martedì, 14 Luglio 2026

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La casa di Alice nel paese delle meraviglie è in vendita

Rev Charles Lutwidge Dodgson, ovvero Lewis Carroll, lo scrittore di “Alice nel paese delle meraviglie“, si ispirò alla casa coi suoi abitanti nella quale fu ospite per soli quattro giorni per scrivere uno dei romanzi fiabeschi più seguiti da grandi e piccini.

Charlton Kings, sobborgo di Cheltenham, era la casa dove viveva Alice Liddell con le tre sorelle, matrigna e famiglia.

Proprio da queste persone sono nati nella testa di Carroll tutti i personaggi di Alice in Wonderland; si dice che la Regina tanto temuta fosse proprio la matrigna.

La casa fu costruita per la famiglia Liddell nel 1862, e le figlie di Henry Liddell, decano del Christ Church College di Oxford, furono inviate a vivere lì quando la loro madre era in attesa del quarto figlio.
Le ragazze: Alice, Lorina e Edith, rimasero nella casa con i loro nonni, la governante e due zie zitelle. Ma un giorno ricevettero una visita dall’ amico del padre: Lewis Carroll.

Dopo decenni la casa viene venduta per ben 1 milione di sterline.

Salone, cucina, camere da letto, immenso giardino e l’immancabile specchio sono all inclusive nel pacchetto.

Lo specchio è una delle parti clou della casa, perchè è proprio da questo oggetto, ornato con motivi floreali, animali e piante, che Carroll partì con lo scrivere il suo celebre romanzo.
Alice con la fantasia, mentre si specchiava, viaggiava per il mondo delle meraviglie.

Ed ora questo passepartout è in vendita.

Dietro la vicenda incantata della piccola Alice si nascondono storie e misteri ben custodi, tra cui le attenzioni troppo assidue da parte di Carroll e tanti altri segreti,

Chi si aggiudicherà la casa tanto celebrata in Inghilterra e nel resto del mondo?
Non resta che aspettare e godersi la vendita della casa delle meraviglie.

La severità, la chiave per un leader di successo

Un business di successo è il risultato finale di molti fattori. I singoli elementi che contribuiscono al raggiungimento di uno scopo comune sono importanti, ma la figura che tiene in pugno l’intera organizzazione, tirando la fune della fatica insieme ai singoli è indispensabile. Che piaccia o no, i leader sono i fattori primi di un business di successo e in quanto tali hanno l’importante compito di assumere in ogni situazione un atteggiamento adatto.

Adatto, ma non necessariamente corretto, secondo i ricercatori della Michigan State University. Questi affermano infatti che un comportamento corretto e un impegno elevato nel condurre il lavoro in un clima di uguaglianza ed equità risulterebbe un’esperienza stressante per i dirigenti. Il profilo del manager perfetto sarebbe quindi caratterizzato dalla severità, che eliminerebbe in primis il coinvolgimento emotivo e personale all’interno dell’azienda, così come il rapporto con i rispettivi membri del proprio staff.

Secondo lo stesso studio l’impegno esercitato nel rispetto delle regole e nel continuo tentativo di riservare lo stesso trattamento ai dipendenti provocherebbe uno stato di fatica, che a sua volta scatenerebbe dei comportamenti devianti e degli errori sul lavoro, come il furto. Secondo quanto affermato dai ricercatori, un leader che cerca di mantenere un equilibrio tra i propri dipendenti, non può assumere un atteggiamento corretto, che risulta invece essere più adatto ai lavoratori o alle organizzazioni generali.

Lo studio è stato eseguito su 82 dirigenti di diverse aziende, due volte al giorno per un periodo di diverse settimane. I risultati derivano dalla registrazione dello stato emotivo manifestato e l’efficienza dimostrata sul posto di lavoro durante tutto il corso dell’analisi. Tutti i dirigenti si sono ritrovati di fronte a situazioni abituali all’interno di un’azienda, in cui per esempio i dipendenti che non avevano ricevuto una promozione, dichiaravano di aver subito una vera e propria discriminazione. Nell’affrontare la situazione, quelli che hanno dovuto sopprimere il proprio istinto ed essere coerenti si sono manifestati mentalmente affaticati.

Questo atteggiamento però porterebbe a un distacco totale dalle singole situazioni, con un metro di valutazione autoritario e incurante di quelle che sono le singole necessità. Un vero leader è dotato di un mix di abilità e caratteristiche psicologiche, che nel complesso sono note con il nome di intelligenza emotiva. Questa caratteristica porta quindi il dirigente a essere consapevole di sé, ma anche capace di calarsi nei panni degli altri e regolare di conseguenza le proprie emozioni a seconda della situazione che deve affrontare.

L’Inghilterra celebra i primi matrimoni gay

Tra venerdì e sabato, pochi minuti dopo la mezzanotte, il Regno Unito ha celebrato ufficialmente il primo matrimonio gay, dopo che le unioni omosessuali sono diventate legali. Dimostrazione di un paese civile, in cui la maggior parte dei cittadini britannici si è dichiarata favorevole alla riforma, accogliendo il cambiamento con entusiasmo. Secondo un sondaggio infatti sono due terzi quelli che li sostengono, con grande appoggio da parte dei giovani inglesi.

