Sembrava una favola social perfetta: Natale, pandori rosa shocking, buone azioni e sorrisi Instagram. Poi, zac. Il Pandoro-gate esplode e Chiara Ferragni si ritrova al centro di una delle tempeste mediatiche più rumorose degli ultimi anni.

Accusa: truffa. Motivo: campagne benefiche raccontate in modo, diciamo, un filo troppo creativo. Da lì, il caos.

Chiara Ferragni “prosciolta” dal Pandoro-gate…o no?

Il 14 gennaio 2026 arriva la notizia che rimbalza ovunque: Ferragni prosciolta. Fine dei giochi? Non proprio. Perché non stiamo parlando di una assoluzione con fanfare e cori angelici, ma di un proscioglimento tecnico.

Tradotto dal “legalese” al “bar sotto casa”: il reato è stato ridimensionato, è diventato procedibile solo su querela, e la querela… puff, ritirata.

Risultato? Il processo non può andare avanti. Sipario.

Prosciolta sì ma assolta no quindi

Qui sta il punto che manda in tilt commentatori, opinionisti e utenti social: nessun giudice ha detto che fosse tutto ok.

Semplicemente, non c’erano più le condizioni per continuare il processo penale. Una differenza sottile ma fondamentale, che però nei titoli diventa facilmente “Ferragni innocente!”. E giù discussioni infinite.

Nel frattempo, tra donazioni, accordi e multe amministrative già incassate dall’Antitrust, il conto, economico e reputazionale, è stato salato.

Brand scappati, negozi chiusi, silenzi social studiati al millimetro. Altro che pandoro soffice: qui il morso è stato durissimo.

Morale della favola (spoiler: non è a lieto fine)

Il Pandoro-gate si chiude senza condanna, ma lascia una lezione grande come un feed Instagram: la trasparenza non è opzionale, soprattutto quando si parla di beneficenza. Chiara Ferragni resta libera da sentenze penali, ma il dibattito pubblico è tutt’altro che archiviato.

E adesso? Popcorn pronti. Il web, si sa, non dimentica mai.