lunedì, 22 Aprile 2024

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Tutte le caratteristiche del latte vegetale

Credit: faredelbene.net

Sembra in tutto e per tutto il latte che probabilmente molti di noi beviamo al mattino, seppur con un po’ di caffè; stesso aspetto, stesso colore, ma diverse proprietà benefiche. Parliamo del latte vegetale.

Quali sono le differenze? Rispetto al latte animale, che non fa così bene come pensiamo, contiene più proteine e più ferro, ma è privo di colesterolo e di lattosio, che, come dice la dottoressa, biologa nutrizionista, Elisabetta Macorsini “è di uno zucchero contenuto solo nel latte di origine animale, ecco perché per chi è intollerante il latte vegetale risulta un valido sostituto. Visto che le caratteristiche organolettiche e nutrizionali sono differenti, per chi soffre di intolleranza al lattosio, è importante consumare anche altri alimenti ricchi di calcio e di vitamina D, dei quali il latte vegetale è invece privo”.

Più digeribile e più leggero, quindi, il latte vegetale. E ha anche meno calorie e meno grassi. Il latte vaccino è ricco di calcio, vitamine (in particolare A e D) e caseina, ma non quello vegetale, che è infatti adatto alla dieta di chi presenta problemi di intolleranza al lattosio e alle proteine del latte di mucca.

Altra importante caratteristica del latte vegetale è che non deriva da animali. “È una bevanda – dice l’esperta – che viene ricavata da noci, piante, cereali, semi e legumi”. I diversi tipi di latte vegetale (soia, mandorle, riso, avena, cocco) sono reperibili nei negozi specializzati e nella grande distribuzione, ma andrebbero acquistati solo quando vi sia la garanzia della provenienza biologica; inoltre, è importante verificare che il latte scelto non contenga aggiunte di grassi e sodio.

Allergie e intolleranze a parte, le varietà vegetali sono indicate anche per chi ha problemi di ipercolesterolemia: il contenuto molto ridotto di grassi saturi non espone a rischi l’apparato cardiovascolare. C’è anche da dire, però, che l’assenza di alcuni importanti nutrienti implica, nel caso di assunzione esclusiva di latte vegetale, la necessità di introdurli mediante altri cibi tra cui tofu, legumi, verdure, frutta secca e uova o di optare per bevande vegetali addizionate.

Halloween Whopper, il nuovo panino di Burger King

Un nuovo panino targato Burger King, perfetto per Halloween, la festa più spaventosa e mostruosa di tutto l’anno, che si festeggerà naturalmente il 31 ottobre.

Finalmente sbarca in Italia il nuovo panino nero di Burger King, una novità per la catena di fast food nel nostro paese. Per l’occasione è stata montata una pubblicità ad hoc per le strade di Milano. Alla stazione centrale, infatti, un esericito di zombie si è mischiato nella folla, tra turisti, passanti e milanesi doc, fino ad arrivare al Burger King più vicino proprio per assaggiare la novità del nuovo panino. Il nuovo Halloween Whopper è perfetto per il periodo: si potrà assaggiare, infatti, solo fino al 2 novembre in tutti i Burger King. Un panino dall’inedito colore nero, già famosissimo in Giappone.

Quali sono gli ingredienti? E soprattutto, perchè il pane è così nero? Falice, tutto grazie alla salsa BBQ. Sembra infatti che, aggiunta durante la panificazione, dia quel colore nero al prodotto finale e un sapore affumicato. All’interno carne di manzo, insalata, pomodori, cipolla, formaggio, maionese e altra salsa barbecue.

“Abbiamo deciso di reinventare il Whopper Cheese uno dei nostri prodotti più venduti in Italia e farlo con un pane nero, in modo da essere più accattivanti per i giovani e sorprendere i consumatori”, ha spiegato Jesus Cubero, direttore marketing Burger King Italia.

Harry Potter, ecco la ricetta originale della Burrobirra

Burrobirra, finalmente arriva la ricetta ufficiale. Sarà un piacere preparare e gustare la bevanda più buona di tutta Hogwarts: maghi, babbani e curiosi pronti in cucina.

Che cos’è? La Burrobirra (ing: Butterbeer) è una bevanda analcolica al gusto di butterscotch, una caramella inglese a base di zucchero e burro. Si serve fredda in bottiglie e calda in boccale da birra.
Non è ben chiaro quale sia effettivamente il suo grado alcolico; seppur i giovani maghi la possano bere liberamente, pare che abbia un blando effetto disinibente, come testimonia il fatto che Harry Potter alla festa di Natale del professor Lumacorno sia stupito nel vedere Ron Weasley e Hermione Granger “sotto l’influenza della Burrobirra” (HP PM). La Burrobirra era una bevanda reale e molto diffusa al tempo dei Tudor: recentemente il celebre cuoco britannico Heston Blumenthal ha ricreato questa bevanda in occasione del “Heston’s Tudor Feast”.
Dove poterla gustare? Sicuramente ai Tre Manici di Scopa, ma anche nel Wizarding World of Harry Potter, il parco dei divertimenti dedicato al piccolo grande maghetto, ad Orlando, in Florida.

