giovedì, 3 Settembre 2026

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Messi squalificato: cosa rischia l’Argentina dopo lo striscione

Messi squalificato: caso Malvinas ai Mondiali 2026, l’Argentina rischia sanzioni FIFA dopo lo striscione politico. Ecco cosa può succedere e il ruolo di Messi.

Messi squalificato: lo striscione fa scoppiare il caso FIFA dopo Argentina-Inghilterra

La semifinale dei Mondiali 2026 tra Argentina e Inghilterra, vinta dall’Albiceleste per 2-1, non è finita soltanto con la festa per la qualificazione alla finale. Dopo il triplice fischio è esplosa una polemica internazionale legata a uno striscione sulle Malvinas, il nome con cui in Argentina vengono chiamate le isole Falkland.

Alcuni giocatori argentini, tra cui Nicolás Otamendi e Giovani Lo Celso, hanno mostrato uno striscione con la frase “Las Malvinas son Argentinas”, riaccendendo una delle dispute geopolitiche più delicate tra Argentina e Regno Unito.

Il gesto, per molti tifosi argentini, rappresenta un forte simbolo di identità nazionale. Per Londra, invece, è stato interpretato come un messaggio politico portato all’interno di una competizione sportiva internazionale.

Perché lo striscione sulle Malvinas ha creato una polemica internazionale

Il punto centrale della vicenda non è soltanto la frase utilizzata, ma il contesto in cui è stata esposta.

La FIFA vieta infatti ai giocatori e alle federazioni di utilizzare competizioni ufficiali per diffondere messaggi politici, ideologici o provocatori. Le regole del calcio internazionale puntano a mantenere gli eventi sportivi separati dalle dispute politiche.

La questione delle isole Falkland/Malvinas è particolarmente sensibile perché riguarda un conflitto storico tra Argentina e Regno Unito, culminato nella guerra del 1982, terminata con la vittoria britannica e la permanenza delle isole sotto amministrazione del Regno Unito.

Dopo il gesto dei giocatori argentini, il governo britannico ha chiesto attenzione sul caso e diversi esponenti politici inglesi hanno definito lo striscione una possibile violazione delle norme FIFA.

Cosa rischia davvero l’Argentina dopo l’indagine FIFA

La domanda che molti tifosi si stanno ponendo è una sola: l’Argentina rischia una penalizzazione pesante?

Lo scenario più probabile è una multa economica alla federazione argentina. In passato la FIFA ha già sanzionato squadre e federazioni per comportamenti considerati contrari ai regolamenti, soprattutto quando sono stati esposti messaggi politici durante partite ufficiali.

La FIFA potrebbe inoltre aprire un procedimento disciplinare per valutare responsabilità e circostanze dell’episodio.

Più complesso è invece il discorso sulle possibili conseguenze personali per i giocatori coinvolti. Al momento non risultano decisioni ufficiali e un’eventuale squalifica individuale appare uno scenario molto meno probabile.

Ancora più difficile è immaginare una conseguenza estrema come l’esclusione dell’Argentina dalla finale. Non ci sono precedenti recenti di una misura così pesante per un episodio simile e, secondo le valutazioni degli esperti, resta un’ipotesi altamente improbabile.

Il ruolo di Messi nel caso Malvinas

Messi squalificato? Ancora no.

Al centro dell’attenzione c’è inevitabilmente anche Lionel Messi, capitano e simbolo assoluto della nazionale argentina.

Tuttavia, in questa vicenda Messi non risulta essere tra i giocatori che hanno materialmente esposto lo striscione. Il suo coinvolgimento è soprattutto legato al suo ruolo di leader della squadra.

Essendo il capitano dell’Argentina, Messi rappresenta il volto pubblico della nazionale e ogni situazione controversa finisce inevitabilmente per coinvolgerlo almeno a livello mediatico. Ma, dal punto di vista disciplinare, la responsabilità riguarda principalmente chi ha partecipato direttamente al gesto e la federazione argentina.

Messi, quindi, resta una figura simbolica della vicenda, ma non il protagonista dell’episodio contestato.

Argentina-Malvinas, una finale mondiale sotto pressione

Il caso dello striscione ha trasformato una celebrazione sportiva in una questione diplomatica. In Argentina il gesto è stato accolto da molti come un richiamo alla propria storia nazionale, mentre nel Regno Unito ha provocato reazioni molto dure.

Ora la palla passa alla FIFA, che dovrà decidere se il comportamento dei giocatori argentini abbia violato il regolamento.

Per il momento il quadro appare abbastanza chiaro: indagine sì, possibile multa molto probabile, sanzioni personali ancora da valutare e nessun rischio concreto di esclusione dalla finale. L’Argentina potrà quindi prepararsi all’ultimo atto del Mondiale con la questione Malvinas ancora al centro del dibattito internazionale.

