venerdì, 25 Settembre 2026

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Matrimonio, 5 consigli per non stressarsi

La cosa più stressante di un matrimonio è esserne la protagonista (e quando dico ‘protagonista’ non mi mordo la lingua in quanto i maschi se ne fregano altamente del meteo e della perfetta riuscita del grande giorno).
Noi donne siamo apprensive dalla nascita e anche la più strafottente di noi è in preda al panico quando si avvicina la fatidica data. Chiesa, ricevimento, musica, bomboniere, partecipazioni, trucco: sono troppi i pensieri da gestire e da avere sotto controllo. Senza considerare poi il brusio di sottofondo di quando tutti vogliono consigliarti cose e idee per l’evento, e che finiscono con il provocare un esaurimento nervoso.
Come fare per gestire lo stress? E il timore che tutto non sia perfetto come pensavamo?

Assumere una wedding planner

Non c’è cosa più bella che abbandonare tutte le preoccupazioni e donarle allegramente ad un’altra persona; l’assunzione di una wedding planner potrebbe salvarci la vita e evitarci lo stress di occuparci anche delle cose più piccole e insignificanti. Sarà bello essere una di quelle spose con i capelli in ordine e gli occhiali da sole senza la faccia derelitta di chi è in preda all’ansia da prestazione e alla paura che il tipografo non consegni per tempo gli inviti.

Coccolatevi

Siete la sposa? Allora a voi tocca la parte migliore. Prima di tutto verrete giustificate quando sarete isteriche, perché questa è la prassi da seguire, e poi potrete concedervi dei piccoli lussi come farvi belle di continuo.
Questo servirà sia a migliorare la vostra immagine in vista del giorno del si, sia a rassicurare il vostro cervello: vedendovi più belle sarete più serene e sorridenti.

Mettete il pilota automatico

Basta ascoltare consigli di chiunque e pareri superficiali da parte di chi non è nei vostri panni: è facile elargire consigli quando non si è in preda al panico. Fate come su Facebook quando disattivate le notifiche dei giochi: chiudete la porta in faccia a chi vi affolla il cervello con il proprio giudizio. Il matrimonio è il vostro, se avete un parrucchiere e una wedding planner non vi servirà parlare con nessun altro.

Siate decise

Non abbiate paura di scegliere location, vestito e pettinatura: parleranno comunque male di voi per cui rilassatevi e scegliete senza paura tutto ciò vi piace di più. Difficilmente ho partecipato a matrimoni nei quali non ho spettegolato sulla sposa o sugli abiti orrendi delle invitate. E se l’ho fatto io che sono una persona scarsamente interessata al resto del mondo figuratevi gli altri. Siate quindi contente di quello che state facendo e non preoccupatevi, le critiche ci saranno sempre.

Evitate i familiari (anche quelli più stretti)

Lo stress maggiore proviene dai propri familiari o da quelli del proprio futuro marito. Proprio per questo è consigliabile dar loro meno informazioni possibile e tenerli all’oscuro di quanto accade nel vostro piccolo mondo da futura sposina. In questo modo eviterete lo stress di chi è più ansioso di voi e arriverete al matrimonio senza nemmeno una ruga sul viso.

Il profilo migliore? Ecco come trovarlo

profilo

Siamo con gli amici durante una festa di compleanno e arriva il momento della torta, tutti dietro per la foto di rito e nella confusione del momento spesso capita di cambiare posto per lasciare spazio all’amico che arriva all’ultimo momento. Quindi non è sempre facile mostrare il nostro profilo migliore. È anche vero che le foto di gruppo con gli amici magari scattate durante una festa o in vacanza sono anche più spontanee e colgono espressioni naturali ma bellissime come gli sguardi o i sorrisi.

Ma questa, che ci piaccia o no, è l’epoca del selfie, quello che prima si chiamava autoscatto ma che nessuno faceva per paura che venisse male, e quindi con il terrore di aver sprecato una foto del prezioso rullino. Adesso non è più così, con il nostro smartphone possiamo scattare tutti i selfie che vogliamo fino a riempire completamente la memoria del telefono. Naturalmente i migliori scatti saranno pubblicati sui nostri profili social per prendere il maggior numero di like possibile. Ma come fare a scattare la foto che ritrae il nostro profilo migliore?

Il nostro viso non è simmetrico, un occhio è sempre più grande dell’altro e le guance o gli zigomi non sono perfettamente allineati, quindi ci sarà per forza un lato del nostro viso che ci rappresenta meglio e che ci mostra più belle. E poi anche se non è politicamente corretto, sappiamo che molta gente si può formare un opinione su di noi solo dopo aver visto una nostra foto. Quello che dobbiamo cercare di scoprire è molto semplice, capire quale profilo del nostro viso esprime il meglio di noi. Per farlo basta scattarci diversi selfie in diverse posizioni per poi analizzarli attentamente magari con l’aiuto di un fotografo.

