domenica, 27 Settembre 2026

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Dimmi che foto hai su Whatsapp e ti dirò chi sei

Da quando anche Whatsapp è entrato a far parte della piccola famiglia tecnologica che caratterizza ormai in maniera così intensa le nostre giornate, tanto da intervenire spudoratamente all’interno di relazioni e contatti reali, la foto profilo che il programma richiede ai suoi clienti, è diventato un vero e proprio biglietto da visita. Eppure se diamo un’occhiata alla lista dei contatti Whatsapp noteremo come in realtà le foto dei nostri amici o conoscenti tutto sono, meno che foto profilo.

Frasi filosofiche scopiazzate nei meandri del web e parti del corpo più o meno coperte (non solo occhi, labbra a cuoricino e gambe dentro l’acqua) sono i contenuti più diffusi tra gli utenti, che sembrano quasi lasciar sfogare il proprio io interiore in uno spazio all’apparenza più intimo rispetto a un social network. Così come gli stati personali, anche le foto profilo raccontano qualcosa dell’utente. Ecco quindi alcune delle tipologie di foto profilo più incontrate nelle liste di contatti, a cui corrisponde (ovviamente) un preciso individuo. Della serie: dimmi che foto profilo hai su Whatsapp e ti dirò chi sei.

La forever alone

Tutti abbiamo quell’amica che, purtroppo o per sua fortuna (punti di vista) non riesce a mantenere una relazione per più di qualche settimana. Ecco, lei è la classica forever alone del gruppo, che un po’ si compiace del suo stato e difatti cerca di mostrarlo in tutti i modi. La sua foto profilo sarà ovviamente una che la caratterizzi al meglio e che rappresenti la sua condizione. Con frasi sull’amore (che per lei ovviamente non esiste) o citazioni filosofiche sullo stesso sentimento, in tutte le lingue (anche quelle che non conosce), immagini di gatti con cui spera di rallegrarsi, la forever alone cerca di superare la sua condizione di zitella.

La coppia in(felice)

Sì, sono esattamente loro. Le stesse coppie in(felici) che creano un profilo comune su Facebook, si ripresentano anche su Whatsapp, più in(felici) che mai. Baci, abbracci, sguardi passionali, anelli, collane e tatuaggi sono i protagonisti delle foto profilo dei fidanzatini che non possono fare a meno di mostrare ovunque sul web il loro amore.

Modelle e modelli

Tutti abbiamo tra i contatti alcuni individui che non possono fare a meno di spararsi una posa da vero/a modello/a ogni tanto. Lei: petto in fuori, pancia risucchiata, sedere in fuori, fianco sinistro leggermente alzato, mani ben posizionate in vita, sguardo penetrante ed è fatta. Lui: sguardo perso, rivolto verso l’orizzonte ed è subito David Gandy. Secondo lui.

L’alcolista (mai anonimo)

Un continuo scorrere di pubblicità gratuita a bottiglie di birra o superalcolico. Questa è l’unica foto profilo degna di un alcolista che si rispetti. L’individuo non compare mai. Chissà perchè poi.

Il narcisista

Inutile cercare di trovarlo grazie alla foto. Negli ultimi 5 minuti l’ha già cambiata circa 6 volte. Il selfie migliore è irraggiungibile e poi lui, non si stanca mai di cimentarsi in nuove posizioni, mosse ed espressioni. E se nessuna delle foto che si è appena fatto gli piace, non c’è problema. Ci sono quelle vecchie a disposizione. Tanto non se le ricorda nessuno. Già.

La fan sfegatata

Foto profilo, dicevamo. Ma non per la fan sfegatata, che si immedesima così tanto, ma così tanto nel proprio idolo, da diventare un tutt’uno con la sua persona e soprattutto con le sue foto. Sì, ma tu quando esci alla luce del sole e ti fai vedere?

Gli amanti del calcio

A meno che tu non sia un amante del calcio, delle loro foto profilo ricordi solo i colori. Giallo rosso, rosso nero, bianco celeste e tutte quelle variazioni di colori che ti permettono di distinguere un romanista, da un milanista o un laziale e soprattutto di non rischiare di disturbarli durante eventuali partite di campionato.

