domenica, 20 Settembre 2026

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Linfoma di Hodgkin: cosa è, come riconoscerlo e come curarlo

Immagina di notare un piccolo rigonfiamento sul collo che non passa dopo alcune settimane. Non ignorarlo, quel segnale potrebbe essere il primo campanello d’allarme del linfoma di Hodgkin, una malattia che se diagnosticata precocemente ha probabilità di guarigione molto elevate.

Riconoscere tempestivamente il linfoma di Hodgkin non è solo una questione di salute: è la differenza tra un percorso terapeutico più breve, meno invasivo e con migliori risultati. Ogni mese di ritardo nella diagnosi può significare che la malattia si sia diffusa a altri linfonodi o organi, rendendo il trattamento più complesso e prolungato.

Non è necessario essere medici per riconoscere i segnali. Basta sapere cosa osservare e non sottovalutare quello che il corpo ti dice. In questo articolo ti guiderò attraverso tutti i sintomi, i metodi di diagnosi e le terapie disponibili, per trasformare la paura in conoscenza e la conoscenza in azione.

Cosa è il linfoma di Hodgkin?

Il linfoma di Hodgkin è un tumore maligno del sistema linfatico, quella rete di vasi e organi che aiuta il corpo a combattere le infezioni. Colpisce principalmente i linfonodi (le ghiandole che notiamo quando abbiamo un’infezione) e si origina dalle cellule B del sistema immunitario.

È una malattia rara: incide circa 1/40.000 in Europa. Colpisce soprattutto giovani adulti dai 20 ai 40 anni, ma può presentarsi anche tra i 70-75 anni.

Quali sintomi dà?

I sintomi del linfoma di Hodgkin sono spesso “silenziosi” all’inizio, ma questi segnali ti aiutano a riconoscerlo:

  • Linfonodi aumentati di volume nel collo, ascelle o inguine, senza infezione evidente
  • Febbre persistente che non passa con i normali farmaci
  • Sudorazioni notturne intense (ti ritrovii il letto bagnato)
  • Prurito intenso senza causa apparente
  • Perdita di peso inspiegabile (più di 10% del peso in 6 mesi)

Come si riconosce?

La diagnosi certa richiede una biopsia del linfonodo con esame istologico. Solo il medico può vedere le caratteristiche cellule di Hodgkin e Reed-Sternberg che identificano questa malattia.

Spesso il virus Epstein-Barr è presente nei pazienti, ma non è la causa diretta.

Quali terapie esistono?

Il linfoma di Hodgkin ha buona prognosi se trattato correttamente. Le terapie principali includono:

  • Chemioterapia (protocollo ABVD)
  • Radioterapia sui linfonodi colpiti
  • Immunoterapia con farmaci come il brentuximab vedotin
  • Trapianto di cellule staminali nei casi più gravi

La chiave è la diagnosi precoce: non aspettare se notai linfonodi che non passano. Parla subito con il tuo medico.

Sovradosaggio Paracetamolo: l’allarme dell’AIFA sui giovani

Sovradosaggio Paracetamolo: allarme fra gli adolescenti

Sovradosaggio Paracetamolo: in tutta Europa si è diffusa una sfida su TikTok in cui i ragazzi assumono dosi elevate di paracetamolo cercando effetti psicoattivi. Effetti che, è bene dirlo chiaramente, il paracetamolo non ha. Il farmaco non dà nessun “sballo”, nessuna alterazione della coscienza. Dà solo danni.

L’AIFA ha verificato che in Italia questo specifico fenomeno social non ha ancora preso piede, ma i dati mostrano comunque un aumento dei sovradosaggi intenzionali post-pandemia tra i 12 e i 17 anni, spesso legati a gesti impulsivi o dimostrativi.

Quanto paracetamolo si può prendere al giorno?

Il paracetamolo è uno di quei medicinali che abbiamo tutti in casa. Lo prendiamo per la febbre, per il mal di testa, per i dolori muscolari. È economico, si trova senza ricetta, sembra innocuo. Ed è proprio questa percezione di “sicurezza totale” che sta diventando un problema serio, soprattutto tra i ragazzi.

La dose massima raccomandata per un adulto è di 4 grammi al giorno, ovvero 8 compresse da 500 mg o 4 da 1000 mg. Tra una dose e l’altra devono passare almeno 4-6 ore.

Per i bambini e gli adolescenti le dosi si calcolano in base al peso corporeo e sono significativamente più basse.

Questi limiti non sono suggerimenti: sono soglie oltre le quali il farmaco smette di essere un alleato e diventa un rischio reale.

Cosa succede se si esagera?

Ecco il punto che molti non conoscono: il paracetamolo in eccesso è tossico per il fegato. Il problema è che i sintomi iniziali di un’intossicazione: nausea, stanchezza, lieve fastidio addominale. sono così vaghi da essere facilmente ignorati o scambiati per qualcos’altro. Nel frattempo, il danno epatico avanza in silenzio.

Nei casi gravi, il sovradosaggio di paracetamolo può portare a insufficienza epatica acuta, e non è raro che sia la causa che porta i pazienti, soprattutto bambini e adolescenti, alla lista per un trapianto di fegato. Un esito devastante per un medicinale che si compra al supermercato.

