mercoledì, 19 Gennaio 2022

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Tellabab: il kebab alla Nutella conquista Sidney (FOTO)

photo credits: troktiko

Buone notizie per i golosi, gli amanti del kebab, del cioccolato e di tutto ciò che ci fa assumere calorie anche solo con lo sguardo: è stato inventato il Tellabab. Di cosa si tratta? Di un dolcissimo cibo che non è altro che un kebab in versione rivisitata, in coppia con la crema di nocciole più famosa al mondo: la Nutella.

L’ideatrice di questo tripudio di golosità è una pasticceria di Sidney, il luogo giusto dove cercare e trovare cibi che deliziano il palato di ogni tipo e forma.
I proprietari del Tella Balls Dessert Bar -è questo il nome della pasticceria- non hanno badato a calorie ed hanno rivoluzionato anche la formula di quello che avrebbe dovuto essere semplice pane. Al posto della classica piadina o focaccia, infatti, troviamo una pasta realizzata con l’impasto delle doughnut, le ciambelle americane preferite da Homer Simpson, farcite con scaglie di cioccolato bianco ed al latte. L’impasto viene sistemato su uno spiedo verticale simile a quello del kebab di carne e viene servito in vari modi: con fragole fresche, pezzetti di banane e colate di Nutella abbondanti.

L’aspetto è davvero invitante ed il gusto sembra sensazionale, tuttavia bisogna riconoscere la difficile digeribilità di questo mistico prodotto.
Il Tellabab è la nuova frontiera del food mash-up ed il suo successo ha già attraversato vari continenti. Non sarà raro, quindi, trovarlo presto nelle pasticcerie di tutto il mondo e deliziare il nostro palato nei momenti in cui non desideriamo altro che un dolce a tutti gli effetti.

Le 10 cose che devi assolutamente sapere sul sushi

Credit: onehallyu.com

Sushi, sushi e ancora sushi; in tutte le salse, e anche in tutti gli all you can eat che abbiate mai provato. Come si può fare a meno del sushi? La risposta è una sola: non si può.
Ma dopo anni su anni, cene su cene, a perfezionare la tecnica di presa con le bacchette, siamo davvero sicuri di conoscere bene l’amato piatto a base di pesce e riso?

1. Il sushi non ha origine giapponese

Molti dei simboli culturali giapponesi sono stati importati dalla Cina. Così come la scrittura, il buddhismo Zen e i bonsai, anche il sushi è di importazione cinese. Lì, già dal quarto secolo si usava abbinare al pesce il riso, per permetterne la conservazione tramite la fermentazione. Però, il sushi moderno – per intenderci, il classico nighiri che ordiniamo al ristorante – prende davvero vita nelle bancarelle di Tokyo.

2. Il wasabi non-wasabi

La salsa wasabi che ci troviamo nel piatto quando il cameriere ci porta le ordinazioni non è vera salsa wasabi, ma solo un fac simile: quella che in giappone chiamano western wasabi, un’imitazione composta da radice di rafano e colorante verde. Quello originale invece si chiama l’hon wasabi e viene prodotto con una rara piantina difficile da coltivare, e molto costosa: la Wasabia Japonica.

Un’accortezza: l’uso più corretto del wasabi è quello di associarlo direttamente al sashimi, e non aggiungerlo alla salsa di soia.

3. Lo zenzero

No, lo zenzero non è solamente decorativo. Ha funzioni reali, dimenticate le teorie più disparate che avete complottato durante le abbuffate con i vostri amici. La realtà è che lo zenzero serve per pulirsi la bocca quando si cambia tipologia di pesce. L’alta scuola del sushi, tra l’altro, prevede che questo cambio vada fatto in un preciso ordine: i vari tipi di pesce devono essere consumati dal più delicato al più deciso.

4. La salsa di soia

Per concludere il discorso salse, non poteva mancare la soia. Secondo la tradizione la salsa di soia era fatta con tre semplici ingredienti: semi di soia, sale e acqua; fermentati per mesi con muffe particolari. La soia di oggi è invece prodotta in pochi giorni con soia idrolizzata.

