I social network possono essere un grande strumento di informazione e di condivisione. Talvolta però diventano anche un mezzo per diffondere delle manie insane e pericolose. Nella nostra memoria sono ancora impressi i video virali in cui adolescenti giocavano letteralmente con il fuoco, le immagini di ragazze magrissime che tentavano di imitare le modelle o, ancora, la sfida delle labbra a canotto ispirata da Kylie Jenner. Questa volta è il turno di un nuovo gioco pericoloso che sta spopolando sul web e che ha già mietuto vittime: il selfie vicino ai binari mentre passa un treno in corsa.
Proprio pochi giorni fa sono stati fermati dei ragazzi, tra i quindici e i diciassette anni, a Chioggia mentre, vicinissimi ai binari, tentavano di scattarsi una foto con lo sfondo di un treno che passava in corsa. Quel che i poliziotti si sono trovati davanti è stato un atteggiamento strafottente di quattro minorenni con una bottiglia di birra in mano e che hanno confessato di volersi fare un selfie per postarlo poi sui social network.
Non si tratta di un caso isolato. Una situazione del genere, infatti, è già stata vista a Spinea, dove degli adolescenti giocavano ad aspettare il transito di un treno per poi scappare all’ultimo minuto. Ad Ostiglia, in provincia di Mantova, a giugno dello scorso anno, sedici minorenni sono stati fermati dalla polizia mentre si scattavano foto sui binari aspettando che il treno passasse. Le foto poi, sarebbero finite sui social network.
Se alcuni eventi si sono conclusi con un rimprovero, uno spavento per i genitori ed una multa, questa moda è già costata la vita ad un diciassettenne napoletano che è stato travolto da un treno in corsa mentre compieva la sua ‘sfida di coraggio’. Quel che ora si spera è che non si tratti di una vera e propria mania, che i ragazzi evitino di imitare questi gesti pericolosi e che le forze dell’ordine non si trovino più ad affrontare situazioni del genere.
Con “Frozen”, Elsa è forse la principessa Disney più amata da tutti, grandi e piccini. Nelle fiere del fumetto, sono sempre più le persone che decidono di fare il cosplay immedesimandosi nella regina delle nevi. Dopo la conferma dell’uscita del sequel del cartone animato, che dovrebbe arrivare nel 2018 nelle sale, è di nuovo esplosa la Frozen-mania, e i fan di tutto il web si sono alzati a gran voce per richiedere un “regalo” per Elsa.
Credits: frozen.disney.com
Nel primo film del fortunato franchising, Elsa ha incarnato una delle eroine moderne, volta a diventare indipendente, forte, senza l’aiuto di un ragazzo al suo fianco. Questa è una delle caratteristiche che ci ha fatto innamorare di questo personaggio. Nelle ultime ore, però, sui social impazza l’hashtag #GiveElsaaGirlfriend e sono molti gli utenti che hanno chiesto alla Disney il perché mancasse un personaggio del mondo LGBT nei loro cartoni. La domanda è partita da una ragazza, Alexis Isabel, che sul suo profilo Twitter ha cinguettato alla casa di Topolino queste parole: “Cara Disney, dai a Elsa una fidanzata”. In un battito di ciglia, il suo tweet è diventato virale.
La Disney ha ricevuto dei risultati scadenti durante gli annuali GLAAD, i premi che misurano il grado di rappresentazione LGBT nel mondo della televisione e nei film. Infatti, da quando la compagnia ha iniziato a produrre cartoni animati, non ha mai introdotto un personaggio gay nelle sue storie. In “Frozen” la Disney ha comunque fatto dei passi in avanti, mettendo al primo posto il tema della famiglia e l’importanza della sorellanza. Molti fan hanno visto questa scelta come un possibile coming out della principessa Elsa, che canta “Let It Go” lodando il suo essere se stessa, senza dover continuare a vivere nella finzione. La canzone era così diventata un inno per la comunità LGBT. Intanto, la campagna lanciata da Alexis prosegue su Twitter e l’hashtag è sempre in vetta tra i top trend mondiali.