Hantavirus: cosa sta succedendo davvero tra contagi, navi e casi sospetti

Hantavirus: allarme in crociera, tra paura e informazioni da chiarire

Negli ultimi giorni si parla molto di un possibile focolaio di hantavirus su una nave da crociera in navigazione nell’Atlantico. Le autorità sanitarie stanno effettuando verifiche dopo la segnalazione di alcuni casi sospetti e decessi tra i passeggeri.

Al momento la situazione è ancora in fase di accertamento: non tutti i casi sono confermati in laboratorio, ma l’attenzione è alta perché si tratta di un virus raro e potenzialmente serio.

Le crociere, di solito, sono associate a virus gastrointestinali come il norovirus, non a infezioni trasmesse dai roditori. Proprio per questo la notizia ha attirato grande attenzione mediatica.

Cos’è l’hantavirus e perché preoccupa

L’hantavirus è un virus trasmesso principalmente da topi e roditori selvatici. L’uomo si infetta respirando particelle contaminate da urine o feci infette, spesso in ambienti chiusi o poco igienizzati.

Non si trasmette facilmente da persona a persona, ma quando colpisce può essere aggressivo. Le forme più gravi possono interessare i polmoni o i reni, con sintomi iniziali simili a una forte influenza: febbre, dolori muscolari, nausea e stanchezza intensa.

Il problema è che, in alcuni casi, l’evoluzione può essere rapida.

Rischio reale sulle navi: cosa dicono gli esperti

Gli esperti sottolineano che un contagio in crociera è molto raro. L’ipotesi principale, nei casi sotto indagine, è che l’esposizione possa essere avvenuta prima dell’imbarco o in un ambiente contaminato da roditori.

Le navi moderne seguono protocolli sanitari molto rigidi, proprio per ridurre al minimo il rischio di infezioni.

Tra paura e realtà: cosa bisogna sapere

Nonostante il clamore, è importante distinguere tra allarme e rischio reale. L’hantavirus non è una malattia tipica dei viaggi turistici e resta legata soprattutto a contesti rurali o ambienti infestati da roditori.

Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando la situazione e aggiornando i protocolli di sicurezza, ma al momento non si parla di emergenza globale.

In sintesi: attenzione sì, allarmismo no. Il caso in crociera resta sotto indagine e serviranno conferme ufficiali per capire cosa sia realmente accaduto.

Ricina, il veleno che ha ucciso madre e figlia a Natale: cos’è e come agisce

Una cena di Natale che si trasforma in una trappola mortale. L’arma è la ricina, un veleno silenzioso e molto letale.

Pietracatella: piccolo comune del Molise, Antonella Di Ielsi, 50 anni, e sua figlia Sara Di Vita, 15 anni, si recano al pronto soccorso, dopo Natale lamentando i sintomi di una intossicazione.

Sono morte nei giorni successivi alle festività natalizie del 2025. Per mesi si era parlato di intossicazione alimentare.

Poi la svolta: le analisi del sangue, condotte tra il Centro Antiveleni Maugeri di Pavia e un laboratorio svizzero, hanno rilevato tracce di ricina. La Procura di Larino ha aperto un fascicolo per duplice omicidio premeditato.

Cos’è la ricina e da dove si estrae

La ricina è una delle sostanze tossiche naturali più pericolose al mondo. Si tratta di una proteina (tecnicamente una toxalbumin) estratta dai semi della pianta Ricinus communis, il comune ricino, coltivato in molte parti del mondo anche a scopo ornamentale.

È un sottoprodotto della lavorazione dell’olio di ricino: rimane nella “sansa”, cioè negli scarti della spremitura, quindi nei semi.

Non serve un laboratorio sofisticato per ottenerla, il che la rende particolarmente preoccupante dal punto di vista della sicurezza pubblica. Per questo è classificata come agente di bioterrorismo di categoria B dalla CDC americana.

I sintomi dell’avvelenamento da ricina

Il meccanismo d’azione è letale a livello cellulare: la ricina blocca i ribosomi, impedendo la sintesi proteica e causando la morte delle cellule. I sintomi variano a seconda della via di esposizione (ingestione, inalazione o iniezione) ma seguono uno schema progressivo.

Nelle prime ore compaiono nausea, vomito, diarrea e crampi addominali, sintomi facili da confondere con una comune intossicazione alimentare.

È esattamente quello che è successo a Pietracatella: i medici del pronto soccorso, seguendo protocolli standard, avevano inizialmente dimesso le due donne.

Con il tempo, però, l’avvelenamento evolve verso il collasso multi-organo (fegato, reni, apparato circolatorio) fino alla morte. Non esiste un antidoto specifico.

Un caso che interroga l’Italia intera

Il caso di Pietracatella è senza precedenti nel panorama criminale italiano. L’uso della ricina come arma era fino ad oggi associato a scenari di spionaggio internazionale, celebre il caso del giornalista bulgaro Georgi Markov, ucciso a Londra nel 1978 con un ombrello modificato.

Che accada in un piccolo paese del Molise, all’interno di una famiglia, è qualcosa che lascia sgomenti. Le indagini sono ancora in corso.