mercoledì, 4 Febbraio 2026

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Visual Storytelling: i video, le foto e le storie degli utenti hanno più valore

Tempi duri per i social media manager: nell’epoca del content is the king non basta più scrivere un buon testo. Un’immagine parla e racconta, descrive ed emoziona chi la osserva. Anche le aziende hanno capito la lezione e cercano di instaurare un meccanismo di empatia con i potenziali clienti, ricorrendo al visual storytelling. L’aspetto visivo della comunicazione sta rimpiazzando quello testuale, e un esempio in tal tal senso viene dalle numerosissime infografiche che spopolano su piattaforme come Pinterest o SlideShare.

“Le immagini creano un legame forte, di tipo emozionale, tra lo spettatore e il mondo narrato. Un brand non può che adeguarsi a tale tendenza e stabilire un’identità visiva coerente. I valori possono diventare immagine e attrarre l’attenzione con un messaggio più immediato ed efficace. La narrazione visiva non è più territorio esclusivo dei professionisti, ma è passata nelle mani degli utenti. Come per i video, anche per le immagini ritorna il concetto di velocità (real time), spesso prioritaria rispetto alla qualità. Il visual storytelling, quindi, crea contenuti che attirano l’attenzione e, sopratutto, inducono gli utenti a condividere ciò ciò che vedono” (Valentina Tanzillo, esperta di Visual Storytelling)

L’immagine svolge un ruolo chiave nelle newsletter, nei social media, nelle presentazioni aziendali. La quotidianità, d’altronde, è fatta di storie. Senza che ce ne rendiamo conto, ci muoviamo attraverso narrazioni costituite da emozioni, persone e valori. Queste storie non sono necessariamente sono scritte e orali, anzi, tendono ad essere sempre più visive: ogni giorno sui social network vengono pubblicate milioni di foto che creano un flusso infinito di di racconti visivi; in questo ambiente gli oggetti che acquistiamo e condividiamo con gli altri comunicano i nostri valori, le nostre preferenze e il nostro modo di essere.

Anche i mini-video sono una soluzione efficace ed economica per fare visual storytelling con gli strumenti del social web; devono essere curati nel minimo dettaglio, restando meno impegnativi di un prodotto da caricare su YouTube o Vimeo. Oreo, ad esempio, ha creato un vero e proprio impero dei mini-video, puntando moltissimo sulla produzione interna, cosa che non in tutte le aziende può avvenire. Ma quali sono quindi le caratteristiche di un ottimo visual storytelling? Deve essere autentico, avere una rilevanza culturale, veicolare valori genuini e contenere archetipi precisi, personaggi che incarnino caratteristiche chiare, per aiutare lo spettatore a orientarsi nella storia. Tutto questo rientra in una strategia di content marketing, una strategia che studia il target e individua i contenuti giusti per raggiungere determinati risultati.

Whoosnap è il servizio che mette in contatto fotografi e videomaker con brand e le testate giornalistiche alla ricerca di contenuti originali e creativi per il loro business. Uno dei problemi delle agenzie di comunicazione e delle aziende, oggi, è quello di reperire contenuti di qualità. Contenuti che non siano solo testuali, perché la dimensione narrativa è cambiata, e viviamo nell’epoca dell’hypercontent (si raggiunge un pubblico più vasto con le foto e sopratutto con i video). Si comunica attraverso immagini, scatti, video e non è semplice, per le aziende che fanno brand journalism, produrre continuamente contenuti attrattivi per l’utente.

Risultato? Spesso si acquistano foto da siti stock o, peggio ancora, si “saccheggia” Google immagini con l’aggravante che si può incorrere in pesanti sanzioni (fino a 50.000 euro). Whoosnsp mette in contatto tutte le persone dotate di uno smartphone e di una buona dose di creatività con i brand e le testate giornalistiche. Grazie ad un sistema di notifiche personalizzato e geo-localizzato avvisa in real-time sulla possibilità di scattare foto o registrare video che potranno essere acquistati dai brand per la felicità dei social media manager che non dovranno più inventarsi contenuti ma potranno riceverli direttamente dagli influencer.

