lunedì, 6 Luglio 2026

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Facebook filtra le notizie scegliendo solo le più ‘degne’?

Credits photo: ilgiornale.it

Il bello dei social network è proprio la velocità con cui permette di condividere notizie senza filtri. Molte volte sono gli utenti che, come dei reporter improvvisati, descrivono ciò che succede nel mondo. Ma che accade se anche Facebook decide di selezionare solo le notizie che ritiene degne di essere condivise?

Qualche tempo fa un rapporto ha affermato che alcuni lavoratori del settore ‘Trending Topics’ di Facebook avevano l’incarico di ‘seppellire’ delle notizie, in particolare quelle conservatrici, e di dare visibilità invece ad altre. Facebook ha negato l’esistenza di questo tipo di lavoro e ha sottolineato l’esistenza di prove che supportassero questa teoria, ma in alcune persone è rimasto il dubbio.

Insomma si tratterebbe di un Facebook mediato, con molti pregiudizi alla base. La realtà non è come quella descritta, però un fondo di verità c’è. Infatti, seppur non ci sono persone che, per conto di Facebook, decidono di dare rilevanza ad una notizia piuttosto che ad un’altra, alcuni algoritmi decidono cosa è di tendenza e cosa invece non è ‘degno’ di essere popolare. Questi algoritmi, in passato, secondo alcuni hanno dato rilevanza a notizie ed eventi di un certo tipo invece che ad altri. Ad esempio, gli eventi che riguardano i matrimoni o comunque qualcosa di molto personale avrebbero la priorità su quelli che parlano di educazione o di argomenti di carattere generale.

In realtà non c’è nessuna prova che questo sia vero e niente può confermare ciò che alcuni utenti dicono di aver notato. La maggior popolarità deriva da un maggior coinvolgimento delle persone. Accade così che gli eventi personali, come un matrimonio o una festa di compleanno, che raccolgono la partecipazione di amici e parenti, superano quelli di interesse generale in commenti e condivisioni. In questo modo l’algoritmo di Facebook li percepisce come interessanti e gli conferisce rilevanza.

I costumi di una mamma magica (FOTO)

photo credits: Bored Panda

Essere mamma richiede, oltre che un’abbondante dose di pazienza, una vena creativa sempre attiva e pronta ad inventare cose nuove e divertenti.
I bambini, infatti, devono essere stimolati tramite la fantasia, rendendoli partecipi ed attivi in ogni attività che si svolge insieme.

Una mamma polacca: Anna Rozwadowska, insegnante in una scuola elementare, la sa lunga su come far divertire i propri figli e da un anno a questa parte, li coinvolge in un’attività davvero stimolante: la fotografia.
Questa mamma, infatti, oltre ad essere impegnata sul fronte lavorativo e familiare, coltiva l’hobby della fotografia ed i suoi soggetti preferiti sono i suoi due bambini.

Le fotografie che vengono scattate da questa dolce mamma, però, sono curate nei minimi dettagli ed in ogni foto, i suoi bambini vengono trasformati in personaggi fantastici.
Prima di scegliere la giusta luce e la giusta posa, infatti, Anna realizza i costumi che i suoi bambini indosseranno. Cura il loro abbigliamento come se fossero degli attori veri e propri, facendoli entrare nella parte. Un carnevale continuo per i suoi figli, che sembrano davvero divertirsi nell’interpretare fatine, maghetti e principesse.

L’idea di creare costumi, le è venuta guardando le opere di grandi fotografi e le bacheche su Pinterest. Con un po’ di ingegno e tanta fantasia, Anna ha realizzato delle bellissime foto servendosi di stoffa e creando costumi. Tutù, casacche e vestiti sono stati realizzati da lei, solo le scarpe che indossano i suoi bambini nelle foto sono state acquistate.
Le location, invece, si trovano tutte nei dintorni di casa di Anna e dei suoi figli.
Ogni sessione fotografica richiede poco tempo, massimo quindici minuti. Un tempo breve, per evitare che i bambini si annoino.

Anna ha, inoltre, dichiarato che la fotografia la ricarica e la rende ricca di energie. Ogni scatto è un’idea ed uno stimolo a continuare questa nuova bellissima avventura.

Affrontare i problemi col problem solving

Credits:justbaked.bakedagency.it

Come affronti i problemi della vita quotidiana? Hai un atteggiamento costruttivo o vai subito in panico? Cosa mangerò per pranzo oggi? Quale strada farò per andare al lavoro? Oppure può trattarsi di problemi più complessi: come posso cambiare un lavoro che non mi piace in una carriera in cui mi possa sentire appassionato? E la lista potrebbe continuare a lungo.

