martedì, 22 Settembre 2026

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Modella troppo magra: accuse contro Marie Claire

Credits photo: corriere.it

“Quando cominceremo a reagire sul serio e tutte insieme alla costruzione di una simile idea di donna?” : si pronuncia così Michela Murgia di fronte alla copertina di novembre di Marie Claire che presenta una donna dalle forme non in linea con un sano rapporto tra bellezza e salute. Ma Marie Claire non ci sta ad essere imputata nè dal pubblico, nè dal mondo dei sindacati e neppure dalla nota scrittrice che nel 2013 si presentò alla presidenziali della regione Sardegna e non tarda a controbattere.

“Noi non abbiamo mai creduto in un solo ideale di bellezza femminile, ma al contrario crediamo nella consapevolezza di ogni donna di sentirsi bene nella propria pelle, compresa in una sana taglia 38!” – così risponde la Antonelli, direttrice della rivista Marie Claire dopo essere stata attaccata soprattutto sulle pagine facebook per aver permesso che la propria rivista pubblicizzasse la foto di una donna praticamente anoressica. “Marie Claire da sempre è una rivista molto attenta e sensibile alle tematiche femminili, evitando immagini che siano dei modelli negativi per le ragazze, evitando foto con sigarette per il cancro al seno o modelle anoressiche…o altro” – così prosegue la direttrice Antonelli.
Ma queste parole che sembrano cercare un tono diplomatico, paiono poco soddisfacenti soprattutto per chi vede le sue figlie crescere con i modelli di donna che si trovano sulle riviste.

“Se fosse tua figlia e si aggirasse per casa sempre con quell’aria da gatto bagnato, derelitto e incazzato, vorrei vedere se la giudicheresti ugualmente ‘sana'” – puntualizza una lettrice.

Tutto ciò accade dopo che proprio ieri la modella Charli ha detto no ai suoi managers che non erano ancora contenti della taglia 38 che portava con signorilità e naturalezza e le chiedevano di perdere 3 cm sui fianchi se desiderava il rinnovo del suo contratto.

Le pressioni maggiori derivavano dunque proprio da chi l’avrebbe dovuta guidare. Ma non tutte sono forti come Charli. Non tutte sanno quando è il momento di dire no all’immagine, al successo e alle passerelle per mantenere uno stile di vita sano. Dall’altra parte della medaglia ci sono migliaia di donne come quella sulla copertina di Marie Claire. E se neppure una rivista riesce a rispettare quel limite, sarà ancora più dura spiegare alle generazioni presenti e future che essere in forma non è sinonimo di pelle ossa, ma di star bene in un corpo voluminoso e visibile nelle sue forme, quelle che Madre Natura le ha consegnato come virtù.

Galateo in ufficio, una sana convivenza con i colleghi

galateo in ufficio

L’ufficio non è casa nostra, anche se forse è il posto dove passiamo la maggior parte del nostro tempo. C’è chi è fortunato e fa un lavoro che adora o che considera una passione, ma per molti la realtà è molto più dura. Si condividono gli spazi con altre persone, i colleghi, che se a volte possono diventare dei grandi amici, o anche qualcosa di più, altre volte possono essere un vero e proprio incubo. Sia perché si tratta di persone insopportabili, ma anche perché nei luoghi di lavoro spesso manca del tutto la buona educazione.

Il galateo in ufficio diventa imprescindibile, bastano poche e semplici regole di buona educazione e buon senso. Vediamo quali.

Il cibo è uno degli argomenti che più crea disagio all’interno dei luoghi di lavoro. Mangiare rumorosamente è qualcosa di poco tollerabile non solo in ufficio, ma in qualsiasi luogo o ambiente ci si trovi. Capita spesso che ci si trovi a dover mangiare davanti al computer o insieme ai colleghi in aree adibite dell’ufficio, meglio però evitare cibi con odori troppo spiccati e non proprio gradevoli.

Le buone maniere sul posto di lavoro e il rispetto nei confronti dei colleghi si dimostrano anche con l’ordine e la precisione. Scrivanie cariche di oggetti e fogli disposti a caso possono intralciare il lavoro altrui e sicuramente non sono un bel vedere. Per rispettare il galateo in ufficio poi, è necessario essere puntuali, ascoltare gli altri e non interrompere. Altri aspetti non strettamente legati all’attività lavorativa ma che a lungo andare possono creare stress in un ambiente di lavoro, sono ad esempio, fare lunghe telefonate private a voce alta, o lamentarsi spesso anche di questioni molto private e familiari.

