A Londra non si parla d’altro: il governo britannico starebbe seriamente valutando una mossa clamorosa, togliere Prince Andrew dalla linea di successione al trono.

Non un semplice gesto simbolico, ma un intervento legislativo vero e proprio, capace di riscrivere le regole della monarchia moderna.

L’ipotesi circola con insistenza nei corridoi del potere e trova terreno fertile in un’opinione pubblica ormai esasperata.

Prince Andrew: dallo scandalo Epstein alla crisi d’immagine

Il nome di Andrew è da anni legato alle ombre del caso Jeffrey Epstein, una vicenda che ha logorato profondamente la sua immagine pubblica.

Nonostante abbia sempre respinto le accuse, il danno reputazionale è stato devastante. Negli ultimi anni ha perso titoli, incarichi e visibilità ufficiale, ma un dettaglio è rimasto intatto: il suo posto nella successione.

Ed è proprio questo che ora rischia di cambiare.

Un problema politico, non solo reale

Secondo diversi sondaggi, una larga maggioranza dei cittadini britannici considera Andrew “indegno” di restare nella linea dinastica.

Un dato che pesa come un macigno sulle scelte del governo. Starmer si troverebbe così a gestire non solo una questione costituzionale delicata, ma anche un tema altamente simbolico: la credibilità stessa della monarchia nel XXI secolo.

Come funziona davvero l’esclusione

Attenzione però: non basta una decisione interna alla famiglia reale. Per rimuovere Andrew servirebbe una legge approvata dal Parlamento e, dettaglio spesso ignorato, il consenso degli altri Paesi del Commonwealth che riconoscono il sovrano britannico come capo di Stato. Un processo lungo, complesso e politicamente sensibile.

Una mossa più simbolica che concreta? Va detto che Andrew è attualmente molto lontano dal trono, quindi l’impatto pratico sarebbe minimo. Ma il valore simbolico sarebbe enorme: segnerebbe una linea netta tra passato e presente, tra privilegio dinastico e responsabilità pubblica.

Nel frattempo, tra indiscrezioni, pressioni politiche e sviluppi giudiziari ancora in corso, la sensazione è chiara: questa volta, per il “principe caduto”, potrebbe non esserci più ritorno.