Bambina risucchiata dal bocchettone in piscina a Sestri Levante: come evitare tragedie, cosa fare e cosa non fare

Bambina risucchiata dal bocchettone in piscina a Sestri Levante: dinamica, rischi e cosa fare subito in caso di incidente.

Bambina risucchiata dal bocchettone in piscina a Sestri Levante

Una giornata d’estate trasformata in tragedia sfiorata. A Sestri Levante, una ragazzina di circa 13 anni è stata risucchiata dal bocchettone di aspirazione di una piscina, rimanendo intrappolata sott’acqua.

Secondo le prime ricostruzioni, i suoi capelli sono stati catturati dal sistema di aspirazione, impedendole di riemergere.

Sono stati momenti drammatici: la giovane è rimasta sott’acqua per diversi minuti, mentre chi era presente ha tentato disperatamente di liberarla. Solo l’intervento rapido di un adulto, che ha tagliato i capelli per spezzare la presa del risucchio, ha permesso di tirarla fuori.

Quando è stata recuperata, la ragazzina era priva di sensi. I soccorritori hanno iniziato immediatamente le manovre di rianimazione cardiopolmonare, proseguite a lungo prima del trasferimento d’urgenza in ospedale. Le sue condizioni sono state definite gravissime.

Nel frattempo, l’impianto è stato sequestrato per verificare eventuali responsabilità e capire se fossero presenti tutte le misure di sicurezza previste.

Perché il bocchettone in piscina è così pericoloso

Quello che può sembrare un semplice foro sul fondo o sul lato della piscina è in realtà uno dei punti più critici. Il bocchettone è collegato al sistema di filtrazione e può generare una forza di aspirazione molto elevata.

Quando qualcosa — come capelli, costume o parti del corpo — viene risucchiato, si crea un effetto “ventosa” estremamente difficile da contrastare. In molti casi, la forza è tale da rendere impossibile liberarsi autonomamente, anche per un adulto.

Cosa fare subito se un bambino viene risucchiato

In una situazione del genere, il tempo è tutto. Serve lucidità e azione immediata.

La prima cosa da fare è spegnere la pompa della piscina. È il passaggio fondamentale, perché elimina la causa del risucchio. Senza questo, ogni tentativo di liberare il bambino può risultare inutile o addirittura pericoloso.

Subito dopo, bisogna evitare di tirare con forza. L’istinto porta a farlo, ma si rischia di provocare lesioni senza risolvere il problema.

Se possibile, si può tentare di rompere il vuoto creato dall’aspirazione, ad esempio coprendo il bocchettone o cercando di far entrare aria lateralmente. In alcuni casi, come successo a Sestri Levante, tagliare capelli o tessuti può essere l’unico modo rapido per liberare la persona.

Nel frattempo, è essenziale chiamare immediatamente i soccorsi e, una volta liberato il bambino, verificare respirazione e coscienza. Se non respira, bisogna iniziare subito la rianimazione cardiopolmonare.

Cosa NON fare

Ci sono errori che possono peggiorare la situazione.

Non tirare, non strattonare chi è stato risucchiato.

Non bisogna perdere tempo cercando soluzioni complesse: ogni secondo sott’acqua è prezioso.

Non bisogna nemmeno sottovalutare il problema pensando che si tratti di un semplice incastro: il risucchio può essere molto più potente di quanto sembri.

Evita anche di agire da solo se ci sono altre persone: chiedere aiuto subito aumenta le possibilità di intervento efficace.

Prevenzione: l’unica vera difesa

Questi incidenti si possono evitare. È fondamentale controllare sempre che i bocchettoni siano dotati di griglie integre e sicure. Le piscine devono avere sistemi anti-intrappolamento e manutenzione regolare.

Per i bambini, soprattutto con capelli lunghi, è importante legarli, usare delle cuffie e spiegare chiaramente di non avvicinarsi agli scarichi.

Perché basta un attimo, e quello che dovrebbe essere un momento di gioco può trasformarsi in qualcosa di molto più serio.

Stop sconto accise: benzina e diesel più cari da oggi, quanto aumentano davvero i prezzi

Stop sconto accise: da oggi benzina e diesel più cari. Ecco aumenti reali, prezzi aggiornati e cosa cambia per gli italiani.

Stop sconto accise: cosa succede davvero da oggi

È ufficiale: lo sconto sulle accise è arrivato al capolinea. Da oggi, 3 luglio 2026, benzina e diesel tornano a prezzo pieno e la differenza si farà sentire, eccome. Parliamo di una misura temporanea introdotta per contenere il caro energia, che prevedeva un taglio di circa 5 centesimi al litro, diventati oltre 6 con l’IVA.

Tradotto in modo semplice? Da oggi fare rifornimento costa di più. E no, non è una di quelle variazioni invisibili: l’aumento è concreto e immediato.