Avete presente le mamme psycho? Quelle che controllano qualsiasi cosa e frugano nel cassetto delle mutande? Io si, perché già da ora so che sarò una di queste. Da buona maniaca del controllo e ansiosa cronica quale mi ritengo, posso dire che accetterei di microchippare mio figlio se questo servisse a proteggerlo dal mondo esterno. So bene che non potrò impiantare una spia nella capsula del suo molare, come lessi tempo fa su qualche rivista, né fissare una Gopro H24 nella sua cameretta, ma come si può fare per controllare questi ragazzi? Per sapere con chi parlano, cosa dicono e chi frequentano? Insomma per tenerli al riparo dai pericoli e stare mentalmente tranquilli?
Si, lo so, sono davvero una potenziale psycho chioccia, ma la notizia di oggi mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo.
Vi starete chiedendo perché dopo questa introduzione io abbia trovato un po’ di pace, ve lo dico subito: da oggi potete spiare vostro figlio su Tinder.
Si, è proprio così, da qualche ora a questa parte è finalmente disponibile TeenSafe, un software per il controllo delle attività sugli smartphone della prole minorenne. Con il nuovo aggiornamento, infatti, avete la possibilità di verificare i movimenti sull’app di dating e controllare se i vostri figli hanno installato Tinder sul cellulare.
Non solo: potete visualizzare il loro profilo, scoprire i match, i like e i superlike. Insomma li state spiando nel vero senso del termine.
Tinder viene scaricato da persone di ogni età e consente agli iscritti tra i 13 e i 17 anni (il 7% degli utenti) di interagire solo con le persone della stessa fascia d’età. Ovviamente ciò non li ripara da contatti fake e da chi può celarsi con l’inganno dietro di essi. Per questo motivo TeenSafe è il futuro: attraverso il backup del telefono informa sui messaggi di testo dei figli, sulla geolocalizzazione, sulle conversazioni WhatsApp e molto altro.
Alcuni di noi non erano nemmeno nati quando si parlava di ASL. E nemmeno quando i genitori più impauriti temevano che fosse necessario un trattamento sanitario obbligatorio per i propri figli la cui vita stava venendo prosciugata da quel mostro digitale di Internet. Tutti quegli adulti agitati erano già pronti a portare i loro figli all’ Azienda Sanitaria Locale, perché sì, la loro dipendenza doveva pur essere curata in qualche modo. Eppure, cari genitori, quella sigla aveva davvero poco a che fare con i camici bianchi dei medici.
ASL: Age/Sex/Location. Quando si iniziava una conversazione su un social network questa sigla era sempre il primo messaggio che veniva inviato. Poche informazioni, oltre al nome, solo l’età, il sesso e il Paese di provenienza. Erano i primi passi fatti nel mondo delle relazioni a distanza, iniziate (e pure finite) attraverso uno schermo.
Oggi, però, una cosa a quegli adulti impazienti di curare i propri figli, dobbiamo riconoscergliela: ci avevano visto lungo, anzi, lunghissimo. Perché anni dopo l’avvento di Internet e dei suoi linguaggi, alcuni andrebbero davvero curati: quelli che la popolazione incredula definisce i “temerari del web”. Dire di chi si tratta non è complicato: sono quelli che, anche nel parlato, utilizzano sigle che dovrebbero essere relegate al mondo online. Tipo quelli che invece di scrivere -o, nei casi più estremi, invece di dire- “per quanto ne sappia”, così, nel mezzo di un discorso, anche uno serio, usano un mai visto “AFAIK”, che è “as far as I know”. E tu resti così, a metà tra lo sbigottimento e la risata soffocata. Non sai se ammettere di non sapere cosa sia questa parola appena pronunciata o se fingere candidamente di non aver sentito bene.
