Dagli anni ’70 a oggi: Kabir Bedi e Can Yaman fianco a fianco
La prima serata del Festival di Sanremo 2026 è stata protagonista di un momento che ha già fatto il giro del web: sul palco dell’Ariston si sono incontrati due Sandokan. Da una parte Kabir Bedi, l’iconica Tigre di Mompracem della serie televisiva del 1976 che ha fatto sognare milioni di italiani, e dall’altra Can Yaman, il volto della nuova versione del personaggio nel recente remake su Rai1.
L’ingresso di Bedi è stato accolto da applausi scroscianti mentre le note famose della sigla accompagnavano il suo ritorno simbolico 50 anni dopo il debutto di Sandokan.
Kabir Bedi e Can Yaman: l’incontro storico dei due Sandokan
Il momento clou è arrivato quando Can Yaman ha baciato la mano di Kabir Bedi e l’ha portata alla fronte, gesto di rispetto ispirato a una tradizione turca che ha fatto esplodere l’Ariston in approvazione.
Bedi, visibilmente emozionato, ha ringraziato il pubblico italiano per l’affetto tributato nei decenni e non ha esitato a definire Yaman “un degno successore” nel ruolo di Sandokan, riconoscendo con eleganza il valore dell’interprete contemporaneo.
L’attore storico ha ricordato che la nuova versione ha una storia diversa, ma altrettanto coinvolgente, sottolineando che interpretare un personaggio così iconico è “una grande responsabilità” per entrambi.
Tra omaggi, ironia e mito pop
La scenetta ha avuto anche un tocco di leggerezza: un fotomontaggio del conduttore Carlo Conti nei panni di Sandokan ha fatto sorridere la platea, culminando nella sigla scherzosa “Carlokan”. Anche l’omaggio ai simboli della serie, dalle scene cult con la tigre alla celebrazione della sua eredità culturale, ha trasformato il siparietto in un’occasione di nostalgia e celebrazione intergenerazionale.
Il significato del momento: cultura pop e continuità
Quello tra i due Sandokan non è stato un semplice incontro di star, ma un vero e proprio ponte tra generazioni: da una parte il Sandokan che ha segnato la televisione italiana negli anni Settanta, dall’altra quello che ne rinnova l’epopea per un pubblico contemporaneo.
A Sanremo 2026, sotto i riflettori dell’Ariston, la Tigre della Malesia ha dimostrato che il mito può essere reinventato, rispettato e amato di generazione in generazione senza perdere la sua carica iconica.



