sabato, 4 Luglio 2026

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Gli effetti della marijuana? Cervello più piccolo ma più veloce

Credit: zerottonove.it

Dal mondo della scienza arrivano notizie positive e notizie negative per gli abituali fumatori di cannabis. Uno nuovo studio sugli effetti che ha questa sostanza stupefacente ha scoperto che gli utenti regolari hanno un cervello più piccolo rispetto a qualunque altra persona – e questa è la cattiva notizia – però è stato anche dimostrato che il cervello dei fumatori di canne lavora più velocemente degli altri – e questa è la buona notizia.

Ma affrontiamo una questione alla volta.
La ricerca su chi fa uso “cronico” di marijuana conferma negli esseri umani un fenomeno che prima era apparso negli studi sui topi di laboratorio, cioè appunto la riduzione della materia grigia. Il team degli scienziati dell’Università del Texas e del Research Network Mente, che hanno pubblicato il loro studio sul Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), ha affermato che i fumatori di erba a lungo termine avevano “significantly less volume” della loro corteccia orbitofrontale – una regione del cervello comunemente associata con il sistema motivazionale e il processo decisionale, oltre a determinare il grado di dipendenza da determinati “vizi”.

Gli effetti derivati dall’uso cronico di marijuana dipendono dall’età in cui si inizia a farne uso e dalla durata. Il team di scienziati ha analizzato 48 consumatori adulti di marijuana e 62 non consumatori (di cui però sono stati monitorati i livelli di assunzione di tabacco e alcol). I test, per un consumo medio di 3 canne al giorno, hanno dimostrato che i consumatori di marijuana avevano un quoziente di intelligenza più basso, anche se le differenze non sembrano essere correlate alle anomalie del cervello, perché non esiste un legame diretto tra deficit di intelligenza e diminuzione del volume cerebrale.

Ma allo stesso tempo, per compensare la perdita, il cervello del soggetto dipendente crea nuove connessioni, aumentando così la velocità di lavoro dello stesso.
“Ciò che rende unico questo lavoro è che combina tre diverse tecniche di risonanza magnetica per valutare le diverse caratteristiche del cervello – ha affermato un altro studioso, Sina Aslan – e i risultati – fa notare – suggeriscono aumenti di connettività, sia strutturali che funzionali, che possono compensare le perdite di materia grigia. Anche se alla fine, tuttavia, con l’uso prolungato di marijuana la connettività del cervello inizia a degradarsi”.

È parzialmente incompleto lo studio però: sono necessari ulteriori ricerche per determinare se questi cambiamenti ritorneranno alla normalità una volta sospeso il consumo di erba, così come se sono presenti effetti simili nei consumatori occasionali (rispetto a quelli cronici) e se questi effetti sono il risultato diretto della marijuana o di una certa predisposizione.

[Credit: independent.co.uk]

Matrimonio o convivenza? Ecco cosa scelgono i giovani

Credits photo: grazia.it

E vissero felici e contenti. Che si tratti di Biancaneve, di Cenerentola o della Bella Addormentata questo è il finale imprescindibile che da piccole ci siamo sempre abituate a sentire. Tanto che il matrimonio è uno dei momenti su cui ogni ragazza ha fantasticato almeno una volta: l’abito da favola, le foto, il taglio della torta, il lancio del bouquet. Ma arrivate al grande passo cosa succede? Si cresce, si fanno i conti con la realtà e si accettano soluzioni diverse.
Noi di Blog di Lifestyle abbiamo intervistato alcuni giovani, ecco cosa ci hanno raccontato.

Arianna, 23 anni, estetista, dice: “Sicuramente io sono a favore della convivenza. Da lì si capisce il vero senso di stare con una persona e se sei in grado di affrontarlo. Però io poi mi sposerei, vorrei un matrimonio in chiesa, ma solo perché amo l’idea dell’abito bianco”.

Sempre più spesso infatti la convivenza viene usata come una prova per verificare la solidità dell’unione. Gioia, 26 anni, e Remigio, 33 anni, entrambi impiegati, hanno scelto di convivere e comprato casa. Sostengono che “non puoi sposarti e poi non avere una casa dove vivere. Il matrimonio è un impegno di soldi, tempo ed energie; cose che per ora non abbiamo”.
Gioia continua dicendo: “La convivenza mi lascia una maggiore via di fuga nel caso le cose cambiassero. E poi il mio ragazzo non è praticante. Perché dovrei chiedergli di fare una cosa in cui non crede? Però gli ho posto una condizione: mi deve sposare se e quando avremo un bambino, perché in quel caso saremmo proprio una vera famiglia. Mi piacerebbe il matrimonio in chiesa, non quello in Comune, ma per il momento non voglio assillarlo, come fanno tante ragazze coi loro fidanzati. Vedremo”.

