Le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 devono ancora accendere la fiamma, ma Ghali ha già acceso tutto il resto.
Basta un post, poche frasi studiatissime e quel verso che suona come una stoccata: “È tutto un gran teatro”. Risultato? Social in tilt, politica sull’attenti e San Siro che, per una volta, trema prima ancora di aprire i cancelli.
Milano-Cortina 2026 non è ancora iniziata, ma la cerimonia di apertura è già un caso nazionale.
Altro che spirito olimpico, qui siamo allo spirito polemico.
Ghali e l’inno fantasma
Il nodo è succoso: Ghali non canterà l’Inno d’Italia alla cerimonia di apertura. Doveva farlo, poi no. Al suo posto una poesia sulla pace.
Bellissimo, poetico, universale. Peccato che, secondo il rapper, l’arabo, lingua identitaria, non un vezzo , sia stato fatto gentilmente uscire di scena. Inclusione sì, ma senza esagerare: il multiculturalismo va bene finché resta sottotitolato.
Il passato ritorna: Sanremo non perdona
Diciamolo: questa storia non nasce oggi. L’ombra di Sanremo 2024 aleggia ancora, quando Ghali pronunciò la parola proibita, “genocidio”, parlando di Gaza.
Da lì in poi, ogni sua apparizione pubblica sembra passare dal metal detector. Alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, evento iper-istituzionale, la parola d’ordine è una sola: neutralità. Traduzione? Niente messaggi che possano sembrare messaggi.
Politica in tribuna, social in curva
La destra protesta, il ministro rassicura, le comunità osservano, X e Instagram fanno il resto. Tutti hanno qualcosa da dire su Ghali, mentre Ghali dice pochissimo ma colpisce benissimo.
Niente comizi, niente sfoghi: solo allusioni calibrate e un elegantissimo “A domani”. Sì, perché lui sul palco ci salirà. Ma non come comparsa.
Cerimonia di apertura o primo atto?
La verità è che la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 è già iniziata, solo che non era prevista questa sceneggiatura. Arte contro protocollo, identità contro immagine, libertà contro copione.
E mentre tutti fingono che sia solo spettacolo, il teatro, quello vero, è già pieno. Sipario alzato, polemica servita.