Ecco perché non ricordiamo i nomi delle persone appena conosciute

Credit photo: it.notizie.yahoo.com

State per conoscere una nuova persona e, proprio nel momento in cui vi presentate e soprattutto l’altro pronuncia il suo nome, il vostro cervello sembra sconnettersi per quel millesimo di secondo. Vi ricordate tutto – compleanni, feste, anniversari e ricorrenze varie – ma il nome delle persone appena conosciute non vi entra in testa a nessun compromesso. Ma come mai?

Tranquilli, non siete strani. C’è una vera e propria spiegazione scientifica, almeno secondo ciò che Victoria Woollaston spiega sul Daily Mail: “Poiché i nomi sono casuali e non reggono informazioni specifiche, il cervello fa fatica a trattenerli nella memoria. E se il cervello non può effettuare le connessioni tra più parti di informazioni, in particolare le cose che già si conoscono dell’individuo, è più probabile che dimentichi“.

Secondo la studiosa, infatti, il cervello è in grado di riconoscere i dettagli del viso ma non i nomi in quanto sono arbitrari: se non si possono fare collegamenti tra delle informazioni familiari si fa molto più fatica.
Inoltre, contribuisce anche l’effetto cosiddetto “next-in-line” che spiega come il cervello non sia in grado di apprendere nuove informazioni nello stesso momento in cui le fornisce.

E quando ci si presenta ad un estraneo ci si concentra così tanto su ciò che si deve dire che le parole – ed il nome – dell’altro non si sentono nemmeno. “Invece di guardare e ascoltare gli altri, il cervello inizia a concentrarsi sulla sua propria routine. Su cosa diranno le persone che abbiamo davanti e cosa dovremo dire noi” afferma la Woollaston.

Un ruolo importante, poi, è giocato anche dalla memoria: infatti se un’informazione non viene ripetuta più volte, nel corso del tempo tende ad essere persa.

Il nuovo tappo per chiudere il Barolo

Un nuovo tappo per chiudere il Barolo. Ecco la novità portata direttamente dall’Agricola Brandini, l’unica azienda certificata biologica partner dell’Associazione Vino Libero, che ha scelto Select Bio di Nomacorc per tappare il suo Barolo Docg 2011.

Una novità importantissima per gli amanti del buon vino: questo perché è la prima volta che, su questo prodotto, viene utilizzata una chiusura alternativa al classico sughero, dopo quella riforma del 2014 che la consente anche sui vini Docg. Il nuovo tappo Select Bio porta una ventata di originalità e ricerca: è il primo tappo al mondo a zero emissioni di Co2, perché usa una materia prima derivante dalla canna da zucchero, ed è anche attento a quella serie di accortezze in merito alla gestione dell’ossigeno, e quindi elimina quello che è sempre stato considerato il grande problema nell’utilizzo di tappi alternativi al sughero nei vini (soprattutto rossi), appunto lo scambio di aria tra esterno e interno della bottiglia che serve ad esaltare le caratteristiche della bevanda nelle lunghe attese in cantina. Al Barolo Docg Brandini, infatti, verrà garantito un passaggio costante di ossigeno, in grado di favorirne l’evoluzione negli anni.

“Siamo orgogliosi di proteggere la qualità di un vino di eccezionale qualità come il Barolo Brandini con il nostro Select Bio. Le nostre chiusure garantiscono affidabilità, prestazioni omogenee e un passaggio costante di ossigeno che accompagnerà l’evoluzione del vino in maniera ottimale”, ha dichiarato Filippo Peroni, direttore commerciale Italia e Sud est Europa di Nomacorc. “Una soluzione sostenibileche è frutto di anni di ricerca Nomacorc, in collaborazione con i più grandi istituti internazionali. Una chiusura che rispetta l’ambiente e aiuta gli enologi a dare ai consumatori i vini esattamente come li hanno pensati. Per questo il gruppo di aziende Vino Libero ha scelto Nomacorc, con una partnership che sta dando ottimi risultati. Se oggi un Barolo sceglie di affidarsi alla nostra qualità è proprio perché abbiamo saputo fare dell’innovazione un tratto distintivo e qualificante della nostra azienda”.

[FONTE: ADNKronos]