domenica, 25 Ottobre 2026

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Non solo carattere: l’ottimismo si può apprendere

Non è soltanto un dato caratteriale: secondo i più recenti studi di psicologia, l’ottimismo – e con esso la felicità – si può imparare. Basta modificare la prospettiva da cui si guarda a tutti gli aspetti della propria vita attraverso tre semplici esercizi suggeriti dal Time.

Innanzitutto, prima di andare a dormire, sarebbe bene scrivere perlomeno tre eventi positivi verificatisi nel corso della giornata. Ancora, non bisognerebbe dimenticarsi di confrontarsi con gli altri, soprattutto con chi è in condizioni più difficili delle nostre. Infine, il passato andrebbe rivisitato in accezione positiva, grazie a uno sguardo finalmente meno severo nei nostri stessi confronti.

Durante il corso universitario di Harvard “Psicologia positiva: La scienza della felicità” è stato rilevato come per riuscire nell’esercizio di professioni come l’avvocato non si possa fare a meno di essere pessimisti fino all’osso: un’attitudine che, per quanto efficace sul lavoro, straripa anche nel privato, intaccando la propria felicità.

Martin Seligman, autore del libro “Authentic Happiness” e professore di psicologia alla UPenn, ha evidenziato come questi professionisti, per motivi lavorativi, hanno educato la propria mente al pensiero negativo: i legali migliori sono i più pessimisti, che poi sono anche quelli che incorrono nel 3,6% di probabilità in più di sviluppare disturbi depressivi o di divorziare dal coniuge.

“Il pessimismo, il fatto di vedere sempre problemi in ogni dove, è un atteggiamento caratteristico della prudenza: essere previdenti – spiega il Professor Seligman – consente agli avvocati di prevedere le difficoltà a cui potenzialmente i propri assistiti rischierebbero di far fronte. In questo modo, possono meglio strutturarne la difesa. Il problema, però, è che per quanto questa attitudine possa fruttare in campo lavorativo, nella vita privata non sortisce affatto gli stessi risultati”.

Invece, per essere ottimisti e, dunque, felici, bisogna allenare il proprio cervello a cogliere quanto di bello c’è nella vita: ricordarsi degli accadimenti felici occorsi ogni giorno, non mettersi a paragone con chi è (almeno per il momento) troppo in alto rispetto a noi, sapersi raccontare i propri trascorsi in maniera indulgente, senza giudicarsi. Insomma, dimenticare il male e focalizzarsi sul bene: sono questi i passi da muovere verso la felicità.

Festa del papà, tutto quello che ancora non sapete

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La festa del papà è ormai una festa molto popolare non solo in Italia, ma in tantissimi altri paesi. Ma quali sono le origini di questa ricorrenza? Ecco svelate tradizioni e curiosità proprio sulla festa del papà.

La festa del papà nella tradizione cattolica

Nei paesi di tradizione cattolica si festeggia il 19 Marzo, giorno di San Giuseppe, padre putativo di Gesù. San Giuseppe viene quindi preso a modello per rappresentare il padre perfetto. In altri paesi però i festeggiamenti ricadono in altri giorni e hanno differenti significati. In tutti i paesi anglosassoni si segue infatti la tradizione proveniente degli Stati Uniti in cui il il Father’s Day coincide con la terza domenica di Giugno.

Le origini della festa del papà

La festa nell’accezione moderna si fa risalire agli inizi del XX secolo, precisamente al 5 Luglio 1908 a Feirmont in West Virginia nella locale Chiesa Metodista. Fu però la Signora Sonora Smart Dodd che, ispirata dal sermone ascoltato e senza essere a conoscenza di quanto avvenuto a Feirmont, organizzò una celebrazione il 19 Giugno 1910 a Spoakane, Washington in onore del padre scomparso durante la guerra di secessione americana.