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Come concretizzare tutto questo nella strategia di visual storytelling?

a) Non dimenticare le basi: occorre avere un logo accattivante e una solida brand identity

b) Mostrate personalità: foto e video non servono soltanto a vendere il prodotto, ma a mostrare al consumatore chi siete e cosa potete offrire in modi nuovi e coinvolgenti

c) Studiate un piano: è bene coinvolgere i creativi nel processo di organizzazione della campagna di social media marketing fin dai primi passi. Dopo aver valutato il rapporto costo/ opportunità si valuta come declianre l’iniziativa su diversi social media.

d) Investite nei contenuti visivi: i brand che vogliono ottenere risultati devono produrre contenuti di qualità, anche utilizzando professionisti, clienti o utenti.

e) Permettete ai follower di partecipare alla creazione di contenuti visuali per la brand page attraverso contenst o attraverso applicazioni terze (Buzzoole per i blog o Whoosnap per le foto). Gli utenti hanno spesso idee originali e creative: usatele! Questo tipo di content strategy permette alle aziende di mostrare la propria natura collaborativa e partecipativa.

f) Imparate a raccontare: sviluppare una brand story e imparare a catturare momenti creativi in maniera partecipativa e collaborativa è fondamentale.

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La pubblicità così come la conosciamo è morta” dichiarava nel 2002 Sergio Zyman, ex direttore marketing di Coca-Cola, nel proprio libro La fine della pubblicità: “non funziona, è un colossale spreco di denaro e, se non vi ravvedete in tempo, potrebbe arrivare a distruggere la vostra azienda e il vostro marchio“. Lo scopo del marketing narrativo non è più semplicemente convincere il consumatore a comprare il prodotto, ma anche immergerlo in un universo narrativo, coinvolgerlo in una storia credibile. Non si tratta più di sedurre o di convincere, ma di produrre un effetto di credenza. Non di stimolare la domanda, ma di offrire un racconto di vita che propone dei modelli di comportamenti integrati, i quali comprendono certi atti di acquisto, attraverso veri e propri ingranaggi narrativi.

L’adozione dello storytelling da parte del marketing va dunque ben oltre una semplice riorganizzazione della promozione delle marche. Pronti a fare visual storytelling?

Pokémon Go: il gioco che sta facendo impazzire i giovani (FOTO)

credits photo: everyeye.it

Da giorni nelle strade di paesi e città di tutto il mondo si vedono ragazzi camminare con lo sguardo incollato allo smartphone, magari bloccarsi di scatto e girarsi, come in cerca di qualcosa. Cosa stanno facendo? Stanno giocando a Pokémon Go, l’app dell’estate che fa impazzire non solo i più piccini ma anche i grandicelli, quelli che con le creaturine inventate da Satoshi Tajiri ci sono cresciuti.

Pokémon Go è quindi un gioco virtuale che sfrutta la realtà aumentata e la fotocamera del nostro telefono. Non pensate che potrete giocarci stando seduti comodamente sul divano di casa vostra. Per catturare Pokémon, infatti, dovrete indossare il paio di scarpe più comode che avete e uscire all’avventura e alla ricerca di uova da far schiudere, Zubat, Pidgey e via dicendo.

credits photo: mobileworld.it
credits photo: mobileworld.it

Inoltre Pokémon Go, sfruttando il GPS, permette ai giocatori di scoprire luoghi d’interesse delle proprie città. In punti strategici, infatti, sono posizionati dei Pokèstop che permettono di raccogliere strumenti utili nel gioco.

Insomma, un gioco molto diverso dai precedenti che invoglia i ragazzi a percorrere chilometri e chilometri in cerca di un Pokémon raro. Ed era proprio questa l’intenzione di Nintendo, la casa giapponese che ha sviluppato il gioco, che ha affermato, appunto, di voler “Portare le ragazze e i ragazzi di tutto il mondo ad esplorare le proprie città e paesi, spinti dal desiderio di catturare i pokémon. Un modo come un altro, ma molto più divertente per far sì che i ragazzi si muovano e facciano anche un po’ di attività fisica“.

credits photo: ign.com
credits photo: ign.com

In realtà il gioco non è ancora ufficialmente uscito in Italia, ma è già scaricabile una versione beta. Più avanti sarà anche possibile comprare un bracciale elettronico che ci avvisa quando ci sono pokémon nelle vicinanze. Ci sono però alcune cose a cui fare attenzione: per giocare è necessario che lo smartphone sia perennemente connesso ad internet. Il traffico dati in realtà non è poi eccessivo, all’incirca 10 MB per un’ora di gioco, ma a risentirne di più è la batteria che, complice anche il GPS sempre attivo, tende a scaricarsi velocemente. E voi, siete pronti a camminare?

Snapchat: arrivano le Memories (FOTO)

credits: http://www.appletvitalia.it

Snapchat sta diventando un fenomeno sempre più globale e ormai sono moltissime le persone che si divertono a postare tutti i momenti più belli e divertenti della propria vita, tra cui anche diversi vip. Per chi ancora non lo sapesse, Snapchat è un’applicazione iOS e Android, scaricabile gratuitamente e con la quale è possibile inviare messaggi, fotografie e brevi video ai nostri amici. Possiamo scegliere se condividere i nostri snap solo con un amico in particolare o con tutti, inserendoli nella sezione “La mia storia”.

