giovedì, 23 Settembre 2021

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La cavalletta nel quadro di Van Gogh

Una cavalletta è incastrata in un quadro di Van Gogh, per l’esattezza di tratta del dipinto dal titolo “Gli alberi di olivo”. In 130 anni, la cavalletta non era mai stata avvistata, invece ora è stata trovata, visionando il quadro al microscopio. Il dipinto si trova nel The Nelson Atkins Museum di Kansas City e risale al 1889, l’anno seguente alla sua realizzazione Van Gogh morirà.

La cavalletta ha dimensioni millimetriche, per questo è visibile soltanto tramite un supporto ottico ed è stata scoperta a seguito di una campagna di ricerca effettuata su tutti i dipinti conservati nel museo. Una volta individuata, nella parte bassa del quadro di Van Gogh, si è pensato potesse essere anche una sorta di firma dell’artista. Per fugare ogni ipotesi errata, è stato consultato un paleo-entomologo, il Dott. Engels, il quale ha affermato che, non avendo l’addome e il torace, non essendoci neanche segni di movimento nell’area circostante, probabilmente l’insetto è finito nel dipinto quando già era morto.

E’ noto che Van Gogh dipingesse all’aperto, quindi è realistico il fatto che la cavalletta sia finita in uno dei suoi quadri. Già nel 1885, in una lettera al fratello Theo, Vincent dichiarava la difficoltà di dipingere en plein air “Ho preso almeno un centinaio di mosche durante la realizzazione di 4 tele, e sabbia e terra per trasportarle nella brughiera e attraverso le siepi, compresi due graffi».

Gli studi sulla tela del pittore, hanno anche riportato alla luce il fatto che egli usasse dei pigmenti rossi, da soli oppure mescolati ad altri colori, i quali però risultano spariti dal dipinto.

Anche il direttore Julian Zugazagoitia conferma il fatto che fosse nota la modalità del lavoro di Van Gogh, il quale era solito anche disegnare osservando la realtà direttamente immerso in una situazione all’ aperto, avendo quindi a che fare con il vento, la polvere, le mosche ed ora, sappiamo anche con le cavallette.

Anche i pesci si emozionano

Secondo un gruppo di scienziati portoghesi, anche i pesci sono in grado di provare emozioni o meglio di reagire in base alle loro sensazioni del momento. Lo studio è stato pubblicato su Scientific Report ed attesta che il cervello dei pesci reagisce agli stimoli in base allo stato mentale del momento.

Fino ad ora si era consapevoli che tale approccio all’azione era tipica dei mammiferi o comunque degli animali più complessi, invece ora quest’ultima ricerca riporta anche i pesci alle medesime capacità di animali molto diversi da loro.

In pratica, gli scienziati hanno intercettato con i loro studi che gli animali reagiscono in maniera diversa agli stimoli in base a come essi si combinano con l’importanza che gli animali attribuiscono agli stimoli stessi. Tale diversa importanza, che anche i pesci attribuiscono agli stimoli, determina risposte comportamentali diverse. Ad esempio, uno stesso stimolo può essere presentato in maniera prevedibile oppure non prevedibile e ciò comporta risposte differenti. Questo significa che anche i pesci rispondono secondo le loro emozioni, cioè in base a come si sentono in quel momento. Anche i pesci hanno una percezione mentale legata ad un singolo momento che li spinge ad agire in un modo piuttosto che un altro.

 

Un simile esperimento è importante anche per confermare precedenti ricerche e osservazioni sul mondo degli animali marini. Fino ad ora, anche altri studi avevano ipotizzati come le emozioni di base, quindi la soddisfazione, la paura, la serenità ed altre del genere, potessero appartenere pure ad animali dal cervello meno complesso di quello dei mammiferi. Ora si può affermare quindi che, se considerati anche i pesci nel grande mondo delle emozioni, tale capacità di sensazione appartiene ad un meccanismo evolutivo antichissimo, in quanto è presente anche in animali che si sono separati dai mammiferi in un’era che risale a centinaia di milioni di anni or sono.

D’ora in poi, osservando i pesci, si potrà cogliere il fatto che essi non parlano ma provano emozioni, al di là di mille parole o versi animali possibili.

