giovedì, 29 Gennaio 2026

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Coronavirus: cos’è e come individuarlo

Il coronavirus è un nuovo ceppo virale che si è diffuso dalla Cina.

Sono state rilevate oltre 300 casi di infezioni che per ora hanno causato, per fortuna, solo sei morti.

Si tratta di una forma di polmonite molto aggressiva.

Cos’è il coronavirus?

Appartiene alla famiglia Coronaviridae, si chiama “corona” perché la parte infettiva al microscopio appare come un globulo contornato di punte.

Queste punte si attaccano alle cellule dell’organismo che desiderano infettare. Si legano alle cellule e rilasciano il loro codice genetico modificando il comportamento della cellula, e innescando di solito una risposta immunitaria da pare dell’organismo infettato.

Quindi per farla breve arriva la febbre.

Questo virus è molto diffuso tra i volatili, infettano il loro apparato respiratorio e gastrointestinale, causando sintomi di vario tipo.

Quali sono i sintomi da contagio del coronavirus?

La maggior parte dei ceppi non porta a sintomi particolarmente gravi, un raffreddore al massimo.

In altri casi il virus può scatenare sintomi gravi e parliamo di persone che hanno problemi di sistema immunitario. Il virus si evolve in bronchiti o a polmoniti difficili da trattare.

La SARS è una conseguenza: un’infezione diffusa sia nel tratto superiore sia in quello inferiore del sistema respiratorio.

La MERS è sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus molto simile all’attuale ceppo proveniente dalla Cina.

Da dove arriva il nuovo coronavirus?

Da Wuhan la più grande città della Cina centrale.

Si sono registrati un certo numero di casi di polmonite con cause ignote, sembra però esserci un legame con un mercato all’ingrosso di frutti di mare e altri animali marini vivi.

In tempi brevi si potrebbe già formulare un vaccino. Al momento l’obiettivo è cercare di contenerlo il più possibile, evitando che si diffonda globalmente.

Come si contrae il coronavirus?

Viene trasmesso da persona a persona, solitamente in seguito a contatti stretti, come si possono avere con parenti e amici, oppure negli ambienti di lavoro o in luoghi molto affollati.

Si può prevenire?

Sì. Occorre lavarsi spesso le mani, starnutire i tossire in un fazzoletto, evitare alimenti come frutta o verdura non lavate, bevande non imbottigliate.

Allerta epatite A per frutti di bosco congelati

Sale a quota 1.100 il numero delle persone colpite dall’epidemia che da 14 mesi sta dilagando in tutta Italia e su cui è calato il silenzio. Secondo l’ultima relazione del Ministero della salute, ogni due giorni cinque persone vengono ricoverate in ospedale per epatite A, causata dall’ingestione di alimenti contenenti frutti di bosco surgelati o congelati. Le persone colpite dal gennaio 2013 alla fine di febbraio 2014 sono state 1.463. Il maggior numero di casi è stato registrato in Lombardia, seguita da Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Sicilia. L’epidemia è stata classificata recentemente come “internazionale”, poiché ha coinvolto non l’Italia, ma anche Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia dove si sono registrati 71 casi, oltre a Irlanda e Francia con altre 16 persone colpite.

A causa della cattiva informazione e della gestione disastrosa e poco efficiente da parte del Ministero della salute, la stragrande maggioranza delle persone continua a mangiare frutti di bosco (more, ribes rosso, mirtillo e lamponi) presenti nelle torte, nei pasticcini e nei gelati, ignara del rischio di ammalarsi. Al momento sono stati identificati 15 lotti di frutti di bosco contaminati e ritirati dal mercato. L’origine dell’epidemia è ancora un mistero, nonostante le ricerche e le analisi effettuate dal Ministero della salute. Secondi gli esperti la contaminazione è stata originata da un singolo ingrediente ed è avvenuta all’interno di un gruppo di produttori di una stessa area geografica.

Secondo il Ministero a partire da novembre 2013 c’è stata una diminuzione dei casi di contaminazione. La flessione va però considerata con cautela, poiché “il numero di casi negli ultimi mesi è comunque superiore a quello rilevato nello stesso periodo dei due anni precedenti”. Inoltre “sono tutt’ora in corso le valutazioni relative ai primi mesi del 2014, che necessitano un attento monitoraggio, considerato il lungo periodo di incubazione della malattia.”

Come devono agire i consumatori? Il Ministero della salute si è espresso in merito dichiarando attraverso un comunicato ufficiale di “non escludere l’eventualità che altri mix di frutti di bosco surgelati/congelati contaminati, diversi da quelli oggetto di allerta possano essere presenti sul mercato. Per questo le autorità raccomandano di consumare i frutti di bosco congelati/surgelati solo cotti, facendoli bollire (portandoli a 100°C) per almeno 2 minuti, non impiegare i frutti di bosco crudi per guarnire i piatti (ad esempio la superficie di una crostata, semifreddi, yogurt ecc., lavare accuratamente i contenitori e gli utensili usati per maneggiare i frutti di bosco scongelati.”