La qualità della nostra vita dipende in gran parte dal modo in cui riusciamo ad affrontare e risolvere le difficoltà più o meno gravi. La bella notizia è che tutti noi lavorandoci un po’ su possiamo risolvere in modo semplice e efficace i nostri disagi con la strategia di problem solving. Ingredienti indispensabili sono la pazienza, la riflessività e la volontà di raggiungere dei risultati.

Un problema è strettamente connesso con dei concetti chiave che lo contraddistinguono:
obiettivo: è una meta, uno stato che ci prefiggiamo di raggiungere;
ostacolo: è l’impedimento o insieme di impedimenti che non ci permette di raggiungere il nostro obiettivo, spesso lo si confonde con il problema stesso, in realtà l’ostacolo va superato o aggirato o altre volte utilizzato per risolvere il problema;
soluzione: è l’insieme delle nostre azioni, comportamenti e pensieri che ci permette di risolvere il problema e raggiungere il nostro obiettivo.

Come posso ottenere il meglio col problem solving?

Il primo passo per affrontare nel modo giusto le difficoltà è quello di migliorare le nostre abilità di problem solving, ovvero l’insieme delle nostre capacità e strategie che consentono una migliore risoluzione delle problematiche e che focalizzandosi sull’intero processo del problema, permettono di generare soluzioni creative e realistiche. Il Problem Solving, oltre ad essere definito come abilità, è diventato anche un vero e proprio metodo, utilizzato e sperimentato moltissimo in psicologia. Esso è un processo mentale che comprende la scoperta, l’analisi e la soluzione di un problema. L’obiettivo finale del problem solving consiste nel semplificare una condizione ostacolante, smembrandola passo dopo passo in tutte le sue componenti e permettendone una valutazione per superare ostacoli e trovare un modo per risolvere al meglio tutte le problematiche.

Il secondo passo è la sospensione del giudizio ovvero riuscire ad adoperare un comportamento libero da preoccupazioni e pregiudizi che possono in caso contrario compromettere la concentrazione, ed impedire ogni tentativo di trovare nuove strade nell’affrontare una condizione complessa. La demotivazione rischia di ostacolare ogni procedimento cognitivo necessario all’attuazione di risposte positive e adeguate.

Terzo e ultimo passo è la fase di elaborazione delle soluzioni nella quale l’attenzione deve essere rivolta alle sensazioni che una determinata situazione problematica innesca in noi. Solo in questo modo si potrà stabilire la centralità di determinate difficoltà, prima di cadere in errore ipotizzando tappe risolutive che dovranno poi essere rivalutate. Prima di prendere delle decisioni è di estrema importanza stabilire le modalità di attuazione e le rispettive conseguenze di ogni decisione, per valutare coscientemente quella che riteniamo migliore. Il procedimento di problem solving prevedrà, come ultimo step, una rivalutazione degli obiettivi, fino a quando non troveremo la soluzione per noi più adatta.

Attenzione a considerare amici tutti quelli che conoscete

Credit: web

L’amicizia è sicuramente il più nobile dei sentimenti, purché sia vera. Tutti, infatti, almeno una volta nella vita siamo stati traditi proprio dalla persona di cui ci fidavamo ciecamente, dal nostro migliore amico/a insomma. Probabilmente dopo questi sfortunati episodi si cambia l’atteggiamento con le altre persone e non si dà il 100% nelle relazioni amicali, proprio per paura di essere feriti nuovamente e si tende a fidarsi sempre meno dell’altro.

Sicuramente il numero degli amici che abbiamo su Facebook non corrisponde al numero degli amici che in realtà abbiamo. Inoltre, secondo una ricerca portata avanti dall’Università di Tel Aviv e dall’Istituto tecnologico di Massachussets gli amici che noi consideriamo tali, in realtà non lo sono – cioè il sentimento non è reciproco.
In questo studio – pubblicato sulla rivista PLOS one – sono stati presi in considerazione 84 studenti ed è stato chiesto loro di giudicare in modo del tutto sincero i loro compagni di classe e poi le domande venivano poste a quegli stessi ragazzi che erano stati oggetto delle domande.

Per esprimere un giudizio, è stata utilizzata una scala che andava da 0 a 5 – 0 corrisponde a ‘Non conosco questa persona’; il 3 significa ‘è mio amico’; infine con il numero 5 si indicava il migliore amico. I risultati sono sconvolgenti: il 94% delle persone che hanno considerato gli altri come amici si sono nettamente sbagliate perché il sentimento non era affatto ricambiato. Lo studio, inoltre, ha dimostrato che quando si fa parte di un gruppo piccolo di amici, il sentimento è più forte e ricambiato.

Insomma, quello che ci vogliono dire questi ricercatori è che dobbiamo fare attenzione a coloro che consideriamo amici perché molto spesso il sentimento potrebbe essere solo unilaterale. E inoltre, se proprio vogliamo contare i nostri amici, di sicuro dobbiamo dimezzare – se non fare la metà della metà – il gruppo con il quale abbiamo interazioni.