Una cena di Natale che si trasforma in una trappola mortale. L’arma è la ricina, un veleno silenzioso e molto letale.

Pietracatella: piccolo comune del Molise, Antonella Di Ielsi, 50 anni, e sua figlia Sara Di Vita, 15 anni, si recano al pronto soccorso, dopo Natale lamentando i sintomi di una intossicazione.

Sono morte nei giorni successivi alle festività natalizie del 2025. Per mesi si era parlato di intossicazione alimentare.

Poi la svolta: le analisi del sangue, condotte tra il Centro Antiveleni Maugeri di Pavia e un laboratorio svizzero, hanno rilevato tracce di ricina. La Procura di Larino ha aperto un fascicolo per duplice omicidio premeditato.

Cos’è la ricina e da dove si estrae

La ricina è una delle sostanze tossiche naturali più pericolose al mondo. Si tratta di una proteina (tecnicamente una toxalbumin) estratta dai semi della pianta Ricinus communis, il comune ricino, coltivato in molte parti del mondo anche a scopo ornamentale.

È un sottoprodotto della lavorazione dell’olio di ricino: rimane nella “sansa”, cioè negli scarti della spremitura, quindi nei semi.

Non serve un laboratorio sofisticato per ottenerla, il che la rende particolarmente preoccupante dal punto di vista della sicurezza pubblica. Per questo è classificata come agente di bioterrorismo di categoria B dalla CDC americana.

I sintomi dell’avvelenamento da ricina

Il meccanismo d’azione è letale a livello cellulare: la ricina blocca i ribosomi, impedendo la sintesi proteica e causando la morte delle cellule. I sintomi variano a seconda della via di esposizione (ingestione, inalazione o iniezione) ma seguono uno schema progressivo.

Nelle prime ore compaiono nausea, vomito, diarrea e crampi addominali, sintomi facili da confondere con una comune intossicazione alimentare.

È esattamente quello che è successo a Pietracatella: i medici del pronto soccorso, seguendo protocolli standard, avevano inizialmente dimesso le due donne.

Con il tempo, però, l’avvelenamento evolve verso il collasso multi-organo (fegato, reni, apparato circolatorio) fino alla morte. Non esiste un antidoto specifico.

Un caso che interroga l’Italia intera

Il caso di Pietracatella è senza precedenti nel panorama criminale italiano. L’uso della ricina come arma era fino ad oggi associato a scenari di spionaggio internazionale, celebre il caso del giornalista bulgaro Georgi Markov, ucciso a Londra nel 1978 con un ombrello modificato.

Che accada in un piccolo paese del Molise, all’interno di una famiglia, è qualcosa che lascia sgomenti. Le indagini sono ancora in corso.