venerdì, 25 Settembre 2026

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Crioterapia: congelarsi per dimagrire

Una nuova moda impazza tra le star internazionali: congelarsi per dimagrire.

Da Lindsay Lohan a Demi Moore, da Jessica Alba a Jennifer Aniston: tutte pazze per la crioterapia, diffusissima già da qualche tempo negli Stati Uniti. Non si può dire di no a questa nuova moda, soprattutto se mantiene le promesse che fa: si dice, infatti, che tre minuti di permanenza a -160 gradi farebbero bruciare 800 calorie, rinvigorire il metabolismo, ridurre la cellulite, sciogliere i muscoli, calmare eventuali infiammazioni, rinnovare le cellule. Basta solo indossare un costume e delle protezioni per orecchie, mani, piedi e vie respiratorie, infilarsi dentro a questo cilindro metallico e aspettare i risultati miracolosi della cura. Il freddo è amico delle donne, e chi l’avrebbe mai detto?

Il termine crioterapia deriva dal greco antico e significa letteralmente “cura con il freddo”; la crioterapia s’inserisce tra i nuovi metodi di cura, fioriti in questi ultimi decenni per il trattamento di alcune condizioni estetiche e mediche. In realtà, la crioterapia ha origini antichissime: le proprietà terapeutiche del freddo, infatti, sono note sin dai tempi più remoti.

Ma quali sono gli effetti della crioterapia? Fino a questo momento la crioterapia veniva usata dai calciatori come Cristiano Ronaldo sotto controllo medico per motivi muscolari. Ma si sa, ci sono star internazionali che esagerano anche un po’. Ora però è l’estetica a dettare regole: il freddo estremo inganna il corpo facendogli credere di essere in pericolo e quindi si attiva una modalità di preservazione; il cervello segnala di portare il sangue al cuore accelerando il metabolismo. Quando si esce il brusco ripristino della circolazione del sangue genera, secondo le stime, rinnovamento cellulare e gli altri benefici.

[Credits: D-Repubblica]

Galateo e divieti, le cose da non fare in spiaggia

galateo spiaggia

Domani, con il solstizio d’estate, inizierà ufficialmente la stagione estiva. Estate significa vacanze, relax, spensieratezza. Ma, anche quando si va in vacanza, non bisogna mai dimenticare le buone maniere e lasciare l’educazione in città. Ci sentiamo liberi finalmente dalle costrizioni del lavoro, dello studio e della vita quotidiana. La spiaggia però è un luogo pubblico ed è bene non dimenticare mai il rispetto per gli altri, non solo per bon ton e galateo ma anche per osservare le diverse ordinanze presenti sulle nostre spiagge. Qualche giorno fa “Ansa” ha riportato la notizia di quanto avvenuto in una spiaggia sarda dove un turista tedesco è stato sanzionato con una multa di 200 euro per aver spento una sigaretta in spiaggia e nascosto il mozzicone sotto la sabbia.

Tantissimi i divieti che ogni anno vengono emanati dalle capitanerie di porto e riguardano principalmente gli accesi al mare e le concessioni demaniali delle spiagge a gestori privati. Chi parte per il mare quindi, non deve dimenticare di mettere in valigia anche qualche norma di buona educazione, soprattutto nell’era degli smartphone e della social sharing. Vediamo allora una serie di regole per rispettare la beach etiquette e per essere maestre di stile 2.0 anche sotto l’ombrellone.

Telefono

Partiamo proprio da qui, dal telefono, la nostra croce e delizia. Sopratutto in spiaggia, dove si va per rilassarsi e godersi il mare e il sole, si dovrebbe fare un uso moderato dello smartphone. Secondo il galateo poi la suoneria andrebbe tenuta sempre silenziosa. Bisogna evitare di fare lunghe chiacchierate al telefono e tenere un tono di voce sempre basso per evitare di disturbare gli altri. Se proprio non riusciamo a resistere alla tentazione di un selfie, che sia discreto e non attiri troppo l’attenzione.

Truccarsi in spiaggia

Il trucco in spiaggia non andrebbe utilizzato. Se però non possiamo farne a meno meglio un trucco waterproof per evitare che coli tutto sulla faccia dopo il primo bagno. Ricordiamoci poi, che non siamo a prendere il sole sul terrazzo di casa nostra e nemmeno dall’estetista: assolutamente vietate pinzette per sopracciglia e limette per unghia.

Abbigliamento e accessori

Naturalmente in spiaggia si sta in costume, ma solo quando si fa il bagno e si prende il sole o si fa una passeggiata sul bagnasciuga. Una regola di buona educazione ci invita a coprirci indossando un pareo o un abitino da spiaggia quando andiamo al bar e soprattutto quando pranziamo. Stessa regola vale per gli uomini, non si mangia a petto nudo anche perché non sempre è un bel vedere ed è poco igenico. Andrebbero evitati poi i gioielli troppo vistosi e luccicanti. Si invece ai cappelli. Anche gli occhiali da sole devono essere indossati con una certa moderazione, servono per proteggere gli occhi quindi assolutamente da sfoggiare al sole. Andrebbero tolti sempre quando ci si presenta a qualcuno, all’ombra ed in luoghi chiusi e naturalmente dopo il tramonto.

