lunedì, 26 Febbraio 2024

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Notizie di attualità sul mondo degli animali, diritti e doveri per chi possiede un animale domestico, storie sugli amici a quattro zampe

Il Tirolo meridionale è pet friendly

Tra le varie regioni del Tirolo del Sud, è Ferienland Kufstein quella più pet friendly; subito a seguire c’è quella di Wipptal: entrambe sono infatti dotate di strutture cinofle per accogliere quanti non ammettano di separarsi d’estate dai propri amici a quattro zampe. Qui, al posto delle stelle – o meglio, insieme alle stelle – è possibile assegnare dei riconoscimenti agli alberghi anche con le “impronte”: più ce ne sono, meglio sarà tanto per i padroni quanto per i cani. Fra tutti il più attrezzato è senz’altro il Fiana a Ischgl nella valle di Paznaun, ormai tra le strutture ricettive leader del campo, dove i cani e i loro padroni saranno a diretto contatto con la Natura, tra i laghetti e i corsi d’acqua del massiccio del Silvretta.

In alcuni appartamenti nella soleggiata regione di Alpbachtal Seenland è addirittura possibile portare fino a quattro cani per ospite: nei giardini recintati i cani sono liberi di scorrazzare senza problemi e i proprietari degli appartamenti fanno di buon grado da dog sitter se dovesse essercene la necessità. In altre zone, come per esempio a Seefeld, esistono pensioni per cani in cui il soggiorno è collettivo: ci sono, in genere, il gruppo per gli esemplari di piccola-media stazza e quello per quelli di stazza medio-grande, gestiti a ogni modo da istruttori cinofili altamente qualificati.

Per cani e padroni che amano le escursioni è stato fatto sì che gli amici a quattro zampe possano attraversare il nuovo ponte sospeso a 200 metri d’altezza e di 86 metri di lunghezza nella Ötztal: dal momento che è risaputo che i cani hanno paura di passeggiare sulle grate di metallo, qui è stata realizzata una striscia di 35 centimetri che faccia da passatoia apposita. Ma non soltanto nel Tirolo si può andare in vacanza col proprio fedele compagno: anche altre zone dell’Austria sono pet friendly e sono tutte elencate all’interno di un sito specifico che offre tutte le informazioni, i nomi di alberghi, pensioni, appartamenti, e le segnalazioni di eventi a tema.

Le peculiarità animali si devono alla sindrome da addomesticamento

Si tratta di un mistero rimasto irrisolto per più di 140 anni, fino a quando Darwin non notò qualcosa di particolare riguardo agli animali domestici. Adesso, però, gli scienziati sembrano essere giunti alla conclusione che esiste un motivo per cui i nostri amici a quattro zampe tendono ad avere determinate caratteristiche come le orecchie penzoloni, le macchie o il pelo bianco, o espressioni più giovanili con mascelle più piccole. Alcuni studiosi di genetica pensano, infatti, che un gruppo di cellule staminali embrionali detto cresta neurale colleghi tutti questi tratti così usuali in alcune razze di cani e gatti.

Benché la teoria proposta dagli esperti non sia ancora stata dimostrata, la prima ipotesi è che la connessione tra tutte le varie componenti sia la cosiddetta sindrome da addomesticamento, che può riferirsi non solo a cani, gatti, conigli, volpi, maiali e pecore, ma anche a pesci e uccelli – secondo quanto riportato nella rivista scientifica Genetics. “Quando Darwin fece le sue osservazioni, la scienza della genetica non era che ai primordi. Così, la questione della sindrome da addomesticamento è rimasta cruciale in quest’ambito. È davvero straordinario, dunque, aver realizzato che l’ipotesi della cresta neurale leghi insieme questo miscuglio di tratti” afferma Adam Wilkins, della Humboldt University di Berlino, tra gli autori dell’articolo.

Le cellule della cresta neurale si formano vicino al midollo spinale in sviluppo degli embrioni vertebrati: non appena l’embrione matura, queste cellule migrano verso diverse parti del corpo e danno vita a tipi di tessuto differenti. Questi tessuti includono cellule pigmentate e parti del cranio, della mascella, dei denti e delle orecchie, ma anche delle ghiandole surrenali, che costituiscono il centro principale del riflesso “attacco-o-fuga”. Le cellule della cresta neurale influenzano indirettamente anche lo sviluppo del cervello. Secondo l’ipotesi proposta dal Dottor Wilkins e dagli scienziati delle università di Vienna e di Harvard, i mammiferi domestici possono mostrare uno sviluppo ridotto della cresta neurale rispetto a quello dei loro lontani avi. “Quando l’uomo ha cominciato ad addomesticare questi animali – spiega Wilkins – deve averlo fatto selezionando inavvertitamente quelli dai deficit più lievi al livello di cresta neurale, portando così a una minore o più lenta maturazione delle ghiandole surrenali. In tal modo, questi animali risultavano i meno temibili.”

