domenica, 8 Febbraio 2026

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Vecchiaia più vivibile grazie ai robot

Credit: Disney

Dal piccolo C-3PO di Guerre Stellari fino ad arrivare al gigantesco (ma irresistibile) Baymax, la nostra ossessione per i robot potrebbe avere, in un futuro non troppo lontano, dei risvolti più che mai pragmatici. Stando al parere degli esperti, infatti, simili automi potrebbero essere all’ordine del giorno un domani, soprattutto per quanti andranno in pensione.

La psicologa e ingegnera Jenay Beer ha rivelato, di recente, quanto prossima sia l’industria a far sì che questo tipo di ipotesi diventi realtà: “Immaginatevi all’età di 75 anni. Cosa vi augurate di star facendo? Giocare a golf? Giocare coi vostri nipoti? O, magari, girare il mondo?”.

Sono numerosi gli aspetti positivi dell’invecchiamento, ma ce ne sono anche di negativi. E, per alcuni di noi, le rughe sono l’ultima delle preoccupazioni. Potremmo non essere più in grado di muoverci troppo agevolmente, così come potremmo non vederci e non sentirci troppo bene. Potremmo dimenticarci dove mettiamo il cellulare o le chiavi della macchina, anche”.

La Beer, a partire dalla sua esperienza personale coi suoi defunti nonni affetti da demenza senile, ha incentrato la sua riflessione su quanto le loro vite avrebbero potuto essere diverse se fossero vivi oggi: “Il loro invecchiamento sarebbe stato completamente diverso: sarei stata in grado di contattarli su Skype o su FaceTime. Tutti noi potremmo accettarci delle loro condizioni di benessere tramite rilevatori elettronici dei valori di salute, le cui informazioni sarebbero accessibili online. Tutto funzionerebbe in un altro modo grazie alla tecnologia esistente”.

Ma, come lei stessa ha fatto notare, questo potrebbe accadere solo se la tecnologia venisse progettata avendo in mente degli adulti più anziani: “Tra 40 anni ci saranno 1,8 miliardi di persone anziane… Gli ingegneri elettronici hanno, in questo senso, la chiave per migliorare la qualità della vita della gente in età avanzata. Talvolta, persino per salvargliela”.

Passi da gigante, del resto, sono stati fatti nel campo degli studi relativi alle interazioni tra esseri umani e robot: “Quando cominciai a inserirmi in questo campo, la prima domanda che avevo in mente fu: ‘Cosa dovrebbe fare un robot per un anziano?’. All’epoca, conducemmo dei focus group in cui discutemmo di un automa chiamato PR2 – Personal Robot 2”.

Il PR2 è un manipolatore mobile, un robot che può, cioè, muoversi in una stanza e spostare oggetti utilizzando le sue braccia e le pinze di cui dispone come mani. Conducendo una serie di interviste a persone di una certa età, la Beer e il suo team scoprirono che, dal loro punto di vista, un robot gli sarebbe potuto essere utile per pulire casa, sollevare mobili troppo pesanti, trovare o spedire oggetti.

Il PR2 non risultò, tuttavia, perfetto: gli intervistati chiesero informazioni circa le dimensioni del robot (un gorilla di più di 180 kili) e restarono perplessi in merito alle mansioni che ci si aspettava che avrebbero dovuto ricoprire. “Spedire un pacco di farmaci era visto come un compito accettabile da assegnargli, non altrettanto invece quello di prendere delle decisioni relative alla medicazione”.

Una circospezione riecheggiata, in seguito, in numerosi altri studi: anche in interviste compiute successivamente da altri gruppi di ricercatori, altri anziani dichiararono che sarebbero stati felici di lasciarsi dare una mano dai robot, ma senza lasciargli troppo il controllo delle proprie vite.

La gente di una certa età – dice S. Shyam Sundar, tra gli autori dello studio in questione – vorrebbero che i robot avessero un ruolo passivo. Non gli dispiacerebbe se fossero loro amici, ma restano comunque preoccupati della perdita di controllo a cui andrebbero incontro”.

