lunedì, 24 Agosto 2026

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Sei nato per viaggiare?

Ci sono persone che stanno bene a casa propria, con le loro routine e le loro quotidianità, e poi ci sono quelli che a casa propria non ci riescono a stare per più di un mese perché sentono l’irrefrenabile desiderio di prendere la valigia, riempirla con le prime cose che capitano e partire. Lontano o vicino che sia, l’importante è mettersi in viaggio.

C’è chi lo chiama wanderlust, chi amore per i viaggi e chi voglia di evadere, ma questo poco importa. Ciò che conta di più è che il bisogno di esplorare insito in alcuni di noi, che, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista “Evolution and Human Behaviour”, dipenderebbe dal cosiddetto “gene del viaggio”, cioè dal nostro DNA.

Questo gene, scientificamente è il recettore della dopamina D4, chiamato DRD4 7r, è stato rinominato gene waderlust – o gene del viaggio – perché regola il livello di curiosità che ci renderebbe più o meno sensibili agli stimoli esterni. Inoltre, il gene DRDD4 7r, determina gli equilibri dell’umore: la felicità e l’entusiasmo che ci sovrastano nel momento in cui stiamo intraprendendo un viaggio non sono altro che una “magia” del nostro DNA.
Non è, però, cosa da tutti: solo il 20% della popolazione mondiale ha questo tipo di corredo genetico, e la maggior parte di loro proviene da regioni della terra in cui, il passato e la storia, hanno sempre incoraggiato gli uomini a viaggiare e magari a migrare dall’altra parte del mondo.
wanderlust

Se siete ancora scettici a riguardo, sappiate che un altro studio, condotto da David Dobbs della National Geographic, supporta questa teoria: secondo il ricercatore “il DRD4 risulta in persone che sono più propense a prendere rischi, ad esplorare posti nuovi, a provare nuovi cibi, nuove relazioni, nuove avventure sessuali”.

Perché viaggiare non è solo spostarsi momentaneamente in un altro luogo, ma è immergersi in un’altra vita vera e propria. È assaporare altre conoscenze e nuove coscienze. È incontrare e lasciarsi incontrare. È mettersi in discussione. È placare il desiderio di fame che la nostra anima brama per nuove avventure ed esperienze. È “sindrome di wanderlust”, che ci caratterizza come sognatori, vagabondi nel corpo e nello spirito, perché siamo sempre alla ricerca di luoghi nuovi da scoprire. Ogni posto, per noi vale, la pena di essere visitato almeno una volta nella vita.
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Non canzoni ma poesie: ecco il Jukebox di Praga

Non canzoni, ma le rime di poeti cechi recitate dalle loro stesse voci: è ciò che permette di ascoltare l’originale “jukebox”al centro di Praga. L’ideatore del nuovo Poesiomat è Ondrej Kobza, già conosciuto nella capitale ceca per aver introdotto nello scenario urbano pianoforti e tavolini da scacchi in luoghi pubblici: e dopo piazza Namesti Miru (la Piazza della Pace), a Praga, sogna di sbarcare anche a Berlino, a Bratislava, a Kiev, e persino a New York.

Centinaia di persone si fermano da ieri alle ore di punta per ascoltare poesie – dice Kobza – scelgono soprattutto quelle di Seifert e Bondy“, due tra i maggiori esponenti della letteratura ceca, compresi tra i venti nominativi di poeti le cui opere possono essere fruite gratuitamente dai passanti. C’è bisogno solo di schiacciare un bottone e, da un tubo di metallo in mezzo al prato, si possono ascoltare le registrazioni delle voci originali dei poeti, come quelle di Vladimir Holan, Jachym Topol, Ivan Martin Jirous e molti altri.

Un progetto costato 200.000 corone ceche (8.000 euro), finanziato dalla gente che lo ha trovato interessante. “L’idea è nata circa un anno fa. Dopo i pianoforti e le scacchiere mi sono chiesto cos’altro si potesse fare per animare il grigiore dello spazio pubblico e dare piacere alla gente. Ho visto tubi simili a Parigi. Volevo qualcosa di non troppo vistoso, di intimo“, continua Kobza “E se avessi la possibilità di collocare un jukebox di poesie in Italia, ci metterei o le traduzioni in italiano dei poeti cechi o la più bella poesia italiana“.

Sindrome di Peter Pan: perchè crescere?