Gli esperti del settore infatti tendono a giudicare esteticamente più gradevoli le caratteristiche più forti e definite di un volto, come la mascella definita o gli occhi strutturati, e per evidenziare questi tratti spesso consigliano di spostare il mento verso il basso e mettere in evidenza il collo per sottolineare questi elementi.
Avete scattato mille selfie e ancora non siete sicuri? Uno studio del 2012 afferma che per la maggior parte delle persone è il profilo sinistro quello migliore e più fotogenico, provare per credere.

Nomadi per scelta: il vero significato di casa (FOTO)

Credits photo: holdingoutforsomethingreal.tumblr.com

Vi sarà capitato almeno una volta nella vita di arrivare in una nuova città, qualunque essa fosse e pensare tra voi “sono a casa”. Eppure casa per voi, sino ad allora, era sempre stato un luogo ben identificabile, dove eravate cresciuti, c’erano i vostri genitori, i parenti e gli amici di una vita.
E se non fosse semplicemente quell’edificio in cui siete capitati per caso e per fortuna, ma qualcos’altro?

Molte persone amano stare chiuse nel proprio nido, pensando che uscire da lì non potrebbe cambiare la loro vita e che al di fuori di quello non ci sia posto migliore; altre affrontano paure, perplessità e insicurezze e partono dall’altra parte del mondo, senza alcuna idea di quello che effettivamente accadrà. Sono loro i nomadi, coloro che hanno dato a se stessi l’opportunità di avere più vite e che identificano la loro casa in punti spaziali diversi. Scopriamoli

Casa può essere un letto

Credits photo: gympoint.it
Credits photo: gympoint.it

Esattamente come dicevamo prima, casa per molti di voi è quel letto dove avete speso la maggior parte delle vostre nottate sfogliando le pagine de “La Gabbianella e il Gatto” o “Le avventure di Tom Sayer” o ancora “I viaggi di Gulliver” e avete pianto mentre leggevate la storia di Anna Frank, quella ragazza che come voi amava rifugiarsi in quello stesso letto e costruire un mondo tutto suo che la faceva sentire felice, anche se irreale. Voi, come lei, vi perdevate tra i sogni di un futuro meraviglioso e piangevate per un incubo. Inoltre andavate in panico prima di un interrogazione e aspettavate una telefonata importante che vi faceva andare a dormire col sorriso. Era la vostra casa, la più bella e naturale, ma non poteva essere l’unica.

Casa può essere una città dove avete speso anni

Credits photo: it.forwallpaper.com
Credits photo: it.forwallpaper.com

Casa era anche quella città che potevate scorgere fuori dalla finestra, quella dove avevate passato anni per studio o lavoro o semplicemente perché avevate sempre vissuto lì. Guardando le foto, anche a distanza di anni, c’è una certa nostalgia: questo perché lì vi sembrava che ogni angolo fosse un porto sicuro, dove potevate essere voi stessi. Per quanto amaste girovagare per il mondo, quel posto vi sarebbe sempre rimasto nel cuore.

Casa può essere una città che avete appena incontrato

Credits photo: smartweek.it
Credits photo: smartweek.it

Ma non sempre occorrono anni per sentirsi parte di una città, a volte vi capiterà di avere la sensazione di aver incontrato casa, semplicemente dopo essere scesi dal treno in una stazione che non avete mai visto, con la paura di perdervi che contrasta immediatamente con la sensazione di aver vissuto in quella città da sempre.

Casa può essere un edificio

Credits photo: centrocommercialeciclope.it
Credits photo: centrocommercialeciclope.it

Stessa cosa potrebbe accadere per un edificio, una chiesa, una basilica, una scuola, un ufficio, il negozio del vostro parrucchiere etc. Non ci sono motivazioni particolari, ma ognuno di noi ha un luogo in cui ama rifugiarsi, per pensare, raccogliere le idee e sentirsi in pace con se stesso. C’è chi ama edifici chiassosi come un centro commerciale e chi la pace, la tranquillità e il silenzio di una sala da cinema poco frequentata: la cosa più importante è che li vi sentiate a vostro agio.

Casa può essere una persona

Credits photo: silenzio-in-sala.com
Credits photo: silenzio-in-sala.com

Ed ecco il momento in cui la casa diventa una persona: non parliamo necessariamente dell’amore della vostra vita, poiché in molti casi proprio quella persona sembra destinata a non passare con voi più di qualche giorno o alcuni mesi. Ci riferiamo piuttosto a chi riesce a farvi stare bene con una semplice parola, un gesto o semplicemente uno sguardo, anche se non vivrete mai nello stesso appartamento e sarete destinati a percorrere strade completamente diverse.