La cosa più bella di Snapchat sono i filtri con cui possiamo modificare la nostra faccia. Ecco che al posto del nostro viso compare il musetto di un tenero gattino, un terribile scheletro o qualche strana e buffa faccia ed è anche possibile, con swap, scambiare la faccia con quella di un nostro amico. Inoltre, è possibile aggiungere scritte, l’orario in cui pubblichiamo una determinata cosa, i gradi e il nome della città in cui ci troviamo.

Al contrario delle altre app però, Snapchat non consente di vedere le proprie foto e i propri video e quelli degli altri per più di 24 ore. Passate le 24 ore infatti i contenuti scompaiono senza poterli recuperare, a meno che non vengano salvati nella galleria.
A questo hanno già trovato una soluzione, le Memories. Grazie alle Memories, un archivio online, sarà possibile conservare i propri ricordi, rivederli in un secondo momento e ricombinarli per creare delle nuove storie. Inoltre, è possibile decidere di tenerli solo per noi, inserendo una password “Solo per i tuoi occhi”.

Da una parte questo cambiamento non può che essere positivo, ma dall’altra alcuni sono rimasti delusi perchè tradisce un po’ il messaggio con il quale era nato ed era stato subito così apprezzato. La caratteristica di questa app era proprio la sua immediatezza che ora non esisterà più. Lo stesso fondatore dell’app, Evan Spiegel, aveva dichiarato più volte la sua volontà di creare un modo di condividere diverso: “Non dobbiamo più catturare il mondo reale e ricrearlo online. Semplicemente viviamo e comunichiamo allo stesso tempo“.

Il motivo sembra essere stato quello di volersi avvicinare agli utenti over 35, più abituati a social network come Facebook e Instagram. Al contrario di prima, gli utenti adulti sembrano essere sempre di più anche se la maggior parte sono quelli sotto i 24 anni.

Quante novità ci aspetteranno ancora?

Eco Bio Green: è la donna che traina il mercato

Credits photo: cultura.biografieonline.it

Il modo di consumare sta cambiando, così come la concezione del lusso. Se prima si tendeva ad accumulare, ad ostentare ricchezza, oggi il mercato che è in costante crescita è quello del benessere, del rispetto dell’ambiente e dei prodotti biologici. E a trascinarlo sono sempre di più le donne.

La maggior parte delle donne, infatti, al supermercato sceglie bevande biologiche, frutta e prodotti alimentari senza conservanti, abiti realizzati con tessuti organici e anche nello scegliere le vacanze sono molto attente agli ambienti naturali. Una tendenza iniziata negli Stati Uniti, dove, secondo i dati raccolti dalla Organic Trade Association, la vendita di prodotti biologici è aumentata rispetto allo scorso anno.

Ma anche le donne italiane seguono questo trend: 7 su 10 preferiscono prodotti naturali, biologici e rispettosi dell’ambiente. Per le vacanze scelgono location che permettono attività all’aria aperto e l’attività fisica. A trarne vantaggio sono anche il settore del turismo e dell’enogastronomia. Nicola Sorrentino, dietologo e idroclimatologo, docente presso l’Università degli Studi di Pavia, ha affermato: “Anche in Italia si riscontra sempre di più la tendenza internazionale a ricercare il salutismo. E lo fanno soprattutto le donne che, rispetto agli uomini, hanno un rapporto più diretto con il proprio corpo per cui sono attente a scegliere cibo sano, spesso biologico, a curare la propria pelle disintossicandola dalle impurità, a prendersi cura del proprio fisico. Ovviamente ci sono differenze di area geografica, di età, di professione e di approccio culturale. Inoltre, la scelta di prodotti biologici rispecchia un’attenzione più generale per la natura e per l’ambiente perché diminuiscono l’impatto inquinante e sono più attenti all’ecologia”.

Chi sono queste donne green? Generalmente si tratta di professioniste o manager, tra i 30 e i 49 anni, che vivono in grandi città o in metropoli come Roma e Milano, più al Nord che al Sud. Molte di meno sono, invece, le ragazze tra i 18 e i 29 anni. Le donne green italiane sono altamente attratte da tutto ciò che esprime naturalità, come le attività all’aperto, e sono sempre più attente al benessere e alla forma fisica.

Questa tendenza ha contagiato anche le star di Hollywood e dello show business. Tra le amanti dei prodotti bio e della cultura del benessere ci sono Cameron Diaz, Heidi Klum, Jessica Alba, la cantante Ellie Goulding e l’attrice Rheese Whiterspoon.