giovedì, 9 Luglio 2026

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I momenti durante il ciclo mestruale che un uomo non potrà mai capire (FOTO)

Gli inglesi parlano meglio di noi. Per esempio, per dire “imparare a memoria” dicono “to know by heart”. Pensiamo ad una poesia, impararla non vuol dire azionare starmi meccanismi della nostra memoria, impararla vuol dire fissarla nel cuore. E poi loro “ciclo mestruale” – che già solo la parola è un programma – lo chiamano “period”. Sì, e fanno bene. Perché quei giorni là sono così importanti e pesanti ed estenuanti e stressanti che sono un grande, grandissimo periodo no che capita a noi donne una volta a mese.

Per cui, alla fine di tutta questa vita, un premio dovremmo meritarcelo. Perché in 7 giorni al mese nella vita di un uomo non succede proprio nulla, perché il tempo scorre veloce, si lavora, si mangia, si dorme, si vive. Per le donne no. In quei 7 giorni nella vita delle donne si possono conoscere così tante emozioni che se si scontrassero provocherebbero un disastro, un rumore più forte del big bang.

In quei giorni siamo felici, poi però arrabbiate, poi sudiamo e siamo stressate, abbiamo sempre fame ma non vogliamo ingrassare e il non poter mangiare una tavoletta di cioccolato intera ci fa infuriare. In quei giorni i rapporti di amicizia sono messi a dura prova dalla nostra acidità e dalle nostre risposte sgradevoli e scortesi. La nostra vita di coppia risente particolarmente del nostro malumore, che potremmo mollare l’amore da un minuto all’altro.

Ma soprattutto, sette giorni non durano esattamente 168 ore, durano, più o meno, sette anni; perché i giorni di “period” non passano mai. Durante questa settimana il bicchiere lo vediamo sempre mezzo vuoto. La festa della donna è ogni giorno, anche solo per il fatto che sopportiamo cose che gli uomini non potrebbero mai capire. In effetti durante l’anno noi donne sappiamo anche essere normali, sappiamo controllarci e ed essere carine: sono quei 7 giorni che ci distruggono dentro e fuori.

Ci sono dei momenti durante il nostro ciclo mestruale che gli uomini proprio non comprendono.

1. Quando vediamo cibo spazzatura


momenti durante il ciclo mestruale che un uomo non può capire
Il cibo spazzatura è una sfida quotidiana. Come quando sentiamo per strada l’odore delle patatine fritte, o vediamo le ciambelle glassate che ci rendono le braccia tra le vetrine delle pasticcerie. Di solito sappiamo contenerci, libere nelle nostre scelte sappiamo dire no a quel cibo fatto male. Di solito, non sempre. Quando siamo in piena crisi da ciclo siamo pronte a tutto, anche a tracannarci Bocconi di duemila calorie l’uno. Abbiamo la necessità di mangiare tutto quello che sia grasso e che faccia male ma che sia buono.

2. Quando guardiamo una pubblicità


momenti durante il ciclo mestruale che un uomo non può capire
Il ciclo mestruale non ci fa diventare mostruose a livelli paranormali. A volte ci fa anche essere estremante pronte al pianto, con la lacrima facile. Normalmente di fronte ad una pubblicità mediamente noiosa s banale rimaniamo imperturbabili, a tratti annoiate. Ora, immaginiamoci una pubblicità con dei cuccioli di animale o di uomo. Con ogni probabilità una donna sotto ciclo di fronte a questo eccesso di dolcezza, verserà tante lacrime che nemmeno quelle versate durante il Titanic potranno superarle.

3. Cosa succede di notte


momenti durante il ciclo mestruale che un uomo non può capire
Di notte siamo molto sensibili. E se nei giorni “normali” riusciamo a dormire sonni sereni, quando siamo prede del ciclo mestruale, di notte ci passa tutta la nostra vita davanti agli occhi. E pensando a tutto quello che abbiamo fatto, male e bene, a quello che avremmo potuto fare, dire, non fare, non dire, passiamo tutta la notte sveglie. E la mattina dopo ci arrabbiamo perché abbiamo le occhiaie più profonde della storia.

