sabato, 11 Luglio 2026

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Sfruttamento minorile e produzione turca: facciamo chiarezza

Credit: www.pepperchic.com

Che dietro alla produzione di abbigliamento e scarpe si nasconda il dolore e lo sfruttamento di bambini e persone in gravi condizioni umanitarie non è una novità.
È terribile, è disumano, è intollerabile, eppure in ogni nostro passo, così come in ogni nostro outfit c’è un po’ di quello che siamo i primi a condannare senza fare niente.

Diverso è il discorso per tre blogger norvegesi che, nel 2014, hanno vissuto in prima persona la realtà della produzione di massa in Cambogia, adattandosi alle condizioni che gli operai sono costretti a subire nei laboratori tessili ogni giorno della loro vita. Condizioni che si ripetono da anni anche in Bangladesh, Cina e in Turchia, appunto.

Con grande dispiacere ci siamo resi conto che la questione continua e nemmeno noi siamo disposti a fermarci.

Prima di continuare è utile informare i lettori che, spesso, la casa madre e la produzione non collimino nelle intenzioni e che i fornitori o i titolari di produzione abbiano poco o nulla a che fare con la politica del marchio, che dovrebbe sì verificare le condizioni dei suoi lavoratori – anche se indiretti – ma che, sovente, per questioni logistiche non riesce a certificare il regolare svolgimento legato alla produzione.

Vediamo di far chiarezza, però, sui brand coinvolti e sulle manovre che gli stessi hanno deciso di adottare, una volta venuti a conoscenza delle pratiche alienanti in uso nelle fabbriche turche.

Se possiamo spezzare una lancia per i due marchi sotto accusa per sfruttamento, H&M e Next, questi sono stati gli unici a denunciare pubblicamente la presenza di rifugiati e bambini siriani all’interno dei laboratori tessili, ma molte altre sono le firme che ne usufruiscono senza nulla dichiarare – almeno stando alle parole della Bhrrc – come Burberry, Adidas, Marks & Spencer, Topshop e Asos.

Il report della ong “Business and Human Rights Resource Centre” (Bhrrc) ha dichiarato che, nonostante lo smascheramento delle condizioni presenti oggigiorno nelle fabbriche, sono ben poche le marche disposte a prendere provvedimenti seri e diretti al riguardo.

Ricordiamo che la situazione vede centinaia di migliaia di rifugiati siriani – tra i quali adulti e bambini – sfruttati nell’ambito della produzione di abbigliamento sia per marchi meno cari, che per marchi più facoltosi.

Tralasciando il numero di ore lavorate, che va dalle 16 alle 18 al giorno, e che quindi esclude la possibilità di un riposo effettivo, ciò che più impressiona sono i requisiti sanitari del tutto inesistenti e il ripetersi di violenze fisiche che si verificano costantemente, senza che nessuno muova un dito; oltre al salario che non supera i 100€ mensili.

Riuscite a immaginare da soli cosa voglia dire scappare da un conflitto spaventoso, per essere “accolti” in questa maniera del tutto disumana. Affermare di cadere dalla padella alla brace è ben poco.

Sulla base di queste terrificanti scoperte, la Bhrrc il mese passato ha richiesto a 28 grandi marchi di verificare le realtà dei loro fornitori e mettere in pratica i provvedimenti per fermare questo scempio umano.
Di queste, come già abbiamo detto, solo H&M e Next sono state disposte a prendere provvedimenti seri, quali il reinserimento dei minori in campo scolastico, con il conseguente supporto economico alle famiglie coinvolte, ma per il resto dei concorrenti tutto tace.

A meno di Primark, che ha ammesso di aver trovato siriani adulti lavorare per i suoi fornitori, tutte gli altri marchi come Adidas, Burberry, Nike e Puma hanno comunicato di non aver alcun siriano tra gli operai impiegati nella produzione. Ci crediamo?

In seguito anche ai colloqui avvenuti con l’Unione Europea lo scorso Gennaio, la Turchia ha garantito di concedere ai profughi e ai rifugiati la base per delle condizioni di lavoro a norma, così da debellare il nero fatto di sfruttamenti, paghe irrisorie e manodopera minorile.

