giovedì, 29 Ottobre 2026

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20 ragioni per cui è meglio avere dei colleghi come amici (FOTO)

I rapporti di amicizia stanno cambiando. Molto spesso si passa più tempo al lavoro che a casa, quindi si condivide il proprio spazio intimo con i colleghi. E’ possibile che i nostri amici di scrivania possano diventare, col tempo, i nostri migliori amici? La differenza tra un amico “reale”, con cui uscire tutti i giorni, e un amico “di lavoro” è che quest’ultimo lo si vede nel proprio ufficio per otto ore settimanali. Ecco 20 ragioni che spiegano che è meglio avere dei colleghi come amici.

1. Potete prestarvi preservativi di nascosto con delle mosse veloci.

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2. Sanno esattamente come prendete il tè.

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3. Potete discutere di cose profonde, come la vostra posizione mentre siete nel bagno dell’ufficio.

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4. Ci sono sempre quando devi sfogarti sui tuoi drammi (e prendono le tue parti).

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5. Gli psicologi dicono che le persone che hanno migliori amici al lavoro sono “più concentrati, più appassionati, e più leali alla loro organizzazione.”

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6. Capiscono il tuo problema lavorativo meglio di qualunque altro amico.

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7. Ti danno incoraggiamento prima di qualche grande meeting e ti fanno sentire invincibile.

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8. Sapete cosa pensa l’un l’altro senza dir nulla.

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9. Ti coprono sempre le spalle quando l’intero ufficio è contro di te.

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10. Ti tolgono di mezzo qualsiasi compagnia maschile che non vorresti.

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11. Non ti giudicano se sei stata cattiva con le persone.

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12. Puoi essere lo zimbello dell’ufficio e loro ti adoreranno per questo.

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13. Sono il tuo mentore e il tuo consulente.

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14. Potete essere cattivi l’uno con l’altro ma tutto verrà perdonato.

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15. Segretamente aspetti il lunedì perché ti mancano così tanto durante il weekend.

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16. Tra i due, sei tu quella che sa tutto il gossip che circola in ufficio, perfino il tuo.

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17. Siete sinceri quando vi fate i complimenti per il vostro abbigliamento.

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18. Vi licenzierebbero in tronco se leggessero le vostre conversazioni super sfacciate su Whatsapp.

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19. Potete anche parlare di tutto ciò che non riguarda il lavoro.

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20. Ma sopratutto, i colleghi rendono il lavoro quasi del tutto sopportabile.

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I colleghi come amici sono i migliori amici che potete avere.

Ikaria, l’isola della felicità (FOTO)

Chi di noi non è cresciuto tra racconti fantastici e favole di mondi lontani e meravigliosi? Pensiamo alla fiaba di Hansel e Gretel e alle casette fatte con finestre di biscotti e pareti di marzapane: un sogno che tutti vorrebbero diventasse realtà. Per vivere una vita da favola, però, non basta andare molto lontano. E’ sufficiente prendere un aereo e volare ad Ikaria.

In Grecia infatti, esiste l’isola di Ikaria, terra in cui gli abitanti vivono una vera e propria favola. Una favola fatta non di leccornie e castelli incantati, ma una vita in cui le giornate trascorrono senza fretta, in cui la gente si tiene in forma, mangia alimenti sani e non si prende troppo sul serio. Insomma, una vita degna di essere vissuta fino alla fine con serentità. Questa piccola isola è stata oggetto di numerosi studi da parte di ricercatori di tutto il mondo, sapete perchè? Perchè qui la gente si dimentica di dover morire: chi vive ad Ikaria, infatti, supera i 90 anni di vita. Scopriamo i sei segreti per una vita sana e longeva.

1. Mangiare poco, sfruttando i prodotti della terra

Diane Kochilas, autrice di oltre 18 libri sulla cucina greca, ha stabilito che gli abitanti di Ikaria, arrivano a spegnere ottanta, novanta e anche cento candeline perchè si nutrono con parsimonia, scegliendo i prodotti che offre la natura ad ogni stagione. Pesce pescato e frutta e verdura del proprio orto sono alla base del loro regime alimentare.
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2. Vivere senza fretta

Diane Kochilas spiega che: ‘il ritmo con cui le persone si muovono su Ikaria non finisce mai di stupirmi: lenta, deliberata, senza fretta, ma con abbastanza tempo per osservare e vivere in ogni momento’. Dunque, uno stile di vita lontano dalle corse e dalla frenesia di noi italiani.
Ikaria, l'isola della felicità

3. Dormire a più non posso

Su quest’isola si dorme davvero tanto, fino a dieci ore per notte. Inoltre, il pisolino dopo pranzo è una vera e propria abitudine per grandi e piccini.
Ikaria, l'isola della felicità

4. Tutto va come deve andare

Ad Ikaria le persone sono accomodanti, miti e sorridenti. Anche quando qualcosa va storto, con molta calma provano a risolvere il problema. E se non ci riescono? Pazienza.
Ikaria, l'isola della felicità

5. L’omeopatia è la cura ad ogni male

Nessun farmaco è indispensabile per guarire da uno stupido raffreddore. La farmacologia popolare è molto diffusa sull’isola, ma la teoria ancor più praticata è quella di ascoltare il nostro corpo: solo lui ci comunica la giusta via verso la guarigione.
Ikaria, l'isola della felicità

6. Lunghe camminate sulla spiaggia

Ad Ikaria ogni persona, anche la più anziana, fa ogni giorno lunghissime camminate e ‘mens sana in corpore sano’è da sempre la giusta regola di vita.
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Siete pronti a preparare le valigie?