4. Quando dobbiamo sopportare chi ci sta antipatico


momenti durante il ciclo mestruale che un uomo non può capire
Solitamente siamo molto tolleranti, sopportiamo in silenzio, ci sforziamo di capire. La verità è che il litigio è molto femminile e anche l’insofferenza. In quei giorni lì siamo assolutamente insofferenti e se una persona che proprio non sopportiamo ci infastidisce, vorremmo distruggere qualcosa, vorremmo manifestare tutta la nostra antipatia. Iniziamo a brontolare, ad alzare gli occhi al cielo, a sbuffare.

5. Quando dobbiamo fare la lavatrice


momenti durante il ciclo mestruale che un uomo non può capire
Noi donne siamo programmatrici nate. Sappiamo fare più o meno tutto, e sappiamo farlo bene. Sappiamo benissimo, per esempio, quando fare la lavatrice. Durante il periodo mestruale cambia qualcosa. Lasciamo che i panni sporchi si accumulino nel cesto fino a creare un K2 di vestiti, o una Torre di Pisa che pende e poi alla fine, questa sì, va giù. Siamo stanche e rimandiamo.

6. Quando dobbiamo parlare a telefono con i nostri parenti


momenti durante il ciclo mestruale che un uomo non può capire
La calma che ci contraddistingue durante tutto l’anno, o quasi, quando siamo nel “period” la perdiamo del tutto. E le conversazioni al telefono con i attenti ci sembrano interrogatori interminabili fatti di domande assurde e richieste inaccettabili.

7. Quando dobbiamo rispettare una scadenza


momenti durante il ciclo mestruale che un uomo non può capire
Una caratterista femminile è la precisione. Rispettiamo le consegne, siamo instancabili, riusciamo a dormire poche ore e ad essere sempre attive. Tranne in quel periodo. Rispettare una scadenza ci sembra un’impresa impossibile. Il sonno ci occupa tutti i neuroni inscatolati, sentiamo il bisogno incessante di dormire; indugiamo, temporeggiamo, rimandiamo. E quindi la scadenza, alla fine, scade e noi ci arrabbiamo. Tutto per colpa di sette giorni al mese.

8. Quando starnutiamo


momenti durante il ciclo mestruale che un uomo non può capire
Qui è la parte divertente, per gli altri, certo non per noi. Quando starnutiamo e siamo in pieno ciclo mestruale avvertiamo una sensazione difficilmente assimilabile a qualsiasi altro fenomeno naturale. Superiore a qualsiasi onda che urta contro gli scogli, a qualsiasi tempesta esotica, a qualsiasi uragano. È un’esplosione di colore.

9. Come ci sentiamo nei vestiti


momenti durante il ciclo mestruale che un uomo non può capire
I tuoi vestiti preferiti, quelli che quando li indossi pensi a quanto siano favolosi e a quanto tu stia bene, in quei giorni diventano improvvisamente i tuoi peggior nemici. È vero, ci guardiamo allo specchio e vediamo una particolare specie di balenottera in via di estinzione. Vediamo i bottoni del cappotto che chiedono pietà, i jeans che ci stringono in vita, la maglia a collo alto che non copre il doppio mento. Ci vediamo assolutamente brutte, senza mezzi termini. E ci arrabbiamo perché se quelli erano i nostri vestiti preferiti, gli altri saranno proprio una delusione.

Vecchiaia più vivibile grazie ai robot

Credit: Disney

Dal piccolo C-3PO di Guerre Stellari fino ad arrivare al gigantesco (ma irresistibile) Baymax, la nostra ossessione per i robot potrebbe avere, in un futuro non troppo lontano, dei risvolti più che mai pragmatici. Stando al parere degli esperti, infatti, simili automi potrebbero essere all’ordine del giorno un domani, soprattutto per quanti andranno in pensione.

La psicologa e ingegnera Jenay Beer ha rivelato, di recente, quanto prossima sia l’industria a far sì che questo tipo di ipotesi diventi realtà: “Immaginatevi all’età di 75 anni. Cosa vi augurate di star facendo? Giocare a golf? Giocare coi vostri nipoti? O, magari, girare il mondo?”.

Sono numerosi gli aspetti positivi dell’invecchiamento, ma ce ne sono anche di negativi. E, per alcuni di noi, le rughe sono l’ultima delle preoccupazioni. Potremmo non essere più in grado di muoverci troppo agevolmente, così come potremmo non vederci e non sentirci troppo bene. Potremmo dimenticarci dove mettiamo il cellulare o le chiavi della macchina, anche”.

