Pucci e Sanremo: non è ancora iniziato il festival della canzone e già regala il primo vero dramma stagionale.
Altro che note stonate: Andrea Pucci ha detto no al Festival 2026, rinunciando al ruolo di co-conduttore dopo giorni di polemiche incandescenti.
E, come da tradizione, il gossip corre più veloce della sigla dell’Eurovisione.
Pucci e Sanremo: i commenti al vetriolo
Doveva essere una scelta “pop”, leggera, da varietà del sabato sera. Invece l’annuncio della presenza di Pucci all’Ariston ha acceso una miccia social degna di un reality.
Commenti al vetriolo, accuse, hashtag infuocati e, secondo il diretto interessato, anche insulti e minacce. risultato? il comico decide di farsi da parte. sipario.
Social spietati (come sempre)
il copione è noto: prima l’entusiasmo, poi la gogna digitale. c’è chi parla di satira fraintesa, chi di battute del passato riesumate come prove da tribunale popolare.
in mezzo, pucci che osserva il tritacarne online e sceglie la via più silenziosa: il ritiro. altro che standing ovation.
Il comunicato che fa discutere
nella sua dichiarazione, pucci ringrazia rai e direzione artistica, ma non nasconde l’amarezza. parole forti, tono stanco, e quella frase destinata a far rumore: “nel 2026 certi termini non dovrebbero più esistere”. tradotto: il clima è tossico, il palco non vale la guerra. applausi? fischi? dipende dalla timeline.
Politica in platea
E quando Sanremo incontra la politica, è sempre festival vero. Non manca la solidarietà dai piani alti, con dichiarazioni che parlano di intolleranza e di libertà d’espressione sotto attacco. Insomma, da sketch comico a caso nazionale il passo è breve.
La domanda rimbalza ovunque: chi prenderà il suo posto? E soprattutto: Sanremo riuscirà mai a essere solo intrattenimento? Nel frattempo, una certezza c’è: anche senza canzoni, il Festival ha già trovato il suo primo tormentone. E non è in gara.



