spesso l’attività di queste sostanze è del tutto nulla.

Quindi, se i vari gruppi sanguigni si sono sviluppati durante l’evoluzione in base alle specifiche attitudini alimentari, cosa potrà mangiare il gruppo sanguigno del prossimo secolo? Solo hamburger e patatine fritte?

La dieta del supermetabolismo

“Mangia di più, perdi più chili” ecco lo slogan della più giovane in tema di diete, perché il presupposto su cui si basa è far perdere peso attivando il metabolismo attraverso la scelta di alimenti specifici, combinati ad un’attività sportiva.

È una dieta che si articola in 3 fasi, in cui è necessario consumare 5 pasti al giorno ogni 2-3 ore e, udite udite, non è necessario pesare il cibo!

La prima fase che dura 2 giorni è dedicata ai carboidrati, ma attenzione non si intende pasta e pane.
Sarà possibile quindi mangiare unicamente cereali come riso, orzo, quinoa, avena, miglio e gli zuccheri della frutta.
La seconda fase, sempre due giorni, è invece quella proteica: via libera a carni ed insaccati magri, pesce e verdura a volontà.
La terza fase dura 3 giorni e combina gli alimenti delle 2 fasi precedenti.

Sebbene l’idea di non pesare gli alimenti risulti estremamente allettante bisogna però tenere a mente che esistono delle regole da rispettare.
Prima di tutto, tutte le tipologie di condimenti e grassi di cottura non sono ammesse.
Vietati i latticini, gli zuccheri raffinati ed i dolcificanti sintetici. No alle marmellate, alla frutta secca, al caffè, té o alcol. Si ai salumi, ma solo quelli magri. No inoltre a spremute, frutta disidratata e, come già detto, concessi solo alcuni cereali.
E soprattutto bisogna ricordarsi che per far funzionare la dieta è necessario fare tanta attività fisica dove, per ogni fase, è riportata una specifica tipologia di allenamento.

Siamo certi di preferire una dieta in cui, pur di non utilizzare la bilancia per avere la “libertà” di poter mangiare quanto vogliamo, è necessario rinunciare a nutrienti preziosi per il nostro benessere (come olio d’oliva ed carboidrati complessi), invece di mangiare tutto, in maniera controllta e bilanciata, dove l’unica regola è invece quella di scomodare la bilancia?

Una buona alimentazione è amica della salute.

Dolci e Carnevale: ogni caloria vale

Credits photo:www.finedininglovers.it

Da quando siamo piccoli il Carnevale è una festa che evoca alla mente principalmente due cose: le maschere ed i dolci.
Fritti, al forno, ricchi di zuccherini colorati, glassati al miele, ripieni, o ricoperti da strati e strati di dolce zucchero a velo. Tante le delizie carnevalesche che in questo periodo popolano le vetrine e gli scaffali di pasticcerie, forni e supermercati.
Ma quanto peseranno sulla nostra forma fisica questi piccoli e dolci peccati di gola?

Chiacchiere, frappe, bugie, stracci, cenci

Regione che vai, nome che trovi, ma la sostanza di base resta sempre la stessa. Dolcissimi nastri di pasta fritti in olio bollente e cosparsi di soffice zucchero a velo. Croccanti o morbide è veramente difficile resistere alla loro semplicità.
Ma se al palato rappresentano una dolce tentazione, dal punto di vista nutrizionale rappresentano delle vere e proprie bombe caloriche.
Basta pensare infatti che 100gr di prodotto contengono circa 470 calorie. Se invece optiamo per la versione light al forno, le calorie saranno “solo” la metà.

Castagnole

Semplici o ripiene, glassate o ricoperte di zucchero, dalla tipica forma sferica ed ovviamente super fritte, le castagnole non possono certo mancare nella lista dei dolci di Carnevale.
Anche in questo caso, il quantitativo calorico difficilmente perdona: circa 502 calorie ogni 100 gr di prodotto.

Tortelli

Tipici dolci lombardi, sono delle soffici palline fritte nell’olio e cosparsi, ad uno ad uno, di zucchero a velo. Inoltre, per chi non si accontenta “solo” della frittura, sono disponibili le varianti ripiene alla crema, alla mela e all’uvetta.
Le calorie si aggirano intorno alle 500 per 100 gr di prodotto, destinate solo ad aumentare per le versioni più elaborate. Voglia comunque di tortelli? Ci viene in soccorso la versione al forno per riuscire a tagliare qualche caloria.

Cicerchiata

La cicerchiata è un dolce composto da piccole palline di pasta, ovviamente fritte, e ricoperte di miele.
Tipico dell’Italia centrale ed abbastanza diffuso in Abruzzo, questo dolce carnevalesco ricorda gli struffoli napoletani, sia nella forma che nel gusto ma che, a differenza di questi, viene considerato non solo un dolce natalizio. Non fatevi ingannare dal loro aspetto light: la cicerchiata ha circa 500 calorie per 100 gr di prodotto.

Frittelle di Carnevale

Classico dolce intramontabile, anche in questo caso la parola d’ordine è solo una: fritto, fritto, fritto. Semplici, al cioccolato, alla ricotta, con la frutta, qui le versioni sono veramente tantissime. Le calorie partono dalle 400 per 100 gr, fino a superare anche le 500, un vero e proprio pranzo più che un semplice dolcetto di Carnevale.

