sabato, 11 Luglio 2026

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Napoli festeggia il compleanno di Pino Daniele

Avrebbe festeggiato i suoi 60 anni, oggi, Pino Daniele: un compleanno che i napoletani non potevano certamente ignorare, anche se in dolorosa assenza del festeggiato. Per onorare quest’occasione, durante la giornata del 19 marzo si terranno a Napoli tutta una serie di iniziative, a sfondo prevalentemente musicale, che animeranno i più importanti luoghi pubblici della città.

L’appuntamento per la giornata Je Sto Vicino a Te è al Maschio Angioino alle ore 11.00: qui, nella Sala dei Baroni, in cui innumerevoli napoletani si recarono per omaggiare le ceneri di Pino, si potrà assistere alla consegna alla famiglia Daniele degli undici libri che raccolgono le dediche dei cittadini che andarono a rendergli l’estremo omaggio.

Più tardi, alle 12.15, nel cortile del Maschio Angioino, si svolgerà un flash mob al quale chiunque disponga di chitarra e ugola potrà unirsi cantando “Je sto vicino a te”, il pezzo di Daniele da cui ha preso il nome la giornata dedicata al cantautore.

Ancora, durante la celebrazione liturgica a San Lorenzo Maggiore si potrà ascoltare lo “Stabat Mater” composto da Enzo Avitabile, mentre la sera alle ore 21.30 il Palapartenope sarà teatro del grande live dove il fratello Nello Daniele, insieme con Enzo Avitabile, Francesco Baccini, Edoardo Bennato, Toni Cercola, Teresa De Sio, Pietra Montecorvino, Peppe Lanzetta e lo scrittore Maurizio De Giovanni si uniranno per ricordare insieme degnamente il grande artista napoletano.

Ma non saranno solo questi gli eventi previsti per il 2015: il Comune si sta attivando perché entro quest’anno si intitoli una piazza di Napoli a Pino Daniele. Il luogo prescelto dall’amministrazione toponomastica sarà reso noto in occasione delle celebrazioni del 19 marzo, ma sicuramente si tratterà di una piazza del centro storico, la zona più frequentata dal cantante partenopeo.

Belen- De Martino parte seconda: spunta un terzo incomodo

Cosa dice un famoso detto? Tra moglie e marito non mettere il dito. Ebbene sì. Dopo il colpo di scena della separazione momentanea e ragionata tra i due coniugi, oggi si legge tutta un’altra storia: pare che ci sia un terzo incomodo tra Belen e Stefano de Martino. Sulla rete e sui social di tutta Italia, infatti, non si parla altro che di questo: Belen si sta frequentando con l’ex fidanzato e calciatore del Genoa Marco Borriello, anche lui napoletano doc.

L’indiscrezione sbuca, anche in questo caso, dal settimanale ‘Chi’, dove leggiamo che domenica 15 marzo il calciatore si trovava a Milano da Nobu proprio affiancato dalla showgirl argentina. Ovviamente non da soli a lume di candela.

L’ex attaccante della Roma è stato il primo noto fidanzato della conduttrice sudamericana:anzi, possiamo dire che Borriello è stato il vero scopritore di Belèn Rodriguez, porché quando l’ha conosciuta, non era nota al grande pubblico come adesso. Vedremo se, nei prossimi giorni, arriveranno ulteriori aggiornamenti sulla crisi matrimoniale in corso tra Belen e Stefano e sul presunto ritorno di fiamma con il centravanti italiano.

Nei prossimi giorni si scoprirà se si tratta di una semplice serata in compagnia di amici o di un vero e proprio incontro ravvicinato.

#staytuned

I 5 comportamenti tipici di un amico tirchio

Le comitive sono una roba meravigliosa: una sorta di piccola fiction nella quale ognuno recita una determinata parte. Proprio come nei telefilm anche li si possono individuare personaggi ben definiti: quello intelligente, il raccomandato figlio di papà, lo squattrinato, la strafiga, il secchione e il tirchio.
Ogni comitiva che si rispetti possiede almeno la metà di questi elementi, ma in questa sede ci occuperemo di delineare la personalità dell’amico spilorcio.
Avere le braccia di un canguro può essere avvilente, specie se devi raggiungere l’ultimo scaffale del supermarket. Ma la difficoltà più grande sta nell’arrivare alla tasca, ovvero quello scrigno misterioso nel quale si trovano le monetine.
Il taccagno non conosce serenità: sta a contare il centesimo in ogni momento della sua esistenza. Con lui hanno vita corta i venditori di rose e le vecchiette che raccolgono le offerte durante la messa: il vero pidocchioso sopravvive a situazioni di questo tipo, con la stessa ostinazione del coccodrillo quando si estinsero i dinosauri.
E se è vero che certi rettili hanno vita lunga, potremmo dire lo stesso di tutti quei soggetti che hanno impatto sull’ambiente quanto le caccole del nostro naso.

Scrocca le sigarette

Nella mente dell’amico taccagno la sosta dal tabaccaio è peggio di una frustata sulla schiena: se ha dei vizi, toccherà agli altri pagarne il prezzo. Con le sigarette è più semplice, basterà chiederle per strada durante l’ora di punta per comporre un pacchetto intero. Ovviamente vuoto e vecchio di qualche anno, da usare come il dispenser del sapone che abbiamo in bagno.
Questa tipologia di persone rappresenta il male per gli altri membri della comitiva: tutti quelli che fumano dovranno considerare, oltre al proprio, anche il suo consumo medio di nicotina.

