mercoledì, 11 Febbraio 2026

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Adulti che indossano il pigiama nei luoghi pubblici: è giusto?

Credit: http://www.independent.co.uk/

Una preside in Darlington, arrivata allo stremo della pazienza, ha comunicato in veste ufficiale ai genitori dei suoi alunni che non sarà più accettabile presentarsi in pigiama a scuola.
E questo non solo durante l’orario di apertura dei cancelli al mattino, ma nemmeno durante le riunioni, le feste e le rappresentazioni, come invece era ormai abitudine fare.

La preside ha dichiarato che non è per niente “normale” e nemmeno giusto non trovare il tempo per sistemarsi prima di portare i propri figli all’adempimento dei loro doveri. In buona sostanza è come se si trattasse di un paradosso, che confonderebbe i bambini riguardo alle loro “mansioni”.

Non è normale che un adulto si presenti trasandato in un luogo pubblico, dove ai bambini viene imposto il dogma di rispettare le regole e le convenzioni sociali. Avanti di questo passo, i bambini capiranno che è giusto sentirsi liberi di non prendersi cura di se stessi e della tradizionale metodologia sulla la quale la società si è sempre basata.

Può capitare a tutti di non fare in tempo a vestirsi a puntino la mattina presto, specialmente se si lavora da casa o non è necessario uscire per tutto il giorno, ma non è assolutamente accettabile – sempre per ciò che la preside in questione pensa – presentarsi alle riunioni e alle recite scolastiche con il pigiama.
Sarebbe buona norma insegnare ai propri figli che è giusto, durante il corso della mattinata, trovare il tempo di lavarsi e prepararsi per affrontare la giornata in ordine.

Anche alcuni dei personaggi più noti, come la famosa cuoca Nigella Lawson e il Primo Ministro David Cameron, hanno dichiarato di stare in pigiama tutto il giorno occasionalmente, ma questo non ha nulla a che vedere con la piega che gli adulti stanno prendendo.

Secondo la psicoterapeuta Hilda Burke, dipende dal lavoro che si svolge naturalmente, ma nelle scuole è utile che certi standard e certi codici vengano rispettati, così che anche in un futuro lavorativo si intuisca che certe regole debbano essere seguite alla lettera.

Per altri, invece, vedere i genitori in pigiama nei pressi della scuola significa mettere i propri figli e le loro esigenze – quali il pranzo, la colazione, gli zaini ecc. – al primo posto, magari stando anche svegli fino a tardi per preparare i biscotti e il vitto per il giorno dopo.
Utilizzando il tempo extra per i propri bambini, quello che rimane per stessi è così breve da non poter nemmeno mettersi qualcosa di decente addosso.

Ma questa non è una motivazione valida per alcuni, perché in questo caso non si tratta di mettere i figli al primo posto e i genitori al secondo, si stratta proprio di escluderli dalla lista. Tralasciando se stessi, infatti, non si passa al secondo posto del podio, ma ci si esclude proprio dalla corsa.

Dimenticandoci per un attimo della questione scolastica, possiamo affermare invece che i pigiami e il daywear hanno calcato i catwalks con risultati sorprendenti, poiché, come è stato affermato recentemente, il pigiama non è solo qualcosa dentro il quale dormire comodi, ma è l’istituzione fashion del momento.

Cosa ne penserà la preside?

Luisa Spagnoli: una vita tra cioccolato ed eleganza (FOTO)

photo credits: carnevale di fano

Quando nelle fredde giornate invernali fa il suo ingresso il mese di febbraio, nella mente di ognuno di noi, si fa strada uno stato d’animo più incline alle dolcezze.
Non si tratta della festa di San Valentino in sé, piuttosto di una scusa che utilizziamo per ingozzarci del cioccolatino degli innamorati per eccellenza: il bacio perugina.

Inimitabile incarto ricco di stelle, cartiglio d’amore e tubo di cartone azzurro. Nel tempo le varianti al latte, al cioccolato bianco e, di recente, al cioccolato fondente hanno conquistato anche i più cinici ed allergici all’amore.
Chi è stato, però, l’inventore di questo meraviglioso connubio tra cioccolato gianduia e nocciole croccanti? Ve lo sveliamo noi di Blog di Lifestyle, in occasione del mese degli innamorati e della fiction che avrà luogo su Rai Uno questa sera e domani, in cui reciterà la bellissima Luisa Ranieri.

