Mark Ruffalo shock ai Golden Globe 2026: altro che smoking e paillettes: Protagonista assoluta? La politica. L’attore sul tappeto rosso si è presentato con una spilla dal messaggio apparentemente innocuo, “Be Good”, ma dal significato esplosivo.

Risultato: social in fiamme, talk show impazziti e una nuova polemica che divide pubblico e addetti ai lavori.

Mark Ruffalo shock: la spilla che dice tutto (senza dire niente)

Minimal, bianca e nera, quasi elegante nella sua semplicità. Eppure capace di scatenare un terremoto.

Perchè non è una spilla qualsiasi.

“Be Good” è infatti il simbolo di una protesta contro l’ICE e contro le politiche migratorie statunitensi, tornate al centro del dibattito dopo la morte di Renee Good, uccisa durante un’operazione federale.

Ruffalo non ha fatto nomi sul red carpet, ma il messaggio è arrivato forte e chiarissimo. E, come sempre, Hollywood ha capito al volo.

Ruffalo contro Trump: scintille sul tappeto rosso

Intervistato tra un flash e l’altro, l’attore non si è tirato indietro.

Ha parlato di paura, violenza istituzionale e responsabilità politica, parole al vetriolo dirette, neanche troppo velatamente, a Donald Trump e la sua linea dura sull’immigrazione.

Parole pesanti, dette col sorriso di chi sa benissimo di star accendendo una miccia. E infatti: boom mediatico immediato.

Hollywood si schiera (ma non tutta)

Ruffalo non era solo. Diverse star hanno sfoggiato la stessa spilla o messaggi affini, trasformando il red carpet in una sorta di manifestazione glamour.

Ma se da un lato c’è chi applaude il coraggio delle celebrità impegnate, dall’altro c’è chi storce il naso: “I premi non sono il posto giusto per la politica”, dicono i critici. Classico dibattito, nuova polemica.

Una cosa è certa: Mark Ruffalo Golden Globe 2026, spilla Be Good, Trump ICE proteste sono il tema caldo di cui tutti stanno parlando.

E lui, ancora una volta, dimostra di saper usare fama e visibilità come megafono. Che piaccia o no, Ruffalo ha vinto la sua personale statuetta: quella dell’attenzione globale.

E adesso la domanda è una sola: ai prossimi Oscar, chi avrà il coraggio di fare di più?