Nella speranza che un giorno tutto questo possa finire, vi invitiamo a seguire le vicende siriane, perché tutti sappiano ciò che quest’epoca ha malvagiamente riservato per loro.

Cosa compro con 1 dollaro in giro per il mondo?

Credit: http://www.marieclaire.it/

Se, come me, siete del tutto incapaci di calcolare con un’approssimazione anche sommaria il costo della vita nei paesi dove andati in vacanza, ecco che Lonely Planet ci viene incontro stilando una lista delle cose acquistabili con un dollaro in tutto il mondo.

Il big delle guide per viaggiatori, con semplici esempi comprensibili anche dai più pigri, ha semplificato la questione della valuta, aiutando i travelers a rendersi conto delle spese che andranno ad affrontare in base alla tappa prescelta.

Per la maggior parte degli equivalenti di un dollaro troviamo cibo e bevande, e la scelta è molto calzante, in quanto uno dei primi pensieri quando si decide di partire è proprio dedicato alla spesa per le vivande.

L’evento internazionale Expo ci ha dato un’idea dei piatti tipici appartenenti ad ogni luogo che non sia l’Italia; per questo per questo non possiamo fare che ringraziarlo – e anche se siete stati fortunati e avete fatto in tempo a finire la fila per il padiglione del Kazakistan e del Giappone – ma questo non ci impedirà di prendere l’aereo e partire.

Quindi mano alla guida e vediamo cosa possiamo comprare nel caso ci ritrovassimo con il corrispondente di 1$ in tasca.

A Budapest – bellissima, romantica e luminosa – si possono compare 4 piccole mele. E piccole non è un aggettivo infilato a caso, le mele lì sono veramente di dimensioni ridotte.

In Croazia, con un Washington, potrete gustarvi un gelato. Per quella cifra, facciamo due, dai.

In Egitto e in India, a quel prezzo, potrete acquistare un pasto completo a base di riso o spaghetti, con tutti i condimenti del caso, mentre alle Faroe Islands – beati i fortunati che stanno pianificando di andarci – solo un pacchetto di Big Bubble.

In Francia si avrà accesso solo a nemmeno la metà di un caffè di Starbucks, mentre per gli appassionati del Sud Est Asiatico, nelle Filippine si potranno godere 45 minuti di massaggio plantare, che con quello che ci sarà da camminare e vedere, sarà più che gradito.

E l’Italia?

In questo caso Lonely Planet ha decisamente tirato a caso. Un dollaro per una bottiglia di vino scadente?
Ma per chi ci hanno preso? Forse si riferiscono all’aceto?
Più appropriato invece l’equivalente per 6 bottiglie d’acqua o 1 kg di spaghetti.

Ora mano alle immagini e decidiamo la prossima meta.

Ovetto Kinder, la sorpresa è una pillola per la pressione

Kinder
Credit Photo: Youtube.com

Chi non conosce l’ovetto Kinder? Un dolce gioco che ha accompagnato i bimbi di ormai tante generazione, e che continua a farlo. Probabilmente si tratta di un sabotaggio ai danni della Kinder quello che è avvenuto il mese scorso nella provincia di Frosinone. Un bambino, scartando infatti con la solita e consueta emozione il suo ovetto Kinder convinto di trovarvi una divertente sorpresa da montare o un pupazzetto in plastica, è rimasto stupefatto quando invece vi ha trovato una pillola.

Per fortuna il piccolo era con i genitori che avevano acquistato per lui l’ovetto Kinder in un bar della zona. I due adulti vedendo la pillola l’hanno subito consegnata alla più vicina stazione dei Carabinieri dove subito sono state avviate le indagini dei Nas con il coordinamento della Procura della Repubblica. Si è scoperto quindi che la pillola rivenuta era un farmaco contro l’ipertensione.