Il vero motivo per cui da Starbucks sbagliano il nome sulla tazza

Andare da Starbucks, ordinare una bevanda e uscire con un bicchiere che riporta sopra il proprio nome, scritto in maniera decisamente errata? Non si tratta di un caso, ma di una consuetudine. I baristi della famosa catena americana sbagliano praticamente sempre nel riportare il nome sulla tazza e i clienti, sbigottiti si pongono sempre la stessa domanda: perché sbagliano a scrivere proprio il mio nome? Non sapendo che in realtà non sono soli e Twitter lo dimostra. Sul social network impazzano infatti sotto l’hashtag #Starsbuckfail, centinaia di immagini di clienti divertiti, ma ache indignati, che arrivano a chiedersi: “Ma come è possibile che non riescano ad azzeccarne uno? Neanche lo spelling di un nome semplice come può essere Bob.” Alcuni attribuiscono questa svista alla negligenza o alla scarsa attenzione dei dipendenti della celeberrima catena americana. Ora però è arrivata finalmente anche la risposta, grazie all’attore Paul Gale che ha svelato il mistero che da anni si celava dietro il bancone del celebre bar.

In un video postato sul web Paul veste i panni di un barista e immagina che i dipendenti di Starbucks rispondan al dubbio dei clienti in questo modo: “Non ho sbagliato il tuo nome. Sto deliberatamente commettendo un errore ortografico per confonderti e infastidirti. È la parte migliore del mio lavoro e non potrò mai smettere”. Il comico continua dicendo che ama “scherzare con le emozioni dei clienti“, quasi traendo piacere dalla loro insoddisfazione nel vedere il loro nome storpiato sui bicchieri.

Un gioco, forse. Che però ha più volte inguaiato l’azienda. Nel mese di agosto del 2013, un uomo del Connecticut di origine cinese ha trovato la scritta “Cina” sulla sua tazza, invece di “David”, secondo FOXCT. Una trovata che non è piaciuta affatto al malcapitato e che ha costretto alle scuse i dirigenti di Starbucks.

Emma Watson per HeForShe: un movimento femminista che coinvolge anche gli uomini

Emma Watson ha appena lanciato una campagna per la parità dei sessi chiamata appunto “HeForShe”. Il nome spiega già gran parte del progetto. L’obiettivo è quello di coinvolgere più persone possibili, sia donne che uomini per far si che la parità dei sessi non rimanga solo una flebile speranza.
Il discorso dell’attrice inizia con la sua esperienza da ‘femminista’ .

“Ho cominciato a mettere in dubbio le supposizioni basate sul genere tanto tempo fa. Quando avevo 8 anni ero confusa dal fatto che mi definissero dispotica perché volevo dirigere le recite che allestivamo per i nostri genitori; ma ai maschi non succedeva. Quando a 14 anni, ho cominciato ad essere sessualizzata da certi elementi dei media. Quando a 15 anni, le mie amiche hanno cominciato ad abbandonare le squadre degli sport che amavano perché non volevano apparire muscolose. Quando a 18 anni, i miei amici [maschi] non erano capaci di esprimere i loro sentimenti… ho deciso che ero femminista e la cosa mi sembrava tutt’altro che complicata. Ma le mie ricerche più recenti mi hanno dimostrato che “femminismo” è diventata una parola impopolare. Le donne si rifiutano di identificarsi come femministe. A quanto pare, [io] sono tra le schiere di donne le cui parole sono percepite come troppo forti, troppo aggressive, isolanti e anti-uomini, persino non attraenti. Perché è diventata una parola tanto scomoda?”

Continua Emma:

“Provengo dalla Gran Bretagna e penso che sia giusto che io sia pagata tanto quanto le mie controparti maschili; penso che sia giusto che io sia in grado di prendere delle decisioni che riguardano il mio corpo; penso che sia giusto che le donne vengano coinvolte in mia vece [nella politica] in quelle decisioni che influenzeranno la mia vita; penso che sia giusto che socialmente mi sia garantito lo stesso rispetto che è garantito agli uomini. Ma sfortunatamente, posso dire che non c’è neanche una nazione al mondo in cui le donne possono aspettarsi di ricevere questi diritti. Nessuna nazione al mondo può dire di aver raggiunto la parità dei sessi. Considero questi diritti dei diritti umani”.