Arriva un giorno in cui decidi di crescere, di mettere la testa a posto e di capire che le priorità della vita sono ben altre rispetto a quando eri adolescente. Non c’è un momento preciso della vita in cui ti senti adulto: non per forza questo passaggio avviene con la maggiore età, anzi, quasi mai. Per molti, però, vale la regola della ‘sindrome di Peter Pan’: perchè crescere? Restare bambini è così bello, perchè abbandonare un mondo fatto di spensieratezza e divertimenti?

Tutti conoscono la storia di Peter Pan, quel ragazzo magico che porta con sè i bambini sull’Isola che non c’è, inaccessibile agli adulti, dove tutto è concesso perchè lontano dalla realtà. Oggi, però, in molti hanno scelto di seguire questo modello di vita tra aperitivi, serate in discoteca e ore piccole. Ecco i sette segali per capire che proprio non sei cresciuto e per iniziare anche a preoccuparti.

1. Invece di lavare i vestiti in lavatrice, preferisci comprarne sempre di nuovi? Allora stai sicuro che oltre ad avere un gran bel conto in banca, hai anche un vero e proprio blocco psicologico che ti impedisce di crescere.

2. La stessa cosa vale anche per i piatti: non hai voglia di lavarli a mano, ma non vuoi comprare una lavastoviglie. Perchè allora non usare quelli di plastica? Difficilmente riuscirai a impegnarti in cose più serie e più mature se pensi che lavare due piatti sia una faticaccia.

3. Eviti di lavare i vestiti e figurati se hai un ferro da stiro. Ricorda che la tua vita è disordinata e stropicciata proprio come i tuoi abiti.

4. Ordini cibo a domicilio, ma ti addormenti prima che il ragazzo delle consegne bussi alla tua porta? Beh, questi sono tutti sintomi di mancanza di responsabilità tipicamente adolescenziali.

5. Quando acquisisci un’autonomia economica, pagare le bollette è una delle cose che ti rende adulto. Ma se stai male al solo pensiero di pagarle e di doverti sacrificare per recuperare i soldi allora vivi ancora nel mondo della fanciullezza.

6. L’essere adulto implica anche serietà e precisione: se la mattina hai sveglie programmate ogni 10 minuti, significa che il tuo senso di responsabilità sta ancora dormendo dentro di te e difficilmente si sveglierà.

7. La mamma è sempre la mamma, ma perchè la chiami solo quando hai la febbre? Questo proprio non ci piace. Voto 1.

Chi è l’amante ideale? (IDENTIKIT)

Credit photo: www.huffingtonpost.it

40 anni circa, 1 metro e 75 di altezza, 80 kilogrammi di peso e bella presenza. Non fuma, ama molto viaggiare ed è abbastanza tradizionalista. È un artista, un libero professionista o un medico. Non sarà l’uomo perfetto, ma è l’amante che tutte le donne vorrebbero.

A svelarlo è AshleyMadison.com, il social network specializzato in tradimenti, il cui slogan è “La vita è breve. Concediti un’avventura”. Ma con chi precisamente? Non più manager sempre impegnati e uomini palestrati con muscoli da far paura, ma nemmeno i famosi idraulici, da sempre figure perfette per i tradimenti nell’immaginario collettivo.

Attraverso un sondaggio condotto tra gli utenti del social – basato sulla media e sulla tipologia dei rapporti e delle interazioni sul sito, che ha più di 32 milioni di utenti in ben 46 paesi diversi – si è potuto tracciare l’identikit del perfetto traditore. E non è per niente male.

L’amante ideale per il gentil sesso è quello affascinante, carismatico e molto sicuro di sé, ma che lascia attorno alla sua figura un po’ di mistero, in grado di incuriosire e di attrarre anche le mogli più fedeli.

Al primo posto, nella classifica dell’amante preferito dalle donne, ci sono gli artisti, che riescono – forse anche grazie al lavoro – a sedurre e a far coinvolgere le donne, le quali si lasciano andare ad una intensa, seppur breve, avventura con l’uomo dei loro sogni.

Non solo attori e musicisti, ma anche i liberi professionisti attraggono milioni di donne. Sarà il fatto che sono sempre a contatto con il genere femminile, sarà per le loro doti professionali, sta di fatto che commercianti, commerciali e albergatori si pongono al secondo posto della classifica di AshleyMadison.com, solo prima dei medici.