giovedì, 23 Settembre 2021

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Protettori gastrici: cosa sono e che danni provocano

Protettori gastrici: quando sono dei nemici e quando sono degli alleati?

Solitamente vengono prescritti in caso di problemi gastrici e molti li assumono con leggerezza, conosco persone che li assumono da anni senza che nessuno abbia spiegato loro che non si possono prendere per troppi tempo.

Facciamo chiarezza.

Protettori gastrici: cosa sono?

I farmaci che proteggono la mucosa gastrica hanno la funzione di proteggerla dai danni che possono causare certi farmaci, lo stress, certi cibi e le infezioni da Helicobacter pylori, e poi ci sono gli inibitori di pompa protonica che inibiscono la produzione di acidi nello stomaco.

L’omeprazolo, il più famoso, ha la capacitò di neutralizzare l’eccessiva acidità dello stomaco solo momentaneamente, senza bloccare la produzione di acido cloridrico, come il bicarbonato di sodio, il carbonato di calcio.

Quali effetti collaterali hanno i protettori gastrici

I farmaci che proteggono lo stomaco andrebbero assunti solo in terapie di breve durata.

In primis va detto che questi farmaci interferiscono con la digestione perché senza l’acidità gastrica, gli enzimi digestivi non possono funzionare. La cattiva digestione comporta gonfiore e dolori al ventre, inoltre i cibi mal digeriti che valicano oltre il duodeno e giungono nell’intestino contengono tutto il loro potenziale allergizzante ancora intatto.

E’ stato dimostrato che l’uso di protettori gastrici può creare dermatiti, artrosi, osteoporosi, problemi al fegato, disturbi dell’intestino e del sistema endocrino.

Vediamo nello specifico glie effetti collaterali dell’omeprazolo.

L’ Omeprazolo principalmente causa un cattivo assorbimento della vitamina B12 il che scatena anemia, depressione, ansia, danni neurologici che possono portare alla demenza, danni al sistema nervoso, perdita di calcio o cattivo assorbimento dello stesso che comporta l’osteoporosi ed infine problemi respiratori.

Come si può risolvere la questione?

I farmaci gastroprotettori vanno assunti per periodi limitati, di solito le terapie durano tre mesi. In commercio si possono trovare dei buoni prodotti a base di Calcio carbonato e idrossido di Magnesio, Vitamina D3, Zinco, Colostro e Betaglucano.

E’ molto importante anche tenere sotto controllo stress ed alimentazione. Bene l’aloe e lo zenzero come rimedi utili.

ATTENZIONE: si sconsiglia l’assunzione di farmaci gastroprotettori senza prescrizione medica. Questo articolo è semplicemente informativo, rivolgersi al medico di base per delucidazioni sull’argomento.

Impianti dentali: quando e perchè farli

Nel caso in cui occorra estrarre dei denti o nel caso in cui la struttura del dente originario abbia subito dei danni si rende necessario eseguire degli impianti dentali.

Questo tipo d’impianti sono pratiche medico chirurgiche volte a reintegrare nell’estetica e nella funzionalità la dentatura compromessa.

Impianti dentali: quando occorre ricorrervi

Si ricorre all’implantologia dentale quando occorre estrarre un dente, specie se in una zona visibile, o nei casi di agenesia in cui uno o più denti non siano mai spuntati. O ancora quando si è svolto un lavoro di devitalizzazione in cui si è dovuto rimuovere gran parte del dente e la ricostruzione è sempre precaria.

Impianti dentali: come sono fatti e come si eseguono

L’impianto dentale si costituisce di una parte in titanio, la vite, da un pilastro e da una parte in ceramica, la capsula.

La vite in titanio (diametro di 3-6mm e lunghezza di 7-18mm) viene fissata nella mascella a guisa di radice del dente, segue il pilastro ovvero la parte che spunta dalla gengiva a cui si fissa la capsula o la protesi che può essere in ceramica o in oro che sostituisce in tutto e per tutto il dente.

La vite con il passare del tempo si salda all’osso permettendo alla capsula di restare al suo posto, per tale ragione si sceglie il titanio perchè soggetto a questo processo di osteointegrazione (scoperto dal professore svedese Ingvar Brånemark). La seduta è assolutamente indolore, si svolge in primis con una RX panoramica dentale digitale, quindi si esamina il caso e si effettua l’impianto.

Impianti dentali: perchè farli

Esteticamente la mancanza di uno o più denti comporta cali di autostima ed inoltre rende difficile la pulizia e la masticazione. L’implantologia dentale sostituisce degnamente i denti persi, l’impianto è stabile, non soggetto a sgretolamento (come nel caso delle ricostruzioni) grazie alla vite inserita nell’osso ed è quindi difficile da perdere. Sono inoltre duraturi rispetto ai ponti, pertanto non soggetti a frequenti sostituzioni e sono un’ottima alternativa alle dentiere che molto spesso creano fastidi ed imbarazzo.

Gli impianti dentali non costituiscono un problema per altri denti e consentono di mangiare tutti i cibi senza timore che la capsula salti via o si distrugga.

L’impianto dentale va sempre pianificato con il dentista di fiducia, dopo aver esaminato la situazione ed aver effettuato una panoramica. Visti i costi elevati dell’implantologia dentale è sempre bene chiedere più preventivi in studi professionali seri.

Protesi all’anca: quando farla e come si fa

La protesi all’anca è un intervento chirurgico che si rende necessario soprattutto nelle persone che soffrono di artrite al femore e che hanno quindi difficoltà nella deambulazione, a causa del dolore.