Le peggiori scuse per non andare a lavoro

credits photo: trattamentoestetico.it

Svegliarsi ogni mattina presto ed andare a lavoro alla lunga può essere stancante, ed è così che qualcuno, ogni tanto, decide di prendersi la giornata libera inventando una scusa da dire al capo. Qualcun’altro poi, per evitare la solita scusa del “sono influenzato” si mette di buona lena con tutta la fantasia che possiede per inventarne qualcuna molto più originale.

Le motivazioni utilizzate più frequentemente risultano essere quelle legate alla salute e ai nostri animali domestici, ma non è tutto qui. Benenden Health, provider di assistenza integrativa britannica, ha deciso di andare oltre e commissionare uno studio, condotto su 1000 lavoratori e altrettanti capi, per trovare le 25 scuse peggiori, decisamente poco credibili, utilizzate per saltare una giornata di lavoro.

Lo stesso studio ci avvisa: attenzione ad inventare scuse, ragionevoli o no, per evitare una giornata di lavoro, 6 capi su 10 non ci credono e controllano sui social network le nostre attività. Ma, se avete proprio deciso di utilizzarne, per avere più chances di essere creduti puntate sui classici virus intestinali, dolori addominali o influenza ed evitate queste:

“Una lattina di fagioli è atterrata sul mio alluce”

Si può rifiutare una giornata di riposo all’inventore di questa perla? Evidentemente sì.

“Nuotavo troppo veloce e ho sbattuto la testa sul bordo della piscina”

Chi ha inventanto questa scusa ha probabilmente pensato che è un incidente che capita spesso. Perchè non utilizzarlo per rimanere a casa?

“Sono stato morso da un insetto”

Se volete copiare questa scusa ricordatevi di sottolineare che l’insetto era estremamente velenoso o radioattivo.

“La mia auto aveva il freno a mano ed è rotolata giù per la collina contro un lampione”

Un incidente che può capitare. Ma se è una scusa sarà meglio andare a lavoro a piedi il giorno dopo, altrimenti il vostro capo vedrà la macchina intatta e senza i segni lasciati dal lampione.

“Sono scivolato su una moneta”

Molto più originale della classica buccia di banana.

“Il mio cane ha avuto un grande spavento e non voglio lasciarlo”

Prima di accampare questa scusa assicuratevi almeno di avere un cane.

“Il mio criceto è morto”, ” Il mio pesce è malato” e “La mia mamma è morta”

Scuse utilizzate spesso, già dai tempi della scuola, anche nelle varianti che vedono protagonisti il cane, il gatto e la nonna (poverina). Il capo ormai non ci crede più, soprattutto se ad utilizzarle è la stessa persona per due volte.

“Ho avuto una notte insonne”, “Mi sono bruciato la mano sul tostapane”, “Ho il naso chiuso”e “Ho un dito dolorante”

Può capitare, ma al capo non sembrerà una buona scusa per non presentarsi a lavoro.

“Mi sono fatto male durante il sesso”

Ebbene sì, anche questa scusa è stata veramente utilizzata.

“Sto avendo delle allucinazioni”

Se utilizzi questa scusa è probabile che la prossima allucinazione verterà sulla tua lettera di richiamo.

“Sono bloccato in casa mia perchè la porta si è rotta”

Sperate che il capo non mandi i vigili del fuoco a liberarvi.

“La mia nuova ragazza mi ha morso in un punto delicato”

Il capo non vi giustificherà per questo, potete starne certi.

“Il cane mi ha mangiato le scarpe”

I nostri amici a quattro zampe sanno essere terribili, ma raramente questa è una buona scusa per non andare a lavoro.

“Il mio alluce è rimasto incastrato nel rubinetto del bagno” e “Sono al pronto soccorso con una molletta da bucato sulla lingua”

Sono scuse decisamente fantasiose ma davvero troppo poco credibili.

“Ho ingoiato l’acquaragia”

Con questa scusa metterete in dubbio non solo il vostro posto di lavoro ma anche la vostra sanità mentale.

“Ho bevuto troppo e mi sono addormentato sul pavimento di qualcuno, non so dove mi trovo”

Ottima scusa se volete essere licenziati e spediti dagli alcolisti anonimi.

