mercoledì, 22 Luglio 2026

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L’ansia è ereditaria

Credit: med-cam.it

Qualcuno di noi è così ansioso che anche le sue ansie hanno l’ansia.
Ma noi vogliamo aiutarvi, per questo vi spieghiamo che non siete “malati d’ansia”, perché voi con l’ansia ci siete nati. Fa parte del vostro DNA.

Avete capito bene, l’ansia è ereditaria. Uno studio svolto sulle scimmie Rhesus ha dimostrato che i genitori ansiosi hanno più probabilità di avere una prole ansiosa – e questo vale anche per gli umani. La ricerca, condotta su una famiglia allargata di primati, ha dimostrato importanti tesi riguardanti la trasmissione da genitori a figli di stati ansiosi e depressivi. Il Dipartimento di Psichiatria e dell’Health Emotions Research Institute della University of Wisconsin-Madison ha infatti dichiarato che ci sarebbe un circuito iperattivo del cervello, la parte che potrebbe preparare il terreno per lo sviluppo di ansia e disturbi depressivi, che viene ereditato di generazione in generazione.

Pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), lo studio è stato condotto su circa 600 giovani scimmie Rhesus da una famiglia multi-generazionale, esposte a situazioni leggermente minacciose al fine di identificare le regioni cerebrali in cui l’incremento del metabolismo potesse predire i livelli di ansia di ciascun individuo.
Usando poi l’approccio della correlazione genetica, i ricercatori hanno trovato il circuito neurale in cui si insidia, geneticamente, il temperamento ansioso. Esso coinvolge tre regioni del cervello legate alla sopravvivenza: il tronco cerebrale, l’amigdala, e la corteccia prefrontale, che è responsabile del livello più alto di ragionamento ed è completamente sviluppata solo negli esseri umani e nei loro cugini primati.

Come dicono, giustamente, i ricercatori: “Riteniamo che in una certa misura, l’ansia possa fornire un vantaggio evolutivo, perché aiuta un individuo a riconoscere ed evitare pericolo, ma quando i circuiti sono più attivi, diventa un problema e può provocare disturbi depressivi”.

In ogni caso, è stato appurato che è la funzione di queste strutture cerebrali – e non la loro dimensione – a essere responsabile del trasferimento genetico di un temperamento ansioso. I nostri geni, cioè, modificano il nostro cervello fino a farci essere esattamente così come siamo.

[Credit: adnkronos.com]

Tutti i problemi che le principesse Disney hanno affrontato per amore (FOTO)

credits photo: 100bimbi.it

Siamo cresciute con le principesse Disney e da loro abbiamo imparato ad inseguire sempre il vero amore, costi quel che costi. Sarà per questo che le nostre aspettative sulle relazioni a volte sono molto alte, forse anche troppo. Ma che ci volete fare? Le nostre eroine hanno superato grandi ostacoli senza badare ai problemi più evidenti per il loro lieto fine.

Ad esempio, Ariel non ha minimamente riflettuto su un piccolissimo dettaglio: il suo grande amore aveva due gambe e camminava sulla terra mentre lei, grazie alla sua coda, canticchiava nuotando per tutto l’oceano. Una relazione a distanza tra esseri umani non dovrebbe essere poi così difficile.

Altro particolare su cui Ariel sorvola è quello che il bel principe, dopo essere stato salvato da annegamento sicuro, non la riconosce neanche. E per di più decide di sposare la prima che passa e gli canta una canzone. E noi che ci arrabbiamo quando il nostro lui non si accorge del nostro nuovo taglio di capelli.

credits photo: blogs.disney.com
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Belle, invece, ha preso molto alla lettera l’idea che l’aspetto fisico non conta. Certo, non è un fattore essenziale, ma lui era una bestia nel senso letterale della parola. Si arrampicava sul castello e ruggiva. Chiunque di noi si sarebbe tirata indietro, ammettiamolo.

credits photo: movieforkids.it
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Quando si è innamorate si è pronte a passare sopra a qualsiasi cosa, o quasi. Ce lo dimostra la bella Jasmine, che ha ignorato il fatto che l’affascinante Aladdin ha mentito sulla sua famiglia, sulle sue origini e soprattutto ha pensato che per conquistarla bastasse fingersi ricco.

E cosa dovrebbe dire Mulan? Il suo uomo non si è neanche reso conto che era una donna. Ad una storia così confusa si aggiungono tanti piccoli dettagli, come quello che invece di ringraziarla quando gli salva la vita, Li Shang si arrabbia. Ci vuole pazienza con questi uomini.

credits photo: variety.com
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John Smith approda su una terra straniera per conquistarla e distruggere il suo intero popolo. Ma quando l’amore si mette di mezzo questi dettagli diventano insignificanti e non ci si bada più. Pocahontas lo sa bene. E Rapunzel non è da meno, visto che si è fidanzata con qualcuno che ha commesso “violazione di domicilio“.