Un atteggiamento, questo, dovuto in gran parte al modo in cui i media dipingono gli automi, come in ‘I, Robot’, pellicola in cui i robot cercano di distruggere la razza umana. “La più grande influenza è, in questo senso, proprio quella del loro immaginario circa i robot, modellato chiaramente su quello che i media mainstream mostrano in proposito”.

Eppure, pur tenendo conto di queste preoccupazioni, certi automi già vengono utilizzati in tutto il mondo in numerosi casi, come per esempio l’educazione di bambini con esigenze particolari. Secondo Justin Walden, co-autore di quest’ultimo studio, perciò, integrare i robot nella vita della gente anziana potrebbe essere un grosso passo in avanti.

La Beer, nello specifico, riferisce di un particolare tipo di robot chiamato ‘Telepresenza’, dotato di audio e video bi-direzionali e di una base mobile che gli consente di spostarsi agevolmente per tutta la casa. “Provate a concepirlo come una specie di Skype su ruote: Telepresenza può mettere in contatto le persone. Immaginate una nonna di casa ad Atlanta i cui parenti vivono da tutt’altra parte: con Telepresenza potrebbero tranquillamente chiamarla e proporle di farsi una passeggiata insieme. O anche un nonno che vive in una zona rurale non raggiungibile fisicamente da un medico: il dottore potrebbe, tramite Telepresenza, visitarlo in remoto”.

Chiaramente la Beer non ignora assolutamente il fatto che la presenza umana resta, ad ogni modo, insostituibile. Eppure, introdurre i robot nelle nostre vite è, stando alle sue parole, inevitabile: “I robot stanno per arrivare e voi finirete col trovarli utili, se non indispensabili. Grazie a loro anche la concezione della vecchiaia potrebbe cambiare e diventare un’esperienza del tutto nuova ed esaltante”.

I mini-tattoo ispirati a Harry Potter (FOTO)

Ami Harry Potter e i tatuaggi sulla pelle, ma non vuoi disegni grandi o troppo colorati? Ecco, i mini-tattoo ispirati al maghetto più famoso del mondo: belli, simpatici, divertenti ma, soprattutto, piccolissimi. Potrai nasconderli sotto maglioncini, felpe e jeans e mostrare solo quando, come e a chi vorrai tu. Per avere la magia sempre con te e sentirti anche tu con i super poteri.

Uno dei punti del corpo più scelti per farsi i mini-tattoo di Harry Potter è, sicuramente, il polso. Amatissimo soprattuto dalle ragazze anche il polpaccio; la caviglia e le dita sono altri due punti molto scelti soprattutto dalle più giovani: perfetti soprattutto d’estate, quando si indossano delle cavigliere o dei braccialetti colorati, e per mettere in risalto gli anelli alle dita, soprattutto se d’oro o d’argento.

Il simbolo dei doni della morte è un soggetto molto gettonato e per questo, a volte, può diventare banale. Tantissimi inoltre quelli che scelgono frasi tratte direttamente da libri e film, tatuaggi ispirati ai personaggi e alle decorazioni/elementi più popolari della saga, titoli e parole tratti dagli incantesimi, dai dialoghi, dalle fan-fiction sul maghetto.

Resta, comunque, una cosa certa: che Harry Potter continuerà ad essere amato in eterno, e soprattutto inciso in qualsiasi parte del corpo umano.

Il 9 Marzo del 1959 nasceva la prima Barbie (FOTO)

Siamo a Los Angeles, nel lontano 1945. Più precisamente siamo in un garage californiano, abbastanza anonimo se non fosse per il fatto che ha visto nascere quello che sarebbe diventato un colosso del mondo dei giocattoli: la Mattel. Il nome deriva da una simpatica fusione dei nomi dei due fondatori, Mattson e Elliot che costruivano mobili in legno per le case delle bambole. La Barbie però ha una storia tutta al femminile. Nasce infatti per idea di Ruth Handler, moglie di Elliot. Ruth rimase colpita dal fatto che la figlia preferisse giocare con le immagini delle attrici ritagliate da alcune riviste piuttosto che con le classiche bambole. La genialità è donna: Ruth, infatti, capì che era arrivato il momento (storico) di creare una bambola che non aveva nulla del passato e che, anzi, avesse tutte le fattezze della donna moderna.

