giovedì, 27 Agosto 2026

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Galateo a tavola, come cambiano le regole

galateo a tavola

Se il galateo vi sembra una parola obsoleta o in disuso vi sbagliate, per ogni circostanza o situazione che ci troviamo ad affrontare nella vita in compagnia di altre persone, le buone maniere e l’educazione non vanno mai dimenticate. Naturalmente con il passare degli anni molti canoni di comportamento si sono evoluti, e nell’epoca degli smartphone e della globalizzazione è impensabile pensare di rispettare l'”etichetta” che osservavano i nostri nonni solo 50 anni fa.

Bisogna però sapersi comportare con rispetto ed eleganza sempre e in tantissimi ambiti. Noi di blog di Lifestyle abbiamo pensato di darvi piccoli consigli di buone maniere e bon ton al passo con i tempi. Iniziamo da una delle situazioni più classiche, il galateo a tavola. Che si tratti di un convivio in casa o di una cena galante al ristorante, anche nel 2015 poche e semplici regole ci insegnano come comportarci per far sentire tutti a proprio agio.

Per cominciare

Prima di tutto mai augurare buon appetito prima di cominciare a mangiare. Questo perché negli ambienti aristocratici di un tempo, da cui derivano buona parte delle regole di galateo a tavola, nessuno arrivava mai a cena affamato, la tavola era l’occasione per conversare e stringere alleanze, si cominciava quindi a mangiare in silenzio seguendo i padroni di casa. Nel caso ci si trovi al ristorante, anche l’ingresso nel locale e il sedersi a tavola hanno delle regole da seguire. L’uomo o il cameriere devono sempre precedere la donna mentre ci si reca al tavolo. Quest’ultima si siederà per prima scegliendo il posto migliore che normalmente è quello con vista sulla sala. Un tempo era l’uomo che si occupava delle ordinazioni ed era l’unico ad interloquire con il cameriere, adesso questo non è più necessario, anzi le donne sono spesso molto attive. È bene però lasciare che sia l’uomo a scegliere il vino.

La conversazione

Mangiare insieme ad altre persone significa anche intrattenere una conversazione. Bisogna però stare molto attenti agli argomenti trattati perché se in famiglia o tra amici conosciamo bene con chi parliamo, se siamo ospiti ad una cena di lavoro possiamo trovarci a conversare con persone per la prima volta. Evitiamo temi che possano suscitare polemica come politica, sport o religione. È poi considerato poco educato parlare di persone sconosciute alla maggioranza dei commensali o monopolizzare la conversazione per troppo tempo. L’uso del telefono è consentito solo se strettamente necessario, vietato massaggiare su whatsapp o aggiornare i social. Di cattivo gusto anche poggiare lo smartphone sulla tavola, meglio tenerlo in borsa o in tasca con la suoneria abbassata.

Cosa fare e cosa evitare

Quando ci si siede a tavola il tovagliolo va poggiato sulle gambe, ma non dimenticate mai di usarlo prima di bere. È veramente di cattivo gusto lasciare segni sul bicchiere, e questo vale anche per il rossetto delle donne. I gomiti non vanno mai appoggiati alla tavola e fate attenzione a non masticare rumorosamente. Non dimenticate poi che tutte le portate, tranne il brodo o le zuppe, vanno mangiate con la forchetta e non con il cucchiaio. Riso compreso. Il pane va spezzato con le mani, mai con le posate. Se mangiate le uova o il formaggio ricordatevi di tagliarle con la forchetta senza usare il coltello. Se il sale non è presente sulla tavola non va mai chiesto nel caso di una cena in casa, sarebbe poco elegante poiché la padrona di casa potrebbe pensare che non gradite la pietanza.

Pagare il conto

Se vi trovate al ristorante, il momento del conto è sempre molto delicato. Seguendo le regole del galateo, chi invita è anche chi paga il conto. Naturalmente questo vale ancora di più in situazioni galanti dove di regola è l’uomo che paga il conto. L’etichetta vorrebbe che questo avvenga anche in situazioni di amicizia, ma ai giorni nostri la normalità è che tra amici il conto si divida in parti uguali. Di cattivo gusto, invece, il voler dividere il conto secondo le portate che si è consumato. Quando andate via non dimenticate di lasciare la mancia, un gesto di signorilità che distingue le persone di gran classe.

Nasce Ohlala, l’Uber del sesso a pagamento

Avete presente Uber, l’azienda che mette in contatto clienti e autisti privati?
Bene, il principio è lo stesso. Ma Ohlala è un portale che mette in contatto potenziali clienti e professioniste del sesso.
La creatrice è Pia Poppenreiter, manager austriaca di 28 anni, non uova in questo ambito. Ci aveva già riprovato ma fallendo miseramente ha deciso di apportare delle modifiche e ributtarsi in un settore in forte crescita.
Nulla di più facile, si entra nel sito, ci si crea un account e si inizia a cercare tra i profili delle ragazze quella che preferiscono. Una volta trovata, il potenziale cliente può mandare una richiesta di appuntamento. Ma attenzione, perché la donna in questione ha piena libertà di accettare come di rifiutare. E soprattutto qualora decidesse di accettare può fare il prezzo che desidera e comunicarlo a sua volta al cliente.
Inoltre, prima dell’incontro, il cliente e la escort hanno la possibilità di parlarsi attraverso una chat privata. E il tutto avviene in modo “discreto, sicuro e senza complicazioni”, come recita il sito di “Ohlala”.