La festa del papà in Italia

Anche in Italia, come in tanti altri paesi latini e cattolici, la festa del papà viene festeggiata il 19 Marzo il giorno di San Giuseppe, padre e marito esemplare. Secondo la tradizione popolare San Giuseppe, oltre che dei papà, è protettore anche degli orfani, delle giovani nubili e dei poveri. Proprio per questo in Sicilia il giorno di San Giuseppe continua l’usanza di invitare a pranzo poveri e mendicanti. Questa tradizione è conosciuta come “Tavola di San Giuseppe” proprio perché si riuniscono alla stessa mensa persone di origini ed estrazioni diverse. La festa di San Giuseppe ha poi anch’essa origini antichissime, risalenti ai culti pagani legati alla terra. Il 19 Marzo è infatti la vigilia dell’equinozio di Primavera e i contadini bruciano residui di raccolto generando enormi falò.

La festa del papà nel resto del mondo

Abbiamo già detto cosa succede nei paesi di tradizione cattolica e in quelli di origine anglosassone. In altri paesi, la festa del papà è invece associata all’idea di Padre della Patria, come in Russia dove si festeggia il 23 Febbraio o in Danimarca dove coincide con la Festa della Costituzione. In Thailandia si festeggia il giorno del compleanno dell’attuale sovrano Rama IX.

Curiosità culinarie

Come ogni festa che si rispetti, ci sono poi i piatti tipici della tradizione. In Italia sono famosi soprattutto i dolci per la festa del papà . Di origine napoletana, ma diffuse in tutto il sud sono le zeppole di San Giuseppe. Si tratta di un dolce a forma piatta simile al bignè; possono essere sia fritte che al forno e vengono poi ricoperte da crema pasticcera e marmellata di amarene. Al Nord invece, il dolce tipico è la raviola, un piccolo involucro di pasta frolla ricoperto di marmellata o crema che viene successivamente cotto al forno.

Eclissi di Sole, eventi e consigli per lo spettacolo del 20 marzo

Credit photo: www.drogbaster.it

Manca poco ad uno degli eventi più spettacolari dell’anno, quando la Luna si frapporrà tra il Sole e la Terra, proiettando la sua ombra su quest’ultima. Ma siamo davvero pronti per l’Eclissi di Sole di questo 20 marzo?
Per godervi al meglio lo spettacolo – e guardatevelo perché non è cosa da tutti i giorni – noi di Blog di Lifestyle vi diamo qualche dritta e vi consigliamo qualche evento in giro per l’Italia, ma solo dopo avervi spiegato bene di che cosa si tratta.

Che cos’è un’eclissi di Sole?

Un’eclissi solare è un fenomeno ottico di oscuramento del nostro pianeta: avviene quando la Luna si frappone tra Sole e Terra, proiettando la sua ombra su quest’ultima. Ma, in base alla dimensione apparente del disco lunare al momento del passaggio, l’eclissi può essere totale o parziale.

Le eclissi di Sole avvengono sempre nello stesso periodo dell’anno, circa ogni 6.585,3 giorni – che sarebbero 18 anni, 10 giorni e 8 ore.

Quando avverrà?

Quest’anno l’eclissi avverrà durante la mattinata di venerdì 20 marzo, con orari leggermente differenti a seconda del luogo. Nel nostro bel paese la prima regione ad essere interessata al fenomeno sarà la Sardegna, precisamente alle 9.16 nella città di Cagliari.
Sarà poi la volta di Roma, Milano e Napoli, rispettivamente alle 9.23, 9.24 e 9.25; Lecce e Trieste alle 9.30. Il massimo dell’oscuramento, però, si avrà solamente dopo un’ora e 8 minuti circa, per poi concludersi alle 11.45, quando la Luna uscirà dal disco solare.

Cosa si vedrà?

In Italia – a differenza delle Isole Svalbard, in cui il Sole scomparirà totalmente per diversi secondi – non ci sarà un’eclissi totale: non aspettatevi quindi che tutt’un tratto cali il buio.

Comunque, l’intensità dell’eclissi dipenderà dal punto di osservazione e, da quanto si sa, il fenomeno sarà massimo al Nord, diminuendo sempre di più mano a mano che si scende verso Sud.

Come si deve guardare?

