martedì, 29 Settembre 2026

Cibo

Home Food Cibo Pagina 25
Notizie e informazioni sugli alimenti e sulla nutrizione

Glamburger, il panino più caro del mondo

credits photo www.wired.it

“Tesoro, stasera ti porto a mangiare un Hamburger!” Contrariamente a quanto si pensa potrebbe essere una cena più che raffinata, perchè quello che prevede il menu di Honky Tonk, a Londra, sicuramente non è un hamburger qualsiasi, ma un Glamburger.
2.618 calorie, 220 grammi di manzo di Kobe (prelibatezza giapponese), tritati con altri 60 grammi di cervo neozelandese e impreziositi da un cuore di brie al tartufo nero, astice canadese in salsa di zafferano iraniano, il caviale Beluga, la pancetta e un uovo d’anatra affumicato rivestito in foglia d’oro, sale dell’Himalaya, mango, tartufo bianco, qualche goccia di Champagne. Il tutto avvolto in un pan brioche aromatizzato al matcha il più prestigioso thè verde made in Japan.

Il gioiellino ha un nome, Glamburgher e anche un valore – e che valore- 1400 euro, 1100 sterline per la precisione. La sua creazione si deve allo chef Chris Large, che ha voluto celebrare così il traguardo dei 5 milioni di voucher food & drink di Groupon. E sarà proprio il 5milionesimo cliente ad avere l’onore -o l’onere- di assaggiare questa preziosissima prelibatezza gratis, offerta dallo stesso chef.

Un panino piuttosto elitario, accessibile davvero a pochi. Sarebbe uno spreco inestimabile lasciare anche solo una briciola nel piatto. Non preoccupatevi, non lo diremo al vostro nutrizionista.

Street food: ecco perchè è considerato il cibo migliore

[email protected]

Lo street food è l’arte di mangiare il tipico cibo di strada, le specialità di un determinato luogo. Lo street food è considerata l’alternativa al ristorante per eccellenza: infatti implica il consumo del cibo per strada, in piedi e anche in modo abbastanza veloce.

Mangiare questo cibo può essere il modo migliore per conoscere le squisitezze di un paese, e non solo. Lo street food è considerato il cibo migliore anche per altre ragioni, una più valida dell’altra.

Poco costoso

Mangiare street food è più che conveniente: al vostro portafoglio non scenderà nemmeno una lacrima e il tuo stomaco sarà pieno peggio che ad un pranzo di Natale.

Cucinato davanti a voi

Non è estremamente bello guardare qualcuno che cucina? Soprattutto se sta cucinando qualcosa per voi, che non vedete l’ora di gustare? Osservarlo vi farà venire ancora di più l’acquolina in bocca. È proprio vero che l’attesa accresce il desiderio: si, anche quando si tratta il cibo.

Possibilità d’improvvisazione

Cosa c’è di meglio che chiedere di modificare un piatto in base alle vostre preferenze? Più salsa, meno verdura, maggior tempo di cottura: what else?

Rispetto delle porzioni

Se siete affamati, non temete: siete voi a decidere la dimensione della vostra porzione. Volete un maxi hamburger? O una mega porzione di patatine fritte? Il venditore è li proprio per accontentarvi.

Riempie lo stomaco

Avete presente la sensazione di sazietà dopo un pranzo dalla nonna? Ecco, mangiare lo street food vi farà sentire così, forse ancora più pieni. Lo street food riempie lo stomaco, ma anche l’anima.

Fa guadagnare un giorno di vacanza

Ovviamente, lo stomaco pieno – a volte – può far star male. E quale soluzione migliore per uno stomaco sottosopra se non stare a casa a poltrire sul divano? Mangiate lo street food: vi guadagnerete un giorno di ferie.

Non è mai lo stesso

Provateci pure a fare il piatto tipico a casa, provateci. La missione è già persa in partenza: nessuno riuscirà ad imitare la specialità del posto, nè tanto meno i sapori tipici.

Ha un profumo dal fascino inevitabile

Anche se non avete fame, se avete lo stomaco chiuso o avete appena finito il mega pranzo dalla nonna, non riuscirete sicuramente a dire no allo street food. Il profumo del cibo vi avvolgerà da chilometri di distanza: una volta arrivati resistere sarà davvero faticoso.

Alcuni dipendenti di fast food confessano i cibi da non acquistare

Che il cibo servito nei fast food non sia lo stesso consigliato dai dietologi, è chiaro. Ma uno strappo alla regola, una concessione gustosa e una pausa insana, sono fondamentali per tutti. Insomma, errare è umano, ma andare da McDonald’s è divino.

A metterci in guardia, come se non bastassero la bilancia, il dietologo e le conoscenze base circa l’alimentazione, sono anche alcuni dipendenti, ovviamente anonimi, di varie catene di fast food. Quali sono i cibi da evitare assolutamente, sia per modalità di conservazione, che per qualità, ce lo dicono loro.

McCafé da McDonald’s

Macchine non manutenzionate e pulite per assenza di personale che ne sia in grado. Tutte le bevande del McCafé, passano quindi attraverso queste macchine, che secondo l’addetto ai lavori arrivano anche a cinque dita di sporcizia, in quanto da sempre ignorate.

Hot dog allo stadio

Cotti, su piastre non proprio igieniche, conservati e, se non venduti, riutilizzati per più giorni: questa la sorte degli hot dog venduti negli stadi o durante altre manifestazioni. E ancora più amara è sicuramente la sorte di chi li ingerisce.

Secret Menù da Starbucks

Secondo un ex dipendente di Starbucks, sconosciuti sono gli ingredienti di questa bevanda segreta, ma di sicuro poco raccomandabili.