 

 

L’alce bianco sopravviverà

Ferdinand, il raro alce bianco, sopravviverà. Non si tratta di un alce qualunque, prima cosa perché è bianco e quindi molto raro, in secundis perché è un alce che ha rischiato di essere abbattuto fino a qualche giorno fa. Ultimamente, l’alce bianco che vive nella regione centrale della Svezia, all’incirca nel territorio di Varmland, si era reso protagonista di diversi atteggiamenti aggressivi nei confronti delle persone che aveva intercettato lungo il suo peregrinare alla ricerca di cibo.

Da qui era scattata la possibilità di concedere l’autorizzazione ad abbattere l’alce, ad un cacciatore con specifica licenza. Dal 6 novembre però, recita un comunicato della polizia, non sono stati più segnalati rapporti o testimonianze di comportamenti aggressivi da parte dell’animale, per cui è stata revocata la licenza-ordine di abbattimento del raro esemplare.

Con questo clamore, l’alce bianco è diventato subito noto a tutti, soprattutto nella zona interessata dalla sua presenza, per questo gli animalisti lo hanno nominato Ferdinand. Il nome deriva da un personaggio protagonista prima di un libro, poi di un film Disney, che ogni Natale viene mandato in onda nelle tv svedesi, per un pubblico di bambini.

Dopo il primo ordine di uccidere l’animale comunque si era sollevata una serie di proteste popolari. La principale è stata quella guidata da Hans Nilsson, il sindaco di Eda, la cittadina più vicina con il territorio di presenza di Ferdinand. La petizione lanciata sui social, attraverso la radio ed altri media, in poco più di 48 ore ha ottenuto 14mila e 800 firme d’adesione, il numero opportuno per far cambiare idea alle autorità svedesi, le quali hanno revocato l’ordine di abbattimento.

Al momento, sarebbero circa 50 o 100 gli alci bianchi che vivono e si riproducono liberamente nel territorio di Varmland, grazie alle severe leggi svedesi per la tutela e la salvaguardia delle aree forestali. A Natale, Ferdinand non sarà solo in televisione ma continuerà a pascolare libero nel proprio habitat incontaminato.

 

 

I cavalli ci capiscono

Si è sempre saputo che i cavalli sono tra gli animali più intelligenti, ora possiamo affermare che quasi ci capiscono. In un articolo pubblicato su Animal Cognition, si afferma il fatto che i cavalli siano in grado di interpretare i segnali che manda il nostro corpo.

La possibilità di comunicare passa non solo attraverso la parola ma anche attraverso la prossemica, la postura, le posizioni che facciamo assumere al nostro corpo e che rispecchiano istintivamente il nostro stato d’animo. Secondo gli studi, i cavalli sarebbero in grado di leggere e reagire proprio davanti a questi fattori.

La ricerca ha evidenziato come i cavalli sarebbero in grado di avvicinarsi di più a coloro che mostrano atteggiamenti fisici rilassati e accomodanti, quasi sottomessi.

L’esperimento si è svolto coinvolgendo due volontarie, le quali hanno entrambe dato da mangiare a 30 cavalli, coprendosi in parte il volto per non dare segnali visivi fuorvianti e vestite quasi nello stesso modo. Poi le volontarie si sono posizionate davanti ai cavalli assumendo due posture nettamente differenti.

Una ha disteso le braccia e le gambe lungo la linea del busto, con ginocchia leggermente flesse, l’altra invece ha assunto una posizione dominante, con braccia staccate dal busto, petto in fuori e muscoli tesi. Quando i cavalli si sono trovati a decidere verso chi dirigersi, la maggior parte di loro ha scelto la persona volontaria con l’atteggiamento meno offensivo e combattivo ma anzi quasi remissivo.

La posizione minacciosa ha inibito i cavalli, essi potrebbero essere riusciti a leggere tale attitudine proprio osservando la postura del corpo. D’altra parte, osserva Leanne Proops co-autrice dello studio, dell’Università di Portsmouth, anche gli animali aumentano la loro tensione nel corpo e allargano gli arti quando si trovano in posizione di minaccia.

Si tratta indubbiamente di importanti passi avanti, sia dal punto di vista etnologico che psicologico, per poter indagare ulteriormente la comunicazione inter-specie. Quest’ ultima quindi, proprio tramite studi come questi, si rivela ancora ricca di scoperte da raggiungere e risultati sorprendenti da studiare. Al momento con i cavalli si fatto un passo in più, essi capiscono il nostro corpo.