mercoledì, 8 Luglio 2026

Costume & Società

Home Costume & Società Pagina 592
Notizie e tendenze sulla società, sul costume, sull’opinione pubblica e sul cambiamento generazionale

Bellezza: un secolo di cambiamenti e di corpi meravigliosi (FOTO)

Dai primi anni del 1900 ad oggi sono cambiate molte cose. La moda, le acconciature, il trucco e il modo di concepire la bellezza. Se a inizio secolo era considerata sexy la donna in carne e dai fianchi larghi, oggi siamo abituati a un canone di bellezza magra, ma non secca e con le curve al punto giusto. Ecco com’è cambiato l’ideale del corpo perfetto nel tempo, dalle ‘Gibson girl’ alle sirene sexy dei giorni nostri.

1910

Nel corso di questi anni Charles Dana Gibson personificava l’ideale di bellezza assoluto, con un fisico sì alto e magro, ma con un seno formoso e fianchi larghi. Il corpo seguiva le linee sinuose di una “s”, modellate da un corpetto stretto in vita.
bellezza

1920

Sonogli anni dominati delle ‘Flapper girls’, vere e proprie icone di stile e rivoluzionarie in materia di atteggiamenti e pensiero. Ascoltavano jazz e ballavano al ritmo del Charleston, fumavano e chiacchieravano tra di loro. Sono rimaste vive nell’immaginario collettivo perchè furono le prime donne a portare i capelli alla maschietta e a indossare abiti corti decorati con frange, vezzi di perle al collo e accessori di piume.
bellezza

1930 e 1940

Negli anni ’30 le curve tornano alla ribalta: le donne si scoprono le spalle e mettono in vista le loro grazie, prendendo spunto dall’attrice statunitenze Jean Harlow, conosciuta come la vamp sorridente, grazie al suo sex appeal magnetico, alla sua eleganza giovanile e ai suoi capelli biondo platino. Quest’aspetto è stato abbracciato anche negli anni ’40. Con gli uomini in guerra, la moda era cambiata. Il look cercava di allietare gli eroi di ritorno con abiti stretti e floreali, e corpetti trasparenti che lasciavano intravedere il reggiseno.

1950

Marilyn Monroe e Elizabeth Taylor sono le icone di bellezza di questo decennio. Regine di sensualità e padrone di uno stile che non invecchia mai. Verranno ricordate da tutti per le loro ciglia lunghissime e per labbra sexy e carnose.
bellezza

1960

Per quanto riguarda la moda donna, è sufficiente fare un nome per comprendere gli stilemi degli anni ’60: Twiggy Lawson. E’ stata lei che, scelta da Mary Quant, ha lanciato la minigonna, must have dell’epoca e irrinunciabile capo d’abbigliamento nei decenni a seguire. Le donne formose degli anni ’50 sono in netto contrasto con quelle di questo perioso: alte e molto magre.
bellezza

1970

E’ l’era delle pin up e così, in un batter d’occhio, ritornano a piacere le curve. Gli esempi di questi anni sono Edwige Fenech, Stefania Sandrelli e l’attrice statunitense Farrah Fawcett che diventa la “ragazza poster” di questo periodo.
bellezza

1980

Gli anni Ottanta sono il decennio delle top model, alte e atletiche, tra cui Elle MacPherson, Naomi Campbell, Linda Evangelista.
bellezza

1990

Negli anni ’90 arriva la bellissima Kate Moss che con la sua magrezza esagerata, oltre a dominare le passerelle di tutto il mondo, diventa un simbolo sbagliato per molte ragazzine dell’epoca.
bellezza

2000

Ci pensano Christina Anguilera e Britney Spears a influenzare le generazioni cresciute durante i primi anni del nuovo millennio: bionde, non molto alte, ma toniche e super in forma con le curve giuste al posto giusto.
bellezza

2010

Arriviamo ai giorni nostri. Dove, sicuramente, la bellezza non è più sinonimo di magrezza ostentata. Agli uomini piacciono le curve, e che curve. Le star di oggi come Kim Kardashian, Nicki Minaj, Beyoncé e Belen Rodriguez ci insegnano che la taglia 42 è più apprezzata della 36 e che, oltre ad avere un bel aspetto, sono fondamentali altre caratteristiche come determinazione, serietà e un pizzico di simpatia.
bellezza

Scegliere il partner è come scegliere un cane: ma anche no

Dopo anni di opinabili studi, la Dottoressa Annie Kaszina è giunta alla conclusione che esisterebbero dei paralleli tra la scelta del partner e quella del proprio partner: reduce da una serie di relazioni fallimentari, la donna avrebbe infatti iniziato ad applicare dei criteri di valutazione analoghi rispetto tanto alle creature a quattro zampe quanto a quelle su due.