La Beer, a partire dalla sua esperienza personale coi suoi defunti nonni affetti da demenza senile, ha incentrato la sua riflessione su quanto le loro vite avrebbero potuto essere diverse se fossero vivi oggi: “Il loro invecchiamento sarebbe stato completamente diverso: sarei stata in grado di contattarli su Skype o su FaceTime. Tutti noi potremmo accettarci delle loro condizioni di benessere tramite rilevatori elettronici dei valori di salute, le cui informazioni sarebbero accessibili online. Tutto funzionerebbe in un altro modo grazie alla tecnologia esistente”.

Ma, come lei stessa ha fatto notare, questo potrebbe accadere solo se la tecnologia venisse progettata avendo in mente degli adulti più anziani: “Tra 40 anni ci saranno 1,8 miliardi di persone anziane… Gli ingegneri elettronici hanno, in questo senso, la chiave per migliorare la qualità della vita della gente in età avanzata. Talvolta, persino per salvargliela”.

Passi da gigante, del resto, sono stati fatti nel campo degli studi relativi alle interazioni tra esseri umani e robot: “Quando cominciai a inserirmi in questo campo, la prima domanda che avevo in mente fu: ‘Cosa dovrebbe fare un robot per un anziano?’. All’epoca, conducemmo dei focus group in cui discutemmo di un automa chiamato PR2 – Personal Robot 2”.

Il PR2 è un manipolatore mobile, un robot che può, cioè, muoversi in una stanza e spostare oggetti utilizzando le sue braccia e le pinze di cui dispone come mani. Conducendo una serie di interviste a persone di una certa età, la Beer e il suo team scoprirono che, dal loro punto di vista, un robot gli sarebbe potuto essere utile per pulire casa, sollevare mobili troppo pesanti, trovare o spedire oggetti.

Il PR2 non risultò, tuttavia, perfetto: gli intervistati chiesero informazioni circa le dimensioni del robot (un gorilla di più di 180 kili) e restarono perplessi in merito alle mansioni che ci si aspettava che avrebbero dovuto ricoprire. “Spedire un pacco di farmaci era visto come un compito accettabile da assegnargli, non altrettanto invece quello di prendere delle decisioni relative alla medicazione”.

Una circospezione riecheggiata, in seguito, in numerosi altri studi: anche in interviste compiute successivamente da altri gruppi di ricercatori, altri anziani dichiararono che sarebbero stati felici di lasciarsi dare una mano dai robot, ma senza lasciargli troppo il controllo delle proprie vite.

La gente di una certa età – dice S. Shyam Sundar, tra gli autori dello studio in questione – vorrebbero che i robot avessero un ruolo passivo. Non gli dispiacerebbe se fossero loro amici, ma restano comunque preoccupati della perdita di controllo a cui andrebbero incontro”.

Un atteggiamento, questo, dovuto in gran parte al modo in cui i media dipingono gli automi, come in ‘I, Robot’, pellicola in cui i robot cercano di distruggere la razza umana. “La più grande influenza è, in questo senso, proprio quella del loro immaginario circa i robot, modellato chiaramente su quello che i media mainstream mostrano in proposito”.

Eppure, pur tenendo conto di queste preoccupazioni, certi automi già vengono utilizzati in tutto il mondo in numerosi casi, come per esempio l’educazione di bambini con esigenze particolari. Secondo Justin Walden, co-autore di quest’ultimo studio, perciò, integrare i robot nella vita della gente anziana potrebbe essere un grosso passo in avanti.

La Beer, nello specifico, riferisce di un particolare tipo di robot chiamato ‘Telepresenza’, dotato di audio e video bi-direzionali e di una base mobile che gli consente di spostarsi agevolmente per tutta la casa. “Provate a concepirlo come una specie di Skype su ruote: Telepresenza può mettere in contatto le persone. Immaginate una nonna di casa ad Atlanta i cui parenti vivono da tutt’altra parte: con Telepresenza potrebbero tranquillamente chiamarla e proporle di farsi una passeggiata insieme. O anche un nonno che vive in una zona rurale non raggiungibile fisicamente da un medico: il dottore potrebbe, tramite Telepresenza, visitarlo in remoto”.

Chiaramente la Beer non ignora assolutamente il fatto che la presenza umana resta, ad ogni modo, insostituibile. Eppure, introdurre i robot nelle nostre vite è, stando alle sue parole, inevitabile: “I robot stanno per arrivare e voi finirete col trovarli utili, se non indispensabili. Grazie a loro anche la concezione della vecchiaia potrebbe cambiare e diventare un’esperienza del tutto nuova ed esaltante”.