Ruth & Elliot Handler
Ruth & Elliot Handler

Il 9 Marzo del 1959 nasce la prima Barbie -chiamata così in onore della figlia Barbara, soprannominata Barbie- che aveva più o meno le fattezze di una donna perfetta, fisico mozzafiato e make up da fare invidia. Insomma, non è proprio un’esagerazione dire che la Barbie fu subito un evento straordinario, che avrebbe dato colore e bellezza alle case delle bambole datate. Se è scontato dire che la prima Barbie fu già un grande successo, non lo è altrettanto dire che la prima Barbie aspettava di essere comprata, tra gli scaffali impolverati dei negozi, indossando solo un costumino da bagno a righe.

prima-barbie-1959

La Barbie va però al passo con i tempi. La moda passa e le Barbie pure. I vestiti che hanno indossato queste Veneri in miniatura sono cambiati in maniera strabiliante nel corso degli anni, passando per minigonne da far paura fino a pantaloni a zampa di elefante.

Anni 60

Gli anni 60 videro la storia del mondo cambiare radicalmente. Azzardando un po’ possiamo dire che certo non è un caso se la più famosa tra le bambole sia nata proprio in questi anni. La verità è che questa bambola, perfetta e con il costumino, era giudicata troppo provocante e assolutamente non adatta ai bambini. I primi negozi a venderla non furono i negozi di giocattoli ma le tabaccherie. La prima Barbie rispettava di fatto l’ideale di donna del momento: rossetto rosso, eye-liner nero, sguardo raffinato, vita da vespa ma forme generose. Ha i capelli raccolti a coda di cavallo: nasce la moda delle bambole della linea “ponytail”. Nel corso delle sue prime 6 produzioni la Barbie cambia look. I capelli non sono più solo castani e biondi ma anche rossi, l’iride non è più solo bianca ma viene colorata di un blu sempre più intenso. Il trucco diventa prima meno marcato e poi fortemente accentuato. La coda di cavallo si trasforma in un caschetto vaporoso chiamato “bubblecut”, poi in un taglio corto raccolto in una bandana, poi in una coda lunghissima con la riga spostata di lato, passa per un taglio liscio lungo per poi approdare ad una coda girata al lato. L’ultima Barbie degli anni 60 addirittura sapeva parlare.

storia della Barbie

Anni 70

La Barbie cambia aspetto e riesce a muoversi: braccia, gambe, polsi e caviglie completamente snodati. Nel 1971 nasce la prima Barbie abbronzata dalla luce del sole per la collezione Malibù, indossa solo un costumino e porta in mano un telo da mare.
Nel 1976 la Barbie viene eletta la bambola del secolo. Alla fine degli anni 70 la Barbie cambia, e lo fa sul serio. Lo scultore Joycee Clark si ispira all’attrice Farrah Fawcett e dà un nuovo volto alla bambola: nasce la Barbie Super Star.

storia della Barbie

Anni 80

Nei primi anni 80 nasce la serie Dolls of the World e Barbie rispecchia con il make up e il modo di vestire diversi Paesi del Mondo. In questi anni vengono create la prima Barbie di colore è la prima Barbie di porcellana, quest’ultima è destinata ad una collezione preziosa.

storia della Barbie

Anni 90

La Barbie cambia di nuovo. Il costumista americano Bob Mackie le dà nuovi lineamenti: la bocca è più carnosa e sparisce il nasino all’insù. Nel 1994 viene lanciata sul mercato la Barbie completamente snodata, anche la vita e i gomiti sono liberi di muoversi.

