martedì, 14 Luglio 2026

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Ora legale, arrivano i problemi. Ecco come sopravvivere

Con la primavera arriva anche l’ora legale. Tra il 30 e il 31 di Marzo si dovranno spostare in avanti di un’ora le lancette di tutti gli orologi – fatta eccezione per gli smartphone e i pc che ci risparmiano la fatica facendo tutto in automatico.
Come tutte le cose, ci sono aspetti positivi e negativi. Esser riscaldati dai raggi solari che diventano sempre più forti e accoglienti man mano che avanza il tempo, risparmiare un’ora di luce elettrica e avere una bolletta meno pesante. Ma le negatività?

Fra i disturbi più comuni e attesi del “cambio d’ora” c’è sicuramente lo stress dovuto alla mancanza di sonno. Mettendo gli orologi un’ora in avanti, di fatto, si perde proprio una di sonno. Un’ora sembra esser davvero poco e con il passare dei giorni i ritmi si vanno regolarizzando, ma ore di sonno perduto, minuti e secondi accumulati portano ad un vero e proprio jet-lag.
La soluzione? Tisane rilassanti o alla melatonina per regolare l’alternanza sonno-veglia.

La mancanza di sonno nei casi più gravi può addirittura causare un infarto. Gli studi hanno verificato come nei due giorni successivi all’entrata in vigore dell’ora legale, aumentasse vertiginosamente il tasso di persone colpite da infarto. Per prevenire il rischio, gli esperti consigliano di anticipare la sveglia di circa mezz’ora durante il week end che sancisce il passaggio dall’ora solare – attualmente in attivo – a quella legale – che entrerà in vigore la notte del 30 Marzo.

Buone notizie per tutte le “attenti alla linea”: anticipando l’ora di pranzo e cena, l’appetito manca. Come rimediare? Anticipare l’ora dei pasti, così, con il tempo, il corpo – e l’intestino – sarà pronto e abituato a “sentir fame” alle 12:30/13:00 – che corrispondono alle 13:30/14:00 del periodo “senza ora legale”.

Non solo cambio di stagione, allergie, polline e alberi in fiori, problemi in famiglia, al lavoro, nello studio. Mutuo, tasse, semafori sempre rossi. Non basta tutto ciò ad innervosirci. Nel periodo di reintroduzione dell’ora legale il nervosismo cresce a livelli esponenziali; si diventa altamente irritabili e scontrosi. Niente panico, non siete voi, non è colpa vostra. Bastano solo camomille, oli essenziali, relax e tutto tornerà alla normalità.

Da Hollywood a Milano, ecco la nuova moda delle star

Le star puntano al settore alberghiero. Naturalmente a quello di lusso. È questa una delle ultime novità lanciata delle celebrities che comprano, progettano, gestiscono e mettono il marchio a nuovi alberghi e resort in tutto il mondo.

I vip che per obblighi professionali risultano essere i più esperti viaggiatori ed ospiti di hotel al mondo, hanno capito su che settore puntare.

Dal The Greenwich Hotel, nel cuore del Tribeca District di New York di Robert De Niro, al Bedford Post Inn, ad un’ora da Manhattan di Richard Gere, dalle sei strutture dal marchio Coppola Presents di Francis Ford Coppola, al Costa d’Este in Florida di Gloria ed Emilio Estefan: sono sempre più numerosi le star che si buttano nel settore dell’ospitalità alberghiera.

Robert De Niro, ad esempio, sul suo The Greenwich Hotel, nel cuore del modaiolo della grande mela afferma “Ho voluto creare un posto dove mi sarebbe piaciuto stare” ed ecco spiegate le sue 88 camere con tappeti tibetani e pavimenti di querce della Siberia, letti svedesi, bagni in marmo di Carrara o di ispirazione orientale, Shibui Spa con massaggi olistici, piscina Zen, ristorante italiano con tanto di porchetta e possibilità di soggiornare anche insieme al proprio cane.
Si può capire così lo standard a cui è abituato il bel De Niro.

Richard Gere e sua moglie Carey Lowell hanno ristrutturato invece il Bedford Post Inn, residenza storica del 1780 che ha solo otto stanze, ma con classi giornaliere di yoga così da fuggire dalla città per un week end all’insegna della pace.

La lista potrebbe essere ancora lunga, infatti anche Olivia Newton John, Clint Eastwood, Robert Redford, Bono degli U2, Benny Andersson e John Malkovich hanno aperto hotel di lusso, dotati di ogni confort possibile.

Di fatti Bono and The Edge degli U2 hanno aperto The Clarence, luxury hotel con vista mozzafiato su Dublino a due passi dal centro e dai locali notturni.

Benny Andersson, è invece il proprietario del Boutique hotel Rival di Stoccolma.

Ma è John Malkovich il proprietario dell’hotel più economico: anche con solo 40 euro a notte in uno dei suoi tre The Big Sleep Hotel, a Eastbourne, Cardiff e Chelthenhan, in Gran Bretagna, nonostante tutti comfort e il coloratissimo arredamento, curato dallo stesso attore, ci si può rilassare nel lusso senza dover svuotare il portafoglio.

Non solo ad Hollywood impazza questa mania, l’italiano Ramazzotti ha puntato su Milano, a Brera ha aperto quattro camere all comfort, insonorizzate, che prendono il nome dalle vie circostanti. Sul modello delle guesthouse inglesi, nessuna reception, nè insegne per una privacy garantita.

Eros Ramazzotti si può considerare il pionere del trend americano, trapiantato in Italia col suo Resentin.

