mercoledì, 4 Novembre 2026

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100 anni di giochi: regali, di Natale e non, dal ‘900 o oggi (VIDEO)

La rivista americana Mode ha messo in rete un video intitolato ‘100 Years of Toys’, ‘Cent’anni di giocattoli’, i cui realizzatori hanno voluto ripercorrere cronologicamente tutto l’iter evolutivo dei regali di Natale dai primi del ‘900 fino ai giorni nostri.

Una rassegna tenerissima di tutti quelli che sono stati i giocattoli più rappresentativi dell’ultimo secolo: dalla bambola di porcellana, uscita nel lontano 1910, dalla trottola in legno degni anni ’30, dalle prime molle magiche ‘Slinky’ o dai primi robottini, passando per la Barbie – il cui avvento ha segnato gli anni ’60 – fino al mitico Gameboy, e poi ancora al monopattino e, infine, ai gadget tecnologici ultra-innovativi di cui i bambini del 2000 possono godere.

Trattandosi di un video americano, è chiaro che il punto di riferimento risulta essere la cultura statunitense: il che spiega l’assenza di giocattoli passati alla storia qui da noi e la presenza di Elmo dei Muppets, che in Italia non sono mai stati troppo noti.

Nonostante i diversi riferimenti culturali, però, le immagini destano comunque molta malinconia: ai molti nati negli anni a cavallo degli ’80 e ’90 non potrà salire una certa nostalgia dell’infanzia che fu, richiamando alla mente tutti questi piccoli, inanimati, amici.

Perciò, chi è già da un po’ entrato nelle decadi degli ‘-enta’ degli ‘-anta’ nel vedere queste immagini non potrà fare a meno di tornare un po’ bambino. Per i bambini di oggi, invece, beh: tutti questi giocattoli non sembreranno che vecchio ciarpame.

Notare quale sia stata la parabola evolutiva dei giocattoli nell’arco di un secolo, tuttavia, è comunque molto interessante. Ma i desideri dei bimbi di oggi sono ancora gli stessi di quelli di un tempo?

Miss Universo 2015: la corona sulla testa sbagliata

miss universo

La finale per il concorso di Miss Universo che si è svolta ieri a Las Vegas è stata caratterizzata da parecchia suspense, come ovvio nei concorsi di bellezza, ma anche da un piccolo giallo. A ricevere la corona inizialmente è stata la Miss sbagliata. Miss Colombia, Ariadna Gutierrez Arevalo, si è ritrovata ad essere la vincitrice solo per pochi minuti. Il suo nome, infatti, è stato proclamato come quello della vincitrice dell’edizione 2015 di Miss Universo, ma per errore. Il pubblico ha così assistito alle lacrime di gioia della ragazza colombiana, l’abbraccio di circostanza con la seconda classificata e gli applausi delle altre concorrenti.

miss universo

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Ma ad un tratto il colpo di scena. Il presentatore, Steve Harvey, è tornato sul palco e visibilmente imbarazzato ha ammesso di aver sbagliato a leggere il nome della vincitrice sulla busta. La vera vincitrice è risultata essere la Miss delle Filippine Pia Alonzo Wurtzbach richiamata velocemente sul palco per la consegna di scettro e corona frettolosamente strappati dalle mani della povera Miss colombiana. Ovviamente questa spiacevole vicenda ha scatenato l’ironia degli utenti sui diversi social, soprattutto Twitter. Terza classificata, senza nessun colpo di scena, l’americana Olivia Jordan.

miss universo

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L’Italia è stata rappresentata in questa edizione del concorso dalla ventiduenne Giada Pezzaioli. Il concorso di Miss Universo fino allo scorso anno era di proprietà di Donald Trump, eccentrico miliardario adesso in corsa per la nomination repubblicana alle elezioni presidenziali americane 2016.

Qualità della vita: vince Bolzano, poi Milano

È stata al centro delle polemiche di questi giorni per l’elevato tasso di inquinamento della sua aria, ora Milano si prende la sua rivincita. Nell’edizione 2015 della ricerca del Sole 24 Ore sulla Qualità della vita nelle province italiane, infatti, trionfa Bolzano, seguita proprio da Milano. A chiudere il podio Trento, al 3° posto. Ultima Reggio Calabria.

Per Milano si tratta davvero di un successo: rispetto all’ottavo posto del 2014, il capoluogo lombardo ha fatto un netto salto in avanti. La città meneghina era riuscita ad arrivare fino alla quarta posizione nel 2005 per poi registrare una lenta e continua discesa. Fino al 21° del 2010. Un vero e proprio trionfo, dopo quello di Expo, ottenuto grazie all’eccellenza raggiunta nel parametro del “Tenore di vita”.

Anche quest’anno l’indagine del giornale ha preso in considerazione sei aree tematiche (Tenore di vita, Affari e lavoro, Servizi/Ambiente/Salute, Popolazione, Ordine pubblico, Tempo libero) per un totale di 36 indicatori con relative classifiche parziali, di tappa e finali. Tra le novità metodologiche il fatto che le province considerate siano salite da 107 a 110, per l’aggiunta di nuovi dati statistici anche per le province di Bat (Barletta-Andria-Trani), Fermo e Monza Brianza.

