Alzheimer i 5 segnali da non sottovalutare: problemi di memoria, difficoltà nelle attività quotidiane, disorientamento, linguaggio e cambiamenti di comportamento.
Alzheimer i 5 segnali da non sottovalutare
Una dimenticanza ogni tanto può capitare a tutti. Il nome di una persona che proprio non viene in mente, le chiavi lasciate chissà dove, una parola che sembra essere sparita dalla testa per qualche minuto. Con l’età, poi, può essere normale avere qualche piccolo rallentamento. Ma quando questi episodi diventano frequenti, progressivi e iniziano a interferire con la vita quotidiana, è il caso di fermarsi e capire cosa sta succedendo.
Il tema torna al centro dell’attenzione in occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, che si celebra il 21 settembre. Secondo i dati riportati da La Stampa sulla base delle stime dell’Istituto Superiore di Sanità, in Piemonte sono oltre 92 mila le persone con più di 65 anni che convivono con una forma di demenza. Circa 61 mila di loro avrebbero una diagnosi di Alzheimer.
Alzheimer, il primo segnale riguarda la memoria
Il segnale più conosciuto è naturalmente la perdita di memoria, ma non significa semplicemente dimenticare qualcosa.
A destare attenzione sono soprattutto le dimenticanze ripetute: non ricordare informazioni appena ricevute, fare più volte la stessa domanda nello spazio di poco tempo oppure avere bisogno sempre più spesso di appunti, promemoria e dell’aiuto degli altri per ricordare appuntamenti e attività.
L’Istituto Superiore di Sanità descrive infatti l’Alzheimer come una malattia che può iniziare in modo graduale e subdolo, con problemi di memoria che diventano progressivamente più importanti.
Difficoltà nelle attività di tutti i giorni
Un altro campanello d’allarme può essere rappresentato dalla difficoltà nel portare a termine attività abituali.
Preparare una ricetta conosciuta, pagare le bollette, organizzare una commissione o occuparsi di pratiche personali possono improvvisamente diventare operazioni complicate. Non si tratta quindi di una semplice distrazione, ma di una difficoltà nuova che prima non esisteva.
È proprio l’impatto sull’autonomia quotidiana uno degli elementi a cui prestare maggiore attenzione.
Disorientamento: anche i luoghi familiari possono diventare difficili
Tra i segnali indicati dagli specialisti c’è anche il disorientamento.
Una persona può iniziare a confondersi con le date, le stagioni o lo scorrere del tempo. In alcuni casi può arrivare a non riconoscere più una strada abituale o a perdersi in un luogo conosciuto.
Secondo l’ISS, con la progressione della malattia possono comparire difficoltà legate non soltanto alla memoria, ma anche all’orientamento nel tempo, nello spazio e rispetto alle persone.
Quando anche le parole diventano un problema
Un altro segnale riguarda il linguaggio. Può diventare più difficile trovare parole comuni, seguire una conversazione o mantenere il filo di un discorso.
Può capitare di utilizzare termini sbagliati o di interrompere continuamente una frase perché non si riesce a trovare la parola desiderata. Anche in questo caso conta soprattutto la frequenza e la progressione del problema.
Cambiamenti di umore e comportamento
Infine, attenzione ai cambiamenti persistenti nel comportamento. Ansia, irritabilità, modifiche nelle abitudini sociali o nella personalità possono accompagnare gli altri segnali.
Questo non significa che un cambiamento d’umore sia automaticamente collegato all’Alzheimer. Il punto è osservare se si tratta di qualcosa di nuovo, frequente e associato ad altre difficoltà cognitive.
Non tutte le dimenticanze sono Alzheimer
È la precisazione più importante. Dimenticare non significa avere l’Alzheimer. Gli specialisti del Koelliker sottolineano che con l’avanzare dell’età alcune funzioni cognitive possono rallentare normalmente. Il campanello d’allarme arriva soprattutto quando le difficoltà diventano progressive, frequenti e compromettono l’autonomia.
In questi casi è importante parlarne con il proprio medico e valutare un eventuale approfondimento. Una diagnosi non può essere fatta sulla base di un singolo sintomo o di una lista trovata online: serve una valutazione clinica.
In Piemonte, oltre ai casi di demenza, sono inoltre stimati più di 74 mila casi di Mild Cognitive Impairment (MCI), una condizione di lieve declino cognitivo che può, in alcuni casi, precedere una forma di demenza.
Riconoscere per tempo i cambiamenti non significa fare una diagnosi da soli: significa, semplicemente, non ignorare un problema che sta diventando parte della vita quotidiana.