L’invenzione dei baci perugina, infatti, viene attribuita ad una donna molto importante nel panorama aziendale italiano: Luisa Spagnoli. Avete capito bene, la stessa donna che ha creato la casa di moda ancora oggi in voga.
Luisa Spagnoli, poco più che ventunenne, insieme al marito ed al socio Francesco Buitoni lavorava nell’azienda di confetti di cui i tre erano proprietari a Perugia. Da azienda di piccola dimensione, la Perugina crebbe a dismisura e proprio Luisa, attenta al metodo di lavorazione degli operai, inventò i baci.

L’idea le venne in mente quando, in una delle tante mattinate in cui si trovava nell’azienda, notò che una grande quantità di nocciole tritate veniva scartata. Per evitare questo spreco incredibile, data la qualità finissima delle nocciole, Luisa Spagnoli decise di impastare la polvere delle nocciole con il cioccolato e creare un cioccolatino decorandolo con una nocciola intera in cima.

Optò prima per il nome di cazzotti, per questi cioccolatini che avevano la forma di un pugno chiuso, poi un’amica la dissuase e le suggerì il nome di baci.
Il successo fu inevitabile e nel corso degli anni sempre attuale, grazie alla sua forma classica che è entrata nel cuore di tutti.


Sicuramente i baci perugina sono così famosi anche grazie a quello che viene chiamato cartiglio d’amore, posto all’interno dell’incarto di ogni cioccolatino. Leggere la frase d’amore riportata nel cartiglio è prassi diffusa mentre si gusta il bacio. Ma da cosa nasce l’idea di introdurre una frase d’amore all’interno di ogni cioccolatino? La leggenda narra che la Perugina abbia voluto prendere spunto dalle frasi d’amore che si scambiavano in segreto Luisa Spagnoli ed il suo amante Giovanni Buitoni, figlio del suo socio in affari e quattordici anni più giovane di lei.

Una storia affascinante, quella di Luisa Spagnoli, una donna degna d’essere ricordata per la sua tenacia e creatività. Perché un bacio perugina non va mangiato solo per festeggiare un amore, ma anche per celebrare una grande donna.

Gabriel Garko: gossip e curiosità sul nuovo ‘valletto’ di Sanremo 2016

Credits: www.tgcom24.mediaset.it

Gabriel Garko, classe 1974, sarà uno dei protagonisti dell’edizione 2016 del festival Sanremo che si terrà tra il 9 e il 13 febbraio.

La carriera

Per l’attore i riflettori si sono accesi negli anni Novanta con la partecipazione ad alcune fiction e cortometraggi come “Troppo caldo“, presentato al Festival internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ” Una donna in fuga” (1996) e “Angelo nero” (1998). Il successo vero e proprio lo raggiunge nel 2006, anno in cui diviene protagonista della miniserie tv, in onda su Canale 5, “L’onore e il rispetto” diretto da Salvatore Samperi.
Alla serie che lo ha portato alla ribalta si aggiungono due successivi capitoli che vedono aumentare anche il prestigio e la fama dell’attore, diventando anche uno dei sex symbol più amati dalle donne.

Garko successivamente abbandona per cinque anni la scena, per poi tornare sul grande schermo con Leonardo Pieraccioni nel film “Una moglie bellissima” a cui fa seguito nel 2008 “Aspettando il sole diretto” da Ago Panini.

Il 2015 vede la messa in onda del quarto capitolo de “L’onore e il rispetto” e l’annuncio della sua partecipazione al Festival come co-conduttore insieme a Carlo Conti, Virginia Raffaele e Madalina Ghenea.

Le relazioni

Nonostante sia il sogno segreto di molte donne, Garko ha avuto ben poche relazioni ufficiali, rispetto ai suoi colleghi.
Dal 1997 al 2001 è legato sentimentalmente all’attrice Eva Grimaldi, con la quale è rimasto in buoni rapporti; successivamente ha una relazione, nel 2011, con Manuela Arcuri.
Nel 2014 smentisce le voci della sua presunta omosessualità al settimanale “Oggi”, smentita che non convince del tutto alcuni del suoi seguaci.
Risulta infine essere legato sentimentalmente all’attrice Adua Del Vesco, con la quale ha recitato insieme in diverse fiction.

I problemi di salute

Credits: www.ilgiornale.it
Credits: www.ilgiornale.it

Gabriel Garko oltre ad essere noto al pubblico per la sua carriera è ben oltre più famoso per il suo aspetto da “bello e dannato”, cosa che negli anni gli ha permesso di conquistare il cuore di molte italiane.