Ecco, per evitare di rimanere spiazzati durante una conversazione è necessario conoscere le 10 sigle più usate nel linguaggio del web.
1. A.K.A.
credits: wired.it
Qui siamo nel linguaggio colloquiale americano, ma anche inglese. AKA, abbreviazione per “also known as”, vuol dire “anche conosciuto come”. Tipo quando siete per strada e incontrate una persona che vi sta molto antipatica, alla fine, quando il peggio è passato, vi scappa un “aka Crudelia De Mon”.
2. A.S.A.P.
credits: wired.it
Un vostro collega vi ha chiesto di controllare un progetto a cui ha lavorato o, con molto meno impegno, un vostro amico vi ha chiesto di richiamarlo. Alla fine del messaggio, trovate scritto un “asap”, ovvero “as soon as possible”, “quanto prima possibile”. Non certo la cosa più semplice da decifrare.
3. A.T.M.
credits: wired.it
“ATM sono un po’ impegnato, ci sentiamo dopo”. La vostra espressione davanti a questo messaggio è una sola: quella di chi si sente improvvisamente spaesato. Non riuscite a capire come un punto ATM per fare un prelievo bancario e l’essere impegnato possano essere collegati fra loro. Ma no, “ATM” sta per “at the moment”, “al momento”.
4. B.F.F.
credits: wired.it
Questo è uno dei più ricorrenti. Come didascalia alle foto, tra gli hashtag più usati, nei messaggi: insomma, “BFF” lo trovate un po’ ovunque. La sigla sta per “best friend forever”, ovvero “migliore amico/a per sempre”.
5. C.U.
credits: wired.it
Questo vi lascia spiazzati sul serio. Non solo è una sigla inglese, ma è anche formata da un’associazione impensabile di suoni. La “C” sta per “see”, la “U” per “you”. Quando vi salutano così vuol dire che hanno in programma di incontrarvi di nuovo, vuol dire “ci vediamo“. La sigla è spesso accompagnata da una “L” o da una “S” finale, che sta per “see you later”, “ci vediamo dopo” e “see you soon”, “ci vediamo presto”. “C.U” potrebbe anche essere sostituita da “T.T.Y.L”, che vuol dire “parliamo più tardi” da “talk to you later”.
6. F.O.A.F.
credits: wired.it
Siete stati invitati da un vostro amico a trascorrere una serata divertente insieme. Dopo aver accettato, l’amico vi scrive un messaggio in cui magicamente compare un “F.O.A.F.”. Siete stati appena avvertiti che all’uscite sarà presente anche un “friend of a friend”, “un amico di un amico”. Sarà per voi una palla al piede o una gradevole scoperta.
7. I.C.Y.M.I
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Questa sigla è difficile anche pronunciarla. La usano i temerari di internet quando devono avvisarci di qualcosa. Deriva dall’inglese “in case you missed it”, “nel caso in cui non lo sapessi”.
8. G.M.T.A
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Per quelli che tentano un approccio da bocciare immediatamente o per quelli che, semplicemente, si sentono in dovere di farci un qualche tipo di complimento, quando la stessa idea è venuta sia a voi che al vostro capo/collega/amico, la sigla scelta sarà “gmta” che è “great minds think alike”, “le grandi menti pensano alla stessa maniera”.
9. G.T.F.O
credits: wired.it
Bene, state a sentire, quando ricevete una scritta del genere le cose non sono idilliche quanto sembrano. Chi vi ha mandato questo messaggio non vi sta esattamente invitando a bere un caffè insieme, vi sta piuttosto chiedendo di smetterla, una volta per tutte. È un’espressione che esprime indignazione di fronte ad un’incompetenza lampante ed è l’abbreviazione di “get the f**k out.
10. H.A.N.D.
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È il più carino di tutti e chi lo manda non sta facendo altro che augurarvi una buona giornata. La sigla “hand”, non è esattamente collegata alla mano, ma deriva dall’inglese “have a nice day”.