martedì, 14 Aprile 2026

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Come la religione sta rovinando il mondo: da Charlie Kirk a Gaza

Avrete visto lo show che si è tenuto ieri in America per i funerali di Charlie Kirk e questo pezzo parte proprio da qui. Sì lo so che il titolo è provocatorio, ma sarete d’accordo con me che credenze e testi sacri vengono spesso strumentalizzati da movimenti politici, estremisti e attori statali per giustificare violenza, esclusione e politiche aggressive.

È sotto gli occhi di tutti.

Charlie Kirk e il ritorno alla Bibbia

La morte di Charlie Kirk, fondatore di Turning Point USA e figura-chiave del conservatorismo giovanile americano, è stata rapidamente trasformata in simbolo e strumento politico, con leader che hanno parlato di «martirio» e di una guerra culturale con connotati religiosi.

In sostanza di cosa parlava Kirk nelle sue campagne? No aborto, ovviamente, no diritti dei gay e dei trans, xenofobia, sì alle armi (chissenefrega di chi ci muore sotto, “è un prezzo da pagare” parole di Kirk non mie), razzismo e ciliegina sulla torta: le donne dovrebbero fare le donne, figli e marito, no lavoro, meno diritti possibili.

Kirk sostenevaanche che la religione debba avere un ruolo attivo nella vita pubblica.

Negli USA è cresciuto negli ultimi anni un movimento di “Christian nationalism” la cui narrativa sostiene che la nazione debba essere esplicitamente cristiana e che la politica sia parte di una battaglia spirituale. Sondaggi e studi (PRRI, Pew, Brookings) mostrano che una quota significativa della popolazione simpatizza con idee che mescolano patriottismo, religione e autoritarismo, e che queste idee sono correlate a posizioni più ostili verso pluralismo e minoranze.

L’America sta tornando al Medioevo?

Dalla Bibbia alla terra: religione e politica nel conflitto israelo-palestinese

Nel cuore del Medio Oriente, la linea che separa fede e politica si è fatta sempre più sottile. Per molti coloni religiosi che vivono in Cisgiordania, la Bibbia non è solo un libro sacro, ma una sorta di mappa che indica quali terre appartengano al “popolo eletto”. A partire da quei versetti, intere comunità giustificano insediamenti ed espropri, dando vita a tensioni quotidiane che spesso sfociano in scontri violenti.

Dall’altro lato, gruppi come Hamas attingono a testi e interpretazioni religiose per trasformare la resistenza in un dovere sacro. La lotta diventa così non soltanto politica, ma spirituale: un sacrificio legittimato dalla fede. Il risultato è che i testi sacri, nati per dare senso e speranza, finiscono trasformati in armi retoriche capaci di alimentare conflitti e divisioni.

La guerra di Gaza lo dimostra con chiarezza. Le rivendicazioni nazionali e religiose si intrecciano con la logica militare e con la sicurezza di Stato. Mentre l’ONU lancia accuse pesanti, fino a evocare crimini contro l’umanità, la narrazione religiosa contribuisce a irrigidire le posizioni. Invece di aprire al dialogo, diventa un terreno fertile per la radicalizzazione e l’odio reciproco.

Perché la religione può aggravare i conflitti

Gli studiosi lo ripetono da anni: non è la religione in sé a generare violenza, ma il suo uso politico. Secondo ricerche come quelle di Mark Juergensmeyer e i dati raccolti dal Pew Research Center, i conflitti scoppiano quando la fede si mescola con identità etniche, disuguaglianze sociali e governi che legittimano esclusioni. Al contrario, la maggior parte delle persone religiose vive la propria fede in modo pacifico, e in molte tradizioni esistono insegnamenti che promuovono compassione, giustizia e convivenza.

Il problema, quindi, non è credere in Dio, ma come alcuni leader strumentalizzano Dio per rafforzare il proprio potere, mobilitare masse e giustificare violenza.

Fondamentalismi: oltre la teologia

Dietro al fondamentalismo non c’è soltanto un’interpretazione rigida delle Scritture. C’è povertà, frustrazione sociale, perdita di fiducia nelle istituzioni, propaganda identitaria e giochi geopolitici. Tutto questo rende la religione un carburante per i conflitti.