La Kaszina racconta di aver scelto il suo primo cane sulla base di un colpo di fulmine: occhioni scuri e aria buffa, però, non hanno retto di fronte al “carattere demoniaco” dell’animale, che una volta rivelatosi – per così dire – scomodo, non si sa a quale destino sia andato incontro. Eh sì, perché Annie non precisa quale fine abbia fatto fare al suo cucciolo, ma dice soltanto di averne direttamente scelto un secondo: una mossa astuta grazie alla quale è riuscita a trovare anche un partner più adatto a lei. E, da allora, la donna si sente in diritto di elargire consigli d’amore alle donne in cerca dell’anima gemella, senza rendersi conto che anima e animale sono cose un po’ diverse.

Nel suo libro “Fai più attenzione a scegliere il tuo cane o tuo marito?“, in uscita – pensate un po’ – a San Valentino di quest’anno, la Kaszina cerca di tenerci alla larga da “esemplari” umorali, negativisti e pessimisti, consigliandoci piuttosto di favorire quelli dotati di un temperamento più solare e dolce; ci dice di fare attenzione al pedigree del soggetto in esame, riscontrabile dal modo in cui parla della sua famiglia; ci invita a metterci in guardia dagli egocentrici e dai logorroici, dai maleducati e dagli esuberanti, privilegiando piuttosto chi – con atti di servilismo estremo – ci dimostra di voler essere il nostro cagnolino adorato. Ma noi vogliamo davvero essere padrone di qualcun altro? Pensiamo realmente che le relazioni tra esseri umani siano riducibili alle dinamiche che intercorrono tra uomo e cane? Urgerebbe, perciò, spiegare ad Annie Kaszina che l’amore non è un guinzaglio. E metterle una museruola, se possibile.

Le risposte più divertenti di Siri (FOTO)

Siri, che simpaticona! Gli sviluppatori della Apple hanno inserito tra le risposte dell’assistente vocale più famoso del mondo anche alcune frasi davvero divertenti, simpatiche e, molto spesso, spiazzanti.

Inventata degli sviluppatori Apple per abitare l’utente a trovare informazioni, cercare luoghi o fare ricerche in maniera più rapida e precisa, Siri, questa volta, ha fatto di più. Ha lasciato i suoi utenti senza parole, con frasi divertenti, barzellette e uno spiccato senso dell’umorismo che non è passato di certo inosservato. Siri è in continuo aggiornamento, e, siamo certi, con il passare del tempo porterà nel suo repertorio tantissime altre frasi divertenti e fuori dal comune.

Per interagire con Siri basta cliccare a lungo sul tasto centrale dell’iPhone, e ripetere una delle frasi presente nella fotogallery che trovate qui sotto. Alcune risposte possono variare. Buon divertimento!

Martin Pistorius si risveglia dal coma dopo 12 anni (FOTO)

Martin Pistorius viveva in Sudafrica con i genitori Joan e Rodney, un fratello e una sorella più piccoli. Fino a dodici anni sognava di fare il tecnico elettronico. Giocava, studiava e non aveva problemi. Poi la malattia, che per dodici anni lo ha tenuto intrappolato in un corpo inerme, fino alla misteriosa guarigione. Adesso Martin lavora e si è sposato.
Martin Pistorius si risveglia dal coma dopo 12 anni

La malattia misteriosa

Tutto cominciò nel 1988, quando Martin tornando da scuola lamentò un forte mal di gola. «Nei mesi che seguirono, ha raccontato, smisi di mangiare e iniziai a dormire per ore ogni giorno». Il suo stato peggiorò progressivamente: camminare divenne doloroso, il corpo e la mente si indebolirono. Cominciò a dimenticare prima i fatti, poi le abitudini, come annaffiare il suo albero bonsai. Perse la capacità di parlare, una corsa verso l’inferno: muscoli che non rispondevano più, mani e piedi arricciati su se stessi «come artigli». Fu l’inizio di un incubo lungo 12 anni.
I medici non concordavano su una diagnosi precisa: “è essere meningite da criptococco” supposero. Ai genitori i dottori non diedero grandi speranze: Martin non c’è praticamente più, è paralizzato. «Resterà per sempre col cervello di un bambino di tre anni, prendetevi cura di lui finché non morirà». Ma Martin non morì.