Zeppole o graffe

A forma di bomboloni o a forma di ciambelle, le zeppole rappresentano una variante delle frittelle di carnevale. Rigorosamente fritte, in alcune regioni la ricetta tipica prevede una doppia cottura, ovvero prima in forno e poi fritte. Farcite o meno da diverse tipologie di creme, rappresentano un soffice piacere per il palato, ma estremamente insidioso per la forma fisica.
Infatti 100 gr di prodotto ha circa 450 calorie, quantità che si raggiunge e si supera molto facilmente proprio per la loro dolce morbidezza

Strauben

Dolci altoatesini dalla tipica forma a spirale, da cui deriva il loro nome e, indovinate un po’, ovviamente fritti.Una volta ultimata la frittura, lo strauben viene coperto di zucchero a velo e si mangia con marmellata di mirtilli calda o frutta cotta.
Quanto costa alla nostra forma fisica questa dolce tentazione? Solo 350 calorie ogni 100 gr.

E se nella lotta tra calorie e golosità la seconda ha la meglio, cerchiamo almeno di non esagerare con gli eccessi per cercare di godere, solo per un giorno, la dolcezza del Carnevale senza “dare troppo peso” alla bilancia.

Una buona alimentazione è amica della salute.

Ma cosa mangi: la dieta del panino funziona?

Pause pranzo ridotte, trascorse alla scrivania o alle volte inesistenti, ritmi lavorativi frenetici, ed ecco che la pausa pranzo diventa un problema. Per ovviare a tale situazione nasce la dieta del panino dove uno dei due pasti è costituito appunto da un panino.

Ma rappresenta uno stile alimentare equilibrato? E soprattutto è possibile anche perdere peso con uno schema alimentare di questo tipo?

Partiamo dal pane

Consideriamo prima di tutto le calorie: il pane bianco comune, quello maggiormente consumato, apporta circa 280 Kcal per 100g di prodotto. Le calorie diminuiscono se si opta per la versione integrale, circa 230 Kcal, ed ancora di più se si sceglie quello integrale di segale, 170 Kcal per 100g di prodotto. Assolutamente escluse invece le versioni ad olio, al latte, alle noci, alle olive che, per 100g di prodotto, superano le 300Kcal.
Per quanto riguarda il contenuto nutrizionale il pane bianco comune di frumento è un alimento ricco in carboidrati ma povero in proteine, vitamine, fibra e minerali, tutti elementi cardine di una dieta corretta ed equilibrata. Se scegliamo di seguire la dieta del panino, la prima scelta corretta è quella di preferire un pane integrale che, al contrario del pane bianco, è ricco in fibra e contiene una maggiore quantità di sali minerali e vitamine.

Definita la tipologia di pane altro punto da definire è la farcitura.

La farcitura

Prima regola da ricordare è che non bisogna mai associare più fonti proteiche fra di loro. Il classico panino prosciutto e formaggio non è infatti una combinazione concessa. Permessi invece salumi che contengono un ridotto quantitativo di grassi come la bresaola, la fesa di tacchino o un prosciutto crudo magro, oppure in alternativa formaggi freschi non stagionati quali la ricotta, formaggi cremosi light o i fiocchi di latte. I formaggi stagionati andranno evitati in quanto ricchi in grassi e dal notevole contenuto calorico.

Oltre ai salumi un’ottima soluzione è scegliere anche carni magre, come il pollo ed il tacchino, o il pesce come il tonno per il quale, se si sceglie inscatolato, la corretta indicazione è preferirlo al naturale o al vapore.
A completare il panino ideale della dieta non dovranno invece mancare le verdure, escludendo quelle sott’olio o fritte. Via libera quindi a verdure grigliate, lessate o fresche, l’importante sarà tenere sotto controllo i condimenti utilizzati che possono far innalzare vertiginosamente il contenuto in grassi ed in calorie del nostro panino.
Assolutamente vietati invece salse e condimenti come il burro, la margarina, i paté, la maionese ed il ketchup, tutti elementi completamente discordanti con uno schema dietetico equilibrato.

Qualche esempio di panino
Quali panini dobbiamo segliere? Ecco alcuni esempi:
Panino integrale tonno e pomodoro: 70 grammi di pane integrale, 90 grammi di tonno al naurale, 100gr di pomodoro ed un cucchiaio da tavola (10gr) di olio d’oliva apportano circa 350 kCal.

Panino integrale verdure grigliate e prosciutto crudo: 70 grammi di pane integrale, 70 grammi di tonno al naurale, 100gr di verdure grigliate ed un cucchiaio da tavola (10gr) di olio d’oliva apportano circa 450 kCal.

Panino integrale arrosto di tacchino lattuga e pomodoro: 70 grammi di pane integrale, 90 grammi di arrosto di tacchino, 50gr di lattuga, 50 gr di pomodoro ed un cucchiaio da tavola (10gr) di olio d’oliva apportano circa 380 kCal.

La dieta del panino può favorire la perdita di peso, l’importante sarà introdurla in un regime alimentare controllato e bilanciato tale da non creare carenze nutrizionali, è soprattutto valutata in base alle condizioni fisiologiche del soggetto in esame. Ovviamente è consigliato bere molta acqua, circa due litri al giorno, e fare un po’ di attività fisica quotidiana che permette di mantenere tonici i muscoli, favorendo il dimagrimento.

Una buona alimentazione è amica della salute.