venerdì, 2 Ottobre 2026

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Shoah: Tatiana Bucci, sopravvissuta, offesa dai no vax

Manca poco per un altro anniversario della Shoah, l’immane tragedia per cui tantissimi ebrei morirono a causa del nazismo.

Un evento che ancora oggi si nega, che infastidisce, e che invece è sempre attuale.

Questa volta si parla di manipolazione e sfruttamento: i no vax si paragonano agli ebrei nei campi di concentramento. Perchè? Perchè il governo li “discrimina”, non volendosi loro vaccinare.

Figuratevi a che punto sta arrivando la follia.

Tatiana Bucci, che nei campi di concentramento c’è stata davvero, ha deciso di parlare di questo terribile paragone fatto dai no vax.

Shoah: Tatiana Bucci, sopravvissuta, offesa dai no vax

Sul tema della Shoah, di cui i no vax non hanno capito nulla, è intervenuta Tatiana Bucci, offesa dall’assurdo paragone.

 “I no vax non conoscono il significato di quel simbolo. La stella di David significò la privazione vera della libertà, per noi ebrei. Mi offende profondamente che la indossino” ed ha ragione da vendere.

Tatiana Bucci è sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau, insieme alla sorella Andra ed ha raccontato la sua testimonianza nel libro “Le bambine di Auschwitz”.

Lettura caldamente consigliata ai no vax.

“Non possiamo permetterci di smettere di raccontare cosa fu la Shoah” ha detto Tatiana, specie perché ci sono persone che di questo fatto non hanno capito proprio nulla.

La Shoah di Tatiana Bucci: che ne sapete voi dei campi di concentramento?

Tatiana Bucci, per fortuna, continua a parlare della Shoah: “La morte era quotidiana, noi giocavamo accanto ai morti, anzi, con i morti, li vedevamo tutti i giorni e non ci spaventavano. La vita a Birkenau era la morte. E le guardiane delle baracche, le blockowe , ci spiegavano che saremmo usciti dal campo soltanto attraverso le ciminiere, che quello era il destino di noi ebrei. Bruciare nei forni”.

Tatiana e sua sorella hanno vissuto in prima persona, la persecuzione contro gli ebrei, e fa davvero schifo che i no vax cerchino di paragonarsi a loro. E’ proprio indice che ci sono ancora tantissime persone ignoranti, o poco istruite, tra noi.

Bisognerebbe spiegare ai no vax che loro hanno una scelta, gli ebrei non l’hanno avuta. E che non si può paragonare un vaccino ad uno sterminio di massa.

Tutti insieme dobbiamo condannare questi paragoni, insensati e dannosi per la memoria dell’olocausto.

La morte di Thich Nhat Hanh, famoso monaco buddista

La morte di Thich Nhat Hanh ci coglie tutti di sorpresa.

L’ho conosciuto, come molti, per via dei suoi libri e in molti pensano che fosse il padre della mindfulness.

Era un monaco, uno scrittore, un ribelle ed un maestro.

Ci lascia a 95 anni, dopo una vita travagliata.

Chi è Thich Nhat Hanh?

Thich Nhat Hanh era un monaco buddhista vietnamita. A 16 anni iniziò il suo percorso di studi nel tempio vietnamita di Tu Hieu.

Negli anni ’60 e ’70 s’impegnò contro la guerra, andando contro governi sia del Vietnam del Nord sia del Vietnam del Sud, oltre che con gli Stati Uniti. Fu perciò condannato all’esilio.

Durante i quasi 40 anni di esilio, il monaco ha fondando la rete dei monasteri di Plum Village.

Nel 2005 il governo del Paese riunificato gli aveva dato il permesso di rientrare in patria per una visita.

Nel 2014 è stato colpito da un ictus che lo aveva lasciato semiparalizzato.

Thich Nhat Hanh libri e filosofia

Thich Nhat Hanh ha scritto circa 130 libri, molti anche in inglese. I suoi libri sono incentrati sulla consapevolezza, diceva: “La meditazione non è una fuga dalla società, ma è un tornare a noi stessi e vedere quello che succede. Una volta che si vede, ci deve essere azione. Con la consapevolezza sappiamo cosa dobbiamo e non dobbiamo fare per aiutare”. 

Si sostiene che sia lui il padre della mindfulness: per lui la meditazione era un modo per essere calati nel presente, per vivere l’azione e non rifuggirla.

Il maestro aveva una filosofia zen molto semplice: quando cammini cammina, quando mangi mangia e quando mediti medita senza lasciare che la mente si perda nel passato o nel futuro. Impossibile? “Bastano tre respiri” diceva.

Il maestro ha parlato diverse volte anche della morte, non come fine di tutto ma come di continuazione.

Ecco una bellissima citazione dal libro “La pace è a ogni passo”: «Ho chiesto alla foglia se aveva paura dell’autunno, di veder cadere le sue compagne. E la risposta è stata: “No. Per tutta la primavera e l’estate ho vissuto pienamente. Ho fatto del mio meglio per nutrire l’albero, e adesso una gran parte di me è lì. Questa forma non mi racchiude interamente. Io sono anche l’albero, e una volta tornata alla terra continuerò a nutrirlo. Perciò non mi preoccupo. Quando lascerò questo ramo, volteggiando nell’aria lo saluterò e gli dirò: Arrivederci a presto».

