Meghan Markle fermata dalle guardie reali e nuove rivelazioni sul padre Thomas: dal deposito in Messico alla lettera del 2019, ecco cosa sappiamo sulle accuse e sulle indagini.

Meghan Markle fermata dalle guardie reali, la bufera sul padre non si ferma

Quando si parla di Meghan Markle, le vicende familiari finiscono spesso sotto i riflettori. Questa volta, però, non si tratta delle solite indiscrezioni sui rapporti con la famiglia reale britannica. Al centro della bufera ci sono Thomas Markle, il padre della duchessa del Sussex, accuse gravissime e interrogativi sulla gestione di una segnalazione arrivata alla polizia britannica nel 2019.

Due articoli pubblicati da ANSA e Vanity Fair hanno riportato l’attenzione su una vicenda delicata, che coinvolge presunti abusi sessuali su minori e materiale sospetto sequestrato in Messico. Attenzione, però: le accuse non equivalgono a una condanna e alcuni collegamenti devono ancora essere verificati.

Meghan Markle fermata dalle guardie reali: «Lascia fare a noi»

La frase attribuita all’agente, secondo quanto riportato dai media, sarebbe stata: «Lascia fare a noi, indagheremo». Non si tratterebbe, quindi, di un divieto formale imposto a Meghan, ma di una rassicurazione che potrebbe averla indotta a non esporsi pubblicamente.

Il problema riguarda soprattutto ciò che sarebbe accaduto dopo. La segnalazione non sarebbe stata trasmessa tempestivamente alle autorità investigative dei Paesi interessati. Ora si cerca di identificare l’agente coinvolto e di chiarire come siano state gestite le informazioni.

La vicenda mette sotto pressione la Metropolitan Police, mentre l’Independent Office for Police Conduct, l’organismo indipendente che vigila sull’operato della polizia in Inghilterra e Galles, sta esaminando il caso.

La lettera del 2019 e il presunto intervento delle guardie

Partiamo dalla prima rivelazione. Secondo quanto riportato dall’ANSA il primo novembre 2026, Meghan avrebbe voluto parlare pubblicamente delle accuse. Sarebbe stata dissuasa da un agente della squadra incaricata della protezione reale.

La vicenda ruota attorno a una lettera di sette pagine inviata alla polizia londinese nel gennaio 2019 da Roslyn Loveless, prima moglie di Thomas Markle, morta nel 2024. Nella missiva, la donna avrebbe formulato accuse gravissime nei confronti dell’ex marito, riferendo presunti abusi sessuali su minori.

La polizia britannica avrebbe ricevuto la segnalazione e l’avrebbe trasmessa agli uffici di Meghan e del principe Harry a Kensington Palace. Resta da chiarire perché le informazioni non sarebbero state inoltrate tempestivamente alle autorità investigative dei Paesi interessati.

Messico, materiale sospetto in un deposito: cosa è successo?

A rendere la storia ancora più inquietante è la notizia pubblicata da Vanity Fair, che riprende una ricostruzione del Daily Mail. Alcuni giornalisti britannici avrebbero trovato una ventina di scatoloni in un deposito a Rosarito, in Messico.

Secondo il racconto giornalistico, tra gli oggetti ci sarebbe stato materiale contenente immagini di abusi sessuali su minori, insieme a fotografie, negativi e altri effetti personali. Dopo la segnalazione, le autorità messicane avrebbero perquisito il deposito e sequestrato materiale per gli accertamenti.

Il dettaglio più delicato riguarda l’attribuzione del deposito a Thomas Markle. L’uomo, infatti, nega che fosse suo e respinge le accuse. Al momento, il collegamento tra lui e quanto rinvenuto deve essere verificato: il sequestro di materiale non dimostra automaticamente chi lo possedesse o chi ne fosse responsabile.

Anche nelle Filippine sarebbero emersi elementi sospetti

La vicenda messicana si inserisce in un quadro più ampio. Secondo precedenti ricostruzioni giornalistiche, anche Thomas Markle Jr., fratellastro di Meghan, avrebbe segnalato alle autorità la presenza di materiale sospetto tra gli effetti personali del padre nelle Filippine.

Le autorità locali avrebbero avviato verifiche, mentre Thomas Markle avrebbe negato ogni addebito, ipotizzando anche una possibile manomissione dei propri dispositivi. Le indagini dovranno stabilire che cosa sia stato effettivamente trovato e a chi possa essere attribuito.

Per ora, dunque, è essenziale non confondere le segnalazioni con responsabilità dimostrate.