I mini-tattoo ispirati a Harry Potter (FOTO)

Ami Harry Potter e i tatuaggi sulla pelle, ma non vuoi disegni grandi o troppo colorati? Ecco, i mini-tattoo ispirati al maghetto più famoso del mondo: belli, simpatici, divertenti ma, soprattutto, piccolissimi. Potrai nasconderli sotto maglioncini, felpe e jeans e mostrare solo quando, come e a chi vorrai tu. Per avere la magia sempre con te e sentirti anche tu con i super poteri.

Uno dei punti del corpo più scelti per farsi i mini-tattoo di Harry Potter è, sicuramente, il polso. Amatissimo soprattuto dalle ragazze anche il polpaccio; la caviglia e le dita sono altri due punti molto scelti soprattutto dalle più giovani: perfetti soprattutto d’estate, quando si indossano delle cavigliere o dei braccialetti colorati, e per mettere in risalto gli anelli alle dita, soprattutto se d’oro o d’argento.

Il simbolo dei doni della morte è un soggetto molto gettonato e per questo, a volte, può diventare banale. Tantissimi inoltre quelli che scelgono frasi tratte direttamente da libri e film, tatuaggi ispirati ai personaggi e alle decorazioni/elementi più popolari della saga, titoli e parole tratti dagli incantesimi, dai dialoghi, dalle fan-fiction sul maghetto.

Resta, comunque, una cosa certa: che Harry Potter continuerà ad essere amato in eterno, e soprattutto inciso in qualsiasi parte del corpo umano.

Il 9 Marzo del 1959 nasceva la prima Barbie (FOTO)

Siamo a Los Angeles, nel lontano 1945. Più precisamente siamo in un garage californiano, abbastanza anonimo se non fosse per il fatto che ha visto nascere quello che sarebbe diventato un colosso del mondo dei giocattoli: la Mattel. Il nome deriva da una simpatica fusione dei nomi dei due fondatori, Mattson e Elliot che costruivano mobili in legno per le case delle bambole. La Barbie però ha una storia tutta al femminile. Nasce infatti per idea di Ruth Handler, moglie di Elliot. Ruth rimase colpita dal fatto che la figlia preferisse giocare con le immagini delle attrici ritagliate da alcune riviste piuttosto che con le classiche bambole. La genialità è donna: Ruth, infatti, capì che era arrivato il momento (storico) di creare una bambola che non aveva nulla del passato e che, anzi, avesse tutte le fattezze della donna moderna.

Ruth & Elliot Handler
Ruth & Elliot Handler

Il 9 Marzo del 1959 nasce la prima Barbie -chiamata così in onore della figlia Barbara, soprannominata Barbie- che aveva più o meno le fattezze di una donna perfetta, fisico mozzafiato e make up da fare invidia. Insomma, non è proprio un’esagerazione dire che la Barbie fu subito un evento straordinario, che avrebbe dato colore e bellezza alle case delle bambole datate. Se è scontato dire che la prima Barbie fu già un grande successo, non lo è altrettanto dire che la prima Barbie aspettava di essere comprata, tra gli scaffali impolverati dei negozi, indossando solo un costumino da bagno a righe.

prima-barbie-1959

La Barbie va però al passo con i tempi. La moda passa e le Barbie pure. I vestiti che hanno indossato queste Veneri in miniatura sono cambiati in maniera strabiliante nel corso degli anni, passando per minigonne da far paura fino a pantaloni a zampa di elefante.

Anni 60

Gli anni 60 videro la storia del mondo cambiare radicalmente. Azzardando un po’ possiamo dire che certo non è un caso se la più famosa tra le bambole sia nata proprio in questi anni. La verità è che questa bambola, perfetta e con il costumino, era giudicata troppo provocante e assolutamente non adatta ai bambini. I primi negozi a venderla non furono i negozi di giocattoli ma le tabaccherie. La prima Barbie rispettava di fatto l’ideale di donna del momento: rossetto rosso, eye-liner nero, sguardo raffinato, vita da vespa ma forme generose. Ha i capelli raccolti a coda di cavallo: nasce la moda delle bambole della linea “ponytail”. Nel corso delle sue prime 6 produzioni la Barbie cambia look. I capelli non sono più solo castani e biondi ma anche rossi, l’iride non è più solo bianca ma viene colorata di un blu sempre più intenso. Il trucco diventa prima meno marcato e poi fortemente accentuato. La coda di cavallo si trasforma in un caschetto vaporoso chiamato “bubblecut”, poi in un taglio corto raccolto in una bandana, poi in una coda lunghissima con la riga spostata di lato, passa per un taglio liscio lungo per poi approdare ad una coda girata al lato. L’ultima Barbie degli anni 60 addirittura sapeva parlare.

