domenica, 16 Agosto 2026

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Licenziata perché si era presentata in ufficio senza tacchi

credits photo: corriere.it

La bizzarra vicenda pare quasi surreale ma, purtroppo, è la triste realtà. Nicola Thorp, una ragazza inglese di ventisette anni, è stata rimandata a casa, nel suo primo giorno di lavoro, senza stipendio. Il motivo? Si era presentata in ufficio senza scarpe con i tacchi.
La giovane ragazza oltre al lavoro di attrice, ed altri impieghi temporanei, aveva deciso di intraprendere questa nuova occupazione come receptionist presso Pwc (PricewaterhouseCoopers), una delle aziende più importanti al mondo, che fornisce servizi di revisione di bilancio, consulenza legale e fiscale, con sedi in 158 Paesi.

“Mi hanno chiesto di andare a comprare delle scarpe con un tacco di 10 centimetri, oppure di tornarmene a casa. Mi hanno detto che le scarpe basse non fanno parte del loro dress code per le donne. Quando ho replicato che i miei colleghi uomini indossavano scarpe basse, mi hanno riso in faccia”, ha affermato la stessa Nicola. Ma non è tutto. Dopo questo, la ragazza, ha deciso di rivolgersi a un’associazione che si occupa di diritti dei lavoratori, ottenendo come risposta: “Le aziende hanno il diritto di imporre un dress code formale sul posto di lavoro”. A questo punto ha lanciato una petizione al Parlamento britannico e una campagna social, per cercare di impedire che quello che è successo a lei possa accadere anche ad altre donne.
Nella petizione si chiede di modificare la normativa vigente, in modo che “sia dichiarato illegale da parte delle aziende richiedere che le donne indossino scarpe con i tacchi alti”.

In pochissimo tempo sono arrivate oltre 100mila adesioni, sufficienti per far si che la petizione venga discussa in Parlamento.
Anche sui social è partita una campagna, a supporto della sua battaglia, che in realtà coinvolge tante donne. L’hashtag è #myheelsmychoice, ovvero i miei tacchi sono una mia scelta. E dalla Pwc, l’azienda che ha fatto scatenare la polemica, è arrivata la risposta alla campagna con una nota nella quale annuncia di essere pronta a “rivedere le linee guida” rispetto al dress code aziendale.
“Una donna deve avere il diritto di decidere se indossare i tacchi oppure no, in base a quello che è più comodo o pratico rispetto alla mansione che deve svolgere”, conclude Nicola.

5 consigli per trovare lavoro

www.lavorosumisura.eu

Una delle cose più complicate da fare attualmente è riuscire a trovare un vero lavoro. Non uno di quelli precari che facciamo tutti quanti solo per tirare avanti, ma un impiego nel vero senso del termine, con un contratto decente e una retribuzione decorosa. Certo, in Italia non è semplice ‘sistemarsi’: devi pagare per studiare, devi pagare per imparare e in alcuni casi devi pagare pure per lavorare. Ma lasciando stare le tristi riflessioni del caso, ci sono delle cose che possono facilitare la ricerca di un lavoro serio.

Usare Linkedin

Usiamo Facebook per scrivere solo cavolate, quindi di tempo da perdere ne abbiamo, perché non considerare anche Linkedin? Si tratta di un social network pensato solo ed esclusivamente per i lavoratori; una rete nella quale pescare ed essere pescati e in cui essere visibile alle aziende.

Biglietto da visita

Può sembrare una banalità ma avere con se il proprio biglietto può essere molto utile. Ovviamente, oltre a concentrarvi sulle vostre competenze e a consegnarlo alle persone giuste, provate a realizzare un bigliettino che sia carino e che vi rappresenti al meglio. Negli anni ho assistito alla consegna di biglietti da visita così brutti da danneggiare colloqui e minare probabili assunzioni, per cui non trattate la questione con superficialità.

Essere social

Mettetevi in testa che la cosa più importante è essere social, avere buone relazioni con la gente e una ricca rete di contatti. La vostra ‘rubrica’ sarà un valore aggiunto che le aziende terranno molto in considerazione.

Sito web

Avete una attività seppure piccola? Dovete assolutamente creare un sito web che la riguardi. Chi vorrà sapere i dettagli del vostro business potrà dunque avere una piattaforma disponibile attraverso cui conoscervi meglio.

Lingue straniere

Non conoscete l’inglese? Siete decisamente out. Purtroppo in Italia lo studio delle lingue straniere non è ‘attento’ come in altri paesi del mondo, motivo per il quale l’italiano medio conosce solo la propria lingua madre e il proprio dialetto. Se volte essere competitivi sul mercato del lavoro dovete conoscere almeno una lingua straniera.