Casa è l’appartamento nel quale siete cresciuti

Credits photo: artigianamente.blogspot.com
Credits photo: artigianamente.blogspot.com

Ma se guardate al vostro passato casa è sicuramente quell’edificio nel quale siete cresciuti con i vostri genitori, fratelli o sorelle, avete festeggiato il natale, diversi compleanni, avete avuto dei battibecchi che ora vi sembreranno incomprensibili. Quella casa sarà sempre lì, insieme a tutti i vecchi libri e quaderni.

Casa siete voi

Credits photo: dontoria2000.myblog.it
Credits photo: dontoria2000.myblog.it

Ma lasciate che vi sveliamo un segreto: casa non è solo tutto questo, ma anche molto di più. Siete voi con tutto quello che avete costruito attorno; voi, da soli, come tanti altri, ad affrontare le difficoltà quotidiane, a chiedervi che cosa potreste migliorare, a sorridere per piccole cose e a piangere quando vi sentite impotenti o abbandonati. Casa siete voi col vostro modo di essere con tutti i difetti e pregi che lo rendono unico e speciale, a volte spinoso e paradossale, ma sempre incantevole e incancellabile.

Vi capiterà spesso di vedere persone che cercano casa tra le mura di una nuova città, che l’hanno appena persa, che non sanno se mai l’avranno perché quella realtà e cultura è semplicemente politicamente troppo lontana da loro. Ebbene, tenete a mente tutti questi significati e immaginate di essere al loro posto: potrebbe bastargli il vostro buongiorno, un sorriso o una parola di interesse per sentirsi a casa.

L’essere nati in un luogo che ci permette scegliere la nostra casa è una Fortuna, non un Diritto.

Se Ariel non fosse nata nell’Oceano Atlantico (FOTO)

Credit photo: buzzfeed.com

La Disney ci ha sempre fatto sognare, con le sue storie ed i suoi personaggi, e continua a farlo tutt’ora. Bambini ed adulti si uniscono nella stessa passione, quella per gli animali parlanti, per le fate ed i geni capaci di realizzare sogni e desideri impossibili, per le principesse con splendenti capelli lunghi e con vestiti che ogni donna vorrebbe indossare, almeno una volta nella vita.

Tra le principesse, però, ce n’è una che di vestiti belli non ne ha tanti, almeno finché la strega Ursula non le dona le gambe, in cambio della sua voce. Stiamo parlando di Ariel, la principessa figlia del re Tritone, che vive con le sorelle “in fondo al mar“, nell’Oceano Atlantico, in un bellissimo regno chiamato da tutti gli abitanti del mare Atlantica.

Ve la ricordate tutti Ariel, vero? Lunghi capelli rossi, intensi occhi azzurri, coda verde e costume a conchiglia viola. Ma solo perché vive nell’Atlantico. Se Ariel fosse nata in un altro ambiente, infatti, la sua figura sarebbe completamente diversa: ad immaginarla è stato Joseph Shaw, docente associato presso un’università, l’Indiana University School of Public and Environmental Affairs, insieme alla figlia Emma, un’esperta di sirene.

Se Ariel vivesse nelle barriere coralline, sarebbe più piccola e molto più colorata.
In mezzo alle barriere coralline la sua coda non sarebbe più solo verde, ma assumerebbe colori diversi, con strani effetti di mimetismo. Per difendersi dai grandi predatori, invece, sarebbe molto più piccola: solo così, infatti, riuscirebbe a nascondersi tra le varie barriere e non farsi cogliere di sorpresa da squali e simili.

Credit photo: buzzfeed.com
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Se Ariel vivesse nell’Oceano aperto, sarebbe velocissima e viaggerebbe in gruppo per coprire le lunghe distanze.
Il colore della schiena sarebbe più scuro, quello del ventre più chiaro: in questo modo i predatori avrebbero più difficoltà nel trovarla. Sempre per prevenire i predatori, Ariel avrebbe meno fronzoli per avere un movimento più agile e veloce. Inoltre, avrebbe anche capacità di comunicazione più avanzate – e in questo caso la sua voce sarebbe l’unica cosa importante.

Credit photo: buzzfeed.com
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Se Ariel vivesse nel Mar Artico, sarebbe protetta dal gelo.
Protezione dovuta alla presenza di geni antigelo, come quelli che hanno le balene. Questo però sarebbe causa di un fisico più robusto, proprio perché il metabolismo sarebbe molto più lento. Come più lento sarebbe anche il movimento della Sirenetta.

Credit photo: buzzfeed.com
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Se Ariel vivesse nel profondo blu, avrebbe tentacoli e sarebbe cieca.
La mancanza totale della luce porterebbe la Sirenetta a diventare completamente miope. Così, per potersi orientare, Ariel avrebbe dei lunghi tentacoli e potrebbe anche avere delle luminescenze sul corpo per essere più visibile.

Credit photo: buzzfeed.com
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