La lotta

Joan e Rodney si presero cura del figlio 24 ore su 24, come mai avevano fatto neanche nei primi mesi di vita. Ogni mattina lo portavano in un centro per la riabilitazione, alla sera lo andavano a prendere e lo portavano a casa. Il papà Rodney: «Gli davamo da mangiare, lo mettevamo a letto e io mettevo la sveglia ogni due ore per girarlo dall’altro lato in modo che non subisse piaghe da decubito».

Il risveglio, intrappolato

Ma qualcosa cambiò. Dopo due anni, Martin riacquistò la lucidità mentale, ma purtroppo non le forze. Non ancora. I primi tempi in cui riprese coscienza, Martin provò a lanciare segnali all’esterno, sforzandosi così tanto da riuscire a fare cenni con il capo e a sorridere. Ma nessuno diede peso a quei piccoli cambiamenti.
Dopo ripetuti fallimenti nel tentativo di farsi notare, Martin si perse d’animo e si lasciò andare. Cominciò una vita passiva in cui accettava tutto quello che gli altri decidevano fosse meglio per lui: cosa, quando e quanto mangiare, quali programmi vedere, a che ora alzarsi e svegliarsi per rimanere solo, magari per delle ore, di fronte a uno schermo tv dove era trasmesso ripetutamente un cartone per bambini «insopportabile».

«L’unica persona con cui potevo davvero parlare era Dio. Non era parte del mio mondo fantastico, era reale, una presenza dentro e fuori di me». Era questo a dargli forza, tanto che nei momenti di sofferenza estrema in cui chiedeva di morire, capitava sempre e improvvisamente qualcosa di bello: una sconosciuta che andava a trovarlo trattandolo come un essere cosciente o una carezza giunta da un infermiere, come risposte a un grido d’angoscia, grazie alle quali Martin intuiva: «c’è ancora un posto nel mondo per me».

Il momento più brutto per Martin Pistorius fu quando sua madre gli disse: «Spero che tu possa morire», pensando che lui non la sentisse. Suo figlio si trovava già da dieci anni in quel misterioso stato, bloccato nel suo corpo, inerme, impotente. Eppure Martin sentiva tutto, ma non poteva fare nulla, parlare, gridare o piangere. Due anni dopo, il miracolo: Martin si risvegliò.

La svolta

La vera svolta fu l’incontro con Virna, un’operatrice sanitaria che passò con lui molto tempo e che gli aprì il cuore come si fa con un amico. Il ragazzo cominciò a sentirsi utile e quindi a migliorare: il fatto di essere utile a qualcuno lo spinse a riprovare a mostrare cosa ci fosse davvero dentro un guscio apparentemente vuoto. Virna era attentissima a Martin e si accorgeva anche delle variazioni quasi impercettibili dei suoi movimenti. Gli stessi che la convinsero che dentro di lui ci fosse un’anima ancora cosciente. L’ultimo dubbio si sciolse quando alla donna capitò di vedere un programma in tv dove persone che non potevano comunicare verbalmente lo facevano muovendo gli occhi tramite supporti tecnologici. Virna, superando lo scetticismo di tutti, decise di combattere perché la macchina fosse testata su Martin, spronandolo a non fallire e a fare del suo meglio: «È la prima volta che qualcuno mi stima così – si ripeteva lui in quei momenti – farò tutto ciò che posso». La prova fu durissima, ma nello sconvolgimento generale venne superata.

La nuova vita

Il risveglio arrivò velocemente. Nessuno sa ancora perché si sia addormentato, ma Martin tornò a vivere. Trovò prima un lavoro al comune, poi studiò informatica. E oltre al lavoro, trovò anche l’amore. Si innamorò di Joanna, un’assistente sociale con cui convolò a nozze nel 2009. Insieme si trasferirono ad Harlow, in Inghilterra, dove Martin aprì un’azienda di web design. Ancora oggi lui comunica con un computer e siede su una carrozzina, ma i tempi della malattia sembrano lontani anni luce.
Una vicenda incredibile che, a dodici anni dal risveglio, Martin ha narrato nel libro Ghost Boy, il ragazzo fantasma. Perché lui era presente e sentiva tutto. Ma nessuno lo vedeva.
Martin Pistorius si risveglia dal coma dopo 12 anni