Proprio le sue fan si erano mostrate preoccupate, nel maggio 2015 del suo aspetto, in occasione della partecipazione a “L’Arena” di Massimo Giletti, a cui l’attore si era presentato vistosamente gonfio e poco in forma.
Subito le malelingue si erano attivate diffondendo voci su un presunto ricorso al botulino, voci da subito smentite dall’attore stesso con una lettera al settimanale “Tv Sorrisi e Canzoni” in cui spiegava i suoi problemi di salute legati ad attacchi di panico e problemi di tiroide i cui effetti collaterali delle cure provocavano gonfiori diffusi soprattutto al volto.

Il Festival

Non chiamatemi valletto“. L’attore ha risposto indispettito sempre ai giornalisti di “Tv Sorrisi e Canzoni” al nomignolo affibbiatogli dalla critica, sollevando un polverone tra le ex- vallette di Sanremo che si sono lanciate in commenti più o meno sarcastici sull’ego dell’attore.
In ogni caso, Garko lascia trasparire una certa emozione quando dichiara: “Per me Sanremo è uno spettacolo enorme, che deve far sognare la gente, deve stupire, emozionare e far cantare, nel senso che la canzone è qualcosa che dà emozione, dà tutto“.

Certo è che il Festival di Sanremo è terreno fertile per le critiche, che si susseguono come ogni anno, indipendentemente dalla conduzione.
Starà all’attore smentire le voci e dimostrare la sua capacità tecnica.
Noi di Blog di LifeStyle gli auguriamo buon lavoro.

Anglicismi in italiano: quanti sono?

In Italia parliamo l’italiano, certo. Ma non solo: le parole inglesi di uso comune nel linguaggio dei più disparati settori sono ormai sempre più in aumento. L’accademia di inglese online ABA English, a cui hanno accesso più di 6 milioni di persone, ha analizzato il fenomeno, facendo una panoramica di quelli che sono gli anglicismi più utilizzati oggigiorno. Una guida, insomma, dedicata a chi non è troppo sicuro di capire cosa gli stiano dicendo quando gli parlano in ‘itanglese’.

La tendenza ad utilizzare anglicismi oggigiorno sembra inarrestabile e sempre di più si utilizzano parole di origine inglese all’interno di conversazioni in italiano” – puntualizza la Chief Learning Officer di ABA English Maria Perillo. “Le lingue cambiano e vivono anche di scambi con altre lingue: molte parole inglesi non hanno corrispondenti semplici, diffusi o efficaci, ma bisogna sempre cercare di fare un uso appropriato e consapevole di questi nuovi termini”.

Partiamo dalla politica, che sotto il governo Renzi appare costellata di termini inglesi: dal Jobs Act, ossia la riforma del lavoro messa a punto di recente, alla questione della stepchild adoption, cioè la possibilità di adottare il figlio che il proprio partner ha avuto da un’unione precedente, passando per le già da note legge sulla privacy o per la riforma del welfare, l’inglese sembra proprio avere la meglio.

Per quanto riguarda, poi, il mondo degli affari, sappiamo bene che tutte le aziende, siano esse startup o meno, affrontano diversi tipi di business: c’è il B2B (Business-to-Business, la produzione di servizi per altre aziende) o il B2C (Business-to-Consumer, la produzione di servizi per il consumatore finale). E al loro interno le figure di riferimento sono ormai mutate in abbreviazioni: il CEO (Chief Executive Officer) è il direttore generale, il CMO (Chief Marketing Officer) il responsabile del marketing, il CTO (Chief Technology Officer) è il responsabile della parte tecnologica e il CFO (Chief Financial Officer) la persona che si occupa del lato finanziario. Pronti a lavorare duro per rispettare la deadline (la data di consegna)? Fareste meglio ad esserlo ASAP (As soon as possible, cioè il prima possibile).

Inutile dire quanto il mondo della tecnologia sia zeppo di anglicismi, proprio perché l’evoluzione del settore high tech viaggia a una velocità che rende impossibile trovare prontamente delle alternative in italiano: abbiamo tutti i nostri smartphone (cellulari intelligenti, alla lettera) o i nostri laptop (computer portatili), e quando vogliamo comprare una nuova macchina fotografica, tra le preoccupazioni principali ci sono i pixel delle immagini che andremo a scattare.

Infine, neanche l’ambito della moda – un campo notoriamente di nostra competenza – è stato risparmiato dall’invasione linguistica dell’inglese: molti impazziscono per i must-have dell’anno (gli accessori che si devono avere) da procurarsi quanto prima per poter sfoggiare l’outfit (il completo) più trendy di sempre. Ogni tendenza, poi, va sotto una certa denominazione: dagli hipster ai punk, ognuno è a suo modo una fashion victim.