Assolutamente non dovete guardare il Sole ad occhio nudo: la nostra vista può rimanere seriamente danneggiata, anche se l’astro è parzialmente oscurato. Quindi non usate pellicole o occhiali da sole.

Si possono fare selfie?

Sconsigliati i selfie in maniera categorica: secondo gli esperti si rischia la cecità, i rischi sono elevati per la nostra vista.
Il Sole può essere fotografato solo con specifici filtri specifici o con occhiali da saldatore con indice di protezione 14.

Per godervi al meglio lo spettacolo acquistate filtri e occhiali apposta per l’occasione, come gli occhiali da saldatore con indice di protezione dal 14 in su. Se non volete spendere soldi, l’alternativa è guardare l’eclissi indirettamente, osservando solamente il cambio di illuminazione per esempio sul muro di un edificio.

Quali sono gli eventi in giro per l’Italia?

A parte i vari eventi organizzati da ragazzi delle varie città, ne sono stati organizzati alcuni importanti e molto ufficiali.
L’Uai – Unione Astrofili Italiani – organizza Sun Party in tutta la penisola, mentre l’Esa – Agenzia Spaziale Europea – seguirà il fenomeno dallo spazio, a 800 kilometri di altezza, con i minisatelliti Proba e le immagini verranno trasmesse da noi nei Paesi Bassi, nella sede di Noordwijk che rimarrà aperta a chi vorrà visitarla.
Anche il sito dell’ANSA Scienza e Tecnica si organizzerà al meglio: trasmetterà le immagini in diretta al Virtual Telescope del parco dell’Appia Antica.

Non perdetevi questo magnifico spettacolo, per la prossima eclissi bisognerà aspettare altri 11 anni, quando il buoi totale sarà in Islanda. Per stare al buio in Italia, poi, si dovrà attendere il 2081.

Vegana per 9 anni ora ritorna alla carne: “Che goduria!”

Vegana per 9 lunghi anni, ora Sibilla Iacopini è “ritornata” al suo vecchio grande amore, la carne: la sua scelta sta scatenando un dibattito sempre più acceso sul web tra chi accetta ed elogia la sua decisione di ritornare ad un’alimentazione che comprenda anche la carne e chi, invece, difende a spada tratta lo stile di vita dei vegani.

Questa donna non è stata “costretta” o spinta da nessuno a cambiare stile e tipo di alimentazione. Nessuno le ha mai detto qualcosa e la sua scelta non è dipesa da un’opera di pseudo-convincimento di altri. La vegana ha abbandonato i pasti ai quali era prima abituata raccontando di una scelta di “puro godimento”.

Sibilla ha parlato di questa fase di transizione su GenerazioneBio: “Ho iniziato a cambiare la mia alimentazione circa nove anni fa, quando sono diventata vegetariana prima e poi, gradatamente, vegana. L’ho fatto per tanti motivi, etici innanzitutto, avendo letto e compreso dell’impatto che lo stile di alimentazione vigente ha sul pianeta, le persone e gli animali; poi salutistici e infine psicologici, per il senso di controllo sulla mia vita che ricavavo dall’attenermi scrupolosamente a una regola. Ciononostante, non mi sono mai sentita veramente parte di un gruppo, perché non mi riconoscevo nello spirito battagliero che normalmente viene associato a una persona vegana. Quel mix di superiorità morale, indignazione e condanna che senza parole, o con molte parole, dice: tu sei sbagliato”.

La trasformazione è avvenuta solo “ascoltando il corpo”: sono state le sensazioni, i desideri, la fame, l’istinto, i sapori e i profumi a averla spinta fino a qui. E lei ne è davvero entusiasta.

“Ero diventata vegana e avevo deciso di volta in volta quale cibo fosse migliore per me, l’avevo imposto al mio corpo senza mai ascoltarlo. Non so che ne diranno i dietisti, i vegetariani, i vegani, i macrobotici, i crudisti, la mia mamma (che saluto) e gli esperti di ogni genere: per me è puro godimento, e ancora non ho smesso di raccogliere consapevolezza da questo immenso senso di libertà che provo, da quando ho smesso di imporre al mio corpo punti di vista altrui spacciati per miei”.