L’intervento deve essere eseguito da chirurgo specializzato e di fiducia che ha seguito tutto il decorso del problema.

Protesi all’anca: quando farla

Il motivo principale per cui si ricorre alla protesi all’anca è in caso di artrite, ovvero un’acuta infiammazione dell’articolazione per cui la superficie in cui ruota il femore non è più liscia e scorrevole ma diventa granulosa così che si ha dolore nel movimento.

Solitamente all’inizio l’artrite viene curata con farmaci antinfiammatori ed iniezioni di cortisone e se il paziente è in stato di obesità si consiglia una dieta per perdere peso. Nel momento in cui tutta questa profilassi risulti insufficiente si parla dell’intervento.

L’intervento molto spesso si rende necessario anche nei casi di rottura del femore a seguito d’incidenti.

Protesi all’anca: come si esegue l’operazione

L’operazione d’impianto dell’articolazione artificiale si svolge inizialmente con la rimozione della testa del femore, mediante incisione sull’anca frontalmente. Lateralmente o posteriormennte.

La testa ed il collo del femore vengono rimossi ( quest’operazione è definita endoprotesi) e rimpiazzati dalle protesi in titanio e la cavità viene preparata ad accogliere l’impianto, quindi se è necessario viene rimpiazzata da un guscio anch’esso in titanio ( quest’operazione è definita artroprotesi).

Il procedimento della cementazione si esegue solo qualora vi siano danni al femore. Infine si ricuce il taglio e si drena il liquido in eccesso.

Protesi all’anca: rischi connessi all’operazione

Questo intervento comporta dei rischi che sono legati all’anestesia per cui si viene informati dall’anestesista su quali sintomi possono comparire e sulla tempestività con cui il paziente deve informare il chirurgo.

Altri rischi sono legati alla formazione di trombi e più generali legati all’apparato cardiocircolatorio, possono inoltre insorgere rischi d’infezioni ed emorragia, danneggiamento dell’apparato venoso e dei nervi. Nella fase post operatoria possono verificarsi dolore, rigetto e difficoltà nel movimento.

Protesi all’anca: decorso post operatorio

Il ricovero va dai quattro ai nove giorni dopodichè inizia il periodo di riabilitazione. Dopo una decina di settimane, se non ci sono complicazioni si possono riprendere le attività quotidiane.

I vantaggi di un’articolazione artificiale, considerato che l’intervento solitamente viene eseguito su persone anziane, permette una normale deambulazione, la scomparsa del dolore e dei farmaci legati all’infiammazione.

L’intervento si pianifica su consiglio del medico, con lo stesso, seguendone le prescrizioni sia per la fase operatoria che per la fase post operativa.

Il diabete: cos’è, sintomi e curarlo

Il diabete, al pari di altre patologie può essere curato e tenuto sotto controllo. Fondamentalmente si tratta di un accumulo eccessivo di zuccheri del sangue, che si verifica quando il pancreas funziona male ed il corpo non riesce a gestire gli zuccheri prodotti dallo stesso ed assimilati attraverso il cibo.

Gli zuccheri prodotti e quelli assorbiti sono differenti ma si completano l’un l’altro: abbiamo quindi insulina e glucosio. Il glucosio s’introduce con gli alimenti, regola il metabolismo e produce energia, nel suo viaggio nel sangue per poter portare il nutrimento alle cellule, il glucosio deve legarsi all’insulina. Quando c’è troppo glucosio ma poca insulina s’inizia a parlare di diabete.

Diabete di tipo 1 e di tipo 2

Il diabete di tipo 1 si manifesta solitamente in giovane età. In questo caso il pancreas non produce regolarmente l’insulina, di conseguenza va introdotta tutti i giorni nel corpo mediante iniezioni.

In sostanza il pancreas non riesce a produrre insulina perchè il sistema immunitario danneggia le cellule ragion per cui si definisce una “malattia autoimmune”, le cause di quest’anomalia potrebbero aver sede in fattori genetici o in fattori esterni.

Il diabete di tipo 2, si manifesta solitamente dopo i trent’anni ed ha cause sconosciute. In questo caso il pancreas funziona bene ma il corpo non è in grado di adoperare l’insulina. Fra le cause ipotizzate vi è la trasmissione ereditaria, lo stile di vita non salutare e l’obesità. Questo tipo di diabete è inizialmente difficile da diagnosticare, in quanto il livello di glicemia sale lentamente. Si opta per la prevenzione in cui si abbiano parenti prossimi affetti da diabete e dunque si sia a rischio.

Come riconoscere il diabete

La sintomatologia del diabete 1 prevede: stati febbrili, sete, continuo bisogno di urinare, spossatezza, calo di peso, facilità nel contrarre infezioni e cute secca

La sintomatologia del diabete 2 è meno chiara, infatti si riscontra dai livelli alti di glicemia nel sangue.

Complicazioni derivanti dal diabete

Nel caso del diabete di tipo 1, il paziente a cui non viene somministrata regolarmente l’insulina può andare incontro a disidratazione, coma e alterazione del sangue dovuto all’accumulo di corpi chetonici nell’organismo.

Nel caso del diabete 2, le complicazioni possono insorgere a livello dei tessuti e degli organi con danni vari che possono comprendere i reni, la retina, i nervi periferici ed il sistema circolatorio.

Le cure per il diabete

Le cure dipendono naturalmente dalla tipologia del diabete. Nel primo tipo di diabete si adopera l’insulina e questa può essere una scelta applicabile anche al secondo tipo di diabete. Nel caso del diabete 2 si somministrano farmaci specifici, si prescrive una dieta ed uno stile di vita salutare.