5. Niente salmone in Giappone

Ebbene si, in Giappone niente salmone; si trova solo nei ristoranti occidentali. Non essendo un pesce autoctono – il salmone viene infatti importato dalla Norvegia – difficilmente lo troverai nei ristoranti di Tokyo (soprattutto quelli di fascia alta), dove viene servito solo pesce fresco.

6. Il tonno non è tutto uguale

Vi siete mai accorti che il tonno sul vostro nighiri non è sempre identico? Questo perché con diverse parti del tonno si possono ricavare tre diverse pietanze: l’akami, cioè la parte più magra, scura ed economica del tonno; il chutoro, più chiaro, mediamente costoso e grasso; e infine l’otoro, la parte extra grassa, rosa, dolce e particolarmente costosa.

7. Il polpo perfetto

Un bravo shokunin – maestro di sushi – sa che ogni pesce va scelto, tagliato, composto e servito in modo estremamente preciso. Il polpo, che però richiede un trattamento particolare: la sua carne va massaggiata. E il trattamento può durare addirittura 45 minuti.

8. Le bacchette

Se per voi le bacchette sono un punto ostico, questa notizia vi rasserenerà. Tradizionalmente il sushi va mangiato con le mani – così si fa ancora nei ristoranti in Giappone, anche nei più esclusivi.

9. Quando ordinare la zuppa di miso

La tanto amata zuppa di miso non è un aperitivo: è indicata dopo il main course o alla fine del pasto.
Ma di cosa si tratta? Si tratta di una pasta fatta con semi di soia gialla giapponese, o con altri cereali, dalla consistenza simile a quella del nostro purè, con forte potere digestivo e alcalinizzante. È considerato uno dei segreti della longevità nella tradizione giapponese.

10. Indecisi sull’ordinazione? Omakase!

Non sei mai stato in un ristorante giapponese e non sai cosa ordinare? Sei un abitué dell’all you can eat sotto casa e non sai più cosa ordinare? Omakase è la risposta.
Letteralmente significa “mi fido di te”, questo permette allo chef di decidere per voi un percorso culinario, che tradizionalmente si divide in tre movimenti: si parte con i pesci dal gusto più delicato, come la platessa, la seppia o lo sgombro cavallo. Il secondo movimento consiste in un’improvvisazione durante la quale viene proposto il pescato del giorno come, per esempio, la vongola, il polpo o il mazzancolla. Infine, il terzo movimento è il tradizionale finale, include le anguille di mare, lo sgombro, le uova e il riccio di mare.

[Credit: wired.it]

Mondiali 2014, i piatti tipici della cucina brasiliana

Svegliarsi la mattina, affacciarsi alla finestra e vedere il mondo verde-oro: questo succede ai tifosi precipitatisi in Brasile per sostenere la propria nazionale. E nonostante per pochi uomini sia possibile vivere solo di calcio, per altri invece è impossibile vivere senza cibo.

E una terra colorata e fresca come quella brasiliana, non può che riservare una cucina altrettanto sorprendente. Così ecco alcuni piatti tipici, dolci e salati, che, con Jobim di sottofondo, renderanno la pausa pranzo un momento degno di questi Mondiali.

Feijoada

Un piatto tipico e molto noto della cucina brazileira, prende il nome dal termine feijão, che significa “fagiolo”: ingrediente principale, il fagiolo nero accompagnato da spezie, aromi e carne di maiale, rende questo piatto davvero squisito.

Mondiali 2014, i piatti tipici della cucina brasiliana

Salpicão

L’aggiunta di uvetta e ananas, rende questa colorata insalata di pollo un piatto dal retrogusto agrodolce davvero speciale.

Mondiali 2014, i piatti tipici della cucina brasiliana

Bolinho de bacalhau

Letteralmente, crocchette di baccalà. Ricetta di importazione portoghese, questa frittura composta da baccalà, patate lesse, uova, cipolla e prezzemolo, è oggi un piatto tipico della cucina brasiliana.