Unioni civili: la fontana di Trevi si tinge di arcobaleno (FOTO)

credits: http://www.repubblica.it

Ieri, 11 maggio 2016, è stata approvata, con 369 sì contro i 193 no, la legge sulle unioni civili tra le persone dello stesso sesso. La legge introduce delle importantissime novità, come l’obbligo reciproco di assistenza morale e materiale, quello di contribuire ai bisogni comuni, la reversibilità della pensione e l’uguaglianza di entrambi i coniugi per il diritto di eredità.

Per l’occasione, si è tenuta una grande festa in Piazza del Popolo, dove i cittadini, gli attivisti dell’arcigay e i notabili del PD hanno sventolato fieri, commossi e pieni di gioia la bandiera arcobaleno.
Madrina della festa è stata Maria Elena Boschi che ha mostrato, con gli occhi lucidi, la sua immensa contentezza ed ha ringraziato tutti coloro che l’hanno sostenuta ed aiutata in questi anni.
Durante la festa, una grande bandiera arcobaleno, simbolo della lotta delle associazioni omosessuali, è stata proiettata sulla fontana di Trevi, rendendo l’evento ancora più simbolico ed emozionante.

Presente anche l’aspirante sindaco di Roma, Roberto Giachetti, che ha dichiarato: “È uno straordinario risultato atteso da vent’anni. Questo è un po’ come altre riforme: in attesa che si faccia la migliore, non si fa niente. Io penso che sia molto meglio fare qualcosa, soprattutto quando interessa la carne delle persone“.

Anche Monica Cirinnà ha festeggiato in piazza: “Siamo usciti dal medioevo grazie all’impegno delle associazioni, del Pd e di tutti i laici in questo parlamento. Gli omofobi e i conservatori se ne faranno una ragione presto“.
Alla domanda: “La prossima battaglia?” ha risposto “Ce ne sono tante sui diritti civili e umani, sulle famiglie arcobaleno: tutto ciò che puo migliorare l’inclusione di famiglie che già esistono nella nostra società“.

Per quanto non sia ancora abbastanza, questa legge costituisce sicuramente un enorme passo avanti per l’Italia e si spera che col tempo si possano raggiungere molti altri importanti traguardi.

1 trilione di specie viventi che abitano sulla Terra

Credit: web

Vi siete mai chiesti quanti esseri viventi abitano sulla Terra? O quanti batteri e microbi abbiamo nel nostro corpo? I ricercatori dell’università di Indiana, Kenneth Locey e Jay Lennon hanno portato avanti una ricerca che ha come scopo proprio la stima delle specie che vivono sulla terra. In questa ricerca si sono presi in considerazione non soltanto animali, ma anche i batteri, funghi, piante e microbi. Insomma tutto ciò che è macro e micro.

Ovviamente, come hanno dichiarato i due ricercatori non è stato facile prendere in considerazione tutti i microrganismi – batteri e funghi microscopici che abitano su alberi e piante – ma, attraverso una legge di scala che prende in considerazione due variabili – variazioni delle dimensioni del corpo e numero di specie trovate per area geografica – si è arrivati a calcolare una stima compresa tra 100 miliardi e un trilione di specie viventi di microbi sulla Terra. Ma la cosa sensazionale è che nella ricerca sono stati presi in considerazione solamente 10.000 specie coltivate in laboratorio e non tutte quelle esistenti, e quindi si può soltanto immaginare quante altre specie di microrganismi esistano. Il problema, comunque, non riguarda solamente il numero dei batteri, ma anche quelle specie ancora più piccole, i nanomicrobi i quali sono estremamente variabili e difficile da analizzare, dato la loro minuscola grandezza.

Negli anni precedenti sono state fatte ricerche proprio sulla stima delle specie microbiche e vediamo che, se nel 2004 esistevano all’incirca 35.000 specie, nel 2011 queste erano circa 8,7 milioni. Nel 2014, invece, le stime superavano i 10 milioni – furono prese in considerazione anche le specie che abitavano la barriera corallina.
Non dobbiamo dimenticare che, oltre alla volontà da parte dei ricercatori nel portare avanti questi studi, c’è anche un grande dispendio di energie e denaro, soprattutto. Infatti, uno studio sulla rivista Science ha dichiarato che per portare avanti una ricerca del genere si spendono all’incirca 1 miliardo di dollari all’anno.