lunedì, 2 Marzo 2026

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Notizie di attualità sul mondo degli animali, diritti e doveri per chi possiede un animale domestico, storie sugli amici a quattro zampe

Un sussidio annuo di novecento euro per i padroni di Fido

Croccantini, vaccinazioni, toelettatura, accessori: gli amici a quattro zampe hanno bisogno di cure adeguate che incidono inevitabilmente sul bilancio economico di una famiglia. E in tempi in cui la cinghia va stretta, per molti la strada più semplice è quella della separazione o, peggio, dell’abbandono.

Il Ministero della Sanità Zoofila, ha finalmente riconosciuto questi oneri a carico dei padroni di animali domestici, garantendo, a breve, un sussidio di novecento euro annui, volto a coprire le spese sostenute per gli amici pelosi, che dovranno necessariamente essere riconosciuti dalla FIC (Fédération Cynologique Internationale) o dalla FAC (Federation Animalesque Internationale).

Una spesa che andrebbe a bilanciare la somma versata dallo Stato per la gestione delle conseguenze dell’abbandono degli animali da compagnia, tra canili, accalappiacani e sterilizzazioni, che si aggira attorno ai tredici milioni di euro.

Un sussidio annuo di novecento euro per i padroni di Fido

Le famiglie con un nucleo di almeno due figli, potranno richiedere al proprio Comune di residenza, con i definiti requisiti di reddito, non superiore a € 20.766,33, il contributo a favore degli animali domestici. Affinchè la domanda venga accolta, oltre ai requisiti patrimoniali, il capofamiglia dovrà essere cittadino italiano, comunitario o in possesso di Carta di Soggiorno.

Documenti utili per la domanda, sono: un apposito modulo predisposto dal proprio Comune di residenza, la dichiarazione dei redditi, la copia del Libretto Sanitario dell’animale, delle foto in alta risoluzione che lo ritraggono in situazioni domestiche e in buone condizioni emotive e un campione delle feci e dell’urine dell’animale, che verranno tempestivamente utilizzate per fornire analisi dettagliate a testimonianza del fatto che sopravviverà almeno nell’anno solare successivo al momento in cui verrà ceduto l’assegno.

Arriva il pelfie, l’autoscatto degli animali domestici (FOTO)

L’evoluzione del selfie sembra ormai inarrestabile. Più passa il tempo e meno sembra scemare la tendenza all’autoscatto. Nata come fotografia di se stessi da soli o in compagnia, la selfie mania ha conosciuto un’espansione e una varietà di declinazioni davvero inimmaginabile.

Ultimamente su Instagram è sempre più diffuso un particolare hashtag che denota un originale tipo di selfie: il #pelfie, ovvero il pet-selfie. Cani, gatti, conigli e persino cavalli e criceti: tutti gli animali domestici sono diventati vittime inconsapevoli di questa nuova e diffusissima tendenza.

Ed ecco che cuccioli assonnati, musi buffi o arrabbiati, occhioni dolci o curiosi diventano i veri protagonisti degli scatti rubati dalla fotocamera di uno smartphone. Scatti che ricordano molto quelli dei padroni degli animali e che – come nel caso dei selfie umani – hanno invaso e ancora invadono le bacheche dei principali social network.

La tendenza del pelfie però non è del tutto fine a se stessa: essa infatti è stata utilizzata dal sito Buyagift per indire una competizione a suon di pet-selfie per una raccolta fondi da dare in beneficenza a Angels Animal Rescue e Wood Green, the Animals Charity, due associazioni benefiche che aiutano proprio gli animali. Il concorso – aperto dal 3 giugno e valido fino al 3 luglio – vedrà come protagoniste proprio le fotografie di qualsiasi animale da compagnia.

E così agli amanti degli animali e/o della fotografia – o forse sarebbe meglio dire dell’autoscatto – non resta altro da fare se non impugnare il proprio smartphone e cercare di scattare il pelfie più bello, per una giusta e nobile causa.

Non è vero e non ci credo: la sfortuna del gatto nero

Le superstizioni, si sa, sono dure a morire: fra queste la più difficile da estirpare è senz’altro quella relativa alla sfortuna del gatto nero. All’origine della falsa credenza secondo cui il passaggio di un gatto nero è indiscutibile presagio nefasto ci sarebbe più di una spiegazione. L’una risale al tempo in cui il principale mezzo di locomozione era la carrozza: lungo i percorsi poco illuminati, infatti, i gatti neri – proprio in virtù del loro colore scuro – risultavano poco visibili e spesso alcuni di loro, incrociando i cavalli al trotto, finivano per spaventarli sino a farli imbizzarrire, provocando così spiacevoli incidenti.