Mondiali 2014, i piatti tipici della cucina brasiliana

Pão de queijo

È definito lo “snack nazionale” e lo si può trovare in tutti i forni e anche per strada: piccoli e soffici panini, i cui ingredienti principali sono la “polvilho azedo”, una particolare farina fermentata, e il formaggio, sono squisiti e facili da portare con sé.

Mondiali 2014, i piatti tipici della cucina brasiliana

Vatapá

Una ricetta diffusa più o meno in tutto il Brasile, è il vatapá, preparato con farina (a volte di riso), teste succose di pesce, latte di cocco, olio d’oliva e peperoncino. Lo si può accompagnare con gamberetti, baccalà e persino carni bianche.

Mondiali 2014, i piatti tipici della cucina brasiliana

Churrasco

Piatto d’importazione, il churrasco è l’equivalente di una grigliata mista italiana, servita su grossi spiedi cotti alla brace.

Mondiali 2014, i piatti tipici della cucina brasiliana

Goiabada

È come una cotognata, ma senza la cotogna: il suo ingrediente è la guava. La sua consistenza è simile a quella della marmellata, mentre il suo colore scuro è dovuto all’assenza di succo di limone antiossidante.

Mondiali 2014, i piatti tipici della cucina brasiliana

Brigadeiro

Questa bomba di calorie arriva direttamente dal sud del Brasile: mini tartufi rotondi al cioccolato, dal morbido cuore di latte condensato.

Mondiali 2014, i piatti tipici della cucina brasiliana

Gli alimenti che creano dipendenza

Che il cibo crei dipendenza lo si può desumere dal fatto che a volte, se si è incauti, sia lui a controllare noi in quanto ad assunzione.
Basti pensare alle dosi di cioccolato che spesso iniziano con ‘solo uno, uno soltanto‘ e poi finiscono con la confezione di cioccolata vuota nel cestino.

A dimostrarlo è stata l’università di Yale che ha studiato le quantità di sale, grassi e zuccheri tali per cui un alimento può essere definito droga. Gli studenti hanno, inoltre, creato – superando tutte le aspettative – una scala di dipendenza dei cibi, tra cui, appunto, la cioccolata.

Ecco i cinque alimenti più abusati da moderare, in vista di una salute più stabile.

La pizza

La favorita, simbolo tricolore del nostro Bel Paese.
Mai abusarne e ricordarsi di limitarne il consumo a una volta a settimana.

Il cioccolato

Extra-fondente non dà alcun tipo di problema: è utile al fine di una dieta sana ed equilibrata. Il cioccolato, infatti, come a tutti è ben noto stimola la produzione di endorfine e riduce il malumore e l’ansia da gola.
Quello da cui bisogna necessariamente guardarsi è quello riservato alla produzione industriale: nocivo e trattato chimicamente proprio per creare un ritorno all’acquisto.

Le patatine

Sia nel sacchetto che fritte in stick, le patatine solitamente contengono un ammontare di sale tale per cui la dipendenza diventa istantanea. Meglio dedicarsi alla produzione domestica, specie se trattata con olio di arachide od olio extravergine di oliva.

I biscotti

Un must da moderare. Spesso accompagnano colazioni, merende e spuntini notturni, ma nonostante tutto è meglio regolarli per quantità, prediligendo, quando possibile, quelli integrali.

Il gelato

Neanche a dirlo, sono proprio i gusti più naturali a fare del gelato un alimento da mangiare senza pensieri.
Meglio, in ogni caso, far riferimento a gelaterie artigianali, limitando quanto più possibile l’acquisto di prodotti confezionati.

Vien da sé che sia la verdura lo strato meno vincolante della piramide alimentari, così come le dosi minime consigliate suggeriscono.

È sicuramente evidente il fatto che non sia necessario correre ai ripari annullando completamente il consumo dei sopracitati; è saggio limitarli nelle dosi, consapevolmente con quanto appena indicato.