mercoledì, 21 Ottobre 2026

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Se gli animali della Disney fossero esseri umani (FOTO)

Nei cartoons della Disney gli animali sono quasi sempre i protagonisti: gatti ballerini, orsi e grilli parlanti. Animali che hanno comportamenti a dir poco “umani”: avete mai visto un cocker mangiare un piatto di spaghetti al ristorante? Sarà proprio per questo che molti di noi se li sono spesso immaginati come persone, a volte anche immedesimandoci nella loro storia.

C’è chi, però, si è divertito a ridisegnare gli animali della Disney come delle vere e proprie persone: si chiama Pugletto ed è un’artista che vive in Wisconsin, negli Stati Uniti. Oltre a produrre dei fantastici disegni, Pugletto si è anche immaginata l’origine etnica di questi animali, per preservare al meglio il loro aspetto caratteristico. Un esempio? Simba, protagonista del Re Leone, vive in Africa: per questo il personaggio che ha ricreato Pugletto ha la pelle scura ed i capelli neri, un po’ ricciolini.

Ecco una gallery con tutte le foto create dall’artista, con gli animali dei più famosi classici della Walt Disney.

Il Re Leone




Il libro della giungla


Lilli e il vagabondo

Gli Aristogatti

seglianimalidelladisneyfosseroesseriumani

Ségolène Royal: “Non mangiate più la Nutella”

Un fulmine a ciel sereno questo, che distrugge i cuori di tutti quegli amanti (inutile dire che sono decisamente numerosi) della crema al cioccolato firmata Ferrero. La Nutella.

Arriva dall’Eliseo e risuona in tutto il mondo l’appello del ministro francese dell’ecologia Ségolène Royal: “Non mangiate più la Nutella per salvare il pianeta“. Effettivamente questa prelibata delizia, capace di trasformare una giornata no in una giornata da “non va poi così male”, le lacrime per un amore finito in un “fa niente, ci ha perso lui”, il mattino in un piacevole momento perché “per colazione mangio pane e Nutella”, contiene l’olio di palma, sostanza che è una delle principali cause della deforestazione.

“Dobbiamo ripiantare massicciamente gli alberi perchè c’è stata una grande deforestazione che ha causato anche il riscaldamento globale” dice il ministro, che appunto consiglia di non mangiare la famigerata crema di nocciole. Il motivo è più che nobile, cara Ségolène Royal, ma come puoi chiederci una cosa simile?

L’agonia di un malato di Alzheimer

www.dailymail.co.uk

Quando viene diagnosticata una malattia ad uno dei propri cari si scatena l’inferno: sgomento, dolore, angoscia per i risultati degli esami e momenti disperati ricerca ‘fai da te’ per trovare una cura in grado di non strapparci via chi amiamo.
Si, è vero, viviamo in un periodo in cui le malattie sono all’ordine del giorno, ma ciò non ci porrà mai al riparo dal timore che possa prima o poi toccare a noi. Sembra tutto così ‘standard’ quando la tempesta si abbatte nelle case altrui mentre quando viene il nostro momento non conosciamo altro che la speranza che qualcosa o quacuno ci trascini via dal tunnel della paura.
Ci sono anime, però, molto più forti e intraprendenti di altre, come Mark Seymour, un fotografo di professione che ha deciso di guardare letteralmente in faccia la malattia di suo padre attraverso la sua reflex.
Ronnie Seymour aveva 78 anni quando gli è stata diagnosticata la malattia di Alzheimer, che suo figlio ha fotografato fino alla fine.

La galleria che è nata da questa esperienza è affascinante e molto toccante: la malattia di Ronnie lo ha logorato fino alla fine dei suoi giorni, iniziando con semplici amnesie fino ad arrivare a un irreversibile stato di demenza nel quale aveva dimenticato completamente nomi e volti dei propri figli.
Le immagini in bianco e nero mostrano come la sua famiglia sia stata parte integrante della sua vita anche durante la malattia. La scelta di suo figlio è stata fatta per mostrare al mondo cosa significhi vivere in uno stato di profonda demenza, causata da un male che colpisce migliaia di persone ogni anno.


Ronnie viveva a Burnham, nel Buckinghamshire, e aveva già un’idea di come fosse la vita con il morbo di Alzheimer dopo aver visto assistito sua madre, anch’essa colpita dallo stesso morbo.
La cosa straordinaria di quest’uomo fu la sua volontà di reagire all’avanzare della patologia attraverso le attività più disparate, così da ritardarne il sopravvento. Ronnie era ancora in grado di vestirsi e nutrirsi quando scoprì di avete la malattia, fino al momento in cui fu ricoverato a causa di pesanti peggioramenti in una casa di cura.
Suo figlio Mark ha vissuto e documentato la trasformazione di suo padre da uomo in forma, attivo e creativo, fino al momento in cui si è spento per sempre.
Le sue fotografie sono per sua stessa dichiarazione ‘terapeutiche’ e mostrano il coraggio di un uomo che si è opposto con tutta le sue forze all’avanzare della morte.

Ansia da social network: hai anche tu la FOMO?

[Foto: gqitalia]

Apri Facebook, scorri la tu home ed ecco, ansia: la tua compagna di banco delle elementari laureata, il tuo ragazzo che dispensa like tra le sue amiche, il tuo ex che sta con una alta e magra, la ex del tuo lui che controlla tutto in cagnesco. Insomma, tutto è visibile, tutto è palesato. O almeno il lato bello, quello dell'”ehi quanto sono felice”. Il profilo migliore, insomma. Così tutta la felicità altrui ci arriva addosso come una valanga, moltiplicata per le centinaia di utenti e di post che vediamo ogni giorno. L’effetto? Sviluppiamo una forte ansia, definita FOMO, acronimo di “Fear of Missing Out“, che ci fa sentire insicuri, infelici, invidiosi e insoddisfatti, davanti alla piattaforma.

E la conseguenza immediata, la reazione del nostro cervello a quest’ansia, è proprio quella di voler simulare gioia e solarità sui social network, per non essere da meno alla felicità del resto del mondo, per mostrare a destinatari specifici o a tutti in generale, che te la spassi anche tu, alla grande. Così invadi la tua bacheca di foto con gli altri, di piatti sani e salutari, di canzoni alla moda. Perché solo così ci sei dentro, solo così sei come tutti gli altri. Felice.

Ma quale felicità è più autentica? Quella virtuale o quella reale? Viviamola prima e postiamola poi, se abbiamo fortuna ad averne. Cerchiamola nella vita quotidiana se invece fatica ad arrivare.