giovedì, 16 Luglio 2026

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Paura dell’aereo? Ecco cosa dicono gli esperti

paura dell'aereo

La paura dell’aereo è qualcosa di incontrollabile, se hai paura di volare niente o nessuno potrà mai farti cambiare idea. Chi invece non vive quest’ansia affronta qualsiasi viaggio in aereo con una naturale tranquillità. Ma cosa succede quando in quota attraversiamo delle turbolenze e l’aereo comincia a scuotersi violentemente? Anche i più coraggiosi non possono che provare un brivido di terrore. Ma è davvero qualcosa di cui dovremmo aver paura? Ecco cosa hanno rivelato alcuni esperti, come il pilota della British Airways Patrick Smith, esperto tra l’altro di sicurezza in volo.

Prima di tutto bisogna sapere che esistono due tipi diversi di turbolenze, quella cosiddetta clair-air che è la più diffusa e la wake-turbolence che invece è piuttosto rara. La turbolenza si crea quando una massa d’aria in movimento ad una certa velocità incontra un’altra massa che si muove a velocità differente come ad esempio un’aereo. Spesso sono causate da condizioni atmosferiche come temporali o correnti provocate da aerei più grandi. Il fenomeno è molto evidente quando si vola sopra le montagne.

Secondo gli esperti della British le turbolenze sarebbero scomode ma per niente pericolose. E se la vostra paura dell’aereo è data da questo inconveniente potreste superarla. La cliar-air è una turbolenza del tutto normale, molto tipica e che non deve suscitare minimamente preoccupazione. Durante una turbolenza è facile immaginare l’aereo come una barchetta indifesa durante una tempesta nell’oceano. Ma non è proprio così, perché un aereo non può capovolgersi in volo a causa di una turbolenza. E nemmeno può precipitare per una turbolenza.

La turbolenza è parte del volare in aereo e non deve assolutamente spaventare, infatti la potenza che servirebbe a staccare o a piegare un ala di un aereo è qualcosa che in natura non può accadere. Consoliamoci però, anche i piloti non amano le turbolenze, ma solo perché le considerano una seccatura.

Grazie, la parola giusta per salvare una relazione

salvare una relazione

Grazie. Una parola semplice spesso scontata, che dovremmo imparare ad usare di più nella vita di tutti i giorni, ma soprattutto con le persone che ci sono più vicine, quelle che diamo per scontate. Come il nostro ragazzo. Dire grazie, infatti, può contribuire a salvare una relazione magari un po’ in crisi.

Quello che può sembrare ovvio è il risultato di uno studio realizzato dall’University of Georgia che ha scoperto come sentimenti di gratitudine possono combattere conflitti e negatività presenti nella coppia ed essere un rimedio efficace per salvare una relazione.

“Questo dimostra la potenza del grazie”, secondo Allen Barton, autore della ricerca che spiega come “anche se una coppia sta vivendo disagio e difficoltà in altri settori, la gratitudine nella relazione può contribuire a promuovere risultati coniugali positivi”.

Lo studio è stato condotto su 468 persone a cui sono state rivolte domande circa la loro relazione di coppia e il loro benessere inteso anche dal punto di vista finanziario. La gratitudine si è rivelata essere il fattore predittivo più importante per il miglioramento del rapporto tra i coniugi. Dire “grazie” ed essere riconoscente può anche interrompere un ciclo di comunicazione scadente nei periodi in cui i partner sono stressati e sotto pressione.

I risultati dello studio potrebbero quindi aiutare molte persone a salvare una relazione affrontando i conflitti e le negatività della vita quotidiana semplicemente imparando ad essere riconoscente con le persone che ci sono affianco.

Essere produttivi di mattina si può. Ecco come fare

credits photo: betraining.it

Ogni mattina, alzarsi dal letto è un vero e proprio supplizio. La sveglia suona una, due, tre, anche quattro volte ma niente, la tentazione di reimpostarla di nuovo per farla suonare solo 5 minuti dopo è altissima. E quando ci alziamo è difficilissimo essere produttivi. Anzi, è meglio evitare ogni contatto sociale per almeno mezz’ora e buttarsi subito sul caffè. Come si può evitare tutto questo?

Attraverso la tecnica del page-turner, che consiste, in poche parole, in una precisa scaletta da seguire per attivare il cervello e sintonizzarci sulla voglia di lavorare. Da cosa si inizia?

