Giovanni Muciaccia racconta i retroscena di Art Attack: dalle famose mani di Neil Buchanan ai ritmi infernali sul set e allo stop della Rai.

Art Attack, altro che lavoretti: dietro le quinte era una macchina infernale

Per un’intera generazione Giovanni Muciaccia è stato sinonimo di colla vinilica, cartoncini, forbici e improbabili capolavori fai da te. Ma dietro l’aria scanzonata di Art Attack c’era tutt’altro che un pomeriggio creativo tra amici. A raccontarlo oggi è proprio Muciaccia, che definisce il programma una “macchina bestiale e snervante”.

Altro che due ritagli e via: dietro ogni puntata lavoravano 20-25 persone, impegnate nell’ideazione e nella realizzazione delle opere. Ogni episodio comprendeva tre lavori e le giornate in studio andavano dalle 8 alle 18. Insomma, mentre noi da casa cercavamo disperatamente di non incollare le dita al tavolo, lì dentro si lavorava sul serio.

La verità sulle mani di Art Attack: non erano quelle di Muciaccia

E finalmente arriva la risposta a uno dei grandi misteri della televisione anni Novanta: le mani di Art Attack non erano di Giovanni Muciaccia.

Erano quelle di Neil Buchanan, ideatore e conduttore della versione britannica del format. Buchanan provava le lavorazioni prima delle riprese, mentre durante la registrazione bisognava essere praticamente perfetti alla prima. Muciaccia spiega anche il motivo della scelta: utilizzare le sue mani sarebbe stato troppo costoso. “Sarei costato il doppio”, racconta.

Insomma, nessun sosia misterioso nascosto dietro le quinte: era semplicemente una questione di produzione e budget. E noi, per anni, a fissare quelle mani chiedendoci se fossero davvero sue!

I registi erano maniacali: altro che improvvisazione

Muciaccia racconta anche quanto fosse rigoroso il lavoro. I registi pretendevano una meticolosità maniacale e le prove erano fondamentali. Il risultato doveva sembrare semplice, naturale e divertente, ma arrivare a quel risultato richiedeva una macchina produttiva tutt’altro che semplice.

Dopo Art Attack arriva il capitolo più amaro

La parte più pepata riguarda però il dopo Art Attack. La televisione, racconta Muciaccia, è diventata per lui un capitolo sospeso. In passato aveva già raccontato di essere stato allontanato dalla Rai e di aver vissuto male la decisione, dopo la chiusura di programmi come Cinque cose da sapere e La porta segreta. Il nome fatto dal conduttore è quello dell’allora direttore Carlo Freccero.

Giovanni Muciaccia attualmente ha un canale YouTube ufficiale chiamato “Studio Muciaccia. Il progetto è stato lanciato nel 2026 e nasce proprio per portare avanti la sua attività di divulgazione dell’arte, ma con un linguaggio molto più pop e contemporaneo.