Purtroppo, come precisa l’attrice, su questo discorso si è discusso varie volte, in varie occasione. Nel 1997 Hilary Clinton fece un discorso a Pechino sui diritti delle donne. Meno del 30% del pubblico era composto da uomini. Un dato tanto importante, quanto emblematico.

“Come possiamo influire sul cambiamento nel mondo quando solo la metà di esso è invitato o si sente benvenuto a partecipare alla conversazione?” Chiede Emma Watson.

La parità dei sessi è anche un problemi degli uomini. Sì, perchè si parla meno spesso di uomini imprigionati dagli stereotipi di genere ma lo sono anche loro. E appena si libereranno la situazione migliorerà anche per le donne.

“Se gli uomini non devono essere aggressivi per essere accettati, le donne non si sentiranno in dovere di essere sottomesse. Se gli uomini non devono controllare, le donne non dovranno essere controllate. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere sensibili. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere forti. E’ tempo di concepire il genere su uno spettro, e non come due serie di valori opposti. Se smettiamo di definirci l’un l’altro in base a cosa non siamo, e cominciamo a definire noi stessi in base a chi siamo, possiamo essere tutti più liberi. Ed è di questo che si occupa He For She. Di libertà.
Voglio che gli uomini prendano su di sé questo impegno, così che le loro sorelle, madri e figlie possano essere libere dai pregiudizi, ma anche perché anche i loro figli possano avere il permesso di essere vulnerabili e umani. Rivendichiamo quelle parti di loro che hanno abbandonato e così facendo permettere loro di essere una versione più vera e più completa di loro stessi.“

Un invito a non restare indifferenti, a fare qualcosa. Qualcosa per concretizzare ciò che è giusto e che è ancora utopia in alcune Nazioni più che in altre.

“Perché la realtà è che se non facciamo niente, ci vorranno 75 anni, o che io compia quasi 100 anni, prima che le donne possano aspettarsi di essere pagate tanto quanto gli uomini per lo stesso lavoro. 15 milioni e mezzo di ragazze si sposeranno nei prossimi sedici anni e lo faranno da bambine. E con questi ritmi, non sarà prima del 2086, che tutte le ragazze della campagna africana potranno ricevere un’educazione di livello secondario.”

La piccola di Harry Potter si è indubbiamente fatta sentire e si spera porti concreti risultati con questa campagna, che smuova gli animi, sopratutto quelli maschili, ma non solo.

Facekini, la nuova strana tendenza in arrivo dalla Cina (FOTO)

Il Facekini è la nuova irresistibile tendenza direttamente dalla Cina. Sta spopolando in tutto il mondo ed in pochissimo tempo è diventato super virale: è una nuova moda creata appositamente dai “gialli mandarini” per la donna che non deve chiedere mai. Una delle invenzioni più belle – eh sì, come sempre “strane” – made in China.

Cos’è il Facekini? È la nuova svolta orientale del fashion: portare un passamontagna in spiaggia. Moda? Tendenza? Assurdità? Sì, tutto questo e tutto contemporaneamente. E se ci state chiedendo “perché”, beh, non fatelo. Non avremmo una risposta. E forse non ce l’hanno neanche loro.

In realtà un motivo ci sarebbe. I cinesi hanno paura della dannosità dei raggi ultravioletti del sole. Mettere una crema protezione 50, occhiali da sole, ombrellone sempre pronto e cappello di paglia largo per avere ombra sul viso sembravano essere accorgimenti troppo “normali” per gente alternativa e sempre attiva come loro. Il Facekini è nato per risolvere ogni tipo di problema. Non è raro vedere gente – e soprattutto donne, le perfette acquirenti di questo prodotto indirizzato proprio a loro – indossare anche mute complete.

Nessun commento che non sia ridicolo o ironico. Non c’è niente di logico e sensato in questa strana e pazza innovazione “tecnologica”. Eppure c’è, e sta anche facendo il boom di vendita in store e nei negozi online.