la storia della Barbie

Anni 2000

Gli anni duemila che dovevano aprirsi con una fine del mondo catastrofica, sono in realtà diventati spettatori non di un Mondo che si distruggeva, ma di una Barbie sempre nuova. Il viso rimane lo stesso degli ultimi anni 90, il corpo no. Il busto perde la mobilità ma riesce a rispettare le vere forme di una donna (perfetta). Le mani sono più grandi e le dita ben staccate le une dalle altre, anche se così la Barbie perde la possibilità di avere un anello. Viene disegnato per la prima volta l’ombelico per permettere ai 30 centimetri di Venere di rispettare le mode del momento e indossare pantaloni a vita a bassa. In questi anni nasce la Barbie Fashion Model creata da Robert Best che decide di limitare i pezzi di produzione per aumentarne il prestigio. Nel 2001 esce il primo film su Barbie, intitolato Barbie Schiaccianoci. Nel 2004 viene creata la linea Models of Moment che prevede un corpo più snello. Nel 2006 la Mattel prende uno scivolone: Barbie diventa più brutta, con un corpo tozzo e braccia esageratamente lunghe: la nuova bambola non ha per niente successo. Negli anni successivi le sorti cambiano, la storia non può dimenticarsi di chi ha fatto una rivoluzione e Barbie torna ad essere la bambola più amata. Sempre più magra, con il volto sempre più tendente alla perfezione, con occhi celesti da far invidia e fisico da spiaggia Barbie piace, ma non troppo. La bambola risulta essere troppo magra e non ha proprio nulla di reale. Una donna in carne ed ossa con quelle dimensioni sarebbe ai limiti dell’anoressia.

la storia della Barbie

The Doll Evolves

La Mattel reagisce alle critiche e nel 2016 la Barbie si evolve. Rispetta le proporzioni del reale e tutte le sedici sfumature delle forme femminili. La stampa americana definisce questa evoluzione della bambola “un miracolo natalizio arrivato tardi”: nascono la Barbie Tall, Curvy e Petite. Perché le donne non hanno tutte il fisico di Alessandra Ambrosio e gli occhi di Adriana Lima, non hanno tutte i capelli biondo californiano e non sono tutte delle spilungone. Barbie è una donna perfetta nelle sue imperfezioni. E se teniamo conto del fatto che Barbie ha avuto una relazione stabile con Ken da 1961 fino ad oggi (con una “pausa di riflessione” tra il 2004 e il 2006 -ma sono cose che capitano in una coppia) allora davvero la bambola ha tanto da insegnare.

la storia della Barbie

7 casi in cui, in amore, bisogna saper dire basta (FOTO)

Quando sta scritto “l’amor che move il sole e l’altre stelle” è davvero perché l’amore muove le cose, le persone, il Mondo. Perché, quello che ci alza dal letto è proprio lui, l’amore. È il nostro caffè il lunedì mattina, ma anche un po’ tutte le mattine. È la panna del nostro profiterole. Amore è una serie di scelte che raccontano chi siamo.
È l’amore per la vita, per la voglia di vivere con chi ha rimesso insieme un po’ di pezzi rotti.È come l’uragano che distrugge tutto. Poi però ti aggiusta. L’amore è la sorpresa dietro l’angolo; è la calma dopo la tempesta.

Insomma, per amore noi siamo un po’ disposti a fare tutto. A correre sotto la poggia con un mazzo di fiori inzuppati. A cantare canzoni assurde sotto i balconi. A incidere i nomi sui tronchi degli alberi. Perché l’amore è l’aggiunta delle bollicine alla nostra quotidianità. Amare è regalare l’ultima fetta di torta e fare cose impossibili.

Siamo innamorati quando sorridiamo mentre il Mondo ci cade addosso. Quando siamo stanchi e ci lasciamo cadere sul divano, dopo aver mandato un messaggio alla nostra persona. Sì, la nostra persona. Espressione celebre, entusiasmante, che fa estasiare, che fa piangere ma anche sorridere. L’amore arriva quando credi che sia la fine è invece la vita ti offre la possibilità di giocarti l’ultima carta.

Ci sono delle volte in cui, però, in amore bisogna sapere dire basta, bisogna smettere di rincorrere e aspettare di essere rincorsi. Come quando aspettiamo una chiamata che non arriva mai; come quando si dimentica di un appuntamento; come quando il cuore vuole dire all’altro addio per sempre.

Insomma, ci sono 7 casi in cui le rose rosse sono appassite e non resta che respirare profondamente e andarsene per sempre. L’amore ai tempi del colera, a volte, non è eterno.

