Decorare angoli della vostra casa con i terrari può essere un’idea piuttosto originale, soprattutto se siete capaci di ricrearli in maniera del tutto inusuale. L’ultima tendenza è quella di realizzare terrari homemade, riproducendo i tre pianeti del Star Wars Galaxy: Endor, Hoth e Jakku.
1. Ppianeta Endor
Credit: Brittany Herbert
Occorrente:
-Un vaso di vetro o una ciotola
-Terriccio
-Pietre di fiume: assortite, piccole e grandi
-Muschio
-piante assortite
-Una figurina di Star Wars
Quello che dovete fare è versare uno strato di pietre di fiume nella vostra ciotola, aggiungere il terriccio e il muschio e infine le vostre piante. Per Endor, Brittany Herbert, ideatrice della creazione, ha pensato di introdurre le piante di felce.
Infine, aggiungete il muschio decorativo, metaforico suolo della foresta di Endor e le rocce.
2. Pianeta hoth
Credit: Brittany Herbert
Occorrente:
-Un vaso di vetro o ciotola
-Pietre di fiume assortite, piccole e grandi
– Sabbia bianca (per la neve)
-Una figurina di Star Wars
Versate le pietre di fiume nella vostra ciotola, aggiungete la sabbia bianca e le pietre meno lisce (Hoth è un pianeta in parte roccioso). Aggiungete altra ‘neve’ sulle vostre ‘rocce’ in modo da ricreare una sorta di scogliera, posizionate la figurina e il gioco è fatto!
3. Pianeta Jakku
Credit: Brittany Herbert
Occorrente:
-Un vaso di vetro o una ciotola
-Pietre di fiume assortite (di qualsiasi dimensione)
-Sabbia rossastra
-Una figurina di Star Wars
Versate le pietre e poi la sabbia. Infine aggiungete la vostra figurina attaccandole i piedi alla sabbia.
Le donne sì, si sentono belle col trucco e i vestiti, lunghi o corti, meglio se minigonne; con i top scollati, dietro ma anche davanti; con le scarpe con il tacco, però, anche le ballerine. Alle donne piace anche, molto spesso, essere donne con i pantaloni e con i maglioni intrecciati, con le camicia accollata. Le donne sono donne con i bikini a fiori, a cuori, lisci, con i merletti; con i costumi interi, quelli un po’ old fashion che ora sono tornati di moda. Gli uomini sì, si sentono belli con i pantaloni e i maglioni, con le magliette trasandate, con le scarpe stringate. Ma non sempre.
A volte, tutte le mattine, specialmente se in ritardo, accade che nella storia di una donna si possa avvertire una certa forma di strana indecisione, di un non so che di impreciso; che si possa ascoltare la melodia del guardaroba, cercando un completo adatto, una maglietta colorata per una grigia giornata. Nella storia di un uomo no, non accade niente di tutto questo, gli uomini prendono un pantalone, un maglione, un vestito quando hanno un impegno. E basta così.
Nella storia di una donna, ma anche in quella di un uomo, è accaduto che, almeno una volta, l’aria fresca dei college americani, con i giardini, le camere, le uniformi e tutta la gioventù che ci gira intorno, abbia fatto sognare e innamorare. Sì, soprattutto le uniformi.
Insomma, almeno una volta nella vita l’abbiamo detto: “sì, nella mia scuola voglio l’uniforme“. Ahimè, la campagna non è quasi mai andata a buon fine e con le gonnelline scozzesi e un piccolo esercito di alunne e alunni uguali che affollavano i corridoi tra i nostri neuroni, a malincuore, siamo tornati a casa.
Eppure magari, nelle scuole che vestono alla maniere in cui noi sogniamo, i sogni, invece, sono fatti della stessa sostanza delle nostre tradizioni, perché per noi andare vestiti a scuola come si vuole è un diritto. E se pure noi abbiamo sognato, quell’unica volta nella vita, di avere un’informe, la verità è che la pazienza infinita e tutta l’indecisione di ogni mattina quando apriamo l’armadio a noi piace.
Gli alunni australiani dovranno soffrire nelle uniformi ancora per un po’, o ancora per molto, chi lo sa. C’è una scuola, però, la Sydney’s Newtown High School of the Performing Arts che ha cambiato rotta in materia di uniformi. Ebbene sì, non ci sarà più l’uniforme per ragazze e l’uniforme per ragazzi, ci saranno uniformi da ragazze che andranno bene anche per i ragazzi e viceversa. È la teoria gender che approda nel modo di vestire: i ragazzi potranno indossare le uniformi che prevedono le gonne e le ragazze potranno essere libere di manifestare il loro lato mascolino indossando, semplicemente, dei pantaloni. È tutto molto semplice, è tutto molto egualitario.
Jo Dwyer with friends outside Newtown High School of Performing Arts. Photo: Peter Rae
La scuola in questione, a cui noi facciamo tanti applausi, è una scuola assai progressista e fortemente criticata. Criticata dalla Lobby Cristiana Australiana che quasi teme questa salvaguardia del sentimento primo e più puro, la felicità di essere e vestire come si vuole. Infatti, tutta questa storia di sentirsi uomo o donna non ha importanza perché ora tutti possono indossare gonne e tutti possono indossare pantaloni; e questo non è altro che una radicalizzazione della teoria gender.
Maya Saric, madre di due studenti della scuola, è contenta che gli alunni possano sentirsi liberi di fare le scelte che vogliono. “Se i ragazzi stanno davvero combattendo contro questo problema, allora loro non dovrebbero essere ulteriormente messi alle strette dalla scuola – ha dichiarato al telegiornale della ABC – Stanno già affrontando parecchie crisi. Davvero non è importante di che colore sia il loro pantalone o se vogliono indossare gonne o pantaloncini.”
