giovedì, 9 Luglio 2026

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Restaurant Map, un ristorante per ogni stazione

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Credit: Milanocittàstato.it

Abitate a Milano e siete sempre indecisi sul ristorante da scegliere? Niente paura, è arrivata la Restaurant Map. Una speciale cartina della metropolitana ideata dal portale milanocittàstato.it, dove per ogni fermata delle 4 linee presenti a Milano è indicato un ristorante.

La mappa è stata pubblicata anche sui diversi social network ed è qui che è arrivato il grande successo grazie a migliaia like e soprattutto a tantissime condivisioni tra i milanesi e non solo.

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Credit: Milanocittàstato.it

E i vari commenti sulla Restaurant Map non si sono fatti attendere, c’è infatti chi propone di realizzarne un edizione ogni anno mettendo in concorrenza i ristoranti e quindi con l’entrata e l’uscita dai vari locali. O ancora chi propone partnership con l’ATM, l’Azienda dei Trasporti milanese per l’erogazione di speciali premi o la raccolta di punti per chi si recherà nei ristoranti indicati utilizzando proprio la metropolitana.

Un’iniziativa di cui sentiremo nuovamente parlare quindi, quella della Restaurant Map e da oggi sarà più facile scegliere il ristorante dove andare a cena.

Scoperto il batterio mangia plastica, per oceani più puliti

credits photo: farebio.it

Nel mondo ogni anno si producono circa 311 tonnellate di plastica, di cui un numero variabile tra 4,9 e 12,7 milioni finisce nei mari e negli oceani.
Queste cifre non lasciano sperare in nulla di positivo. Infatti, secondo alcune stime pubblicate lo scorso anno dalla rivista Science, effettuate dai ricercatori della Sea Education Association, questi numeri sono destinati a peggiorare se non interverremo quanto prima. La quantità di plastica nei nostri mari potrebbe aumentare di dieci volte entro il 2025.
Per evitare questo, bisognerà migliorare lo smaltimento dei rifiuti, soprattutto nelle zone costiere, e adottare sistemi di riciclo più efficienti.

Ma c’è una buona notizia: un’equipe di scienziati giapponesi, ha isolato un batterio in grado di ‘divorare‘ la plastica e utilizzarla come fonte di crescita. Il suo nome è Ideonella Sakaiensis, e i dettagli della scoperta sono stati pubblicati sulla rivista Science, dove gli autori della ricerca spiegano che: “Il batterio è particolarmente goloso di PET (polietilene tereftalato), una delle plastiche più diffuse al mondo. Se ne producono circa 50 milioni di tonnellate l’anno ed è utilizzata soprattutto per scopi alimentari (bottiglie, contenitori per cibi e bevande, pellicole). Dal punto di vita chimico, si tratta di una plastica molto resistente al processo di biodegradazione. Finora si conoscevano solo due funghi in grado di decomporre parzialmente il PET.“.

Il batterio è stato scoperto analizzando oltre 250 campioni prelevati da un sito di riciclaggio di bottiglie in PET, dai quali i ricercatori giapponesi hanno identificato i due enzimi responsabili della reazione di idrolisi (rottura, decomposizione) della plastica. Il primo enzima si chiama, PETase, ed è prodotto quando mil batterio aderisce alle superfici plastiche. Il secondo si chiama MHET idrolase, ed è quello responsabile della rottura delle catene di PET in molecole più piccole e innocue.
Il processo è abbastanza lento, ma nonostante questo, la scoperta potrebbe avere risultati molto importanti per il riciclo delle plastiche e per lo studio dei principi dell’evoluzione degli enzimi.

Il pericolo di inquinamento è molto concreto: la plastica che inquina gli oceani costituisce una grave minaccia per gli abitanti del mondo sottomarino, perché spezzettata dagli agenti atmosferici in particelle micrometriche, viene ingerita dal plancton, da dove si diffonde poi al resto dell’ecosistema.
Il problema è particolarmente sentito anche in Italia: come ha evidenziato il rapporto Marine litter 2015, pubblicato da Legambiente, il 95% dei 2597 rifiuti galleggianti in 120 chilometri quadrati di mare è fatto di plastica. Il mare più inquinato è l’Adriatico, seguito dal Tirreno e dallo Ionio.

Ecco perché amiamo i bad boys (ma non dobbiamo sposarli)

D’altronde si sa: i “cattivi ragazzi”, o per meglio dire i bad boys, sono da sempre un pallino fisso delle donne di tutte le età. Belli e dannati, rudi, dallo sguardo penetrante. E magari anche in divisa, in completo elegante per un bel lavoro, capelli spettinati e barba perfetta. Inoltre, i “cattivoni” sono anche bravi amanti. Ma una regola è fondamentale da tenere bene a mente: ok per una notte o due, ok per una storia irrefrenabile e di passione ma mai, mai, pensare al matrimonio. Niente di serio, insomma.

Una nuova ricerca, a proposito, dice che le donne sono biologicamente attratte da uomini “scuri, dallo sguardo affascinante, pazzi, cattivi o pericolosi”. Secondo lo studio dell’Università di Liverpool su oltre 2.000 donne, si è scoperto che ciò che attira in una sorta di desiderio primitivo è di trovare un “forte” compagno. I tratti del viso che mostrano il “dark” della personalità – machiavellismo, narcisismo e psicopatia – sono al centro di tutte le attenzioni femminili verso il sesso maschile.

Questi aspetti così rudi e mascolini nei bad boys spingono fisicamente le donne verso di loro. Questi fattori, inoltre, caratterizzano allo stesso modo la loro attività e prestazione sessuale: i tratti di personalità insiti negli uomini si rispecchiano esattamente a letto. Gli esperti, quindi, consigliano e approvano questo tipo di relazioni. Ma, mai pensare di sposarli: non sarebbe un matrimonio fedele, duraturo, pacifico e sereno. Naturalmente ci sono delle eccezioni – si spera.

Bambini campioni indiscussi di nascondino (FOTO)

Credit: www.boredpanda.com

Io ho due nipotine. Purtroppo mi tocca ammettere che il mio tempo è davvero limitato e giocare con loro – che perdono un sacco di tempo a urlare, correre e raccogliere insetti – non è una cosa che mi capita spesso.
Perché i bambini hanno qualcosa che gli adulti pagherebbero per avere indietro, ma che purtroppo non ritroveranno mai, a differenza dei glutei di quando avevano 20 anni, che ora possono riemergere grazie alle nuove scoperte del mondo della chirurgia.

Di cosa stiamo parlando? Ma dell’ingenuità ovviamente. I bambini sono belli perché sono ingenui, sono semplici e non hanno bisogno di grandi cose per divertirsi.
Oggi parliamo dei campionati di Hide&Seek, ovvero di nascondino, i quali hanno mostrato la “destrezza” dei giocatori più piccoli, che sono riusciti a rendere un gioco della tradizione qualcosa che presto dovrà essere nominato patrimonio dell’umanità.

Perché i bambini – un po’ come i cani – fino all’età di 7 anni non hanno la concezione delle né delle loro dimensioni, né di come il loro corpo occupi lo spazio.
Nascondendo la testa, loro si convincono di nascondersi tutti e quando coprono gli occhi per non vederti, credono fortemente che nemmeno tu possa vedere loro. Si convincono di diventare invisibili.
Non è meraviglioso?
Adesso immaginate come queste semplici convinzioni si ritorcano sul gioco più praticato della terra, i risultati saranno da lacrime agli occhi.