Giulia, 21 anni, studentessa, la pensa diversamente: “Sono religiosa, per me la promessa fatta davanti a Dio ha un vero significato ed è più solida di qualunque altro tipo di unione. Poi coi tempi che corrono, magari inizialmente, potrei accettare una convivenza, ma solo temporanea”.

Se da un lato dunque il fattore economico ha notevole importanza, per le spese che una scelta di andare ad abitare assieme sicuramente comporta, anche quello religioso non è affatto da sottovalutare. Tuttavia da una statistica dell’Istat pubblicata nel novembre 2013 si evince che il numero dei matrimoni, rispetto agli anni precedenti, si è abbassato, nonostante risultino in aumento sia le convivenze pre-matrimoniali che i matrimoni civili.

Il minor numero di matrimoni religiosi non significa per forza una perdita dei valori tradizionali, semmai una maggiore accettazione sociale per scelte che, fino a poco tempo fa, erano considerate immorali. Ogni coppia può al giorno d’oggi fare una scelta più consapevole e libera dalle pressioni sociali. Sicuramente c’è però una maggiore precarietà economica e una mancanza di fiducia nel futuro, che fa restare con i piedi ben piantati per terra, prima di fare grandi passi.

Andrea, 30 anni, rappresentante me lo conferma, con un sorriso: “Prima ci vuole assolutamente un periodo di prova con la convivenza. Poi soprattutto da un punto di vista legale, sarebbe importante celebrare anche il matrimonio. E poi anche perché, diciamolo, non può non esserci una festa!”

E festa sia, qualunque scelta si faccia, purché non manchi la voglia di stare assieme. E perché così, noi donne, se anche non avremo l’abito bianco, potremmo continuare a sognare e a pretendere l’amore da favola.

New York, l’appartamento che vale 95 milioni di dollari (FOTO)

L’appartamento che vale circa 95 milioni di dollari: si trova nella città di New York, al 432 di Park Avenue, nel centro di Manhattan, all’interno della torre più alta dell’emisfero occidentale. Alto 425 metri, il grattacielo comprende 104 appartamenti della grandezza di 767 m² ciascuno, ad un prezzo stellare da 16.95 milioni a 95 milioni di dollari.

Si tratta di appartamenti più o meno lussuosi, all’interno di una delle costruzioni architettoniche più innovative d’America. Ce n’è uno, in particolare, dal valore massimo di 95 milioni di bigliettoni verdi, che lascia davvero senza parole. Design interattivo, decorazioni all’avanguardia, unisce stile minimal e chic a colpi di colori e bianco monotema. Rimane, però, tutto sul neutro, regalando un’atmosfera soave e di relax con viste mozzafiato sul centro della città.

La torre all’interno della quale questo appartamento è situato è stata progettata dall’architetto uruguayano Rafael Viñoly e ci sono voluti 3 anni per costruirla. All’interno della struttura c’è un ristorante privato con terrazza panoramica, una piscina di 23 metri, una SPA, una sala da cinema, una sala giochi per il divertimento dei bambini e una sala adibita a meeting di affari.

Tutto ciò che desideriamo a portata di mano, a soli 95 milioni di dollari. Cosa volere di più?

Tinder: foto di donne ferite contro la tratta sessuale

Tinder, il social network di appuntamento più utilizzato al mondo, si è schierato contro la tratta sessuale pubblicando foto lividi, graffi e donne ferite. Una campagna organizzata dall’agenzia pubblicitaria eightytwenty in collaborazione con il Dipartimento sull’immigrazione irlandese con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui crimini legati allo sfruttamento e alla prostituzione.
Una campagna che assume un maggior significato proprio perchè lanciata da Tinder, che per la prima volta viene utilizzato per un’iniziativa di questo genere.
“Il traffico sessuale è uno dei crimini più redditizi in Irlanda, al pari delle scommesse di gioco e dello spaccio di droga, ma molti uomini questo non lo sanno” ha dichiarato Denise Charlton, direttore generale del Dipartimento per l’immigrazione.
Ovviamente, la campagna ha avuto già molti consensi e sta scuotendo le coscienze di tutti gli utilizzatori dell’app proprio per l’abuso sessuale e la prostituzione.

Secondo le Nazioni Unite circa 2,4 milioni di persone in tutto il mondo sono vittime del traffico di esseri umani e la questione colpisce in modo sproporzionato le donne, che rappresentano il 58% di tutti i casi di tratta a livello mondiale. Il crimine è più comune nelle Americhe, in Europa e in Asia centrale secondo la relazione globale sulla tratta di esseri umani.
“Le donne sono allontanate dalle loro case e dai loro Paesi con false promesse”, disse segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon in un comunicato stampa 2012. “Essi sono spogliate dei loro passaporti, della loro dignità e della loro sicurezza personale. Per proteggere le persone da tale sfruttamento, i paesi devono coordinare le loro politiche del lavoro e di migrazione.”