Ma in realtà Ohlala non è solo un portale di sex-date. Infatti il sito è aperto anche a donne non professioniste, che vogliano solo un appuntamento o arrotondare lo stipendio con qualche prestazione sessuale. Chiaramente il sito è attualmente attivo solo a Berlino, dove la prostituzione è legale già dal 2002, a breve lo sarà anche a Monaco e Francoforte. In Italia neanche l’ombra, per ora. L’obiettivo della Manager Australiana è essenzialmente quello di eliminare dal mercato i cosiddetti intermediari del sesso ma soprattutto mettere in una condizione di sicurezza le varie prostitute che, in questo modo, possono scegliere a chi concedersi e a chi no.

Ad avvallare questa tesi c’è anche l’aspetto economico. Infatti, chiarisce la Poppenreiter che la start-up non prende alcuna commissione sugli appuntamenti combinati proprio perché la loro è solo una scelta etica e una responsabilità penale.

Una risata vi accoppierà

La risata: forse, dopo la parola, è il vero tratto distintivo degli esseri umani, soprattutto di quelli felicemente in coppia. Ad affermarlo è la psicologa americana Laura Kurtz, che proprio di recente ha condotto uno studio per l’Università del North Carolina, da sempre affascinata dal fenomeno del ‘ridere insieme’: “Tutti noi ricordiamo perfettamente il momento imbarazzante in cui siamo scoppiati a ridere accanto a un’altra persona che però se n’è rimasta muta come un pesceha spiegato la dottoressa al Time – ed è là che scatta il collasso. Cominciamo a domandarci perché l’altro non sta ridendo, cosa abbia che non va, o cosa abbiamo noi di strano, e che cosa significhi ciò per la nostra relazione“.

Durante lo studio, la Kurtz ha monitorato 77 coppie eterosessuali che stavano insieme da almeno 4 anni: a ciascuna di esse è stato chiesto di descrivere il proprio primo appuntamento. Nel registrare le loro dichiarazioni, la Kurtz e il suo team cercavano di individuare le risate spontanee degli intervistati, prendendo nota su quante volte ridessero insieme.

In seguito, ciascuna coppia ha compilato un sondaggio sulla propria soddisfazione e complicità di coppia: “In generale, le coppie che ridevano di più insieme tendevano ad avere rapporti più stretti. Possiamo asserire con certezza che la risata condivisa è indice di un rapporto di gran qualità”.

Eppure – continua la psicologa – per quanto scontato possa apparire questo dato, c’è davvero poca letteratura scientifica dedicata all’influenza della risata al livello sociale. Nella maggior parte degli studi esistenti ridere è considerato come un atteggiamento esclusivamente individuale, slegato tutto l’ambiente sociale circostante“. I momenti di divertimento condiviso in una coppia, invece, rafforzano il legame tra quelle due persone in maniera inimmaginabile: persino in culture dove non ci si scompiscia, come possono essere quelle orientali ad esempio, il riso è la chiave di tutto.

E non si tratta neanche della prima ricerca effettuata in questo campo: nel 2009, uno studio condotto dall’Università del Maryland dimostrò che ridere può ridurre il rischio di patologie cardiache. Mentre nel 2008, l’American Physiological Society Press Release scoprì che ridere porta a un significativo abbassamento dei livelli di stress. Perciò, è proprio il caso di prendersi più in giro e meno sul serio.

Amalie Lee, da anoressica a star di Instagram (FOTO)

www.mirror.co.uk

Una volta tanto Instagram ci regala qualcosa di buono, ovvero il profilo di Amalie Lee, una ragazza norvegese di 20 anni che ha combattuto l’anoressia.
La sua pagina è pieno di immagini che ritraggono pietanze varie, che Amalie fotografa ogni giorno con estrema puntualità. Tutto ciò le ha permesso di costruire un profilo seguitissimo sul celebre social e un blog, ‘Letsrecover‘, il cui obiettivo è aiutare le persone che soffrono della patologia di cui era affetta.
Fortunatamente la sua esperienza ha avuto un lieto fine, dal momento che la ragazza ha combattuto definitivamente un disturbo alimentare che l’aveva fatta sprofondare in un tunnel di sofferenza difficile da abbandonare.

Questa la sua dichiarazione:
Ho attraversato una fase depressiva in adolescenza in cui volevo solo scomparire. Mi davo delle bizzarre regole, volevo tenere tutto maniacalmente sotto controllo, soprattutto il mio peso: la verità è che il controllo lo stavo perdendo. Ho iniziato a dimagrire, ho raggiunto un livello tale che mi si prospettava solo l’ipotesi di un ricovero. Non c’è stato un momento magico in cui ho pensato che dovevo farla finita, ma le piccole cose giornaliere mi stavano diventando impossibili e mi stavo isolando: il pensiero di passare il resto della mia vita da sola, del tutto consumata da una malattia, alla fine è diventato la paura più grande. Da lì è iniziato il mio recupero: non volevo essere “la ragazza anoressica”, volevo essere me stessa, ero malata ed ero stanca di esserlo.’


La bellissima Amalie ogni giorno fotografa e mostra al mondo i suoi progressi; la sua attività deve essere presa come esempio dai giovani che ogni giorno combattono disturbi dell’alimentazione o semplicemente sospirano sognando canoni di bellezza inarrivabili.
La moda lancia di continuo messaggi difficili da gestire per chi vive l’adolescenza; che la storia di Amalie sia un monito per tutti quelli che incoraggiano una magrezza estrema e, soprattutto, orribile.