Ecco la ricetta della Burrobirra approvata dall’autrice del libro J.K Rowling:

Ingredienti:

burro – 6 cucchiai
gassosa – 300ml
zucchero di canna – 1 tazza
acqua – 2 cucchiai
sale – metà cucchiaino
aceto di mele – metà cucchiaino
panna per dolci – 3/4 di tazza
estratto di rum – metà cucchiaino

Preparazione:

In una pentola mescolare zucchero di canna e acqua finchè lo zucchero non si sarà sciolto completamente. Portare il tutto ad ebollizione a fuoco lento, aggiungere il burro, il sale, l’aceto di mele, e 1/4 della panna liquida. Mescolare e far cuocere per qualche minuto. Lasciare raffreddare il tutto.
Non appena il composto avrà raggiunto la temperatura ambiente, aggiungere l’estratto di rum.
Per la schiumetta della Burrobirra, montare 2 cucchiai di zucchero e la panna liquida rimasta per 2 minuti.
Dividere la Burrobirra in 4 boccali e in ognuno aggiungere 1/4 di tazza di gassosa. Mescolare e completare con un cucchiaio di panna montata.
Servire.

Insalate pre-imbustate, da bocciare

Siamo portati a pensare che l’insalata pre-imbustata, già lavata e pronta da mangiare, sia la scelta migliore da fare: un pasto sano, veloce e nutriente. Eppure, gli esperti in fatto di alimentazione ci mettono in guardia: non solo le insalate pre-imbustate contengono una considerevole percentuale di un disinfettante chiamato clorina, ma – conservate in ambienti modificati – perdono anche le loro proprietà nutritive.

A lanciare l’allarm Diversi mesi fa, la scrittrice inglese Joanna Blythman: nel suo libro ‘Ingoia questo: i più oscuri segreti dell’industria alimentare’, l’autrice gettava luce sui processi di trasformazione dei prodotti alimentari messi in atto dalle grandi aziende. Il suggerimento della Blythman era dunque quello di lavare di nuovo le foglie delle insalate in busta, ma anche di quelle già pronte da consumare: in quest’ultimo caso, infatti, pare che l’acqua usata per disinfettarle contenga anche degli acidi della frutta aggiunti per impedire lo sviluppo di batteri. La clorina, nello specifico, è un disinfettante che porta l’insalata a perdere le sue proprietà nutritive, senza considerare la quantità di enzimi e vitamine artificiali, come là vitamina E ricavata addirittura dal petrolio.

Anche in Italia, Mauro Serafini, ricercatore del Crea e responsabile del laboratorio Alimenti e prevenzione stress metabolico, ha recentemente informato la stampa che all’oggi “Manca una sperimentazione aggiornata in grado di misurare l’apporto nutrizionale dei due tipi di prodotti, l’insalata fresca e l’insalata pre-imbustata, sull’uomo. L’unico studio risale al 2002 e fu condotto da un gruppo di ricercatori dell’allora Inran, l’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, e pubblicato sul British Journal of Nutrition“.

La ricerca aveva preso in esame 11 persone, a cui era stata data da mangiare della lattuga fresca e, dopo tre giorni, la stessa lattuga conservata in ambienti modificati. “Le rilevazioni avevano accertato che con la lattuga conservata in atmosfera modificata – dice Serafini – non si verificava alcun aumento di vitamina C, carotenoidi e flavonoidi, tutte sostanze bioattive ad azione antiossidante che invece venivano rinvenute negli stessi volontari dopo l’ingestione di lattuga fresca, con il conseguente miglioramento delle potenzialità che molto spesso sono la ragione di consumo della verdura“. Sostanzialmente, secondo lo studio, è proprio la conservazione in atmosfera modificata a far perdere i valori nutritivi e antiossidanti, non permettendo alle insalate di ‘respirare’.

La Blythman stessa già aveva asserito, del resto, che il cibo la cui etichetta recita ‘imbustato in atmosfera protetta’, in realtà è stato ‘gassato’ in atmosfera modificata, così da posticiparne la data di scadenza. In più, stando ai dati raccolti dalla Health Protection Agency britannica nel 2007, i cibi pre-imbustati, e soprattutto le insalate, possono causare patologie come l’Escherichia coli e la salmonella, i cui batteri sono quasi impossibili da abbattere completamente.