1. Se ti lascia

Se ti lascia, ma tu non vuoi, prendi coraggio e vai via sul serio. L’amore non è fatto di fili sospesi e frasi non dette o dette a metà. Se ti lascia e poi ti riprende allora sicuramente non è l’amore giusto. È uno che fa male e farà male sempre. Quindi, non insistere e non farti ingannare dai tira e molla e dalle occasioni perse. La vita fuori da questo amore è bella, è bella assai.

7 casi in cui in amore bisogna dire basta

2. Se non vuole andare in vacanza con te

Quando siete insieme, da soli o con qualche amico e iniziate a parlare di vacanze al mare, ma anche in montagna, potete chiaramente vedere negli occhi del vostro partner lo sguardo dell’evasione colpevole. Perché è testato che l’amore fioco alla richiesta di trascorrere le vacanze insieme, sia molto pronto a rispondere tutt’altro. Perché le mezze stagioni non esistono più e nemmeno la voglia di innamorarsi. Non regalate biglietti aerei per destinazioni improbabili o viaggi da sogno, l’amore evasivo vi lascerà sole in aeroporto.

7 casi in cui in amore bisogna dire basta

3. Se non ha coraggio di amare

Il principe azzurro esiste, sì, ai nostri occhi. Perché è vero che quando noi ci innamoriamo ci innamoriamo forte. E iniziamo quei giochi di sguardi e frasi smielate, seduti ad un millimetro di distanza. Ma no, tu non baci lui e lui non bacia te. Se dopo settimane di frequentazioni e parole che se ne sono andate via col vento, lui non ha mai fatto la prima mossa allora, con grande probabilità, sta solo giocando.

7 casi in cui in amore bisogna dire basta

4. Se sparisce

L’amore, si sa, dà coraggio e se aspetti giorni in attesa di un telefono che squillerà, dopo un “ti chiamo dopo” o un “sono occupato” allora, è molto chiaro, che il telefono non squillerà. Perché se passano i giorni e lui non si fa sentire è successo che insieme al tempo è passato anche l’amore. E inutile affaticarsi per cercarlo e sentire la sua voce: rincorrere strenuamente l’amore attaccato ad un aquilone che vola via è molto peggio che lasciare che il vento lo trasporti altrove. Non insistere e saper dire basta.

7 casi in cui in amore bisogna dire basta

5. Se non ti vuole sposare

Sono passati i San Valentino più belli e romantici, le cene in famiglia e le sere davanti al camino, i baci sotto al cuscino e le rose rosse a prima mattina. Hai visto gli anni più belli camminare insieme a questo bellissimo amore che ti ha salvata. Sì, ma ne sono passati così tanti che tu ad ogni San Valentino, ad ogni cena di Natale, ad ogni Capodanno, ti aspettavi che lui si inginocchiasse e ti chiedesse di diventare sua moglie. Purtroppo però non è mai successo e gli anni da innamorati strapperanno la linea del traguardo con, finalmente, un matrimonio. Peccato che non si tratti del vostro. Alla fine lui si sposerà con un’altra, conosciuta da poco. Oppure ti lascerà, senza matrimonio. Prima di essere lasciata, lascia.

7 casi in cui in amore bisogna dire basta

6. Se vuoi farlo cambiare

È perfetto ma al primo appuntamento si è presentato con un completo marrone e nero abbinato a scarpe tristemente verniciate. Oppure, si veste come il principe azzurro ma si interessa poco; torna stanco a casa la sera e invece di sentire la voce del suo amore preferisce addormentarsi. La verità è che le persone non cambiano e nella vita gli opposti proprio non si attraggono. Andare oltre senza troppo insistere.

7 casi in cui in amore bisogna dire basta

7. Se vuoi incontrare l’uomo perfetto

Se sei pronta per innamorarti allora fallo bene. Prendi qualcuno, sceglilo, amalo forte. Ma fallo bene. Non fare in modo che il tuo desiderio di innamorarti e di sposarti e di essere felice si trasformi in un completo disastro. Sii paziente, l’uomo giusto arriverà quando meno te lo aspetti.

7 casi in cui in amore bisogna saper dire basta