Prezzi proibitivi sui cibi sani

Il rincaro dei prezzi dei prodotti alimentari mette in difficoltà ben un terzo dell’intera popolazione inglese, che non può permettersi di acquistare cibi sani: è quanto si apprende da un sondaggio effettuato dalla British Heart Foundation, organizzazione benefica britannica che, al termine della sua indagine, ha rivelato che quasi la metà dei partecipanti (il 42%) manifesterebbe il desiderio di condurre una dieta salutare, un desiderio che però non può soddisfare perché comporterebbe spese eccessive. Il sondaggio della British Heart Foundation rivela, inoltre, che al momento dell’intervista un consumatore su quattro non aveva acquistato frutta o verdura fresca nell’ultima settimana.

Nell’arco degli ultimi cinque anni, l’aumento dei prezzi sui generi alimentari ha visto gli scontrini dei supermarket farsi più salati al doppio della velocità persino rispetto agli affitti, determinando un fenomeno sconcertante: quasi il 40% delle persone ha ammesso di aver sacrificato la propria salute pur di fare la spesa in economia. E un recente resoconto della Trussel Trust, ente che supervisiona i banchi alimentari, mostra uno scioccante aumento del 163% tra costo della vita, basso salario e problemi di welfare rispetto all’anno scorso: “Mangiar sano con un budget limitato è una vera e propria sfida, di questi tempi – afferma Victoria Taylor, dietologa della British Heart Foundation – soprattutto a fronte dei prezzi proibitivi sui cibi sani che aumentano di settimana in settimana e vanificano qualsiasi intenzione, anche vaga, di condurre una dieta salutare“.

Non sorprende, allora, che emerga un dato allarmante: sono quasi un milione gli inglesi che ricorrono ai banchi alimentari per procurarsi da mangiare a sufficienza, visti i ritardi o i cambiamenti inerenti ai sussidi. Al governo britannico, che è stato accusato di aver violato il diritto umano all’alimentazione, è stato intimato di mettere a punto un piano apposito sui diritti alimentari, nonché di bloccare i tagli sui sussidi: organizzazioni come la End Hunger Fast, l’Oxfam, la Trade Union Congress e la Disability Rights UK hanno in tal modo sollecitato un’azione immediata per ovviare a uno stato di cose intollerabile, in cui ai cittadini viene negato il diritto fondamentale ad alimentarsi in maniera adeguata. Esperti in fatto di sanità pubblica hanno già riscontrato un’impennata dei casi di malnutrizione in Inghilterra, aumentati del 74% rispetto al 2008-2009.

Ma la mala gestione della cosa pubblica con risvolti negativi sull’alimentazione dei cittadini non è, naturalmente, prerogativa esclusiva dei soli inglesi: stando ai dati della Coldiretti, infatti, un italiano su quattro si è visto costretto a rinunciare a cibi tipici pasquali, per poi acquistarli in saldi nei giorni subito successivi. Una scelta riconducibile alla sempre più comune tendenza da parte degli italiani a ridurre gli sprechi in cucina proprio per attutire gli effetti della crisi, combattuta anche col ripristino del cosiddetto “sospeso”: dal caffè al pane, alla pasta, alle uova e alla salsa di pomodoro, in Italia è ormai ritornata in voga l’usanza di comprare o consumare un prodotto e lasciarne un altro pagato per chi non può permetterselo. Perché facendo rete si può anche stendere la tovaglia a tavola.

Allarme epidemia di virus Ebola in Guinea

L’epidemia di ebola che sta colpendo l’Africa, la Guinea in particolare, sta spaventando tutto il mondo, poichè il virus è particolarmente pericoloso per l’uomo, con un tasso di mortalità piuttosto elevato (dal 25 al 90% dei casi), secondo il Global Alert and Response (GAR) del World Health Organization.

La prima epidemia nel 1976 scoppiò nella valle dell’Ebola, da qui il nome, nella Repubblica Democratica del Congo, in un ospedale di suore olandesi. La malattia, causata dal virus estremamente aggressivo che appartiene alla famiglia dei Filoviridae, si manifesta con una febbre emorragica e con sintomi di febbre, vomito, diarrea, dolori diffusi agli arti, a volte numerosi problemi al sistema nervoso centrale e malessere, eruzioni cutanee, con alcuni casi di emorragie anche interne ed esterne. Data la sua pericolosità il virus dell’ebola è classificato come agente di bioterrorismo di categoria A e viene considerato una potenziale arma biologica.

virus ebola

Il virus è molto infettivo e virulento, e quindi se colpisce una o due persone in un villaggio, si diffonde con estrema rapidità e “consuma” le persone che colpisce. Il serbatoio naturale del virus sono molto probabilmente grossi chirotteri, come i pipistrelli, che abitano le foreste tropicali. Per arrivare all’uomo il virus potrebbe passare dalle volpi volanti alle scimmie, o altri animali, e infine all’uomo che mangiando la carne di questi animali può essere rapidamente contagiato.