Al ristorante dice di avere già mangiato

Fin qui nessun problema, se non fosse che il pidocchioso prende comunque qualcosa da bere, conscio del fatto che i compagni non gli chiederanno mai di pagarsi la bibita. Il problema reale, però, è che lui di fame ne ha: con calma assaggerà le pietanze di ognuno dei commensali, fino a riempirsi lo stomaco ma senza tirare fuori un centesimo.

Quando decide di mangiare al ristorante…

La volta in cui lo spilorcio decide di sedersi e mangiare può avere due comportamenti diversi: se è a cena da solo (o con un’altra persona) tende a ordinare i cibi con i prezzi più modesti, così da non doversi esporre ad infarto; quando, invece, mangia in compagnia della comitiva al completo, tende ad ordinare il piatto più caro. Questo perché, nei gruppi in cui si divide il totale a persona, potrà concedersi ‘una botta di vita’ ammortizzando la spesa dell’astice da 60 euro al kg.
Se il taccagno non è ospite ispezionerà i prezzi del menu con la stessa attenzione di una desperate dinnanzi alle immagini di Rocco in Honduras; se, invece, sa di non dovere pagare il conto, richiederà al cameriere la maggior parte delle pietanze alla carta, e con sorpresa ordinerà una bottiglia del migliore Brunello di Montalcino.
Un’altro comportamento del tirchio al ristorante riguarda la divisione del conto, della quale insisterà per occuparsi: se la cifra è 22 euro a testa lui ne dichiarerà 25, attendendo che tutti abbiano pagato prima di corrispondere la sua quota, ovviamente ridotta grazie alla sua abile manovra. Inoltre lo scontrino subirà un controllo attentissimo, per la paura che ci sia anche soltanto un euro in più rispetto a ciò che è stato consumato.

Non prende mai la sua auto

Uno dei nemici più grandi del pidocchioso è il prezzo del carburante, che eviterà come l’amico con la mononucleosi. Egli inventerà le scuse peggiori per non prendere la sua auto, non compirà alcun gesto arrivati al casello, nè ci stupirà alla cassa del parcheggio. La sua espressione assumerà un aspetto simile a quella di Leonardo Di Caprio in Shutter Island: completamente lobotomizzata.

Ha sempre la carta di credito o il taglio di banconote più alto

Essendo più spilorcio di Paperone, il taccagno ha sempre una banconota da 50 o 100 euro in tasca, probabilmente risalente al 28 febbraio 2002 (giorno della entrata definitiva dell’euro). Al bar non esiterà ad ordinare tranquillamente un caffè o un aperitivo ma, quando si tratterà di pagare, esibirà la banconota da 100, di cui è gelosissimo, mettendo gli altri nella condizione di pagare anche la sua parte. Per non parlare di quelli che si nascondono dietro una carta di credito, e che dicono: ‘Fai tu, ho la carta, poi te li restituisco.’ Sarebbe bello poter loro spiegare che l’unico a non accettare la carta o il bancomat sia proprio il venditore di rose, e nel frattempo bastonarli senza pietà. La verità è che poi il buonsenso prevale sempre, e i piccoli truffatori spariscono per mesi, ricomparendo solo nel momento in cui il diritto di credito nei loro confronti sia andato in prescrizione.

Non solo carattere: l’ottimismo si può apprendere

Non è soltanto un dato caratteriale: secondo i più recenti studi di psicologia, l’ottimismo – e con esso la felicità – si può imparare. Basta modificare la prospettiva da cui si guarda a tutti gli aspetti della propria vita attraverso tre semplici esercizi suggeriti dal Time.

Innanzitutto, prima di andare a dormire, sarebbe bene scrivere perlomeno tre eventi positivi verificatisi nel corso della giornata. Ancora, non bisognerebbe dimenticarsi di confrontarsi con gli altri, soprattutto con chi è in condizioni più difficili delle nostre. Infine, il passato andrebbe rivisitato in accezione positiva, grazie a uno sguardo finalmente meno severo nei nostri stessi confronti.

Durante il corso universitario di Harvard “Psicologia positiva: La scienza della felicità” è stato rilevato come per riuscire nell’esercizio di professioni come l’avvocato non si possa fare a meno di essere pessimisti fino all’osso: un’attitudine che, per quanto efficace sul lavoro, straripa anche nel privato, intaccando la propria felicità.

Martin Seligman, autore del libro “Authentic Happiness” e professore di psicologia alla UPenn, ha evidenziato come questi professionisti, per motivi lavorativi, hanno educato la propria mente al pensiero negativo: i legali migliori sono i più pessimisti, che poi sono anche quelli che incorrono nel 3,6% di probabilità in più di sviluppare disturbi depressivi o di divorziare dal coniuge.

Il pessimismo, il fatto di vedere sempre problemi in ogni dove, è un atteggiamento caratteristico della prudenza: essere previdenti – spiega il Professor Seligman – consente agli avvocati di prevedere le difficoltà a cui potenzialmente i propri assistiti rischierebbero di far fronte. In questo modo, possono meglio strutturarne la difesa. Il problema, però, è che per quanto questa attitudine possa fruttare in campo lavorativo, nella vita privata non sortisce affatto gli stessi risultati”.

Invece, per essere ottimisti e, dunque, felici, bisogna allenare il proprio cervello a cogliere quanto di bello c’è nella vita: ricordarsi degli accadimenti felici occorsi ogni giorno, non mettersi a paragone con chi è (almeno per il momento) troppo in alto rispetto a noi, sapersi raccontare i propri trascorsi in maniera indulgente, senza giudicarsi. Insomma, dimenticare il male e focalizzarsi sul bene: sono questi i passi da muovere verso la felicità.