La top 10 del Sole 24 Ore vede trionfare il Nord e il Centro, con città di piccole o medie dimensioni (ad eccezione di Milano e Firenze), quasi tutte situate lungo l’arco alpino (Bolzano, Trento, Sondrio, Cuneo, Aosta).

Bolzano, però, è riuscita ad ottenere il titolo grazie ad una serie di indicatori a favore: nei primi due capitoli (tenore di vita e affari e lavoro), eccelle nel tasso di occupazione (71%), nella quota di crediti in sofferenza (solo 5,7%), nei consumi (2.660 euro per famiglia, 700 in più della media), in Popolazione, come per esempio per l’indice di vecchiaia e la speranza di vita, e nel Tempo libero (spettacoli, sport e spesa dei turisti stranieri).

Il 21 Dicembre e il solstizio d’inverno

credits:www.inmeteo.net

Come tutti sappiamo il 21 Dicembre è il giorno più corto dell’anno: si riducono le ore di sole e si allungano quelle di buio.
Il sole arriva alla sua distanza maggiore rispetto all’equatore, per poi riprendere un nuovo ciclo che lo vedrà splendere sempre un po’ di più.
Ma cosa c’è dietro alla giornata più buia dell’anno?

Miti, leggende e tradizioni devono la loro nascita proprio a questa data e al significato intrinseco che questa comporta.
I nostri antichi, specialmente quelli più “datati”, basavo la loro intera esistenza sul ciclo solare e sull’alternarsi delle stagioni, fondamentali soprattutto per la maturazione delle coltivazioni e la produzione di sostentamento alla vita.
Durante il solstizio il sole raggiunge la sua fase più debole in termini di luce e calore, dando quasi l’idea di poter terminare nell’oscurità, per poi tornare forte e splendente, vincendo le stesse tenebre nel quale sembrava stesse sprofondando.

Noi siamo abituati a questo ciclo che si ripete da millenni e abbiamo tutti gli strumenti per studiare e capire i fenomeni che ci circondano, quindi la cosa non ci spaventa più, ma provate a immaginare per un momento i nostri predecessori alle prese con le speranze che la vita non finisse ogni anno, per mancanza di conoscenza o eccesso di superstizione.

Non è un caso che il Natale cada proprio il 25 Dicembre, infatti, questa data rappresenta per molti religioni (così come per il cristianesimo) il ritorno alla vita, la rinascita del sole (da sempre simbolo divino) e di tutto ciò che la luce produce e fa nascere.

In termini iconici sono molte le divinità nate proprio in questo giorno, basti pensare al dio Sole babilonese Shamash, festeggiato nel 3000 a.C. circa, in Egitto si festeggiava la nascita del dio Horo e il padre, Osiride, si pensava fosse nato nello stesso periodo, in Messico nasceva il dio Quetzalcoath e l’azteco Huitzilopochtli, il dio Bacco in Grecia, il dio Freyr, figlio di Odino e di Freya, era festeggiato dai popoli nordici e poi ancora Zaratustra in Azerbaigian, Buddha in Oriente, Krishna in India, Scing-Shin in Cina, mentre in Persia, si festeggiava il dio guerriero Mithra, altresì chiamato il Salvatore, a Babilonia nasceva invece il dio Tammuz, figlio della dea Istar, rappresentata col figlio fra le braccia e con un’aureola di dodici stelle che gli incorniciava il capo.

Come il Natale, anche il Capodanno deve i suoi festeggiamenti alle superstizioni, i romani infatti proprio in quei giorni celebravano il Dies Natalis Solis Invicti, il giorno del Natale del Sole Invitto, quando la luce e il calore tornavano pian piano ad avvolgere la terra, facendo cessare il periodo di ciclo negativo del sole.
Ogni simbolo legato al periodo natalizio va a collocarsi nell’era dei tempi, come quando i popoli germanici usavano l’abete (sempreverde e quindi simbolo di speranza) per il fuoco della stufa. Addobbare l’albero vuol dire, quindi, rievocare la luce del rituale del falò dei nostri antenati, rito che si prolungava fino al giorno dell’epifania.

Il vischio, sotto il quale si usa dare un bacio al proprio amato, era sacro ai druidi, poiché era considerata una pianta discesa dal cielo e quindi di origine divina. Il fuoco, i falò, sono tutt’oggi simboli di fraternità e socializzazione, di scambio e di calore e come all’epoca danno caldo e luce in momenti di freddo e buio, ricalcano quindi il vecchio simbolo originario di speranza e fede.

Qualsiasi sia il nostro credo, dunque, o la nostra religione, ricordiamo che la base dalla quale partire è sempre la stessa: la rinascita, l’unione e la speranza in noi e in un futuro di pace e armonia.