La felicità, a volte, ha anche le forme di una gonna da uniforme e di una camicia maschile.
C’era una volta la mitica penna multicolore, il sogno di tanti ragazzini, quando scrivere a mano era una cosa importante a la penna utilizzata un simbolo distintivo. Ai tempi della scuola la chiamavamo “il pennone”, ed è stata l’ispiratrice di infinite frasi, dediche, disegni, poesie sui nostri diari. All’epoca un’invenzione quasi rivoluzionaria ed ora un oggetto di culto per i tanti appassionati del vintage anni ottanta.
Da allora molto è cambiato e la rivoluzione digitale ha trasformato i mezzi di comunicazione tradizionali per crearne di nuovi, sempre più istantanei e tempestivi.
Probabilmente oggi nasce da quel ricordo d’infanzia di colori profumati, l’idea, da parte di un team di ingegneri informatici e designers californiani, di creare una penna high-tech che realizza un sogno che pensavamo impossibile: riprodurre un qualunque colore che abbiamo sotto agli occhi.
La Scribble Pen, non ancora in commercio, è dotata di un sensore RGB, capace di rilevare i colori degli oggetti con una profondità a 16 bit. Una volta effettuata la scansione del colore desiderato, il dispositivo miscela le corrette quantità dei cinque inchiostri di cui dispone – nero, bianco, giallo,ciano e magenta – al fine di ricreare il colore rilevato tramite la scansione. Lo scanner è istallato nella parte superiore della penna e, grazie ad una memoria interna di 1 GB, può memorizzare fino a 100 mila colori differenti.
Le possibili applicazioni di uno strumento simile rappresentano una novità assoluta, tanto da richiamare l’attenzione di artisti, grafici e interior designers che finalmente possono realizzare il sogno di conservare le sfumature più ineffabili che la natura offre.
Di seguito un video dimostrativo per capire come funzione questo gioiello tecnologico.
La penna, lunga 16 centimetri e con un peso di circa 39 grammi, è dotata di un processore ARM 9, Bluetooth 4.0, micro USB e batteria ricaricabile agli ioni di litio.
La Scribble Pen sarà, inoltre, disponibile in due differenti modelli a seconda della superficie su cui riprodurre i colori:
– modello INK se si vuole disegnare su carta;
– modello STYLUS se si vogliono tracciare linee sul display di dispositivi touch che hanno istallata l’app Scribble+.
Entrambe le versioni possono essere collegate a un qualunque dispositivo esterno, come PC, tablet o smartphone, così da trasferire un determinato colore da utilizzare per i documenti in formato digitale.
CREDIT: thescribblepen.com
Gli ideatori di questo progetto creativo – Mark Barker e Robert Hoffman– hanno lanciato una campagna di crowfunding, nel 2014, su due differenti piattaforme: Kickstarter e Tilt.
Entrambe, però, sono state sospese e l’azienda ha deciso di vendere la penna ai suoi clienti tramite sito web, al prezzo di 149,95 dollari per la Scribble INK e 79,85 dollari per la versione stilo.
Auguriamoci che questo rivoluzionario prodotto possa essere a breve disponibile a tutti.
The pen is on the table.
È questa la frase più lunga che sapete dire in inglese? Se avete risposto sì allora conviene allenarsi un po’ di più. Il problema ai giorni nostri è che abbiamo troppo da fare, e se siete iperattive come me vi annoiereste a morte a seguire un corso in aula. Seguendo questi semplici trucchi è possibile imparare una lingua divertendosi e senza rinunciare a qualcosa – delle mille cose che fate.
Leggere libri in lingua
Leggere aiuta la mente a focalizzare la grammatica in maniera automatica. Anche se inizialmente non si riuscirà a capire ogni singola frase è un bene aiutarsi con il contesto generale. Poi se si vuole fare uno sforzo in più converrebbe sottolineare e ricercare le parole più difficili in modo da ampliare il vocabolario personale.
Trovare un amico di penna
Mai sentito parlare dell’amico di penna? Durate le scuole elementari è stato un esperimento molto utile che non bisogna sottovalutare. Oggi i ragazzi sono molto più avvantaggiati perché grazie ai vari social è possibile risparmiare anche il costo del francobollo. Aiuta molto in questo senso anche Skype, che permette di allenarsi anche sulla pronuncia. tumblr
Guardare film in lingua
Questo è un consiglio che do’ a tutti quelli che come me amano le serie TV; se si ha la possibilità, guardatele in lingua originale. Inizialmente i sottotitoli saranno i vostri migliori amici ma pian piano riuscirete pure a farne a meno fin quando un giorno inizierete pure a capire le battute di Doctor Who. Allora lì sarà una vostra vittoria personale.
Mangiare aiuta sempre
Un argomento per me molto interessante è il cibo. Il cibo unisce e insegna. La prima volta che sono uscita dall’Italia il mio terrore era come farmi capire per ordinare il cibo, allora ho iniziato a cercare termini a me cari come pane, prosciutto e formaggio, ancora oggi li ricordo in spagnolo: pan, jamón y queso. Così ero sicura di non morir di fame. Con questo non vi dico di partire ogni mese per provare una cucina internazionale ma ormai facilmente è possibile trovare dei ristoranti che propongono cibi esteri che sarebbe interessante provare. carlitosmessicano.com
Never back down
Mai arrendersi. È difficile prendere dimestichezza con una lingua straniera, e certe volte il fatto di parlare con un altro accento blocca un po’. Per questo motivo è importante continuare nonostante le difficoltà che si possono riscontrare durante il tragitto. Con impegno e divertendosi si possono raggiungere risultati inattesi.