Pop corn al cinema

I pop corn al cinema sono un must. Ma non sono, ahimè, affatto consigliati. Secondo un addetto al settore alimentare di un cinema, i chicchi di mais esplosi, vengono conservati in bustoni neri e lasciati lì a riposare sul pavimento, fino al completo smaltimento.

Chicken McNuggets

Prendi il petto di pollo, stendilo fuori al balcone per un mese, poi impanalo e avrai i Chicken McNuggets. Anche questi riscaldati fino ad esaurimento scorte, costituiscono uno degli alimenti più dannosi, tra i dannosi.

Le ciambelle da Dunkin

Le tipiche ciambelle colorate e gustose? Tutte congelate. Vi si spezzerà il cuore, ma a mio modesto parere è meglio che si spezzi lui e non il vostro intestino.

Le 10 cose che devi assolutamente sapere sul sushi

Credit: onehallyu.com

Sushi, sushi e ancora sushi; in tutte le salse, e anche in tutti gli all you can eat che abbiate mai provato. Come si può fare a meno del sushi? La risposta è una sola: non si può.
Ma dopo anni su anni, cene su cene, a perfezionare la tecnica di presa con le bacchette, siamo davvero sicuri di conoscere bene l’amato piatto a base di pesce e riso?

1. Il sushi non ha origine giapponese

Molti dei simboli culturali giapponesi sono stati importati dalla Cina. Così come la scrittura, il buddhismo Zen e i bonsai, anche il sushi è di importazione cinese. Lì, già dal quarto secolo si usava abbinare al pesce il riso, per permetterne la conservazione tramite la fermentazione. Però, il sushi moderno – per intenderci, il classico nighiri che ordiniamo al ristorante – prende davvero vita nelle bancarelle di Tokyo.

2. Il wasabi non-wasabi

La salsa wasabi che ci troviamo nel piatto quando il cameriere ci porta le ordinazioni non è vera salsa wasabi, ma solo un fac simile: quella che in giappone chiamano western wasabi, un’imitazione composta da radice di rafano e colorante verde. Quello originale invece si chiama l’hon wasabi e viene prodotto con una rara piantina difficile da coltivare, e molto costosa: la Wasabia Japonica.

Un’accortezza: l’uso più corretto del wasabi è quello di associarlo direttamente al sashimi, e non aggiungerlo alla salsa di soia.

3. Lo zenzero

No, lo zenzero non è solamente decorativo. Ha funzioni reali, dimenticate le teorie più disparate che avete complottato durante le abbuffate con i vostri amici. La realtà è che lo zenzero serve per pulirsi la bocca quando si cambia tipologia di pesce. L’alta scuola del sushi, tra l’altro, prevede che questo cambio vada fatto in un preciso ordine: i vari tipi di pesce devono essere consumati dal più delicato al più deciso.

4. La salsa di soia

Per concludere il discorso salse, non poteva mancare la soia. Secondo la tradizione la salsa di soia era fatta con tre semplici ingredienti: semi di soia, sale e acqua; fermentati per mesi con muffe particolari. La soia di oggi è invece prodotta in pochi giorni con soia idrolizzata.

5. Niente salmone in Giappone

Ebbene si, in Giappone niente salmone; si trova solo nei ristoranti occidentali. Non essendo un pesce autoctono – il salmone viene infatti importato dalla Norvegia – difficilmente lo troverai nei ristoranti di Tokyo (soprattutto quelli di fascia alta), dove viene servito solo pesce fresco.

6. Il tonno non è tutto uguale

Vi siete mai accorti che il tonno sul vostro nighiri non è sempre identico? Questo perché con diverse parti del tonno si possono ricavare tre diverse pietanze: l’akami, cioè la parte più magra, scura ed economica del tonno; il chutoro, più chiaro, mediamente costoso e grasso; e infine l’otoro, la parte extra grassa, rosa, dolce e particolarmente costosa.

7. Il polpo perfetto

Un bravo shokunin – maestro di sushi – sa che ogni pesce va scelto, tagliato, composto e servito in modo estremamente preciso. Il polpo, che però richiede un trattamento particolare: la sua carne va massaggiata. E il trattamento può durare addirittura 45 minuti.

8. Le bacchette

Se per voi le bacchette sono un punto ostico, questa notizia vi rasserenerà. Tradizionalmente il sushi va mangiato con le mani – così si fa ancora nei ristoranti in Giappone, anche nei più esclusivi.

9. Quando ordinare la zuppa di miso

La tanto amata zuppa di miso non è un aperitivo: è indicata dopo il main course o alla fine del pasto.
Ma di cosa si tratta? Si tratta di una pasta fatta con semi di soia gialla giapponese, o con altri cereali, dalla consistenza simile a quella del nostro purè, con forte potere digestivo e alcalinizzante. È considerato uno dei segreti della longevità nella tradizione giapponese.

10. Indecisi sull’ordinazione? Omakase!

Non sei mai stato in un ristorante giapponese e non sai cosa ordinare? Sei un abitué dell’all you can eat sotto casa e non sai più cosa ordinare? Omakase è la risposta.
Letteralmente significa “mi fido di te”, questo permette allo chef di decidere per voi un percorso culinario, che tradizionalmente si divide in tre movimenti: si parte con i pesci dal gusto più delicato, come la platessa, la seppia o lo sgombro cavallo. Il secondo movimento consiste in un’improvvisazione durante la quale viene proposto il pescato del giorno come, per esempio, la vongola, il polpo o il mazzancolla. Infine, il terzo movimento è il tradizionale finale, include le anguille di mare, lo sgombro, le uova e il riccio di mare.

[Credit: wired.it]