Ci rimangono di lui i suoi insegnamenti. Se non lo conoscete vi invito a leggere i suoi libri.

La custode dei peccati: recensione

Quest’anno non poteva iniziare meglio, un bell’esordio: La custode dei peccati di Megan Campisi.

Perchè proprio questo libro? Perchè tratta un argomento di cui non sapevo nulla.

Vi dicono qualcosa “le mangiapeccati”? Probabilmente no.

Eppure sono esistite davvero.

Pare che fosse una figura diffusa in alcune parti dell’Inghilterra e della Scozia, fino alla fine del XIX o all’inizio del XX secolo. Ma in realtà non se ne conosce l’origine.

Questo libro racconta, in modo romanzato, chi erano le mangiapeccati.

Pronti?

La custode dei peccati: storia di May

May è solo una bambina quando vede per la prima volta una mangiapeccati e non sa che sta guardando il suo destino.

Persi entrambi i genitori, ruba del pane per fame ma viene presa.

Buttata in carcere, aspetta una condanna che non arriva finché un giorno il giudice non decide cosa ne sarà di lei: una custode dei peccati.

A May viene fatto indossare un collare con una S (per sin, peccato) e sempre con la S le viene marchiata la lingua.

May torna verso casa ma si rende conto che nulla è più come prima: lei è maledetta. Non può parlare, non può toccare nessuno e nessuno vuole avere a che fare con lei.

Decide quindi di andare a cercare l’altra mangiapeccati, che però si rivela molto scostante e ruvida. Insieme lavorano, ovvero mangiano i peccati delle persone.

Quando qualcuno sta per morire, veniva chiamata la mangiapeccati che si faceva dire i peccati e poi elencava i cibi corrispondenti. Morta la persona, i cibi venivano preparati e la mangiapeccati doveva consumarli sopra la bara.

May e l’altra mamgiapeccati vengono convocate un giorno a corte, qui ha inizio l’intrigo… Bugie, assassini e rituali di stregoneria.

Come farà May a salvarsi?

La custode dei peccati: recensione

La custode dei peccati è assolutamente avvincente. Interessante il contesto storico e come viene descritta questa figura, la mangiapeccati, di cui ancora in molti non conosco l’esistenza.

Il punto di vista del romanzo è quello di May, un’orfana di bassa estrazione sociale, che racconta ciò che vede e ciò che le accade.

La protagonista è analfabeta, è sola eppure sa che non può mentire e che la giustizia viene prima di ogni cosa. Durante la sue giornate, May matura, acquisisce una nuova forza ed una nuova consapevolezza.

May incarna la solitudine, l’emarginazione, l’indifferenza e capisce che però essere invisibili a volte è un vantaggio.

In tutto ciò si snoda un piccolo giallo: cos’è successo a palazzo? Perchè appaiono cibi sulle bare che non corrispondono ai peccati?

E’ una lettura molto scorrevole, narrata in modo fluido e piacevole.

L’avete letto? Cosa ne pensate?

Blue Monday: ecco i consigli per superarlo

Oggi è il Blue Monday, il giorno più triste dell’anno, che cade ogni terzo lunedì di gennaio.

Se non ne avete mai sentito parlare, vi spieghiamo cos’è e come superarlo.

Ci sono diverse cose che si possono fare in questa giornata, per cercare di sentirsi meglio.

Cos’è il Blue Monday?

Il Blue Monday è il giorno più malinconico dell’anno. Ci sentiamo stressati, affaticati e con l’umore sotto i tacchi.

I motivi sono tanti: fa buio prima, fa freddo, le feste di Natale sono finite ed altre feste e vacanze sono lontane.

Le origini del giorno più triste dell’anno, sono attribuite alle ricerche svolte nel 2005 dallo psicologo britannico Cliff Arnall dell’Università di Cardiff. Attraverso un calcolo matematico, il professore ha individuato un’equazione che spiegherebbe perché questo è il giorno più triste dell’anno.

Perchè Blue? Il blu viene associato alla tristezza, sia in inglese che in francese. Si usa infatti dire: «I feel blue» e “avoir les blues” quando ci si sente malinconici.

Come superare il Blue Monday?

I più consigliano di superare il Blue Monday prenotando un viaggio, anche solo per un week end.

In concreto però per arrivare in fondo alla giornata, noi vi diamo altri consigli.

Se è una bella giornata, uscite per una passeggiata, possibilmente in un bosco o in un parco.

Se piove chiamate gli amici ed invitateli a casa per bere qualcosa di caldo.

Se proprio vi sentite svogliati, dedicate questa giornata a voi stessi: fate un po’ di shopping online, leggete un buon libro, fate un bagno caldo.

E’ il momento perfetto per telefonare ad amici che non si sentono da un po’ e fare quattro chiacchiere.

Idea ottimale quella di preparare un dolce, magari da condividere.

Si può anche guardare un film o una serie tv leggera e che faccia ridere, magari in compagnia di una cioccolata calda.