mercoledì, 8 Luglio 2026

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Attentati Bruxelles, il racconto di una testimone sulla metro

Credits: Le Soir

Gli attentati di Bruxelles, all’aeroporto e in metropolitana, a pochi passi dalla sede del Parlamento Europeo, hanno colorato di nero, pianto, sangue e tristezza questa giornata. Il 22 marzo 2016 verrà ricordato come l’ennesimo tentativo da parte dei criminali, degli animali, dei combattenti, degli jihadisti di colpire l’Europa, l’Occidente.

Sara Risco, di Madrid, ha voluto rilasciare una testimonianza all’Ansa. Lavora a Bruxelles come traduttrice e, proprio in quel momento, durante le esplosioni, si trovava in uno dei posti colpiti in Belgio: la metropolitana.

“Alle 9:15, più o meno, abbiamo sentito una piccola esplosione. La gente era preoccupata, avevamo sentito cosa fosse già successo all’aeroporto, e la gente era stressata. Il treno si è fermato completamente, non come se fosse un problema tecnico: la gente parlava al telefono, forse con la loro famiglia, dicendo di aver sentito un’esplosione, ma era così poco forte che non si capiva se fosse un problema tecnico o no”, comincia a raccontare Sara. “La compagnia di trasporto ha detto, in un messaggio, di avere proprio un problema tecnico, un guasto. La gente era molto preoccupata. Abbiamo passato 15/20 minuti fermi, abbiamo chiuso le finestre, e in questo periodo gli impiegati della compagnia ci avevano detto di uscire attraverso una finestra, e noi quindi siamo usciti di lì, siamo usciti dalla stazione, ma non abbiamo visto niente, perché siamo andati via dall’altra parte. La compagnia però era molto organizzata, anche se noi non capivamo”, ha concluso.

Sorry for Bruxelles, il messaggio del piccolo migrante

Credits: www.repubblica.it

Oggi è un giorno pieno di dolore, come lo è stato lo scorso 13 novembre, con gli attentati terroristici che hanno sconvolto la città di Parigi. Come lo è ogni volta che l’umanità viene distrutta in modo tragico, quando povere vittime innocenti perdono la vita senza una ragione, perché che ragione ci deve essere a lasciare questo mondo, a lasciare amici e familiari?

Gli attentanti di Parigi, quelli di Ankara e tutti gli altri ci rendono impotenti davanti ad un mondo che ci sembra sempre peggio, giorno dopo giorno. Un mondo in cui sembrano prevalere l’odio, la cattiveria e l’inimicizia, dove l’amore sembra solo un lontano ricordo. E ci sentiamo vicini a chi la vita l’ha persa, a chi ha perso un proprio caro, a chi sta vivendo momenti tragici in queste ore e chi le vive ogni giorno, nelle condizioni di guerra in cui è costretto a vivere.

Siamo tutti Charlie, siamo tutti Parigi, siamo tutti Ankara. E, oggi, siamo tutti Bruxelles. Tutti, anche un piccolo bambino migrante di Idomeni, che si trova da giorni in un campo per profughi al confine tra Grecia e Macedonia. Un bambino che, come tutti i suoi compagni, è lì per cercare un rifugio dalla situazione in cui viveva, per cercare un futuro migliore.

Proprio questo piccolo bambino, che avrà sicuramente vissuto situazioni non facili, si sente vicino alla strage di Bruxelles: in ricordo delle vittime, dei parenti e della situazione attuale ha alzato un foglio bianco verso il cielo, come a chiedere delle risposte a qualcuno, in cerca anche di un aiuto per mettere un punto a tutto ciò. Sorry for Bruxelles è la grande scritta che appare sul foglio, un messaggio di cordoglio. Ma anche di tanta speranza.

Credits: www.repubblica.it
Credits: www.repubblica.it

Le donne devono dormire di più degli uomini a causa del loro “cervello complesso”

donne che dormono
Credits: D-Repubblica

È questo il risultato di una ricerca scientifica: poiché il cervello delle donne lavora molto di più rispetto a quello degli uomini, hanno anche bisogno di dormire di più rispetto a loro. Gli scienziati, infatti, hanno scoperto che le donne necessitano di circa 20 minuti in più di sonno.

Lo studio è stato condotto su un campione di 210 uomini e donne di mezza età. “Una delle principali funzioni del sonno è quello di permettere al cervello di recuperare energia e riparare se stesso”, ha dichiarato l’autore dello studio Jim Horne, un esperto di sonno ex direttore del Centro di Ricerca sul Sonno presso la Loughborough University. “Più si utilizza il cervello in svariate attività durante il giorno, più esso ha bisogno di recuperare forze e, di conseguenza, si ha bisogno di più tempo per dormire e riposarsi”.

Ma perché le donne hanno bisogno di più tempo per dormire? “Come sappiamo, sono multi-task – fanno più di una cosa in una sola volta e sono molto flessibili – e così usano molto di più il cervello, rispetto agli uomini. A causa di questa loro attività il loro bisogno di sonno è maggiore”, ha continuato poi.

La media di “sonno in più per le donne rispetto agli uomini” é di circa 20 minuti, ma alcune donne possono avere bisogno di altro tempo tra le braccia di Morfeo, in quanto svolgono attività più complesse, più stancanti o più frenetiche.

Attentati Bruxelles, ovvero quando il terrore toglie la voglia di vivere

Credits: ilpost.it

Due esplosioni all’aeroporto di Bruxelles, vicino agli imbarchi per gli Stati Uniti, e poi una terza, nella stazione della metropolitana di Maalbeek, a due passi dalla Commissione Ue. Il panico dei passeggeri, le urla dei cittadini, il fumo che avanza: è tutto reale. Questa mattina, alle ore 8:00 circa, il Belgio ha capito di essere sotto attacco. Oggi Bruxelles è una città blindata, occupata dall’esercito che tenta di ristabilire l’ordine e trovare il responsabile delle tremende esplosioni, mentre i suoi abitanti piangono almeno 13 morti e 35 feriti. Un bilancio che fa male e fa pensare: si poteva evitare un’altra strage?

Nel frattempo, noi, che cosa possiamo fare? Di nuovo, sui social network, torniano a diffondere le nostre preghiere verso i caduti, come abbiamo fatto per Parigi, per Charlie e per Ankara. Anche stavolta siamo qualcuno, siamo Bruxelles. Basteranno 140 caratteri su Twitter o un lungo post su Facebook per far sentire il nostro conforto ai parenti delle vittime? Cosa possiamo fare quando un attentato, apparentemente distante geograficamente, ci colpisce nel profondo? È più o meno in quel momento che realizziamo il senso di paura. Quando il terrore ci toglie la voglia di vivere, ci impedisce di respirare, di viaggiare e di guardare “l’altro” come una persona e non come uno straniero, comprendiamo che siamo in trappola. Fermi, immobili, prigionieri del nemico chiamato terrorismo.

Non serve a nulla chiudere le frontiere, impedire gli sbarchi, come vorrebbero i nostri governi, poiché il male è già radicato all’interno dei nostri paesi. Per questo, dobbiamo alzarci. È ora di svegliarci e di aprire gli occhi: questo non è un gioco, questo è il mondo che ci siamo meritati. Un posto fatto di violenza, sangue e repressione, dove l’integralismo e la globalizzazione non funzionano se non c’è cooperazione e sicurezza a livello internazionale. Prima di domandarci in che mondo viviamo, chiediamoci di quante persone possiamo realmente fidarci e di quanto siamo protetti nella nostra casa.