Infine, anche Cenerentola ha avuto i suoi problemi da superare. Pensateci, è stata inseguita per tutto il reame da un ragazzo che aveva appena conosciuto e con cui aveva ballato solo in quella serata. Fosse successo a noi con una persona conosciuta in discoteca l’avremmo denunciata per stalking.

credits photo: girodelmondoin80favole.wordpress.com
credits photo: girodelmondoin80favole.wordpress.com

Riflettendoci bene, oltre i tanti insegnamenti morali che le principesse ci hanno impartito ce n’è uno molto più semplice che spesso ignoriamo: nessuna relazione è perfetta, dovremmo smettere di arrabbiarci quando lui, la domenica pomeriggio, preferisce guardare la partita invece di portarci a fare shopping.

Humans of New York contro l’omofobia

È bastata una fotografia scattata per il noto progetto Humans of New York a un ragazzino gay visibilmente preso dalle sue emozioni a dare il via all’incredibile flusso di messaggi positivi arrivati da tutto il mondo, anche da parte di Hillary Clinton ed Ellen DeGeneres.

L’immagine, pubblicata sulla pagina Facebook di Humans of New York, mostra un adolescente in lacrime e reca come didascalia “Sono omosessuale e ho paura di come sarà il mio futuro e che alle persone non piacerò“. Post, quest’ultimo, apparso esattamente una settimana dopo la legalizzazione dei matrimoni gay approvati in tutti e 50 gli stati federati degli USA.

La fotografia è stata ricondivisa circa 60.000 volte e si è accaparrata qualcosa come 600.000 “mi piace”. Inoltre, ha raccolto più di 55.000 commenti, la maggior parte dei quali offrono sincere parole di incoraggiamento al giovane newyorkese. Tra le centinaia di commentatori intervenuti a supportarlo c’è stata anche Hillary Clinton, che ha scritto: “Una predizione da una già cresciuta: il tuo futuro sarà fantastico. Ti meraviglierai di tutte le capacità che riuscirai a maturare e della quantità di cose incredibili che riuscirai a fare. Trova qualcuno che ti ami e che creda in te. Sono certa che ce ne sono un sacco“.

Il giorno seguente al post della Clinton, anche Ellen DeGeneres ha detto la sua: “Non soltanto tu piacerai alle persone, ma loro di ameranno. Ho appena sentito parlare di te e già ti adoro anch’io“. Tuttavia, tra le risposte più riflessive e toccanti ci sono state probabilmente quelle dei membri effettivi della comunità LGBT, che si saranno potuti riconoscere più di chiunque altri nel ragazzino.

Un utente Facebook di nome Billy Riley ha scritto: “Sono gay e il mio futuro è radioso, pieno di persone che mi amano e mi adorano. E tutto quel che ho dovuto fare è stato essere me stesso“. Ancora, un altro, Ben Gamache, ha aggiunto: “Anche io sono omosessuale, ragazzo. Il mio futuro risplende e sono amato. Ma, più di ogni altra cosa, sono io ad amare me stesso e non c’è una sola cosa che cambierei di me“.

Connessi con lo smartphone ma lontani dalla vita (FOTO)

www.meteoweb.eu

Gli smartphone? Utilissimi e indispensabili. Ma fanno davvero bene alla nostra vita?
Ho cercato di analizzare il mio rapporto con il cellulare e purtroppo quello che ho notato non mi è piaciuto.
Troppi suoni, troppe notifiche, troppi social. Pare che il cellulare sia diventato il terzo incomodo in moltissime situazioni, anche quelle più intime.
La caccia alla notifica è qualcosa di inspiegabile, ma che interessa la maggior parte delle persone che oggi si connette al web.
Il problema è: dove ci porterà tutto questo? Diventeremo degli automi? Arriverà il giorno in cui non avremo più bisogno di uscire e fare conoscenza di persona?

Shiyang Lui, un designer dell’ agenzia pubblicitaria Ogilvy di Pechino, ha creato una serie di annunci per il Centro di Shenyang for Psychological Research che evidenziano gli effetti negativi che gli smartphone possono avere sui rapporti umani.
Le tre immagini mostrano situazioni tipiche della vita quotidiana, riconducibili a tutti noi. Con la differenza che in esse appare raffigurato uno smartphone di grandi dimensioni che si interpone tra le persone e che riesce a bloccare qualsiasi scambio o conversazione.
A pensarci bene viviamo spesso questa separazione silenziosa tra noi e il mondo che ci circonda, rinunciando alle piccole cose in favore di un giro su Facebook.


Shiyang non è il solo preoccupato per l’aumento del livello di dipendenza dal web e dagli smartphone.
Il fenomeno interessa ognuno di noi, ed è sempre più fuori controllo da quando il web si è aperto alle nuove generazioni.
I più piccoli sono abituati a giocare con l’iPad sin dalla tenera età, e a navigare ancora prima di imparare bene a leggere. L’accessibilità dei mezzi di informazione, oltre a una grande risorsa di tutti, rappresenta un pericolo sempre più preoccupante per la serenità mentale dei più giovani.