La quiete e il decoro

Non solo utilizzando il telefono si possono disturbare gli altri, ma in tantissimi altri modi. Evitiamo di parlare a voce troppo alta, e di ascoltare musica a tutto volume. Facciamo attenzione a non scrollare l’asciugamano pieno di sabbia vicino ad altra gente o camminare sopra gli asciugamani degli altri per evitare di scottarci i piedi. Non fumiamo attaccati all’ombrellone del vicino. Giochiamo a palla o con le racchette solamente dove è consentito e non corriamo tra un ombrellone e un altro. Stiamo attenti ai nostri bambini, non lasciamo che scorrazzino gridando indisturbati per la spiaggia. L’educazione si impara da piccoli e le vacanze sono sempre un’ottima occasione.

Ecologia ed animali

Tenete il cane al guinzaglio in spiaggia se ne è consentito l’ingresso, non lasciate che seppellisca liberamente gli oggetti del vicino. Come buona regola civile, al mare ed in città, bisogna sempre lasciare il posto come lo si è trovato, quindi pulito. Questo vale ancora di più per le bellissime località naturali, soprattutto se ci troviamo in spiagge libere dove il servizio pulizia non è garantito dallo stabilimento. Raccogliamo sacchetti, cartacce e mozziconi di sigarette prima di andare via.
L’estate è anche il periodo per goderci la natura, se siamo in vacanza cerchiamo di rilassarci. Non è necessario arrivare in spiaggia direttamente in auto dopo code estenuanti, cerchiamo di andare a piedi dove possibile o in bici. Una mobilità sostenibile sarà utile al pianeta e ci servirà a rimetterci in forma.

Buone vacanze a tutti.

‘Sono incinta’: le reazioni dei futuri padri (VIDEO)

Credits photo: corriere.it

Che cosa prova un uomo quando scopre che la sua partner è incinta? Il video realizzato per la campagna di Dove, mostra le reazioni dei futuri padri nell’esatto momento in cui sono informati della nascita del loro primo bambino/a.

Incredulità, lacrime di gioia, sorpresa, emozione, felicità: anche gli uomini hanno un cuore debole e se c’è qualcosa che li mette davvero in agitazione è la notizia che saranno padri.

Per comunicare l’arrivo del primo bambino non occorrono grandi gesti.
Le donne nel video decidono di dare l’annuncio in modi diversi: c’è chi gli mette di fronte il risultato del test di gravidanza, chi li prepara alla vita futura con un pannolino, chi aggiunge un bigliettino o prepara un adesivo.

Ma la parte più incredibile è quella in cui i padri si lasciano andare mostrando la loro felicità e il loro desiderio di iniziare quel nuovo cammino. ‘Sarò padre?’, ‘Stai mentendo?’, ‘è uno scherzo?’: ognuno di loro non si rende conto di quello che sta accadendo ma è piacevolmente sorpreso. Ed è questo è il modo migliore per iniziare quello che sarà un percorso non semplice, ma ricco di soddisfazioni e nuove avventure.

Crescere un bambino non significa solo essere presenti nei mesi prima del parto, ma anche sapersi assumere le proprie responsabilità e fare in modo di trasmettergli educazione, rispetto e tutti quei valori, che a volte sembrano essere messi da parte.
Crescere un bambino è proteggerlo e divertirsi e giocare con lui/lei ogni singolo giorno.
Crescere un bambino è sapere quando mostrare affetto ed essere indulgenti e quando dare un segnale di autorità e non lasciarsi intimorire dal sentimento paterno.

Non si parla spesso dei padri, ma non bisogna dimenticare che la loro presenza nei momenti clou della vita familiare è fondamentale. Il primo è quello nel video che segue.

Paese che vai, frigorifero che trovi

Photo Credits: Pianeta green

Il frigorifero, componente fondamentale di tutte le cucine del mondo, è associato alla quotidianità ed alla famiglia.
Il frigorifero è casa, nella maggior parte dei casi è ricco di magneti colorati e appunti lasciati a mamme, fratelli e componenti vari ed è l’elettrodomestico più comune del mondo.
Da Roma a New York, tutte le famiglie hanno un frigorifero che riempiono in modi diversi. Le motivazioni risiedono nello stile di vita, nella cultura e in altre componenti che la Whirpool ha deciso di studiare ed analizzare.

Questa multinazionale americana, marca leader per quanto riguarda gli elettrodomestici ha avuto modo di osservare otto stili diversi di vita. I paesi analizzati sono: Belgio, Francia, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Russia e Svezia.I risultati sono sorprendenti e molto diversi tra loro. Vediamoli insieme.

Gli italiani hanno il frigorifero occupato da una grande quantità di frutta fresca, verdura e acqua minerale. In Francia irrinunciabili yogurt e dessert pronti, svedesi e britannici non rinunciano a latte e uova. I polacchi conservano affettati di ogni genere in gran quantità, mentre i russi prediligono la carne ed il pesce. Olandesi e belgi non si fanno mancare bevande di vario tipo, dalle frizzanti alle più fruttate.

Anche nel freezer le abitudini variano e si differenziano. Gli italiani ed i russi riempiono questo scomparto con gelati e surgelati, i francesi lo utilizzano per surgelare prodotti in scadenza ed evitare che vadano buttati. Olandesi, belgi e britannici vi ripongono pizza e gelati.
Piatti pronti surgelati per i polacchi ed alimenti da forno per gli svedesi.
Inoltre, l’utilizzo di prodotti surgelati abbatte del 47% gli sprechi domestici e riduce il tempo ai fornelli per preparare i vari pasti della giornata, secondo una ricerca dello Sheffield Hallam University.