La vicenda è avvenuta lo scorso Dicembre, ma solo oggi è stata resa pubblica dalle pagine locali de La Repubblica. L’ipotesi più accreditata al momento è che si tratti di un sabotaggio. Il farmaco, che al momento viene commercializzato solo in Italia, si trovava all’interno del suo blister. Per ora la Ferrero, che è l’azienda che produce il Kinder Sorpresa, non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito.

La lettera di un amore perduto trovata in una bottiglia

credits: http://www.huffingtonpost.it

Un ragazzo di Roma, durante un viaggio in Messico, ha trovato, in cima ad un antico tempio Maya, tra le rovine di Uxmal, una piccola bottiglia contenente una lettera. Spinto dalla curiosità, ha voluto leggere il contenuto, rimanendone particolarmente commosso. Il messaggio è una lettera d’amore, ricca di parole intense e commuoventi, scritta da una donna che ha perso per sempre l’amore della sua vita.

L’autrice è una donna di nome Katy e nella lettera, indirizzata a “A chi ha bisogno di speranza“, spiega che il suo fidanzato, Russell Leo Kraus III, chiamato da lei Tre, è morto pochi giorni prima del loro matrimonio, il 4 agosto 2015.
Un amore nato a prima vista, racconta la donna, che stava finalmente coronando il suo sogno d’amore. I due condividevano il desiderio di vedere il tempio Maya e le rovine ma non ne hanno avuto il tempo. Katy ha voluto comunque intraprendere il viaggio e ha scalato la salita anche per lui. Ecco il testo:

Per chi ha bisogno di speranza,
il mio nome è Katy e io dovrei essere nella mia luna di miele.
Tuttavia una settimana prima di sposarmi, l’amore della mia vita, il mio migliore amico, è deceduto.
Il suo nome era Tre e lui era un uomo divertente, forte, amorevole e premuroso che mi ha fatto sentire come se fossi l’unica ragazza al mondo.
Dalla prima volta in cui mi ha tenuto la mano, ho capito che questo era l’uomo che volevo sposare. Volevamo vedere il tempio Maya e le rovine e lui era molto emozionato quando abbiamo deciso di fare questa crociera. Così ho deciso di fare questo viaggio, di scalare questa salita per lui. Le mie parole di incoraggiamento sono queste: non mollare mai. Più facile a dirsi che a farsi, lo so, ma ci provo.
C’è così tanta vita davanti e non si sa mai quando è finita. Ama sempre. C’è così tanto dolore e rabbia in questo mondo senza amore nel tuo cuore. Sii sempre te stesso e ridi, perché la persona per te ti amerà sempre veramente per quello che sei e non ti farà mai sentire di dover cambiare qualcosa. La persona per te ti farà sempre sentire speciale come se fossi un re.
Ma ricordati che è necessario che tu la faccia sentire allo stesso modo. Questo è il rispetto. Chiunque trovi questa lettera, prego affinché trovi o abbia trovato l’amore. Quell’amore che tira fuori il meglio di te, che ti rende una persona migliore. E per tutti coloro che hanno trovato l’amore e l ‘hanno perso, continuate ad amare gli altri. Non lasciate morire l’amore, provate a ridere sempre e a vivere la vita.
Con amore, sempre
La quasi Katy Kraus

Sono andato in vacanza pensando che sarebbe stato memorabile per i bellissimi paesaggi che avrei visto, ma l’unica cosa che ricorderò e custodirò per sempre di questo viaggio sarà quella lettera” dice il ragazzo, che, dopo aver letto la lettera, ha deciso di condividerla sul web, riscuotendo subito un grandissimo successo. Sono più di 300 mila le persone che hanno condiviso il messaggio.

Le parole sono quelle di una donna distrutta dalla morte del suo fidanzato ma che, proprio grazie alla grandezza di questo sentimento, è pronta non solo ad andare avanti ma anche a dare consigli e messaggi di speranza a tutti coloro che amano, che hanno amato e che ameranno.
Katy spiega quanto sia importante continuare a sorridere, non mollare mai ed amare con tutti sè stessi, ricordandoci che è il rispetto la base di una relazione. La donna ci dice che il vero amore è quello che ci permette di poter essere sempre noi stessi e che ci aiuta a diventare delle persone migliori.