storia della Barbie

Anni 70

La Barbie cambia aspetto e riesce a muoversi: braccia, gambe, polsi e caviglie completamente snodati. Nel 1971 nasce la prima Barbie abbronzata dalla luce del sole per la collezione Malibù, indossa solo un costumino e porta in mano un telo da mare.
Nel 1976 la Barbie viene eletta la bambola del secolo. Alla fine degli anni 70 la Barbie cambia, e lo fa sul serio. Lo scultore Joycee Clark si ispira all’attrice Farrah Fawcett e dà un nuovo volto alla bambola: nasce la Barbie Super Star.

storia della Barbie

Anni 80

Nei primi anni 80 nasce la serie Dolls of the World e Barbie rispecchia con il make up e il modo di vestire diversi Paesi del Mondo. In questi anni vengono create la prima Barbie di colore è la prima Barbie di porcellana, quest’ultima è destinata ad una collezione preziosa.

storia della Barbie

Anni 90

La Barbie cambia di nuovo. Il costumista americano Bob Mackie le dà nuovi lineamenti: la bocca è più carnosa e sparisce il nasino all’insù. Nel 1994 viene lanciata sul mercato la Barbie completamente snodata, anche la vita e i gomiti sono liberi di muoversi.

la storia della Barbie

Anni 2000

Gli anni duemila che dovevano aprirsi con una fine del mondo catastrofica, sono in realtà diventati spettatori non di un Mondo che si distruggeva, ma di una Barbie sempre nuova. Il viso rimane lo stesso degli ultimi anni 90, il corpo no. Il busto perde la mobilità ma riesce a rispettare le vere forme di una donna (perfetta). Le mani sono più grandi e le dita ben staccate le une dalle altre, anche se così la Barbie perde la possibilità di avere un anello. Viene disegnato per la prima volta l’ombelico per permettere ai 30 centimetri di Venere di rispettare le mode del momento e indossare pantaloni a vita a bassa. In questi anni nasce la Barbie Fashion Model creata da Robert Best che decide di limitare i pezzi di produzione per aumentarne il prestigio. Nel 2001 esce il primo film su Barbie, intitolato Barbie Schiaccianoci. Nel 2004 viene creata la linea Models of Moment che prevede un corpo più snello. Nel 2006 la Mattel prende uno scivolone: Barbie diventa più brutta, con un corpo tozzo e braccia esageratamente lunghe: la nuova bambola non ha per niente successo. Negli anni successivi le sorti cambiano, la storia non può dimenticarsi di chi ha fatto una rivoluzione e Barbie torna ad essere la bambola più amata. Sempre più magra, con il volto sempre più tendente alla perfezione, con occhi celesti da far invidia e fisico da spiaggia Barbie piace, ma non troppo. La bambola risulta essere troppo magra e non ha proprio nulla di reale. Una donna in carne ed ossa con quelle dimensioni sarebbe ai limiti dell’anoressia.

la storia della Barbie

The Doll Evolves

La Mattel reagisce alle critiche e nel 2016 la Barbie si evolve. Rispetta le proporzioni del reale e tutte le sedici sfumature delle forme femminili. La stampa americana definisce questa evoluzione della bambola “un miracolo natalizio arrivato tardi”: nascono la Barbie Tall, Curvy e Petite. Perché le donne non hanno tutte il fisico di Alessandra Ambrosio e gli occhi di Adriana Lima, non hanno tutte i capelli biondo californiano e non sono tutte delle spilungone. Barbie è una donna perfetta nelle sue imperfezioni. E se teniamo conto del fatto che Barbie ha avuto una relazione stabile con Ken da 1961 fino ad oggi (con una “pausa di riflessione” tra il 2004 e il 2006 -ma sono cose che capitano in una coppia) allora davvero la bambola ha tanto da insegnare.

la storia della Barbie