“The other side of the ink” mostra i tattoos al femminile (FOTO)

C’è chi sulla pelle si tatua l’amore per la sua metà, per la mamma, per la nonna, per il cane o per qualcosa. C’è chi si tatua ricordi che vuole indelebili, comandamenti raccolti in qualche parola, data o simbolo. C’è chi si tatua poi, perché è di moda.

Oggi il nuovo trend è quello del New Traditional, uno stile che rende protagonisti oggetti e soggetti anni ’20, rivisitandoli in chiave moderna e che sta dilagando come dilagò il tribale negli anno ’80 e il giapponese negli anni ’90.

E in questo nuovo genere retrò chic, il gentil sesso si diletta alla grande dalla parte degli aghi: la convention romana “The other side of the ink”, interamente dedicata alle tatuatrici in cerca del successo, ha ottenuto gran seguito, esibendo proprio i capolavori delle giovani promesse rosa.

Paolo Core, ideatore dell’evento, parla, infatti, di come le donne si stiano ritagliando un posto sempre più consistente nel mondo dei tattoos. “C’è bisogno di valorizzare le tante tatuatrici brave che ci sono sia in Italia che nel resto del mondo, molte delle quali crescono artisticamente all’ombra di un artista famoso e non riescono a trovare il giusto spazio. Le donne non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi uomini e anzi, molte riescono ad aggiungere la famosa “sensibilità femminile” alla loro arte”.

Molti dunque i capolavori disegnati da mani femminili, pensati per qualsiasi esigenza, a disposizione di qualsiasi ricordo e filtrati dall’empatia femminile. “Si tratta di prendere i temi del passato, dagli anni Venti agli anni Cinquanta, e rivisitarli in chiave moderna chiaramente con tecniche migliorate” continua Paolo Core. “Ecco che per esempio una classica rosa, realizzata con colori e sfumature moderne, sembra quasi staccarsi dalla pelle con un effetto che molti definiscono 3D”.

Le tecniche migliorano e la storia di quella che è diventata una vera e propria arte si evolve. Con essa il valore del tatuaggio, un mezzo per rendere vissuti e desideri, vittorie e sconfitte, indelebili sulla propria pelle.

Troppi compiti a casa fanno male agli studenti

Questa non è la solita scusa di bambini e adolescenti con scarsa voglia di fare e di impegnarsi a scuola. Questa non è la solita scusa dei genitori che spesso – ed esageratamente – si lamentano dell’eccessivo carico di studio dei loro ‘piccoli’.
Troppi compiti a casa, portano a un accumulo di stress, che a sua volta causa problemi a livello fisico. Questo è il risultato di uno studio scientifico.

La Stanford Graduate School of Education ha intervistato oltre 4.300 studenti, provenienti da 10 diverse scuole superiori ad alte prestazioni, sia pubbliche che private, della California.
I risultati lasciano senza parole e li comunica alla CNN Denise Papa, co-autore dello studio “We found a clear connection between the students’ stress and physical impacts: migraines, ulcers and other stomach problems, sleep deprivation and exhaustion, and weight loss”.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Experimental Education, e ha rivelato che il tempo medio che gli studenti passano sui libri è di tre ore, e il 56% dei soggetti dichiara che questo loro lavoro è la principale fonte di stress della loro vita.

Poveri piccoli si potrebbe dire molto sarcasticamente. Ancora non sanno cosa gli aspetta nella vita dopo la scuola, ancora non sanno che non sarà tutto rosa e fiori il loro futuro.
Vero è, però, che in alcuni istituti superiori la competizione tra gli studenti è feroce, e la pressione per un buon rendimento scolastico travolgente.

Il fatto che i bambini crescano in condizioni di povertà può portare loro disturbi, tra cui droga e alcool, ma un recente corpo di ricerca, compreso uno studio condotto proprio dal Papa, rivela che i bambini nati in condizioni più avvantaggiate possono avere ricadute fisiche a causa dell’incessante pressione scolastica.
E non si tratta soltanto di liceali, ma anche di ragazzini e bambini più piccoli.

“When you say that poverty is a risk factor, that doesn’t mean that all poor kids are troubled – spiega Suniya S. Luthar, professore di psicologia presso l’Arizona State University – it’s exactly the same for upper-middle-class children of upwardly mobile families”.

Tutto questo però non vuol dire lasciare i figli nell’ignoranza più assoluta; non si deve tramutare in una feroce campagna “no compiti a casa” da parte dei genitori troppo protettivi contro le istituzioni scolastiche.
I ricercatori consigliano, proprio per diminuire lo stress che causa malattie fisiche, una riduzione del carico di lavoro che i ragazzi devono svolgere a casa: non più di due ore per le scuole superiori e non più di 90 minuti per elementari e medie.

Se questo poi sia un consiglio utile ed efficace lo scopriremo solo con il tempo. Va ricordato però che lo studio è un diritto-dovere grazie al quale, impariamo, cresciamo e maturiamo. Noi e il nostro senso critico. E imparare a farcela da soli, con i compiti a casa, significa anche (o soprattutto) acquisire l’attitudine a lavorare con impegno, sforzo e sacrificio.
È qualcosa che non soltanto stimola il senso di responsabilità, e addestra allo sforzo inerente a qualsiasi attività lavorativa, ma è la via maestra, che si percorre già dai primi anni, per realizzare l’obbiettivo tanto proclamato dai pedagogisti moderni: la capacità di “saper fare”, e, aggiungerei, “saper fare da sé”.