Negli Stati Uniti, ad esempio, la miscela di nazionalismo religioso, disinformazione e mobilitazione identitaria ha creato un clima in cui la violenza politica sembra più vicina e accettabile. In Medio Oriente, l’occupazione e lo sfollamento forniscono il contesto materiale in cui argomenti religiosi diventano la miccia perfetta per nuove escalation.

Purtroppo finché ci saranno persone che nel 2025 pensano ancora di poter vivere secondo la Bibbia (o le parti che fanno più comodo) continueremo ad assistere a queste situazioni.

Terremoto in Kamchatka: allerta Tsunami in Giappone, Russia, California e Hawaii

Il 30 luglio 2025, la penisola di Kamchatka, in Russia, è stata colpita da un potente terremoto di magnitudo 8.8, uno dei più forti mai registrati nella zona. Questo evento sismico ha generato un allerta tsunami che ha fatto tremare le coste del Pacifico, dall’Alaska fino al Giappone e alle Hawaii. Vediamo cosa è successo e quali sono le conseguenze di questo drammatico evento.

Terremoto in Kamchatka: magnitudo 8.8

Il sisma ha avuto luogo alle 8:24 ora locale, a circa 119 chilometri da Petropavlovsk-Kamchatsky, una città costiera con circa 165.000 abitanti. L’epicentro è stato localizzato a una profondità di 20,7 chilometri, il che ha contribuito a generare onde di tsunami alte fino a quattro metri. Le immagini che circolano sui social mostrano la devastazione in alcune zone, con inondazioni che hanno colpito la città di Severo-Kurilsk.

Il governatore della Kamchatka, Vladimir Solodov, ha subito lanciato un appello alla popolazione per evacuare le zone costiere e mettersi in sicurezza. Ha descritto il terremoto come il più violento degli ultimi decenni, suscitando preoccupazioni non solo in Russia, ma anche nei paesi vicini.

La sirena allarme Tsunami suona in Giappone

Subito dopo il terremoto, le autorità meteorologiche giapponesi hanno lanciato un allerta tsunami, invitando circa 900.000 persone a lasciare le zone costiere e a rifugiarsi in aree elevate. Le immagini delle evacuazioni sull’isola di Hokkaido sono state drammatiche, con le persone che fuggivano verso l’interno per mettersi al sicuro.

Onde alte fino a 1,30 metri hanno colpito un porto nella prefettura di Miyagi, nel Giappone settentrionale, ha reso noto l’Agenzia meteorologica giapponese (JMA).

Negli Stati Uniti, il sistema di allerta tsunami ha emesso avvisi per le coste dell’Alaska, della California e delle Hawaii, segnalando che le onde potrebbero colpire in qualsiasi momento. Anche le isole Galapagos sono state messe in stato di allerta, con evacuazioni ordinate per le spiagge e le aree a rischio. Il Centro di allerta tsunami del Pacifico ha reso noto che l’onda più alta registrata finora alle Hawaii era di 1,21 metri ed ha colpito la costa della città di Haleiwa, nella contea di Honolulu. Secondo il centro, c’è un intervallo di 12 minuti tra un’onda e l’altra, riporta la Bbc.

Le conseguenze di questo terremoto non si limitano solo a danni immediati. La Japan Meteorological Agency ha avvertito che il rischio di tsunami potrebbe durare oltre 24 ore, creando un clima di ansia e preoccupazione tra la popolazione. Anche se per ora non sono state segnalate vittime, ci sono stati numerosi feriti e danni alle infrastrutture.

La centrale nucleare di Fukushima, già colpita da un terremoto nel 2011, è stata evacuata come misura di precauzione. Le autorità giapponesi hanno esortato i cittadini a rimanere vigili e a seguire le indicazioni per la sicurezza.

Tassa UE sigarette: pressione fiscale europea e nuovo giro di accise sul tabacco

Tassa UE sigarette: I fumatori stamattina si svegliano con una brutta notizia

Bruxelles sta preparando una “stangata” fiscale senza precedenti: un aumento delle accise su sigarette, tabacchi da arrotolare, sigari e prodotti alternativi come e‑cig e tabacco riscaldato.

Le simulazioni interne prevedono rincari shock: +139% per le sigarette tradizionali, +258% per il tabacco da rollare, e addirittura un +1.090% per sigari e sigarilli.

