giovedì, 21 Maggio 2026

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Lupini e diabete, un legume alleato

Lupini e diabete

Lupini e diabete, hanno un legame particolare? Ebbene sì.

Questo antico legume, il lupinus albus o luteus (il primo è bianco, il secondo è giallo) che veniva coltiva da remote popolazioni, gli egizi per esempio, in gran parte del Mediterraneo, è proprio un buon rimedio contro il diabetel

Vi sarà capitato di vederli nelle fiere, nelle bancarelle o in qualche bottega, li conoscete?

Ebbene se lo incontrare rivalutatelo, vi spieghiamo perché.

Lupini e diabete: i valori nutrizionali

Cosa contengono i lupini?

  • Acqua 10%
  • Proteine 40%
  • Carboidrati 38%
  • Grassi 6% omega 6 e 9
  • Fibre 6%
  • Vitamine del gruppo B e in particolare di vitamina B1 (Tiamina), B2 (Riboflavina), B3 (Niacina) e B9 (Acido folico).
  • Sali minerali, potassio, calcio e magnesio, e oligoelementi quali ferro, zinco, boro e rame.
  • Alcaloidi: lupotossina, lupanina e oscilupanina.
  • Flavonoidi, acidi organici, resine e lupeolo

Lupini e diabete: la ricerca

Uno studio particolare è stato condotto in Italia dall’Università degli Studi di Milano, coordinati dal prof. Marcello Duranti (Presidente del Congresso e docente del Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente dell’Ateneo lombardo). Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases”.

I risultati hanno mostrato come i lupini favoriscano un’azione ipoglicemizzante della gamma-conglutina, una particolare proteina contenuta nei lupini. In pratica se si mangia un po’ di questo legume tutti i giorni, la glicemia si abbassa notevolmente.

Il dottor Marcello Duranti ha condotto la ricerca su dei ratti resi iperglicemici e poi alimentati per tre settimane con derivati dei lupini, si è riscontrato che la glicemia diminuiva notevolmente.

I lupini devono essere consumati previa cottura poiché contengono sostanze amare tossiche. Se si è già in cura per il diabete e si usa l’insulina, prima d’integrare i lupini nella dieta chiedere il parere del medico.

Come ridurre i fastidiosi dolori del ciclo mestruale

dolori mestruali
dolori mestruali

Per una donna che ha raggiunto la pubertà, le mestruazioni sono una parte normale della vita. Purtroppo, durante il periodo mestruale, sono molte le donne hanno a che fare con i cosidetti dolori mestruali , fastidi che riguardano soprattutto la zona addominale del corpo. Vediamo insieme alcuni suggerimenti pratici per combattere
in modo “casalingo” i fastidi legati al ciclo mestruale.

-Perridurre i dolori mestruali, si possono fare degli impacchi di acqua calda da posizionare poi sul ventre. Questi impacchi contribuiscono efficacemente a combattere i crampi addominali e agiscono rilassando i muscoli contratti dell’utero.
-Un’altro rimedio contro i dolori del ciclo mestruale consiste nel massaggiare la zona addominale con un po di olio tiepido, avendo cura di eseguire movimenti circolari con entrambi le mani. Il massaggio può essere eseguito sia stando in piedi che da seduti o da sdraiati.
-Un ulteriore suggerimento consiste nell’adoperare l’aceto di mele per diminuire i crampi e l’irritabilità legata al ciclo. Aggiungere due cucchiai di aceto di mele non filtrato all’interno di un bicchiere di acqua e bere il composto
almeno due volte al giorno, per tutta la durata del periodo mestruale.
-Ovviamente si consiglia di mangiare cibi sani durante il periodo mestruale. In modo particolare, come è possibile leggere nel nostro precedente articolo qui , prediligere l’assunzione di alimenti ricchi di vitamina c in modo da alleviare i dolori e da rafforzare i vasi sanguigni. Largo spazio dunque al consumo di peperoni, verdura a foglia verde, pomodori e arance,
-Suggeriamo anche di bere dagli otto ai dieci bicchieri di acqua al giorno. Infatti, bere i liquidi durante il periodo mestruale è importantissimo perché aiuta i fluidi a correre rapidamente attraverso il corpo, riducendo il gonfiore addominale e i crampi allo stomaco.
-Infine consigliamo di utilizzare la curcuma come rimedio per alleviare i crampi mestruali. Aggiungere un cucchiaino di curcuma in un bicchiere di latte caldo e bere due volte al giorno per un paio di giorni.

Tanoressia, quando il sole diventa un’ossessione

vivodibenessere.it

In quest’estate fredda e piovosa il sole sembra davvero un lontano miraggio. E appena si fa largo qualche raggio fra le nuvole parte la corsa a sdraio e materassini per cercare di abbronzarsi quel tanto che basta per non tornare in città con lo stesso pallore invernale.