Lo stesso David Cameron, primo ministro inglese e membro del partito dei Conservatori, ha definito il momento “storico”, ma anche i leader di tutti i principali partiti politici inglesi hanno accolto favorevolmente le prime nozze omosessuali. Le bandiere arcobaleno sono sventolate oggi su alcuni edifici governativi, segno di un profondo cambiamento in un Paese che fino a pochi anni fa proibiva la promozione dell’omosessualità.

l'inghilterra celebra i primi matrimoni gay

“Questo fine settimana è un momento importante per il nostro Paese. Per la prima volta, le coppie che si sposeranno non saranno composte solo da donne e uomini, ma anche da uomini e uomini, donne e donne” ha aggiunto Cameron, seguito dalle dichiarazioni di Nick Clegg, leader dei Lib-Dem, che ha dichiarato che il Regno Unito sarà un “luogo differente”, mentre Ed Milliband, del partito Laburista ha detto che si tratta di “un momento incredibilmente felice”.

La legge che rende legali i matrimoni gay in Inghilterra e Galles era stata già approvata nel luglio del 2013, occasione in cui tutti e tre i principali partiti inglesi si sono dimostrati favorevoli e in cui le uniche voci contrastanti sono state quelle della Camera dei Lord e di alcuni gruppi religiosi.

Peter McGraith e David Cabreza sono stati una delle prime coppie a pronunciare il fatidico sì pochi minuti dopo la mezzanotte, nel quartire londinese di Idlington. Due scrittori di 49 e 42 anni, genitori di due figli e insieme da 17 anni. A fare da testimone all’unione dei due, Peter Tatchell, conosciuto per essere un veterano dell’attivismo dei diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transgender del Regno Unito, nonché eccentrico sostenitore del movimento per la difesa dei diritti civili.

Alle 0.10 è stata invece la volta di Sean Adl-Tabatabai e Sinclair Treadway, che si sono sposati davanti a un centinaio di persone in un quartiere di Camden. Ma anche Neil e Andrew, così come Nikki e Tania hanno celebrato ufficialmente la loro unione nella scorsa notte. Sono più di 500 le coppie omosessuali attese nei prossimi giorni, che dopo una vera e propria lotta per i diritti – che continueranno a portare avanti ancora per molto tempo – sono riuscite a coronare il proprio sogno e a sostenere con forza l’amore, in grado sconfiggere tutto.

La domanda ora sorge spontanea. A quando il fatidico “sì” dell’Italia? Il Bel Paese rimane ancora ancorato alla tradizione e il cambiamento si prospetta ben lontano.

Per la prima volta, le donne guadagnano quanto gli uomini

Finisce – forse – il divario retributivo di genere: per la prima volta, le donne sotto i 40 anni che lavorano a tempo pieno guadagnano quasi lo stesso degli uomini.
Rispetto agli uomini, le donne di 30 anni guadagnavano l’11% in meno nel 1997, e solo l’1% in meno oggi.
I ministri affermano che il divario di retribuzione è in forte calo, addirittura “intorno allo zero”.
Per gli uomini di età compresa tra i 22 e i 29 anni il guadagnano è -0.3% rispetto alle donne.

I dati sono stati pubblicati sul dailymail inglese e lo scenario sembra portare più ottimismo del previsto. L’analisi economica ha rivelato come il gap remunerativo tra sessi si è drasticamente ridotto nell’ultimo decennio e le donne, già da tempo emancipate e con gli stessi diritti-doveri del genere maschile, hanno portato la loro busta paga a un livello quasi pari a quello dei loro colleghi uomini.
Diciassette anni fa, una donna sulla trentina, con un lavoro a tempo pieno, guadagnava l’11% in meno di un uomo. Oggi il divario è solo dell’1%.

Il famigerato gap retributivo della Gran Bretagna ora esiste solo se vengono inclusi nei calcoli economici i lavoratori a tempo parziale; i dati appartengono al Dipartimento per la Cultura, Media e Sport.

Maria Miller, madre di tre bambini, ha detto che molte lavoratrici part-time sono “altrettanto efficaci”, come le loro colleghe a tempo pieno. Addirittura “più efficaci!”.
Il ministro per le uguaglianze Miller ha attaccato la cultura del lavoro della Gran Bretagna che costringe le donne a occupare posti a tempo determinato e part-time durante il periodo di maternità.
“Questo penalizza le donne, madri e badanti in particolare. Ma penalizza anche la nostra economia quando così tanto talento viene soppresso da atteggiamenti e pratiche obsolete”, ha commentato.

Le donne di età compresa tra i 18 e 21, lavoratrici a tempo pieno, guadagnano 1,4% in meno degli uomini, scendendo all’1% in età compresa tra 30 e 39. Per quelle di età compresa tra 22 a 29, il guadagno è dello 0,3% superiore rispetto a quello degli uomini.

Il DCMS ha detto che il fatto che il divario salariale si sia praticamente estinto, è perché più donne stanno andando all’università e “hanno innalzato le loro aspettative e i loro obiettivi”.

Attualmente uno su cinque direttori di FTSE sono donne, contro uno su otto del 2011.
I dati si basano sulla retribuzione media oraria di guadagno di uomini e donne, come rilevato dall’Ufficio per le statistiche nazionali.