Tra gli altri effetti che produce, il deficit relativo alla cresta neurale può provocare macchie bianche sulla pelle o sul pelo, orecchie penzoloni, anomalie dentali, variazioni nello sviluppo mandibolare, tutti sintomi osservati nella sindrome da addomesticamento. Gli esperti suggeriscono, inoltre, che le ridotte dimensioni del prosencefalo nella maggioranza degli animali domestici possono attribuirsi a un effetto indiretto prodotto da variazioni della cresta neurale, dal momento che i segnali chimici inviati da questo tipo di cellule sono indispensabili per uno sviluppo cerebrale appropriato. Questa ipotesi della cresta neurale potrebbe, allora, non essere affatto errata: molti sono gli scienziati che si stanno affrettando a effettuare mappature di geni alterati a causa dell’addomesticamento, sia nel ratto, che nella volpe e nel cane. Stando alle ipotesi formulate, alcuni di questi geni influenzeranno la futura biologia delle cellule della cresta neurale .

7 differenze tra chi ha un cane e chi ama i cani (FOTO)

Più della metà delle famiglie italiane possiede un animale domestico, tra questi la maggioranza è rappresentata cani. Di piccola o grande taglia, a pelo lungo o corto; qualunque razza essi siano, sono sempre adorabili.
Ma c’è una netta differenza tra avere un cane, ed essere amanti dei cani. Molti si comportano come dei veri e propri genitori nei confronti dei loro amici a quattro zampe. Per esempio: a chi non è mai capitato di guardare un film sul lettone, con accanto il proprio cucciolo, e addormentarsi insieme? Per tutti coloro che hanno dei cani, questa, è la prassi, perché lì si considera come dei figli. Cosa che non accade, invece, se si è semplicemente amanti dei cani, perché siamo sinceri, dover dormire con il proprio cane è sì piacevole, ma molto meno comodo di quanto si possa immaginare. Questa, però, è solo una delle tante differenze che ci sono tra chi possiede un cane e chi li ama. Proprio queste sono le differenze che ha voluto illustrare Kelly Angel, aiutandosi con delle simpatiche vignette.

E voi, a quale categoria sentite di appartenere?
Una cosa è certa, qualunque abitudine abbiate con i vostri cani, loro sono sempre in grado di portare infinito amore e tanta gioia nella nostra vita, in ogni caso.

[credits photo: boredpanda.com]

Razze celebri per 10 anni grazie al cinema

Dal Collie al Pastore tedesco, passando per il Labrador Retriever, fino al Dalmata: quante sono le razze canine che col successo di film o serie tv hanno influenzato notevolmente le richieste presso i rispettivi allevamenti? Grazie a un recente studio, è emerso che la celebrità di una determinata razza apparsa in pellicola può durare fino a ben 10 anni dopo: a scoprirlo, gli studiosi dell’Università di Bristol, della City University di New York e della Western Carolina University, i cui risultati sono consultabili sulla rivista Plos One.

Mettendo a confronto i dati dell’American Kennel Club, in cui è incluso il più grande registro di cani al mondo (più di 65 milioni di esemplari), con un totale di 87 film i cui protagonisti sono degli amici a quattro zampe, i ricercatori hanno notato che le pellicole spesso vanno di pari passo con un aumento della celebrità delle razze, risultata proporzionale al numero di spettatori presente al cinema nel primo weekend di lancio del film: un effetto che può durare fino a 10 anni, andando a determinare la scelta di un cucciolo anche parecchi anni dopo la visione del lungometraggio.

È stato calcolato che per i 10 film che hanno più spopolato sono stati venduti 800.000 cani in più nell’arco della decade successiva all’uscita di ciascuna pellicola: non sembra un caso se nei due anni dopo l’uscita di “Torna a casa Lassie” (1943) le adozioni di Collie hanno registrato un aumento del 40%, né lo è quello di “Geremia cane e spia” (1959), con cui le adozioni dell’Old English Sheepdog – noto anche come Bobtail – sono cresciute del 100%. Nel corso della ricerca, gli studiosi hanno inoltre notato che il cinema ha progressivamente accordato la sua preferenza agli amici a quattro zampe per conquistare pubblico: fino agli anni Quaranta non veniva realizzato che un film all’anno con protagonisti cani, mentre dal 2005 si è registrata una media di 7 pellicole all’anno.