Ci sono individui però che l’abbronzatura non la pretendono perfetta, di più. Questa “pretesa” ha un nome scientifico ed è una vera e propria malattia. Si tratta della tanoressia, ossia la dipendenza patologica dai raggi solari.

Sintomi

I soggetti affetti da questo disturbo presentano una tendenza ossessivo-compulsiva che li porta a non accontentarsi mai dell’abbronzatura che hanno raggiunto. Si vedono sempre troppo pallidi e cadaverici anche quando hanno una carnagione abbondantemente colorita.

La ricerca ossessiva del sole porta i soggetti affetti da questa malattia ad esporsi senza ritegno e senza controllo ai raggi solari. Nessuna protezione e nessun limite. Le conseguenze non sono certo positive: un’esposizione incontrollata ai raggi solari può causare la comparsa di malattie dermatologiche o addirittura del tumore alla pelle.

Come gli anoressici, anche i tanoressici, se posti davanti ad uno specchio, non sono in grado di riconoscere la loro condizione e si sentono costantemente giudicati dalla società. La loro ricerca continua e ossessiva del sole è data proprio dalla mancata accettazione del proprio fisico e da un senso di malessere e disagio. Questa forte insicurezza e la necessità di ricevere attenzioni e conferme dagli altri sono la base di questa patologia.

Cause

Ma le cause – anche se ancora non chiaramente definite – sono anche altre: gli scienziati hanno infatti individuato come principali responsabili dell’insorgere della tanoressia la carenza di serotonina e dopamina. Questi due mediatori chimici sono coloro i quali generano negli individui un senso di benessere e soddisfazione: due elementi che nei soggetti tanoressici mancano completamente. I ricercatori hanno inoltre riscontrato come in generale nei disturbi ossessivo-compulsivi vi sia nel cervello un’alterazione nel rilascio di questi neurotrasmettitori.

Cure

Per la tanoressia esistono due tipi di cure: i farmaci o la psicoterapia. L’utilizzo di farmaci antidepressivi e serotoninergici può essere un valido aiuto per sconfiggere questa patologia. Ma molto meno invadente e sicuramente altrettanto efficace è un trattamente psicoterapeutico: il soggetto tanoressico infatti, grazie all’aiuto dello psicoterapeuta, viene aiutato a superare il suo disturbo attraverso la presa di coscienza dei motivi – spesso inconsci – che potrebbero stare alla base del problema.

Cioccolato: sarà più buono e più salutare

Credit: cucinare.meglio.it

Dite pure addio a tutti quei sensi di colpa che vi attanagliano non appena pensate semplicemente di mangiarvi un quadretto di cioccolato. Ditegli addio, e rinchiudeteli nel ripostiglio della vostra memoria, perché sta per conquistare le nostre tavole un cioccolato più gustoso, ma anche molto più salutare di quello che abbiamo mangiato fin’ora.

La differenza sostanziale sta in alcune modifiche che determinano il processo di lavorazione del cacao, tese a conservare molte delle sostanze antiossidanti che vengono perdute con la lavorazione tradizionale. La (piacevole e gustosa) rivoluzione arriva dall’Università del Ghana, che sono riusciti ad ottenere dei semi di cacao ‘potenziati’ che sono, poi, stati presentati al convegno della Società Americana di Chimica a Denver, in Colorado, riscuotendo un grande successo.

Ciò che rende unici questi semi è l’elevato contenuto di polifenoli, cioè sostanze antiossidanti preziose per la salute, che vengono prodotti durante la lavorazione del cacao. Infatti, per trattenere la maggiore quantità possibile di antiossidanti nei semi, i ricercatori dell’Università del Ghana hanno appurato che conservando per alcuni giorni i frutti appena raccolti si fa in modo che la polpa abbia tutto il tempo per rilasciare sostanze che modificano la composizione biochimica dei semi.
“Questa tecnica di precondizionamento della polpa ha aiutato la successiva fase di fermentazione, potenziando la capacità antiossidativa dei semi e il loro gusto” – spiega il coordinatore dello studio Emmanuel Ohene Afoakwa.
Il secondo passaggio principale di questo cambiamento di produzione avviene nella tostatura del seme, più lenta e dolce di quella precedente, condotta a poco più di 110 gradi per 45 minuti.

I ricercatori sono convinti che la tecnica si possa ancora perfezionare per aumentare ulteriormente il potere antiossidante del ‘cibo degli dei’. L’unica cosa che mi viene da dire è “non ci resta che sperare”, chissà, magari riescono anche ad inventare un cioccolato che non fa ingrassare.