Purtroppo, non esistono cure o vaccini. Sono sotto studio metodi estremamente avanzati, come la cosiddetta tecnologia antisenso, ma non si hanno ancora risultati clinici.

Pur essendo mortale non è riuscito a diffondersi al di fuori dei villaggi in cui scoppiava l’epidemia, e veniva fermato solo dal fatto che colpiva regioni remote e isolate, dove spesso uccideva la maggior parte della popolazione. L’arrivo in città popolose e con rapidi collegamenti con l’esterno potrebbe essere molto preoccupante, visto che le condizioni di una grande città sono ideali per la trasmissione di un virus così aggressivo.

I primi esperti partiti da Atlanta sono già arrivati in Guinea, luogo da cui è partito il contagio. Si tratta di medici e personale del Centers for Disease Control and Prevention, che vuole ora verificare sul posto la reale gravità dell’epidemia e soprattutto cercare di fermarla. Di fronte alla diffusione dei casi anche al di fuori dei confini dello stato africano, infatti, alcuni paesi hanno deciso di chiudere le frontiere e rafforzare i controlli sanitari, come ad esempio in Senegal.

Massima allerta anche all’aeroporto di Casablanca, in Marocco, in Arabia Saudita, che ha sospeso la concessione di visti ai pellegrini in arrivo dalla paese africano del contagio per visitare la Mecca, anche se l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non ha ancora posto il divieto di scambio tra i paesi.

Le vittime ufficiali dell’epidemia sono 78 e 122 i pazienti sospetti. Medici senza Frontiere parla senza mezzi termini di “epidemia senza precedenti“. “Ci troviamo di fronte a un’epidemia di dimensioni mai viste in relazione alla distribuzione dei casi sul territorio con molte città colpite nel Sud e casi nella Capitale” ha spiegato Mariano Lugli, coordinatore locale dell’organizzazione.

Non si tratta della prima volta che si verifica un focolaio di virus dell’ebola, ma in passato le epidemie erano più circoscritte a livello territoriale. Anche il tipo di virus individuato non facilita gli interventi: infatti, secondo il governo della Guinea si tratta del “tipo Zaire“, la forma più aggressiva e mortale delle cinque varianti della famiglia di filovirus, che provocano l’ebola. Si trasmette per contatto diretto con il sangue, i liquidi biologici e i tessuti infettati, sia di uomini che di animali, vivi o morti, dunque le possibilità di contagio sono elevatissime.

Finora questo patogeno era limitato a pochi villaggi perduti nella foreste tropicali di Costa d’Avorio, Congo, Guinea e Sudan, in cui l’epidemia si spegneva in pochi giorni. L’arrivo del virus nella capitale della Guinea, Conakry, che conta più di un milione di abitanti, preoccupa molto. A Conakry ci sono 13 casi, a cui si aggiungono una decina di casi nella vicina Liberia.

Un medico che lavora con Medici Senza Frontiere, Naoufel Dridi, ha parlato delle scene orribili a cui ha assistito, descrivendo le sofferenze dei pazienti colpiti dal virus tropicale e raccontando le difficoltà che devono affrontare gli operatori umanitari nel tentativo di curare chi soffre. Gli specialisti sanitari lavorano in un reparto di isolamento per i pazienti presso l’impianto di Medici Senza Frontiere in Guekedou, Guinea meridionale. Inoltre, il personale di MSF è stato dotato di indumenti protettivi da indossare per aiutare a prevenire la diffusione della malattia.

Possiamo aiutare qualcuno facendogli bere un succo di frutta o un bicchiere di acqua fredda, perché si sa che le possibilità di sopravvivenza sono poche, e quindi meno di un’ora più tardi il paziente è già morto“. Queste le parole di Dridi rilasciate al Daily Telegraph.

Per i medici e le famiglie di coloro che sono stati colpiti è molto difficile tenere la situazione sotto controllo. “Sanno che siamo in grado di trattare solo i sintomi, non il virus. Se quella persona sopravvive è solo perchè il corpo reagisce bene e combatte la malattia“, ha affermato Dridi.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha minimizzato la portata del focolaio dicendo che precedentemente erano state colpite un numero di persone più grande nella Repubblica Democratica del Congo e Uganda.

Un altro esperto, il dottor Jochum, ha aggiunto che questo focolaio è un evento eccezionale a causa degli alti tassi di mortalità dei casi individuati e quindi dovrebbe essere preso molto sul serio. “Un focolaio di Ebola ci potrebbe portare ad un disastro umanitario“, ha detto.

Il virus ebola è stato fonte di idee e soggetti per film e opere di narrativa di vario genere, dovuto al mistero che gira intorno alla malattia, così virale e contagiosa, con un alto tasso di mortalità fra i soggetti colpiti. Si spera si possa trovare al più presto una soluzione efficace per combattere questa terribile lotta contro questo virus mortale.