Anche le sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato non sono esclusi: l’accisa salirebbe fino a 0,36 € al millilitro per le e‑cig e circa 108 € per 1.000 unità nel caso del tabacco heat‑not‑burn. L’obiettivo dichiarato dalla Commissione è quello di raccogliere circa 15 miliardi di euro all’anno, destinati al bilancio Ue 2028–2035, riducendo così la dipendenza dai contributi diretti degli Stati membri.

Tassa UE sigarette: impatto sui consumatori e possibili effetti collaterali

Per i consumatori europei le conseguenze potrebbero essere pesanti: un pacchetto da 5 € potrebbe salire fino a 6 € o più, equivalente a un incremento del 20% o superiore sul prezzo finale. In Italia, si stima un rincaro di circa +1 € a pacchetto, con un impatto sull’inflazione stimato attorno a mezzo punto percentuale.

Tra gli effetti indiretti, cresce il timore di una crescita del mercato nero e del contrabbando: esperienze passate, come in Francia, mostrano infatti che aumenti improvvisi degli oneri fiscali possono alimentare canali paralleli. Un funzionario Ue ha avvertito: “Il rischio è che si perda più gettito di quello che si incassa”.

Scontro politico e ostacoli all’unanimità

La proposta, che verrà presentata ufficialmente il 16 luglio 2025 dal Collegio dei Commissari, dovrà ottenere l’unanimità dei 27 Paesi Ue per diventare effettiva.

Tuttavia, vari stati si stanno già schierando contro: Italia, Svezia, Grecia, Romania e Bulgaria temono un pericoloso precedente in termini di sovranità fiscale. Lamentano che parte del gettito verrebbe sottratto ai bilanci nazionali.

La Svezia, in particolare, definisce la proposta “completamente inaccettabile”, sostenendo che le accise devono rimanere negli Stati membri. Francia e Germania, invece, guidano il fronte favorevole, sostenendo che la misura non solo finanzia le casse Ue, ma serve anche a ridurre il consumo di prodotti nocivi. Il confronto si preannuncia accesso e la strada verso l’approvazione lunga e tortuosa.

Street food innovativo Italia: esperienze culinarie stravaganti nei locali più pazzi


Street food innovativo Italia: scopri i ristoranti più originali, le tendenze street food 2025 e le nuove mode gastronomiche che stanno rivoluzionando il modo di mangiare in Italia.


Street food innovativo Italia: le nuove tendenzeche sconvolgono i sensi

Dimentica le cene tradizionali: oggi si mangia al buio, tra robot che servono sushi e piatti sospesi nel vuoto. In città come Milano, Roma e Napoli, stanno nascendo ristoranti “esperienziali” che trasformano il pasto in un evento sensoriale. Dinner in the Sky e i ristoranti immersivi con proiezioni 3D sono solo l’inizio.

Nel 2025, vivere il cibo significa cercare esperienze non convenzionali: i nuovi locali puntano su spettacolo, location insolite e menù sorprendenti. Ristoranti pop-up, cene immersive in gallerie d’arte o spiagge al tramonto sono sempre più richiesti: ogni dettaglio, dalla mise en place alla performance artistica, contribuisce a creare un’atmosfera memorabile.


Street Food Couture: Il cibo di strada diventa glam

La cucina fusion domina le nuove mode gastronomiche: chef creativi mescolano sapori e tecniche da tutto il mondo, proponendo piatti audaci con ingredienti esotici e spesso dimenticati. Kimchi, miso, kombucha e fermentati arricchiscono i menù, mentre la cucina vegetale si evolve e conquista anche chi non è vegano.
Il 2025 vede lo street food trasformarsi in “couture”: piatti tradizionali rivisitati in chiave gourmet, portati nei locali più trendy e condivisi sui social. Dal kebab reinterpretato al pane frattau sardo, il comfort food si rinnova con ingredienti di alta qualità e presentazioni spettacolari. Le mete minori e le destinazioni rurali diventano protagoniste grazie a format di street food che valorizzano il territorio.

Nuove mode gastronomiche: dalla molecular cuisine ai superfood estetici

La cucina molecolare torna di moda grazie a chef che mescolano arte, chimica e design. Cresce anche la passione per i superfood colorati come l’açai viola e il dragon fruit fucsia, perfetti per Instagram e TikTok. I piatti belli da fotografare sono ormai un must.