“Ho fatto un disastro con la tintura per capelli” e “Sto utilizzando una nuova soluzione per lenti a contatto e mi lacrimano gli occhi”

Il vostro capo capirà immediatamente che è una scusa, non utilizzatela.

“I miei pantaloni si sono rotti mentre stavo venendo a lavoro”

A meno che non abitiate ad ore di distanza dal posto di lavoro è una pessima scusa (oltre che poco credibile). Il capo probabilmente preferirà concedervi il tempo per tornare a casa cambiarvi piuttosto che una giornata di riposo.

Uomini, alla fine scelgono sempre quella ‘comoda’

Noi donne adoriamo ossessionarci oltremodo e trascorrere le giornate a (s)parlare di uomini con le amiche, in perfetto stile ‘Sex and the city‘.
Proprio non capiamo perché non ci chiamano mai quando lo desideriamo, perché preferiscono una partita di calcetto ad una cena romantica e perché non ci regalano cuori a San Valentino.
La vita è piena di uomini che ‘non devono chiedere mai‘, che ci danno attenzione come fossimo un bonsai e che sono più inafferrabili della zanzara che oltrepassa la tua zanzariera manco fosse Patrick Swayze in ‘Ghost’.
Eppure, nonostante certe volte ci appaiano misteriosi ed enigmatici, gli uomini sono originali quanto la sottiletta in un toast.

Ho trascorso i migliori anni della mia vita a contatto con soli maschi, e quello che ho capito dopo secoli di analisi è stato molto deludente.
Si, perché quando sei adolescente vivi i rapporti come Dawson Leery, assilli te stesso per qualsiasi cosa e credi che l’amore sia più complicato dei rebus, ovvero quella parte che lasci sempre in bianco quando compri la Settimana Enigmistica.
Sarebbe bello potere lasciare in bianco anche le situazioni della vita, andare avanti facendo finta che storie, persone e complicazioni non esistano. Ma non è mai così.
Se da piccolo ti ossessioni e ti interroghi manco fossi Mel Gibson su ciò che vogliono gli uomini, da grande smetti di essere così curiosa, anzi, prendi coscienza che tutto quell’universo tenebroso e affascinante altro non era che un buco nero pieno di banalità.

Cosa vuole veramente il maschio?
Beh, l’uomo medio trascorre quasi tutta la vita cercando di portarlo a spasso più volte possibile. In palestra, al supermercato, in discoteca, alla Snai.
Si, perché anche se ci vai per puntare sulla vittoria del Sassuolo, hai comunque una speranza di potere incontrare una cassiera figa e, tra una scommessa e l’altra, proporre una puntata ‘soiocome‘ anche a lei.
Gli anni passano ma l’uomo rimane pressoché lo stesso: anche da marito fedele riesce a crearsi uno spazio mentale per giocare al dottore con la commessa del negozio di sigarette elettroniche.
Ma veniamo al punto.
Checché se ne dica gli uomini prima o poi si impegnano, ti fanno giocare a ping pong per una vita intera, ma poi si impegnano. Il problema è che non lo fanno con te.
Quello che ho capito è che il maschio ama la caccia, le sfide, le stronze. Impazzisce per i giochetti e le pazzie, passa da un letto all’altro manco fosse il gioco delle sedie e ti vuole sempre sexy, brillante, porca.
Tutto filerebbe dritto se non fosse che poi sposa un’altra tipologia di donna, estremamente lontana dal tipo ‘tigre del ribaltabile‘ e vicina ad un concetto molto più soft: quello della poltrona.
L’uomo che si sposa cerca di ricreare la zona di comfort della propria casa d’origine; a meno che non sia uno sprovveduto sceglie sempre la donnina comprensiva e accomodante, che riesca a dargli le stesse sensazioni di un divano.
La donna poltrona, però, non esiste in natura.
Si tratta semplicemente di una femmina molto più intelligente di tutte le altre, estremamente scaltra e mossa dalla voglia di raggiungere un unico obiettivo: farsi sposare.

Lei sa molto bene che l’uomo difficilmente sceglie chi gli rompe le scatole, chi lo critica di continuo e lo rimprovera anche se esce dalla doccia senza ciabatte.
La donna poltrona è un essere abile e astuto: spesso non brilla per bellezza o contenuti, ma sa bene che carte giocare per ottenere ciò che vuole. E il più delle volte ci riesce.
Fateci caso: quante volte playboy da strapazzo si accasano con signorine anonime e ‘saporite’ quanto un alga giapponese?
Vengono spesso criticate da noi altre perché senza sapore e senza sesso: ma poi ci fanno marameo mentre noi rimaniamo zitelle.
Al maschio non serve qualcuno che lo bacchetti, né una pantera che lo divori tra le lenzuola: per quello c’è l’amante. E le amanti non vengono mai portate all’altare.
La sua vita altro non è che una parabola semplice: portare a spasso il gioiello più a lungo possibile e prendere in moglie una poltrona comoda ed eccitante quanto una canzone di Enya.