L’altra spiegazione è, invece, riconducibile all’epoca della pirateria: nel corso delle loro navigazioni, difatti, i pirati turchi solevano ospitare a bordo delle proprie navi (per assicurarsi che le loro stive non fossero infestate dai topi) dei gatti neri che, una volta attraccata l’ancora nei pressi della città da saccheggiare, erano liberi di circolare sulla terraferma, andando così a rappresentare, per quanti li incontrassero, l’infelice premonizione di un pericolo imminente. Un’aura di negatività, questa, che divenne ancora più marcata durante il Medioevo, quando cioè i fautori del Cristianesimo intrapresero l’impietosa opera di annientamento di qualsiasi culto pagano – tra cui religioni che, come quella di Iside, facevano del gatto un vero e proprio oggetto di venerazione.

Da quel momento fino al Settecento inoltrato i gatti neri, insieme a quanti si curavano di loro, furono vittime di un’autentica persecuzione che si tradusse in scomuniche papali ufficiali, prima, e poi in irrevocabili condanne al rogo, che colpirono tanto i poveri animali, quanto i loro padroni, in quanto presunti maghi e streghe. Fu solo con l’avvento dell’Illuminismo che si concluse questo ingiustificato massacro: dimostrato scientificamente il valore della pulizia – incarnato pienamente da ogni esemplare felino -, si capì allora che la proliferazione di malattie epidemiche come il tifo e la peste si doveva, piuttosto, all’incessante riproduzione dei topi, ulteriormente favorita dalla quasi totale estinzione dei loro atavici antagonisti.

A partire dall’Ottocento, dunque, il gatto venne reintrodotto nei salotti aristocratici e borghesi, e da quel momento in poi non ha più smesso di rappresentare uno degli animali domestici più amati, soprattutto dalle donne, che trascorrendo la maggior parte del tempo in casa, si sono venute a configurare quali loro più fidate compagne. E se qui da noi ci sono voluti secoli prima che la reputazione del gatto nero venisse riabilitata, altrettanto non è accaduto in altri ambiti culturali: nell’Europa del Nord, e in particolar modo in Inghilterra, l’apparizione di un gatto nero è da sempre considerata di buon auspicio, a tal punto da aver portato i marinai di un tempo a rifiutare il proprio incarico qualora non ve ne fosse stato almeno uno sulla nave su cui si sarebbero dovuti imbarcare.

Una credenza diametralmente opposta alla nostra, molto diffusa anche tra i pescatori giapponesi che sono tuttora fermamente convinti che i gatti a tinta unita – siano essi neri, bianchi o marroni – abbiano il potere di allontanare il maltempo e di proteggere le anime vaganti dei naufraghi. È proprio la relatività di simili superstizioni che dovrebbe, perciò, spingerci ad adottare un approccio decisamente più obiettivo nel rapportarci ad esse: e chissà se, un giorno, a farcela scampare bella non potrà essere – a dispetto di ogni diceria – un temibile gatto nero.

Peli di animali: come rimuoverli facilmente (FOTO)

credits photo: giardango.it

Ogni cambio di stagione è la stessa storia: balle di pelo che rotolano da una parte all’altra della casa senza che noi possiamo farci qualcosa. La quantità di pelo che Fido riesce a perdere è inimmaginabile, ma da dove lo prende?

Il problema si complica, poi, se in casa c’è qualche persona allergica o semplicemente intollerante. Inoltre non è molto bello vederli attaccati ad un vestito, magari elegante, appena ritirato dalla lavanderia.

Così siamo sempre alla ricerca del metodo perfetto per rimuoverli facilmente. Cardatori, spazzole acchiappa pelo, rotoli adesivi e aspirapolveri. Niente ci soddisfa mai completamente.

Come ogni cosa, il metodo più semplice è sempre quello più adatto e ignorato. Per rimuovere facilmente i peli del nostro fedele amico basta un guanto di gomma di quelli che solitamente si utilizzano per lavare i piatti.

credits photo: vanitypets.it
credits photo: vanitypets.it

Una passata veloce e i peli spariranno da vestiti, divani, sedili dell’automobile, lenzuola ed ogni superficie da ripulire. In questo modo potrete dire addio per sempre al ricordino che il nostro amato animale ci lascia addosso prima di uscire per una serata galante o una riunione in ufficio.

Per ripulire il guanto poi, basta immergerlo in una bacinella piena d’acqua. I peli inizieranno subito a galleggiare sulla superficie e potranno essere tolti con un pezzo di carta.