Prezzi carburanti in aumento: quanto si paga in più

Con la fine dello sconto accise, il rialzo è automatico. Le stime parlano chiaro: circa +6 centesimi al litro su benzina e diesel. Questo significa che un pieno medio può costare fino a 3 euro in più.

I prezzi aggiornati si muovono verso:

  • benzina intorno a 1,85–1,86 €/litro
  • diesel vicino a 1,93–1,94 €/litro

E attenzione: in autostrada si rischia di superare facilmente i 2 euro al litro, una soglia psicologica che torna a far discutere.

Perché il governo ha deciso di stopparlo

La fine dello sconto carburanti non è casuale. Il governo ha scelto di non prorogarlo per una ragione molto concreta: i costi per lo Stato sono elevati e la situazione energetica, almeno rispetto ai picchi del passato, è più stabile.

In altre parole, era una misura emergenziale. E adesso, secondo l’esecutivo, non ci sono più le condizioni per mantenerla attiva su larga scala.

Bonus carburante: l’alternativa allo studio

Al posto dello sconto generalizzato, si ragiona su un sistema più selettivo. Sul tavolo c’è un possibile bonus carburante fino a 100 euro, destinato alle famiglie con redditi più bassi.

Un cambio di strategia netto: meno aiuti “per tutti”, più sostegni mirati. Ma attenzione, al momento si tratta solo di un’ipotesi, non ancora operativa.

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni

Il rialzo c’è, ma non è detto che sia l’unico. I prezzi dei carburanti restano influenzati da petrolio, mercati internazionali e decisioni delle compagnie.

Quindi sì, l’aumento per la fine dello sconto è certo. Ma quello che succederà dopo dipenderà da molte variabili.

Il punto finale: perché cambia davvero la situazione

La fine dello sconto accise carburanti segna un ritorno alla normalità fiscale, ma anche a prezzi più pesanti per gli automobilisti.

E mentre si parla di bonus e nuove misure, una cosa è già chiara: fare il pieno, da oggi, pesa un po’ di più sul portafoglio. E questa volta, senza sconti.

Esenzione fiscale per le vittime del dovere: la svolta INPS che cambia tutto dal 2026

Esenzione fiscale. Dal 2026 le pensioni delle vittime del dovere diventano totalmente esentasse. Ecco cosa cambia davvero, chi ne ha diritto e come ottenere i rimborsi.

Esenzione fiscale per le vittime del dovere

Dal 1° gennaio 2026 cambia tutto per le vittime del dovere. Con una nuova circolare, l’INPS ha ufficializzato una svolta attesa da anni: le pensioni percepite da questa categoria diventano completamente esentasse. Significa, in termini semplici, dire addio a IRPEF e addizionali locali, con un aumento netto dell’importo mensile.

Una misura che arriva dopo anni di interpretazioni restrittive e contenziosi, ma che oggi trova finalmente una linea chiara e uniforme.

Cosa cambia davvero rispetto al passato

Fino a poco tempo fa, l’esenzione fiscale veniva applicata solo alle pensioni direttamente collegate all’evento che aveva dato origine al riconoscimento come vittima del dovere. Un approccio limitato che escludeva, ad esempio, altri trattamenti pensionistici percepiti dalla stessa persona.

Dal 2026, invece, il principio cambia radicalmente: tutte le pensioni diventano esenti da tassazione, indipendentemente dalla loro origine. Una differenza sostanziale che può incidere in modo significativo sul reddito complessivo.

Chi ha diritto all’esenzione

La misura riguarda:

  • le vittime del dovere riconosciute ufficialmente
  • i soggetti equiparati
  • i familiari superstiti che percepiscono una pensione

Il requisito fondamentale resta il riconoscimento formale dello status, senza il quale non è possibile accedere al beneficio fiscale.

Quando arriva l’aumento e come funziona

L’esenzione si applica automaticamente a partire dal 2026. L’INPS provvede direttamente ad adeguare gli importi, senza necessità di domanda da parte degli interessati.

Inoltre, è previsto anche il rimborso delle imposte trattenute nei primi mesi dell’anno, qualora l’applicazione non sia stata immediata.

Diverso il discorso per gli anni precedenti: in quel caso, eventuali recuperi fiscali devono essere richiesti tramite specifica istanza all’Agenzia delle Entrate.

Perché è una svolta importante

Non si tratta solo di un vantaggio economico. Questa decisione rappresenta anche un riconoscimento concreto e simbolico per chi ha subito danni nello svolgimento del proprio servizio.

L’allineamento alle tutele già previste per altre categorie, come le vittime del terrorismo, chiude una lunga fase di incertezze e apre a un sistema più equo e coerente.

In sintesi

Dal 2026, per le vittime del dovere, la pensione diventa di fatto “lorda uguale netta”. Un cambiamento che si traduce in più soldi ogni mese e meno burocrazia, con un impatto immediato sulla qualità della vita.