Dopo la doccia, la colazione e tutti i riti a cui non sappiamo rinunciare, si inizia a lavorare. Si parte con tre gesti molto semplici. Innanzitutto si controllano le e-mail, e questo può considerarsi un mezzo lavoro. Poi un po’ di divertimento: l’ideale sarebbe un video virale che riesca a strapparci qualche risata. In questo modo la voglia di lavorare dovrebbe già iniziare a farsi sentire. Infine, è un’ottima idea quella di socializzare con il prossimo. Via quel broncio.

A questo punto la tecnica del page-turner entra nel pieno della sua attività. Se siete impegnati in un progetto, prima di terminare la sessione di lavoro scrivete e programmate, in modo approssimativo, quelli che saranno i prossimi passi da compiere.

Insomma, il segreto è scrivere, o comunque pianificare, prima della fine della giornata, quello che si farà la prossima volta. Ad esempio, se dovete studiare un libro in una settimana potete pianificare quante pagine affrontare ogni specifico giorno. Inizierete con meno pagine il primo, per poi aumentare gradualmente andando avanti.

Per rendere pienamente efficace questa regola è importante avere chiaro in mente un obiettivo da raggiungere, creare dei buoni incentivi per se stessi e affrontare tutto in maniera graduale, senza grandi shock. Siete ancora perplessi? Provare per credere.

#repealthe8th: la campagna irlandese pro aborto

Credits photo: news.you-ng.it

In Irlanda, considerato stato democratico per eccellenza, dal 1983 è illegale abortire salvo rischi concreti per la mamma del nascituro: è qui che si inserisce #repealthe8th, la campagna sociale, partita da Twitter il 2 novembre, che si oppone a questo divieto con lo scopo di sensibilizzare cittadini e governo per l’abrogazione o modifica di questa misura.

«Lo Stato afferma il diritto alla vita del nascituro e, tenuto conto dell’eguale diritto alla vita della madre, garantisce nella propria legislazione il riconoscimento e, per quanto possibile, l’esercizio effettivo e la tutela di tale diritto, attraverso idonee disposizioni normative» – è quanto viene sancito nell’8^ emendamento della Costituzione irlandese richiesto e ottenuto proprio dai cittadini poco più di 20 anni fa per tutelare il diritto alla vita.

Oggi, invece, la situazione è ben diversa. Numerose mamme o future tali digitano su Twitter l’hastag #repealthe8th inserendo a fianco dettagli sul proprio ciclo mestruale. L’idea, di cui l’attrice comica Grainne Maguire è pioniera, ha preso forma il 2 novembre con il primo tweet della stessa e intende ribadire il diritto delle donne di avere il controllo sul proprio corpo. Questo implica anche che gli sia consentito abortire senza dover ricorrere a sotterfugi quali il viaggio nella vicina Inghilterra.

Sono, infatti, circa 10 al giono le donne che si recano nell’isola vicina per abortire: scelta che comporta anche dei rischi sopratutto salutari. Ancora di più sono quelli che si corrono in sala parto in caso di mancato aborto “forzato”: nel 2012, Savita Halappanavar è morta dissanguata a Galway dopo un aborto spontaneo. C’è ancora un’inchiesta sul se un aborto avrebbe potuto salvarle la vita.

Per interrompere dunque un circolo vizioso che potrebbe davvero mettere a rischio le donne irlandesi, sulla scia di Graine Maguire, proprio le soggette più a rischio hanno condiviso on line il loro ciclo mestruale.

“Women of Ireland! Your vagina is their business! Tweet @EndaKennyTD your menstrual cycle #repealthe8th” : è la provocazione lanciata al primo ministro, taoiseach, Enda Kenny, cui sono seguiti una serie di altri tweet:

L’obiettivo è quello di infondere la consapevolezza che l’aborto è un diritto, così come la vita e la libertà d’espressione o ancora il matrimonio sia tra etero che tra gay. In uno stato all’avanguardia anche su quest’ultima questione, le donne, rischiano ancora di essere carcerate se scelgono l’aborto: da cane da guardia dei diritti, Amnesty International si schiera dalla parte delle donne raccogliendo le firme utili per indire un referendum e ottenere l’abolizione dell’8° emendamento e dunque l’incostituzionalità dell’aborto. #Repealthe8th è solo il primo passo di una lunga battaglia, cui anche le donne italiane stanno mostrando solidarietà.